Mi ha colpito molto l’ultima frase di Antonio
"Resistenza vuol dire dare agli altri la propria libertà", credo
che questa frase riassuma il significato pieno del 25 Aprile, riassuma
in poche parole il valore della Resistenza. La nostra Resistenza è stata
proprio questo, è stato sacrificare la propria vita per dare agli altri
la libertà, per dare la libertà ad una nazione. I partigiani
erano persone comuni, persone come noi, che si sono sacrificati per i
loro figli e anche per noi, perché noi oggi possiamo dire di essere
liberi.
In
questi giorni ho sentito la canzone "Bella Ciao" diverse
volte, l’avevo sentita centinaia di volte, ma non mi ero mai soffermata
troppo sulle parole, l’avevo cantata nelle manifestazioni di piazza
quando andavo al liceo, quando eravamo tra amici per le celebrazioni del
25 aprile, ma mai avevo riflettuto troppo su quelle parole. Oggi è il 25
Aprile e da stamattina questa canzone sta risuonando nella mia testa, da
stamattina penso a come essa riesca a trasmettere un senso di
appartenenza ad un popolo, a come essa riesca a raccontare la
storia, ad essere la storia.
"Una mattina mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao
ciao, una mattina, mi son svegliato, e ho trovato l’invasor. O
partigiano, portami via, o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
o partigiano, portami via, che mi sento di morir. E se io muoio da
partigiano, o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, e se io
muoio da partigiano tu mi devi seppellir. E seppellire lassù in montagna
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, seppellire lassù in
montagna, sotto l’ombra di un bel fior. E le genti, che passeranno, o
bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior. E questo è il fiore del partigiano o bella
ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, e questo è il fiore del
partigiano, morto per la libertà."
Le parole di questo canto sono parole semplici, che derivano dalla
semplicità di chi le cantava, dalla semplicità di quelle persone che
hanno perseguito un obiettivo comune, l’obiettivo della libertà. I
partigiani non avevano colore politico, tra i partigiani c’erano
comunisti, socialisti, cattolici, i partigiani erano il popolo,
quello stesso popolo che voleva veder finire una guerra che era costata
troppe vite. Troppe madri avevano perso i propri figli, c’era tanta
voglia di riscatto, voglia di libertà. Il messaggio che ancora oggi la
memoria di queste persone riesce a trasmettere è un messaggio di
libertà, un messaggio di forza, un messaggio di ribellione. La
giovinezza di molti partigiani se n’è andata via, così come il fiore del
partigiano, quello stesso partigiano che è morto per la libertà dei suoi
figli, dei suoi cari, per la libertà dell’Italia.
I partigiani sono eroi, sono stati eroi e saranno eroi per sempre. Sono
eroi dell'impegno altruistico, sono l'esempio di quanta forza si
crei nell'impegnarsi per affermare un valore comune; insieme queste
persone hanno trovato il coraggio e la determinazione
per lottare in quello che credevano e condividevano, a qualunque
costo, anche a costo della propria vita. L'"appartenenza"
cantava Giorgio Gaber, l'ineguagliabile sensazione di far parte
di qualcosa di più grande di noi, l'appagamento di partecipare,
condividere, andare oltre insieme.
L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
La
storia ha il compito di insegnare e dalla storia noi dobbiamo imparare,
la storia ci ricorda e deve continuare a farci ricordare i sacrifici
di chi ci ha preceduto, perché solo attraverso questa conoscenza
riusciremo a capire chi siamo, ma soprattutto chi vogliamo essere.
Dobbiamo allenare questa nostra capacità di ascolto. Dobbiamo imparare
ad ascoltare la storia e le testimonianze come se fossero nostri amici
che ci parlano all'orecchio. Ogni italiano deve conoscere la storia
dell’Italia, deve conoscere le persone che hanno reso l’Italia la
nazione che noi oggi vediamo, le persone che hanno "fatto" l’Italia.
Certo di deve essere fortunati, si deve incontrare l'insegnante
giusto che ci fa capire, da subito, che la storia non è un insieme
di date da imparare a memoria, un insieme di fatti da enumerare nelle
interrogazioni, la storia è "come eravamo", "perché eravamo così", "cosa
si potrebbe fare per migliorare". Ricordi collettivi preziosi che
ci devono insegnare a non ripetere gli errori, proprio come si cerca di
non ripetere gli errori nella propria vita personale. Ricordi che la
scuola dovrebbe rendere linfa per il futuro dei giovani.
