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VISITARE ALGARVE : INFORMAZIONI E PICCOLA GUIDA

La zona meridionale del Portogallo è
una delle mete turistiche più ricercate dal turismo inglese e nord europeo.
Questo per il suo clima temperato tutto l'anno. Naturalisticamente il
panorama della regione offre baie spettacolari, ripidi scogli a strapiombo e
un mare pulitissimo e ricco di pesce. L'Algarve è ricco di paesini
caratteristici, dove si può trascorrere una vacanza di tutto rispetto.
La la provincia di Algarve (dall'arabo "al gharb" "giardino dell'occidente")
corrisponde al distretto di faro, ed è bagnata dall'oceano atlantico per
tutta la sua costa, ad est confina con la Spagna e, a nord invece finisce
con il fiume Alentejo, confinando con l'omonima regione.
Il paesaggio della regione è caratterizzato da altopiani che non superano i
400 metri e da valli poco profonde. I turisti vengono attirati sopratutto
dai 160 chilometri di spiagge suddivisi in tre regioni: il Sotavento ("sopra
il vento"), che va dal confine spagnolo a Faro ed è caratterizzato da
spiagge sabbiose e pianeggianti, il Barlavento ("sotto il vento") con
spiaggette suggestive racchiuse da ripidi dirupi dalla forma bizzarra e l'estremità
sud-occidentale, da Lagos a Sao vicente, più brulla e esposta ai venti.
Le due grandi città Faro e Lagos sono entrambe ricche di opere d'arte
e di Azulejos. Gli Azulejos sono piastrelle dipinte a mano presenti in
moltissime chiese e palazzi di tutti i paesi e derivano direttametne dalla
cultura ispanico-araba, (dall'arabo az-zulaj, "pezzo di terracotta) con una
forte influenza dal quattrocento della maiolica italiana.
A ovest di Faro si trova Albufeira, la più frequentata e visitata
località balneare dell'Algarve con le sue tipiche case bianche e il dedalo
di strette viuzze. Nonostante la notorietà Albufeira è ancora un luogo
caratteristico e invitante. Gli scogli di roccia, le falesie di colore
rosso, la spiaggia dei pescatori sono separate da uno spuntone roccioso
dall'aspetto pittoresco.
Da Cabo de sao vincente, detto "della fiine del mondo", partirono i grandi
navigatori portoghesi alla scopertad i nuovi mondi. Insomma un luogo magico
e tenero che vale veramente la pena di essere visitato.
FINO ALLA FINE DEL MONDO testo di Giampiero Comolli - foto di Gigliola Foschi
Un giorno, alla Ponta da Piedade, uno dei luoghi più belli dell’Algarve, mentre stiamo osservando dall’alto l’intrico stupefacente dei faraglioni rossastri a strapiombo sull’oceano azzurro, sentiamo inaspettatamente alle nostre spalle una gentile voce femminile che si rivolge a noi in italiano: "Dovreste ammirare questo spettacolo dalla barca, sapete? Qui sotto c’è tutto un meraviglioso labirinto di rocce e grotte: ma bisogna stare attenti agli orari delle maree". Ci voltiamo: chi ci sta parlando è una signora di mezz’età, chiaramente italiana, dall’aria dolce e un po’ malinconica. Si chiama Rosalba, veniamo a sapere che da anni si è trasferita col marito in Algarve, e quando le chiedo il motivo di questa scelta, e se non abbia nostalgia dell’Italia, mi
risponde in modo un po’ sorprendente: "Sono venuta in Algarve proprio perché la sua campagna bella e soleggiata, coi vigneti, i fiori, gli ulivi, mi ricordano l’Italia; e appunto per questo non provo nostalgia del mio paese". Poi aggiunge: "Quanto a mio marito Silvestro, lui ama la potenza dell’oceano e soprattutto le maree. Ma eccolo che arriva: ora Silvestro vi dirà tutto sulle maree alla Ponta da Piedade...".
