AQUILEIA

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Le cronache dell'antichità definivano Aquileia "la più opulenta e magnifica". Al suo apice, in epoca romana, contava 100.000 abitanti e serviva come avamposto per la penetrazione romana verso il nord del Danubio, nonché come centro nevralgico di numerose rotte commerciali. Era, infatti, una delle città più importanti dell'Impero Romano.

Lo splendore di un tempo è ancora visibile quando si prende la strada che separa in due la città in direzione Grado e si passa tra le colonne del vecchio foro, ai margini del grande mausoleo e i resti della strada romana.

Aquileia BasilicaGran parte di questa città è ancora sepolta nei campi e nella natura. Quando Attila devastò l'Impero, gli abitanti si rifugiarono sulle isole dopo aver nascosto le loro ricchezze sul fondo di un pozzo che poi ricoprivano di terra. Questo pozzo leggendario non è mai stato trovato ed è ancora vivo nell'immaginario popolare. Aquileia, distrutta dagli Unni, cercò di risorgere dalle ceneri. Potente patriarcato durante l'alto medioevo, il suo desiderio di tornare alla sua antica gloria non fu sufficiente e la sede patriarcale fu infine trasferita prima a Cividale e poi a Udine.

Con le città più a nord di Palmanova e Cividale del Friuli, Aquileia è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.

La città sorse sulle rive del fiume Aquilis come colonia latina nel 181 a.C., a difesa del confine nord-orientale d’Italia. Strutturata nella forma quadrilatera di presidio militare, cinta da fossato e diviso dal cardo maximus (attuale via Julia Augusta) e dal decumanus maximus, prosperò rapidamente e divenne municipio romano nell'89 a.C.

Insediamento quindi antichissimo, fu una delle dieci città più importanti dell’Impero romano. Il suo nome sicuramente è preromano ma di incerta derivazione. Viene fatto risalire da alcuni al nome del fiume Aquilis mentre altri altri studiosi rimandano ad un ipotetico segno augurale (aquila). Il primo nucleo della futura città sorse ne 181 a.C. come accampamento per i tremila fanti comandati da Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio (come attesta il documento lapidario conservato al Museo Archeologico della città) dislocati nel territorio allora occupato dai Galli. Con il suo sistema difensivo Aquileia costituì, al momento della fondazione, il baluardo nord-orientale della Repubblica Romana che sarà poi base di partenza per le spedizioni contro gli irrequieti vicini: Istri, Carni, Taurisci ecc.

Nel tempo Aquileia divenne, grazie alla posizione geografica, un importantissimo emporio dell’Impero Romano. Qui si incrociavano numerose vie commerciali; prima fra tutte la via Annia per i collegamenti con Concordia e Roma, la via Iulia Augusta che puntava verso Nord (Glemona, Iulium Carnicum, Passo Monte Croce), la via Gemina diretta a Est (Emona nei Balcani), la via Flavia ché, toccando Tergeste, raggiungeva Pola e la Dalmazia ed infine la strada che, raggiunto Forum Julii, lungo il fiume Natisone raggiungeva il Norico per il Passo del Predil. Per le comunicazioni via mare al porto di Aquileia faceva capo tutta la regione alto-adriatica e, nel momento di massimo splendore, l’intero territorio fino al Danubio.

Insomma, l’immagine che la metropoli della Regio Decima d'Italia, la "Venetia et Histria" offriva di sé ai contemporanei è ben espressa dagli aggettivi che ricorrono nei testi degli scrittori antichi: popolosa, splendida e splendidissima, sublimis, inclita divitiis, ditis, clara. Passeggiando lungo la Via Sacra che è oggi il luogo più silenzioso e solenne della Aquileia romana, tra il profumo intenso dei cipressi che la costeggiano è possibile riconoscere le banchine del Porto, gli ormeggi delle navi e i tracciati delle costruzioni circostanti.

