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AMALFI : INFORMAZIONI E PICCOLA GUIDA

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su Amalfi
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arrivare e muoversi ad Amalfi
Amalfi è una
cittadina di 6500 abitanti ricca di storia e di arte che da il nome alla
omonima costiera famosa in tutto il mondo. La singolare architettura di case
bianche, il clima ottimo per quasi tutto l'arco dell'anno ne fanno una metà
di migliaia di turisti italiani e stranieri.
Secondo una delle
leggende che circondano la fondazione di Amalfi Ercole, il dio pagano
della forza, amava una ninfa di nome Amalfi: ma il suo amore ebbe breve
vita: ella si spense ed Ercole volle darle sepoltura nel posto più bello del
mondo e per immortalarla ne diede il nome alla città da lui costruita. Per
la storia invece fu fondata dopo la morte di Costantino; essa trae le sue
origini da famiglie romane che, imbarcate per Costantinopoli, furono
travolte dalla tempesta nel golfo di Policastro, vi avrebbero fondato una «Melphes»
l'attuale Melfi, poi trasferitisi più a nord, avrebbero preso dimora nel
luogo dell'attuale Amalfi, fondandola col nome di «A-Melphes».
Le prime notizie
di Amalfi risalgono al 533, al tempo della guerra greco-gotica, allorché con
la vittoria di Narsete su Teia, Amalfi passa sotto il dominio dell'impero
Bizantino ed entra a far parte del ducato di Napoli. Nel VI secolo diviene
sede vescovile. Il vescovo assolveva funzioni religiose e provvedeva alla
difesa della città. In seguito si andò formando una aristocrazia di grandi
proprietari terrieri, i quali privarono il vescovo del potere politico.
Nell'836 Sicardo, duca di Benevento, saccheggiò Amalfi, deportandone gli
abitanti a Salerno. Nell'839 ucciso il duca Sicardo, gli amalfitani si
ribellarono e conquistarono una potenza e un'autonomia che durarono fino
alla fine dell'XI secolo.
Amalfi iniziò
un'astuta politica nei riguardi dei due imperi e degli altri Stati italiani
per salvaguardare i propri interessi commerciali e sconfisse i saraceni che
ne insidiavano il traffico. In un primo tempo fu retta a Repubblica, verso
l'850 con due «prefetti» annuali, poi da «giudici », ed infine dal 958 da
«duchi dogi». Sulla loro elezione avevano un formale diritto di conferma gli
imperatori d'Oriente, ma in realtà la città si amministrava in piena
libertà, con leggi magistrati e monete proprie. Le esigenze di difesa ed del
commercio marittimo, spinsero spesso Amalfi ad allearsi con i saraceni e
Ludovico II, contro i bizantini, che volevano ripristinare la sovranità
dell'impero d'Oriente. L'alleanza con i saraceni fu comunque instabile e
poco duratura. Questi infatti, nel 915, dopo una furiosa battaglia furono
battuti e definitivamente cacciati dal territorio amalfitano. Nel 920 sempre
per mano degli amalfitani furono cacciati da Reggio Calabria.
Il notevole
sviluppo di Amalfi era dovuto in gran parte alla indipendenza di cui godeva;
ma la limitatezza del territorio e la debolezza militare per la carenza
dell'appoggio bizantino rendeva insicura questa indipendenza. Nel 1039
Guaimario V, principe di Salerno, s'impadronì del ducato di Amalfi e sebbene
ridette il potere al duca Mansone II il cieco che ne era stato privato dal
fratello Giovanni II, stabilì in realtà il dominio salernitano sulla città.
Pressati dai
salernitani, gli amalfitani governati da Sergio IV si rivolsero a Roberto il
Guiscardo nel 1073. Salerno capitolò ma gli amalfitani dovettero lasciar
occupare la loro città dai Normanni, riavendo la pace a costo della libertà.
Il «terror mundi» si mostrò magnanimo verso gli amalfitani, accordando loro
una certa autonomia. Dopo la morte del principe normanno nel 1085, Amalfi
cercò più volte di scuotersi dal giogo normanno.
