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Arte
bizantina in Italia
Articolo di Laura Panarese per
Informagiovani Italia
ARGOMENTI CORRELATI
arte bizantina a
Ravenna
La parabola
storica dell’Impero bizantino si fa convenzionalmente durare dal 330
d.C. al 1453.
Quello che
vogliamo analizzare è la produzione artistica, un nuovo linguaggio
figurativo figlio tanto della grande arte classica quanto delle mille
preziose declinazioni dell’arte orientale (Siria, Persia, Egitto).
L’arte
bizantina, pur multiforme, è per lo più un’arte sacra: educa il fedele,
gli trasmette un messaggio; in Occidente l’arte cristiana ha le stesse
finalità, ma, discendente dall’arte romana, la imita, ne mutua i soggetti e
dà loro nuovi significati.
L’arte bizantina è
stata la prima che davvero si è allontanata dal naturalismo classico,
spostando i soggetti sacri dalla terra ad un limbo tra terra e cielo dove le
immagini (icone) vivono di vita propria, parlano una lingua diversa, si
fanno mediatrici tra uomo e Dio.
L’icona
bizantina non è un semplice oggetto: è una porta regale (Pavel
Florenskij[2]),
un prezioso passaggio.
Florenskij
paragona l’icona a quella fase del sogno in cui, vicino alla veglia, ci
sembra di ascendere ad un mondo in cui non siamo più di carne, la nostra
anima sfiora vette elevatissime, conosce arcane verità che al risveglio
dimenticherà. In quel momento i colori sono più accesi, le sensazioni
amplificate, i sentimenti traboccano, tempo e spazio si confondono: se
sembra che un sogno duri ore magari si tratta di una frazione di secondo,
che nel “tempo” onirico percepiamo come eterno.
Nell’iconostasi[3]
succede come nel sogno: si concretizza l’immateriale; è una parete, fatta di
materia e di immagini, ma mette il fedele in comunicazione con Dio, gli fa
vedere un universo “altro”.
Questo comporta
conseguenze fondamentali per l’arte:
1. lo sviluppo di
un linguaggio simbolico, fatto di codici che il fedele,
opportunamente educato, riesce a riconoscere nella figurazione, di per sé
materiale, perciò limitata;
2. la rinuncia
al naturalismo: se il suo scopo è mettere in comunicazione terra e
cielo, l’icona deve allontanarsi dalla terra e farsi astratta, lo sfondo
viene meno e compaiono fondali dorati, immateriali, fatti di luce, che
annullano lo spazio e congelano il tempo;
3. 3.
i
personaggi sacri diventano regali, si arricchiscono di mille preziosità, si
mostrano rigidi, innaturali, per ricordare al fedele che il regno dei
cieli è diverso dalla realtà terrena, è sacro, e gli abitatori di quel
regno sono ideali, staccati dal movimento incessante e dagli accidenti della
quotidianità. Il pittore di icone, che dipinge l’invisibile, non è un
semplice artigiano, ma è guidato da Dio.
Anche l’architettura
ecclesiastica bizantina ci mostra una diversa prospettiva rispetto
all’Occidente: la pianta centrale sostituisce la nostra longitudinale; che
vuol dire? Se l’attenzione dei cristiani d’Occidente va per forza verso
l’altare, il cristiano d’Oriente, immerso in uno spazio centrico dominato
dalla cupola, è parte di un tutto che induce alla contemplazione mistica.
Santa Sofia a
Costantinopoli (costruita tra 532 e 537, regnante Giustiniano) è
capolavoro dell’architettura bizantina, oltre che summa delle sue
caratteristiche principali.
Una cupola enorme
sovrasta lo spazio quadrato centrale circondato da nicchie; quaranta
finestre illuminano l’interno alleggerendo le pareti.
All’inizio la
decorazione consisteva solo in motivi aniconici (non
figurativi), ma nel tempo si è stratificata, rispecchiando bene le alterne
vicende della figuratività bizantina, sia nei diversi stili che nelle scelte
(obbligate) rispetto alle immagini (proibite tra VIII e IX sec.).
Anche le parti
della chiesa bizantina hanno ciascuna un significato simbolico preciso: ad
esempio la cupola centrale allude al cielo che rende “unità eterna” la
terrena, instabile varietà.
Farei riferimento, dopo S. Sofia,
alla ravennate Chiesa di S. Vitale (522-547). Spostandoci a Ravenna
trasferiamo in terra italica il discorso.
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