Del Foro è stata riportata alla luce solo una piccola parte del colonnato orientale rispetto alla estensione totale della piazza che si calcola avesse una superficie di 120 metri per 60. Campi coltivati e costruzioni varie, si sono sovrapposte all’antica città rendendone difficile lo scavo nel corso dei decenni. Dei molteplici edifici che furono eretti nel periodo romano, case d’abitazione, ville sfarzose e più modeste, palazzi pubblici, piazze e mercati si hanno testimonianze certe e concrete nei tracciati via via venuti alla luce e negli splendidi pavimenti musivi che ancora si possono ammirare. La presenza di pozzi per il rifornimento dell’acqua e le tubazioni in piombo per la sua distribuzione sono ulteriore testimonianza dell’alta tecnologia raggiunta nella città romana.

In una via parallela all’antica via Annia, ci appare un altro volto della città: il Sepolcreto. Anticamente situato a ridosso delle mura, ora si trova in aperta campagna: appartenne alla famiglia degli Stazi, commercianti e testimonia con la sua monumentalità le ricche condizioni della famiglia. Lo cingono quindici colonnine con ricca decorazione, con agli angoli due plinti (le basi) sormontati da un elegante coronamento. Oltre alla grande ara centrale in parte ricostruita, il sepolcreto accoglieva anfore e urne cinerarie.

Molti secoli sono passati dall’epoca romana ricca e splendida, la storia ha fatto il suo corso e ad Aquileia gli avvenimenti si sono susseguiti per almeno un millennio con incalzante velocità. Di questo martellamento, i monumenti hanno subito tutto il peso: templi, palazzi, ville sono stati per lungo tempo copiosa cava di materiale lapideo con il quale il Medioevo costruì le sue chiese, i suoi palazzi, i suoi castelli, i suoi conventi in tutta la regione.

Oggi Aquileia affascina e avvolge con la suggestione delle sue imponenti rovine e la serena tranquillità che ne traspare. In mezzo alle colonne e ai marmi, anticamente parti dell’anfìteatro e delle terme, dei portici e dei circo, camminando sulle pietre corrose che conducono, tra il verde dell’erba, ai resti delle abitazioni, viene spontaneo rievocare il "clima" di quel tempo.

Sembra di vedere le persone che camminano tranquillamente nel foro,di vedere le vie affollate dai cocchi e dalla folla rumorosa. Immaginiamo la vita quotidiana di una grande città cosmopolita quale era questa, i suoi traffici commerciali, la sua ricchezza.

Lungo i resti delle banchine del porto si può immaginare l’acre odore delle merci e delle navi, che partivano per terre lontane e misteriose. Abbiamo già detto come Aquileia, "figlia di Roma", ebbe il destino legato alla capitale. Con lo sgretolamento dell'Impero Romano, essa perse il proprio entroterra mentre le scorrerie dei "Barbari" rendevano insicure le vie di comunicazione e di commercio.

All’inizio del V secolo, Aquileia subisce i colpi della calata barbarica: nel 401 e nel 408 Alarico re dei Visigoti, nel 452 Attila, con i suoi Unni, scendono nell’agro aquileiese, devastano il territorio e distruggono la città. Appena ritrovata la forza di sopravvivere, Aquileia riceve il colpo definitivo nel 568 con la calata dei Longobardi. In quell’occasione il Patriarca Paolino si rifugia a Grado, che più tardi sarà ribattezzata Nova Aquileia essendo considerata ormai quella antica perduta per sempre.

In questa fase storica la zona di cui Aquileia era stata capitale fu spezzata in due: la terraferma venne a trovarsi sotto il dominio longobardo, la zona costiera invece, che comprendono Grado, l’Istria e le isole, viene controllata dai Bizantini. Nel clima dei conflitti fra l’Impero bizantino e la dominazione longobarda, e nel contesto della disputa teologica dei "tre capitoli", nel 610 Grado ed Aquileia si danno ciascuno un proprio Patriarca, scatenando guerre e dispute teologiche e giurisdizionali che continuarono a lungo nonostante l’intervento di numerosi papi.