Nel 1135 Amalfi
subì un orribile saccheggio da parte dei Pisani «traditori» chiamati in
soccorso contro la prepotenza normanna. E' da questo periodo che ha inizio
la decadenza di Amalfi. Nel 1343 una spaventoso maremoto, descritto dal
Petrarca, investì la costiera; gran parte dell'abitato andò distrutto (con
esso probabilmente anche il palazzo Ducale, citato in un documento come «palatium
amalphitanum»), furono sommerse le fortificazioni, i cantieri navali, i
magazzini e le attrezzature marittime. Cinque anni dopo, la famosa peste del
1348, descritta dal Boccaccio, completò l'opera di distruzione fra gli
uomini. Amalfi e tutte le cittadine della costa che erano state splendide
località popolate e fortificate, ricche di sontuosi palazzi, ornati di
affreschi, marmi, colonne, fontane, si avviavano a diventare modesti paesi
che, privi della ricchezza che veniva dal mare ritornarono alla economia
tradizionale della pesca, dell'artigianato locale e dell'agricoltura.
Soltanto sul finire dell'Ottocento l'affermarsi del fenomeno turistico
ridiede incremento ad una città che costituisce l'epicentro economico di
tutta la costiera che da Amalfi prende il nome.
Tra i monumenti
da non perdere ad Amalfi la Cattedrale. La cattedrale di Amalfi è un
complesso architettonico costituito da due basiliche accostate e
comunicanti, dalla cripta inferiore, dalla scalea e dall’atrio d’ingresso,
dal campanile e dal Chiostro Paradiso. Il nucleo primitivo di tale complesso
è rappresentato dalla basilica settentrionale, la quale presenta un
orientamento con altare ad est ed ingresso ad ovest, nonché un impianto
risalente con certezza al IX secolo, individuabile in un’ampia navata
collegata ad un’altra più stretta, divenuta in seguito vano di collegamento
con la basilica adiacente. Una cattedrale amalfitana viene indirettamente
menzionata nella lettera che papa Gregorio Magno inviò nel 596 al rettore
delle Chiese della Campania, con la quale richiamava ufficialmente Pimenio,
vescovo della Civitas Amalfitana, perché non risiedeva stabilmente nella sua
sede. La Cattedrale fu edificata in una posizione strategica sia dal punto
di vista della centralità e dell’emergenza urbana sia da quello della
difendibilità, su di un pianoro rialzato di circa 20 metri sul livello del
mare, composto da una pomice vulcanica particolarmente dura e compatta, che
nel nostro dialetto si chiama “torece”. Di quella primitiva cattedrale
paleocristiana oggi restano forse soltanto le colonne e i capitelli classici
di spoglio, recuperati da edifici romani della zona o trasportati via mare
da località più lontane. Della parte absidale oggi sopravvivrebbero tre
piccoli archi a sesto ribassato di stile bizantino del VI secolo, poggianti
su pilastri e colonne, inglobati in seguito nella cappella dei Ss. Cosma e
Damiano, trasformata nel corso del XIV secolo nella “cripta superiore o del
Presepe”.
La cattedrale di
S. Maria (così è menzionata in una cronaca del IX secolo) ospitò per breve
tempo le spoglie di S. Trofimena, la più antica protettrice di tutti gli
Amalfitani, nonché patrona della città di Minori. Nell’ anno 987 avvenne un
fatto straordinario per la storia della Chiesa amalfitana e della sua
cattedrale: il duca di Amalfi Mansone I ottenne dal pontefice Giovanni XV
l’elevazione a sede arcivescovile e metropolitana della diocesi amalfitana.
In virtù di questo notevole riconoscimento, Mansone edificò una nuova
cattedrale, fondata su tre navate, accanto a quella vecchia dell’ Assunta.
Dato che S. Andrea Apostolo era già da tempo diventato il protettore dell’
intera diocesi, il nuovo tempio fu dedicato proprio a lui. Venne così a
costituirsi un complesso architettonico formato da due basiliche accostate e
comunicanti, quindi una “duplice cattedrale”, che rendeva l’ edificio sacro
amalfitano più simile ad una moschea araba che ad una chiesa cristiana.
Infatti alcune coppie di colonne classiche scanalate e lisce sono venute
fuori nel corso di saggi effettuati lungo la parete divisoria tra le due
cattedrali.