Nei giorni successivi, girando per la regione, avrei ripensato spesso a questo strano incontro coi due italiani innamorati dell’Algarve, anche perché nel breve, semplice discorso che ci avevano fatto, sembrava nascondersi qualcosa che aveva a che fare col fascino profondo del luogo. Del resto, nel nostro girovagare, ci capitava sempre d’imbatterci in stranieri, ma anche in portoghesi, che avevano compiuto la stessa scelta estrema di Rosalba e Silvestro: venire a vivere quaggiù, nella regione più periferica e meridionale d’Europa. Come il senhor Fernando Queiroa, incontrato in un altro posto di splendore assoluto: la costa fra Praia da Rocha e Alvor. Camminavamo incantati, osservando la pineta verdissima, interrotta da calanchi rosso bruni che si
spalancavano su spiagge di sabbia rosa, a loro volta delimitate da scogliere a picco color ocra; ed ecco, seminascosto fra le agavi, un uomo piccolo e anziano, vestito poveramente, gli occhi intensi e tristi, fissi sull’immensità turchese dell’oceano. Ci parlammo un po’ a gesti, un po’ in una stentata mescolanza di portoghese e italiano: il senhor Queiroa era nativo dell’Angola, dove come colono portoghese amministrava una piccola piantagione; con la fine delle colonie aveva perso tutto; giunto profugo in Portogallo, aveva deciso di vivere in Algarve perché il suo sole dardeggiante, la terra rossa, le palme, le agavi, e soprattutto la visione dell’Oceano, gli comunicavano un sabor de Africa, gli permettevano di coltivare quel che considerava il suo bene più prezioso: la saudade, la nostalgia per il perduto Angola.
Nessuna malinconia, invece, ma un vero innamoramento, avevano spinto Theo Bakker e Nanette Kant a lasciare l’Olanda per stabilirsi vicino alla Baia de Lagos, nella deliziosa Quinta do Alfarrobeira, o Fattoria del Carrubo, un agriturismo ora da loro stessi gestito: "Quando per la prima volta, nel ’96, ci sedemmo sotto le fronde del vecchio carrubo, ci pareva di sognare: era come aver trovato un paradiso. La vecchia fattoria coi soffitti di bambù, la conca verdeggiante di una campagna ombrosa, piena di mandorli, fichi, olivi, aranci; e, subito di là dalla collina, le immense spiagge della Baia de Lagos...".
Se questo idillio di sapore mediterraneo ha sedotto i due olandesi, per contro i tedeschi stabilitisi nel piccolo villaggio di pescatori di Arrifana, sulla Costa Vicentina, hanno perseguito un altro sogno, questa volta di tipo energetico: vivere a contatto diretto con la potenza immane dell’oceano. Al di là del Cabo de São Vicente e della Punta de Sagres, infatti, dove si erge la famosa fortezza che sorveglia la cosiddetta Fim do Mundo, o "Fine del Mondo", il paesaggio cambia drasticamente: immense scogliere, alte sessanta metri, coi pescatori che gettano le lenze, sporgendosi sul precipizio e sui marosi furibondi; il rumoreggiare continuo dei cavalloni, con la spuma che s’innalza fino alla sommità della scogliera; ma anche, all’estuario di piccoli fiumi,
spiagge sterminate, frequentate tutto l’anno dai patiti del surf; e ancora, piccoli paesini come quello di Arrifana, dove appunto vivono i tedeschi innamorati di questo mondo "duro". Piacerebbe anche a me starmene quaggiù? Sulla Costa Vicentina propriamente no, ma più a sud, nel Barlavento, o Algarve roccioso, mi scopro anch’io a coltivare il sogno del trasferimento. Ci troviamo a Lagos, una delle più suggestive cittadine storiche della regione, principale porto di partenza per l’Africa, il Brasile e le Indie al tempo delle grandi Scoperte e navigazioni portoghesi. Passeggiamo fra le sue bianche casette coi giardini gonfi d’aranci che ricordano i tempi della dominazione araba; vediamo la Igreja de Santo António con le morbide statue barocche in legno dorato, che affollano gli altari; visitiamo gli spalti del
piccolo Forte da Ponta da Bandeira, eretto a sorveglianza del porto. Tutto appare come in dimensioni ridotte, gentili, a misura d’uomo. E tuttavia si respira ovunque un’aria di apertura, vastità, grandi orizzonti e grandi viaggi. E a questo punto mi sembra finalmente di capire perché l’Algarve possa apparire a tanti una terra così perfetta, così desiderabile e abitabile. Forse come in nessun’altra regione d’Europa in Algarve convivono, mirabilmente e armoniosamente intrecciate l’una nell’altra, due antitetiche dimensioni dell’esistere: quella del domestico, del raccolto, del protetto, e quella opposta dello sconfinato, dell’avventuroso, dello sconosciuto. Da una parte le piccole case bianche, i bei giardini, il morbido sole; dall’altra la Fim do Mundo, l’oceano infinito, l’epopea dei grandi descobrimentos.
Tratto dalla rivista Itinerari e Luoghi
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