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La Croce di Malta
La croce oggi nota come “croce di Malta” è, in realtà, una croce ottagona (cioè di otto punte) di origine bizantina, risalente, con ogni probabilità, al VI sec. Essa rappresenterebbe le Otto Beatitudini Teologali secondo S. Matteo oppure l’Eternità.
Tale croce fu utilizzata quale simbolo della repubblica di Amalfi almeno sin dall’XI sec., come confermano alcuni tarì amalfitani del 1080, sui quali campeggia chiaramente tale croce.

L'origine dei Cavalieri di Malta
Il primo ordine monastico-cavalleresco della Storia, quello, cioè, dei Cavalieri Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, fu fondato dallo scalese fra’ Gerardo Sasso, priore dell’ospedale amalfitano di S. Giovanni di Gerusalemme. Il nuovo Ordine, destinato a diventare braccio armato dei crociati con l’avvento successivo di gran maestri francesi, fu approvato da Goffredo di Buglione nel 1099 e riconosciuto ufficialmente con bolla del 1113 da papa Pasquale II. L’organismo assistenziale e cavalleresco amalfitano rispecchiava proprio i grandi valori spirituali e filantropici caratteristici della nobiltà amalfitana, emblematicamente sanciti dall’adozione da parte di Gerardo, quale simbolo per i suoi frati-cavalieri, della croce ottagona bianca in campo nero, già contrassegno della repubblica di Amalfi riportato sui suoi tarì d’oro degli anni ’80 dell’XI secolo.


La carta a mano
Prima della carta vera e propria si usava il papiro. La prima carta venne utilizzata dalle popolazioni arabe. Gli amalfitani, grazie agli scambi con il mondo arabo, appena vennero a conoscenza della carta, ne intrapresero la fabbricazione carpendone i segreti. Favorita dalla presenza di numerosi corsi d'acqua e dalla crescente necessità di redigere scritture sia da parte delle Curie vescovili che dai notai, la carta cominciò ben presto a diffondersi.
Sebbene non si abbiano documenti ufficiali attestanti, con certezza, la datazione della produzione della carta, pur tuttavia una prova indiretta, datata 1220, ci viene resa da Federico II che proibì ai notai del regno e principalmente agli amalfitani, di utilizzare carta "bambagina" (come allora veniva chiamata la carta), per la redazione degli atti. Ma la sua diffusione non si arrestò, tant'è che l'arte del fare la carta si diffuse ovunque lungo la costiera, soprattutto dopo che il Concilio di Trento obbligò tutte le parrocchie a trascrivere gli atti dei sacramenti, delle morti e degli eventi religiosi. Dopo i notai e la chiesa, anche le università prima ed i vari uffici del regno poi, richiedevano carta per i loro atti; ben presto la carta di Amalfi, di qualità particolarmente pregiata, di diffuse rapidamente. Nel XV secolo, la carta di Amalfi raggiunse tale fama che molti autori stranieri pubblicavano le loro opere a Napoli pur di utilizzare tale pregiato prodotto. Ma il futuro si mostrava ingrato con le cartiere della costiera amalfitana, che con il trascorrere dei secoli vedeva sempre più contrarre la produzione, non adeguata ai cambiamenti che la società affrontava. Attualmente in Amalfi sono funzionati due cartiere e, di queste, una produce attivamente la famosa carta (Cartiera Amatruda).

Museo della Carta

Lavorata in Cina e trasportata dagli arabi, la carta approdò nell'Italia meridionale sette secoli fa. Amalfi in particolare divenne "Repubblica della Carta", con una produzione-esportazione che ne caratterizzò il periodo forse più fiorente. Delle cartiere attive all'epoca, è ancora operante quella dei maestri cartai Milano. Nicola, l'ultimo discendente ha allestito il Museo della Carta. Si può dunque assistere alla riproduzione di "carte firmate", seguendo l'intero ciclo della lavorazione compiuta con gli attrezzi in pietra e in legno che hanno fatto la storia della cartiera. L'impasto trattato dai magli chiodati mossi da una ruota idraulica, prende forma negli stampi di enormi vasche di pietra. Viene quindi pressato, e infine essiccato negli spanditoi. Ne risultano preziosi fogli rugosi, assai compatti e di color grigio-rosa. Sono contrassegnati dagli stessi marchi e stemmi che capita di ritrovare nelle filigrane di documenti e volumi risalenti al medioevo, conservati nelle biblioteche e negli archivi di molti Paesi.



 

 

 

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