I Patriarchi continuarono a chiamarsi "di Aquileia" ma ritennero di spostare la loro sede, per ragioni di opportunità politica, prima a Cormons, e dal 773, a Cividale. Aquileia, perduta la funzione politica e commerciale, infestata dalla malaria, venne abbandonata da quasi tutta la popolazione e corse il rischio di venir inghiottita per sempre dalla palude.

Con l’avvento del Ducato longobardo, il punto di riferimento del Friuli divenne Cividale (Forum Iulii) ma il nome di Aquileia rimase vivo nella struttura ecclesiastica. Tale struttura, personificata dal Metropolita (poi Patriarca) di Aquileia, occupa una posizione di primo piano nella storia della diffusione del Cristianesimo nella regione danubiana, nella storia ecclesiastica in generale (ricordiamo lo Scisma dei tre Capitoli), nella conversione al cattolicesimo dei Longobardi e dei popoli slavi. È da sottolineare la grande funzione che la Chiesa di Aquileia esercitò nell’integrazione del popolo latino con i dominatori longobardi (dal 558 alla conquista franca nella seconda metà dell'VIII secolo d.C.).

I secoli IX e X sono caratterizzati dall’anarchia feudale, laddove non si possono contare le piccole guerre, gli assassini politici, i tradimenti, i saccheggi. Il Patriarca di Aquileia viene ad assumere le caratteristiche di un’autorità temporale; ad ogni successione le potenze tentano di imporre il proprio candidato, a conferma dell’importanza della carica. Abbiamo casi in cui si trovano diversi Patriarchi nello stesso momento in lotta tra loro per il predominio (com'è successo anche Roma per i papi in qualche occasione).


Dopo l’anno Mille Aquileia conosce una relativa rinascita. E proprio in questo periodo che il Patriarca Poppone (1019-1042) cerca di riportare la città agli antichi splendori; inizia la ricostruzione della Basilica. Questa, dedicata alla Beata Vergine e ai Ss. Ermacora e Fortunato, insieme al Campanile forma un complesso estremamente suggestivo: immerso nel silenzio del luogo, quasi isolato ed assorto nella testimonianza di una antica fede, costituisce documento imponente della storia dell’età di mezzo di Aquileia.

Il Patriarca Poppone pose le basi dunque per una rinascita che non si limita solo all’abbellimento della città. Con il patriarca Sigeardo (anno 1077) il Patriarcato di Aquileia ricevette dall’Imperatore l’investitura feudale divenendo uno stato vero e proprio e la sede viene portata a Cividale. L’imperatore Enrico IV pose il Patriarca quale autentico sovrano del Friuli, con diritto di battere moneta con la giurisdizione patriarcale che si estese fino alla Drava e all’Ungheria. Lo Stato Patriarcale raggiunse il massimo splendore nel corso del XIII secolo, ma lo sgretolamento del Sacro Romano Impero Germanico segnò l’inizio della sua decadenza. Nel 1420, la Repubblica Veneta sottomise Aquileia e buona parte del Friuli, provocando la fine del potere temporale del Patriarcato. Nel 1509 Aquileia cadde sotto il dominio asburgico, che si protrarrà sino alla fine della prima guèrra mondiale (1918).


È proprio a testimonianza perenne del sacrificio di moltitudini di giovani vite che, nei primi anni successivi a tale conflitto, venne eretto il Sacrario ai 10 militi Ignoti nel cosiddetto Cimitero degli Eroi adiacente al complesso della Basilica. Qui riposano le salme di dieci ignoti militi raccolti su tutti i campi di battaglia, il cui compagno fu assunto, nel novembre 1921, alla gloria dell'Altare della Patria, a Roma.

Nel 1752 Benedetto XV decretò la soppressione della Diocesi del Patriarcato di Aquileia: la millenaria, gloriosa istituzione cessa di esistere definitivamente.

Oggi Aquileia è un modesto borgo agricolo, circondato dalle zone archeologiche che ne vincolano ogni possibile espansione edilizia. È meta continua di appassionati e studiosi che giungono da tutto il mondo per ammirarne il patrimonio storico che è destinato, grazie a continue nuove campagne di scavo, ad arricchirsi di altri nuovi probabili tesori.

