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VISITARE BERLINO
: INFORMAZIONI E PICCOLA GUIDA

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di Berlino
Berlino dalle modeste origini, fanciulla
silenziosa lungo le scalinate della storia, che quasi percorre con modesta
sofferenza per divenire poi una super potenza europea, nel male e nel bene.
Fin dalla sua Riunificazione nel 1990,
Berlino è stata l’artefice di un nuovo e unico sentimento. La caduta del
Muro di Berlino ha saputo creare un sentimento di ‘speranza globale’,
speranza di un nuovo mondo e modus vivendi, senza confini di
credo politico.
Accanto alla crescita economica e sociale, gli
anni novanta hanno segnato per Berlino una nuova epoca anche turistica, con
il mondo intero che l'ha riscoperta, che si inspira alla ricca cultura
storica e artistica della città. Tra teatri, edifici del passato imperiale
ricostruiti dopo la catastrofica ultima guerra mondiale, musei o moderni
centri culturali, tendenze internazionali della sua vita notturna, Berlino è
oggi una città che trascina al cambiamento, orgogliosa di sapersi
reinventare con costanza.
Con oltre i 3 milioni di abitanti la città si
presenta al visitatore come un luogo del sapere e della cultura. Fin
dal XVIII secolo con Federico il Grande e lungo gli sviluppi politici
e territoriali del XIX e XX secolo, la storia culturale di Berlino si
riflette nella sua architettura e nei vari approcci che la città ha dovuto
affrontare dal dopoguerra in poi.
Oggi, tra l’apertura di moderni centri
multiculturali o di luoghi come il Berlin Hauptbahnhof, la stazione
centrale più grande d’Europa, o ancora avvenimenti come le finali della
coppa del mondo del 2006 o il Berlinale Festival Internazionale del
cinema, Berlino raggiunge la stima e la sicurezza che hanno reso grandi
altre capitali del mondo prima di lei.
Per il visitatore che sceglie Berlino come
capitale europea del turismo o per colui che la sceglie per affari, o per
studio o per lavoro, Berlino è il luogo ideale. Ottimamente accessibile
dall’Italia, in aereo ma anche in auto o in treno, si presenta come una
città completa e ricca di attrazioni.
La zona di Unter den Linden, nell’asse
est-ovest vi anticiperà le ricche attrazioni o vi dirigerà verso la parte
occidentale di Berlino dove potrete ammirare il simbolo storico della
capitale, l’imponente porta di Brandeburgo (Brandenburger Tor)
situata tra i quartieri di Mitte e Tiergarten, che un tempo segnava
la linea di demarcazione tra Berlino Est e Berlino Ovest e che oggi
si concentra soprattutto nel grande parco di Tiergarten.
La continuità storica dell’architettura urbana
continuerà a meravigliarvi con il Reichstag, il grande palazzo del
parlamento tedesco costruito nel 1800, che oggi ospita l’attuale
Bundestag e a cui si è aggiunta negli anni novanta la celebre cupola di
vetro di Norman Foster.
Berlino è senza dubbio una città da inserire
nell’elenco dei luoghi da vedere, per i musei di importanza internazionale
(da non perdere il Museumsinsel oggi parte dell’UNESCO), per le
ricercate università, per la celebre Alexanderplatz, o per l’ultimo
luogo trendy per eccellenza il Scheunenviertel anche conosciuto come
Barn Quarter.
Tra storia, cultura, architettura, cinema, musica
e ancor di più, la bella Berlin vive immersa nella sua cultura e
storia e, soprattutto, nel suo futuro; a noi non rimane che avere il
privilegio di presentarvela.
Quella volta a Berlino
Nel 1984 ero fortemente
attratto dall’idea di affermarmi nel campo professionale, come direttore
d’orchestra. I miti, gli esempi da seguire erano ( oltre il M° Ferrara di
cui fui allievo ) i direttori d’orchestra più famosi: Berstein, Metha, Muti,
Abbado, Solti, nonché Karajan naturalmente. Quindi l’occasione che mi si
presentò, di poter assistere al concerto della Filarmonica di Berlino
diretta da Karajan, fu colta al volo dal sottoscritto. Avrei potuto vedere
da vicino il direttore d’orchestra che più di ogni altro in quel tempo, ne
rappresentava l’essenza carismatica e sapienzale. Per me, giovane aspirante
direttore d’orchestra, era un’occasione da non perdere e che consideravo
necessaria per il mio apprendistato. L’importanza dell’evento, oltre
naturalmente alla particolarità del concerto stesso, che vedeva sul podio il
M° Karajan con la Filarmonica di Berlino nell’esecuzione della Messa in si
minore di J.S. Bach era, la conferma, con quel concerto, dell’avvenuta
riconciliazione fra Karajan e l’orchestra, dopo le disavventure ed i
contrasti polemici fra loro. A parte ciò, per quanto mi riguardava,
l’importante era essere là, presente ed attento, curioso e felice del
“momento musicale” cui sarei stato partecipe. L’impressione fu profonda, la
figura di Karajan così minuta, così fragile, in contraddizione con ciò che
per anni il mito aveva prodotto nella mia mente, lo ricollegava
immediatamente all’altra figura che in quegli anni seguivo con ammirazione,
cioè il M° Ferrara anch’esso in conflitto con la precarietà del corpo. Una
precarietà del corpo che sul podio, spariva completamente, rivelando invece,
in quel gesto ampio delle braccia, tutta la sapienza e l’esperienza
direttoriale di una vita. Se, cantanti e coro in quell’occasione non
brillarono di perfezione (l’intonazione non era controllata doverosamente)
non altrettanto posso dire dell’orchestra che, non deludendo le mie
aspettative, si rivelò fra le tante dell’epoca, essere la migliore in
assoluto. Avevo avuto la possibilità di sentire “dal vivo” le migliori
orchestre del mondo, soprattutto al Teatro alla Scala e, non vi erano dubbi,
la migliore orchestra del mondo era la Filarmonica di Berlino. Una sola cosa
voglio qui ricordare a proposito della bravura e del livello raggiunto da
questa orchestra, gli archi, in particolar modo tutti i violini che, dal
primo all’ultimo erano in simbiosi l’uno con l’altro, il modo di legare, di
fraseggiare, di “tirare l’arco” era ciò che si può definire: “perfezione”.
Probabilmente la bravura dei singoli, ma soprattutto lo studio costante ed
attento, proprio per ottenere e raggiungere questa omogeneità orchestrale, è
stata la qualità che più ho apprezzato in quell’orchestra. Qualità di suono
che ritrovai anche nell’acustica stessa della Sala, quando tutto il pubblico
in un’ovazione per direttore e orchestra, si esplicò con gli applausi. La
“qualità” degli applausi... il loro suono era...unico, la sala, l’acustica,
ne rifletteva la peculiarità intrinseca...a parte queste sensazioni
sensoriali, il concerto fu memorabile, aver toccato con mano, o meglio,
l’aver sentito e visto direttamente Karajan e la sua orchestra, fu la
riconferma di quel livello ideale che andavo cercando.
Tratto dal sito personale di Angelo Iotti
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