Ieri mentre ascoltavo la canzone "Bella Ciao" ed ero seduta accanto a
mia nonna, lei, involontariamente, ha chiuso gli occhi e ha iniziato
a cantare quella canzone fino alla fine, mia nonna aveva solo 11 anni
quel 25 Aprile del 1945. Dopo aver finito la sua performance canora mi
ha raccontato di quando cantava questa canzone, "la conosco da quando
sono nata, prima la cantavamo sempre, perché questa è una canzone di
guerra, è la canzone dei partigiani". Quando ha pronunciato la parola
partigiani l’ha fatto con un tono di voce diverso, con un tono di
ammirazione. "I partigiani sono stati eroi, ci hanno liberato, io mi
ricordo il giorno della liberazione, non so se era proprio il 25 o
qualche giorno dopo, ero una bambina, e ho sentito la notizia alla
radio, e in paese fecero tutti festa in piazza, me lo ricordo come se
fosse oggi. Mio padre, che era andato in guerra, tornò a casa un paio di
giorni dopo, con una lunga barba, io non l’avevo neanche riconosciuto.
Fu lui a raccontarmi questa storia dei partigiani, a dirmi come avevano
fatto a liberare l’Italia, a dirmi che adesso eravamo liberi. Mio padre
piangeva sempre quando parlava della guerra, anche se erano passati
tanti anni da quel 1945, lui diceva sempre che era una cosa che non
avrebbe mai potuto dimenticare". Anche mia nonna si è commossa quando mi
ha raccontato questa storia della sua vita che non conoscevo; è
incredibile come i ricordi di una bambina riescano a sopravvivere e,
spero, ad essere salvati, per rimanere ricordi collettivi. Mia
nonna ha condiviso con me un pezzo di storia, un pezzo di vita, che è
giusto conoscere e ricordare, per sempre. Asciugate le lacrime, mia
nonna mi ha chiesto, "lo trovi quel CD dove hai la canzone Bella Ciao e
me la rimetti? La voglio ascoltare un’altra volta".
Oggi la Resistenza è questo, è la voglia di sopravvivere, di
riappropriarsi del passato per conquistare il proprio futuro, per
costruire il proprio futuro, o quello dei propri figli, come dice
Antonio, costruire la propria storia. E’ interessante scoprire questa
consapevolezza nei giovani, perché simboleggia la voglia che una
generazione ha di migliorarsi, e questa voglia viene espressa
attraverso i mezzi di comunicazione che oggi un ragazzo ha a
disposizione. Invece di mandare in tv tante storie di giovani che hanno
poco da dire e da sperare, le trasmissioni televisive dovrebbero
dare rilievo ai ragazzi che s'impegnano, per loro stessi e per gli
altri, nel comprendere i messaggi della storia, nella costruzione di un
presente migliore, nel realizzare i loro sogni.
Gli auguri telematici per la festa del 25 Aprile rappresentano un punto
di incontro tra passato e presente, tra storia e contemporaneità,
e questo è il fine che ogni avvenimento storico dovrebbe raggiungere.
"Libertà"
è questa la parola più diffusa oggi sui social network, libertà che deve
essere ancora capita, libertà che è già stata compresa, libertà diversa
da individuo ad individuo, eppure libertà così uguale, libertà che
riesce ad uniformare un popolo. Questo è oggi la festa del 25 Aprile,
con le celebrazioni in quasi tutte le piazze italiane, piazze gremite di
giovani e anziani spalla a spalla, giovani che costruiscono la propria
libertà e meno giovani che hanno costruito la loro e contribuiscono alla
costruzione di quella dei più giovani. Celebrazioni che si intrecciano
dalle piazze alla rete, celebrazioni che riescono ad arrivare al cuore
di ognuno di noi, al cuore degli italiani, e non solo degli italiani che
stanno in Italia, ma degli italiani che vivono in tutto il mondo.
Sono sicura che il sacrificio di queste persone "vere e semplici"
continuerà a riecheggiare nel cuore di ognuno di noi, nel cuore dei
bambini che fanno volare i palloncini tricolore, nel cuore dei
ragazzi che conoscono e hanno studiato la Resistenza, nel cuore dei
nostri genitori, che hanno sentito le testimonianze dai nostri
nonni genitori, e nel cuore di chi quella Resistenza l’ha vissuta,
di chi quel pezzo di storia l’ha scritta, di chi quel 25 Aprile l’ha
vissuto in prima persona. Queste ultime persone, i testimoni diretti,
sono sempre meno ed è per questo che è giusto raccogliere e diffondere
le loro testimonianze, i loro racconti di vita, perché quando non ci
saranno più, rimarrà qualcosa di loro, qualcosa che ognuno di noi avrà
fatto suo, per sempre. E’ questo il potere della storia e del
ricordo, della testimonianza e dell’ascolto.
Articolo di Maria Cianciaruso per Informagiovani-Italia.com