La vita recente di Aquileia non presenta particolari novità. Appare comunque significativo il prestigio culturale che è venuta acquistando nel settore archeologico antico, nel periodo paleocristiano, nel campo della musica religiosa prodotta in connessione con il noto rito aquileiese. La riscoperta e lo studio di importantissimi codici musicali rarissimi e del tutto originali, come pure i periodici convegni internazionali sulla cosiddetta civiltà alto-adriatica, hanno attirato giustamente su Aquileia un interesse di livello internazionale.

Oltre al turismo, sono in espansione le attività della piccola industria e dell’artigianato. L’aspetto più positivo dell’economia del territorio aquileiese è dato tuttavia soprattutto dalla produzione vitivinicola nella quale si sono specializzate alcune aziende agricole. Oggi il comune di Aquileia conta circa 3500 abitanti e non è più la metropoli del mondo antico, ma riesce ugualmente a stupire ed emozionare come pochi altri posti.

Se il visitatore vuole avere una prima idea generale della vasta realtà che costituisce il vasto patrimonio di Aquileia, deve prima affrontare la parte archeologica romana all’aperto, poi quella raccolta nei due musei nazionali, infine quella relativa ad epoche medievali.

Arrivando dunque dalla statale 352, che ricalca il percorso dell’antica via consolare Iulia Augusta, la cosa migliore da fare è raggiungere la via Gemina e cominciare a prendere coscienza della atmosfera della città scomparsa osservando i resti del Circo sulla destra e del Foro sulla sinistra.

 

Raggiunse lo splendore in età augustea come stazione militare e attivo centro amministrativo e commerciale, divenendo capitale della Regio Decima d'Italia, la Venetia et Histria: in quel periodo si arricchì di monumenti e fu anche residenza imperiale. Riprese la sua funzione di baluardo militare fino al 401, quando fu danneggiata da Alarico, re dei Goti.

Distrutta da Attila nel 452 la città risorse, ma venne occupata da Teodorico prima e in seguito dai Longobardi: durante queste invasioni la popolazione riparò a Grado e nelle altre isole lagunari. La Regio Decima fu così divisa nel nuovo Ducato Longobardo del Friuli con capitale Forum Julii (Cividale) e nella zona costiera romano bizantina con centro a Grado.

 

La fortuna della città risorse col patriarcato: già nel III secolo la chiesa aquileiese era fiorente e nel 381 in questo centro si tenne il Concilio di Aquileia contro l'eresia ariana. I vescovi assunsero potere civile e Paolino I si investì del titolo di patriarca.

 

Dopo le vicende scismatiche tra i Longobardi ariani e il patriarca cattolico, riparato a Grado, alla fine dell'XI secolo il patriarcato si ricompose in un grandioso principato ecclesiastico-civile. Esso controllava diciassette diocesi ed estendeva il suo potere temporale sul Friuli, l’Istria e parte della Carniola, con a capo numerosi principi tedeschi più ligi all'Imperatore che al Papa: fu questo il caso di Poppone (1019-1042) che, nella volontà di ridar prestigio all'antica metropoli, ristrutturò la Basilica, eresse il Palazzo Patriarcale e ricostruì le mura della città.

 

Il Friuli passò secoli dopo nell’orbita di Venezia nel 1420, e il patriarcato perse il suo potere civile. I nuovi patriarchi veneti, sostituitisi a quelli tedeschi, governarono la città da Udine e da Venezia attraverso i Vicari. Con la bolla papale del 1751, il patriarcato fu definitivamente soppresso nelle sue funzioni religiose, assunte dalle nuove diocesi di Udine e Gorizia.


La conoscenza del patrimonio artistico di Aquileia è piuttosto recente: dopo le scoperte settecentesche ad opera di personalità illuminate quali gli eruditi Bertoli e Zuccolo, il lavoro di restituzione dell’immagi-ne della città nelle sue varie epoche continua tuttora, nelle ricerche e nelle campagne di scavo.

 

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