Lavori di ampliamento dell’ intero complesso furono effettuati nei primi
anni del XIII secolo per iniziativa dell’ arcivescovo Matteo di Capua e del
cardinale amalfitano Pietro Capuano, mediante la realizzazione della Cripta
e dell'Atrio della Cattedrale.Questi interventi interessarono la
realizzazione del transetto della cattedrale di S. Andrea (in alto si notano
gli archi acuti intrecciati di stile moresco), della sottostante cripta
della confessione, dell’ atrio, nonché delle bifore e monofore archiacute e
della cupoletta radiale (identica a quelle dei bagni arabi presenti nel
territorio amalfitano in età sveva) collocata sulla scala che immette dalla
primitiva cattedrale nella cripta. Elementi architettonici caratteristici di
questi interventi sono soprattutto le volte a crociera, gli archi acuti, le
colonnine con i capitelli “a stampella”. A seguito della costruzione della
cattedrale mansonea, la vecchia basilica dell’Assunta cominciò a perdere
gradualmente importanza: infatti, già nel 1176 essa era diventata una
semplice navata (Nave dei Ss. Cosma e Damiano); poi sin dal 1180 davanti al
suo ingresso si cominciò ad elevare il campanile. Reperti rilevanti,
databili tra il XII ed il XIII secolo, sono i vari frammenti di mosaico che
un tempo facevano parte degli amboni delle due basiliche. Un altro grande
personaggio ecclesiastico amalfitano, l’ arcivescovo Filippo Augustariccio,
fece completare il campanile nel 1276, facendovi aggiungere la cella
campanaria, la quale mostra archi intrecciati composti da maioliche bicromi.
I due piani sottostanti, che presentano bifore e trifore, furono realizzati
verso il 1190. Lo stesso arcivescovo, tra il 1266 ed il 1268, aveva fatto
edificare il Chiostro Paradiso.
Durante il XIV secolo la nuova cattedrale fu abbellita di due pinnacoli
gotici e di un mosaico sulla facciata, raffigurante S. Andrea Apostolo. Nei
primi anni del secolo successivo esisteva poi una grande cupola centrale.
Una grande trasformazione dell’ intero complesso avvenne in Età Moderna.
Innanzitutto la vecchia cattedrale assunse una veste contro-riformistica; la
realizzazione in quel tempo (XVI secolo) di un crocifisso ligneo (ora nel
transetto della nuova basilica) fece attribuire all’antica cattedrale
l’appellativo di “navata del crocifisso”. A partire dal 1931 e per 60 anni
lavori di restauro hanno eliminato la veste contro-riformistica, riportando
alla luce la struttura medievale. La grande trasformazione barocca e rococò
della nuova cattedrale avvenne nel primo ventennio del XVIII secolo per
volontà dell’ arcivescovo Michele Bologna. Così le antiche colonne furono
chiuse nei pilastri di marmo, i matronei da cui si affacciavano donne e
bambini chiusi nella bianca muratura con fregi e decorazioni. Fu realizzato
un soffitto in oro zecchino nella navata centrale e nel transetto,
racchiudente tele di Andrea d’ Aste e di Giuseppe Castellano, rievocanti la
Passione di S. Andrea. Furono completamente distrutte le cappelle medievali
e rinascimentali distribuite un tempo tra le navate di S. Giovanni, S.
Matteo, S. Caterina, la cui collocazione e i cui elementi artistici sono
ricostruibili in base ai documenti d’archivio. Al XVIII secolo appartengono
pure la facciata barocca visibile nelle stampe antiche e le varie tele
esposte in cattedrale e nella sagrestia. Inoltre nel 1728 fu costruita l’
attuale scalea di accesso al duomo, la quale andava a sostituirne un’ altra
esistente già nel 1452; l’ accesso medievale originario avveniva invece dal
lato settentrionale, dove ancora oggi si nota un arco trilobato di stile
arabo. Verso la metà del secolo scorso la facciata barocca della cattedrale
subì gravi danni, per cui si decise di rifarla. Siccome i lavori portarono
alla luce l’ antica facciata romanica con archetti, colonnine e mosaici (un
frammento di mosaico del XII secolo è conservato nel Chiostro), fu stabilito
di realizzare una facciata simile a quella originaria. I lavori terminarono
nel 1891 e restituirono una facciata di tipo medievale abbellita dai mosaici
d’ impronta bizantina riprodotti dalla ditta Salviati di Venezia da tele di
Domenico Morelli; tali mosaici rappresentano il Cristo dell’ Apocalisse
affiancato dai simboli dei Quattro Evangelisti e i Dodici Apostoli.
A circa un
chilometro dal centro di Amalfi si trova il piccolo borgo di Atrani
da sempre unito ad Amalfi. Il paesino molto pittoresco è abitato da poco
meno di 1000 abitanti. Durante la repubblica qui vivevano le famiglie
patrizie e qui venivano seppelliti i dogi.
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