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Barcellona nonostante tante guerre, invasioni e distruzioni si è sempre
ripresa, più forte di prima. Nonostante sia stata fondata intorno al 230 a.C.,
molto probabilmente dai cartaginesi, e più avanti abbia subito l'invasione
dei visigoti (che fanno di Barcellona la loro capitale) e dei musulmani, la
sua storia iniziò ufficialmente solo nell'801 d.C., quando l'esercito
dell'odierna Francia scacciò i mori. Durante l'occupazione araba tutta la
Spagna attraversò un periodo di profonda espansione economica. Nel 801
appunto Barcellona diventa la capitale della marca spagnola creata da Carlo
Magno.
A quei tempi, le
pianure e le montagne a nord e a nord-ovest di Barcellona erano abitate da
un popolo che poteva già allora essere riconosciuto come 'catalano' (anche
se i primi riferimenti al termine effettivamente documentati risalgono al X
secolo). La lingua oggi più vicina al catalano è la langue d'oc, l'antica
lingua del sud della Francia.
Nel 874 Vifredo
I, conte di Barcellona, rende indipendente il suo territorio. Comincia a
svilupparsi un sentimento patriottico catalano ponendosi le premesse per il
distacco dalla Francia.
Al Mansur Sceicco
di Cordoba , conquista Barcellona nel 985 da dove spera di penetrare
nel resto d'Europa. Poco dopo il mille una unione di potentati locali riesce
a riconquistare la città ai mori.
In seguito al
matrimonio di Ramon Berenguer IV con una principessa aragonese, Catalogna e
Aragona vengono unite. Il loro figlio Alfonso II allarga il dominio della
Catalogna fino ai territori francesi di Bearn, Bigorre, Carcassonne e Nimes.
Territori poi persi dopo la crociata contro gli albigesi nel 1229. Nello
stesso anno però Jaume il Conquistatore conquista agli arabi le isole
Baleari. Pietro II. suo successore conquista la Sicilia che manterrà fino al
15th secolo.
Nel 12th secolo la Catalogna si arricchì grazie ai facili guadagni ottenuti
a causa della caduta del califfato musulmano di Córdoba. Barcellona fino a
tutto il 15th secolo, fu alla testa di un mini impero che comprendeva la
Sicilia, Malta, la Sardegna, Valencia, le Baleari, le regioni francesi del
Rossiglione e della Cerdagne e parte della Grecia. Tuttavia, all'inizio del
15th secolo, devastato dalla peste, dalle banche andate in rovina e
dall'occupazione dei suoi mercati da parte dei genovesi, l'impero iniziò a
vacillare. I catalani avevano sperato che l'annessione al Regno di Castiglia
avrebbe potuto restituire loro ricchezza e vitalità; in realtà, gli eredi
della corona di Castiglia e Aragona si dimostrarono molto interessati a
sfruttare la Catalogna per finanziare le loro ambizioni imperiali.
Infatti accadde
che nel 1469 Ferdinando II d'Aragona con Isabella di Castiglia conduce
all'unione di due stati fino ad allora rivali. Sotto di loro lo stato si
avvia verso una monarchia assoluta a cui i catalani si oppongono con grande
veemenza.
La ribellione del 1462 contro il re Giovanni II e la sua vessazione fiscale
contro la Catalogna culminò nell'assedio del 1473 che devastò la città.
Barcellona fu definitivamente annessa alla Castiglia, ma venne esclusa dallo
sfruttamento delle Americhe che, nel 16th secolo, portò immense ricchezze
alla Castiglia.
A quei tempi, i
contadini avevano già iniziato a ribellarsi. L'ostilità dei catalani alla
dominazione castigliana provocò frequenti rivolte che culminarono durante la
Guerra di successione (1702-1713): la Catalogna si schierò al fianco del
Regno Unito e dell'Austria contro Filippo V, il contendente francese al
trono di Spagna. Questo fu un grave errore. Nel 1714, Barcellona cadde
nuovamente sotto un pesante assedio: oltre a mettere fuori legge la lingua
catalana, Filippo V costruì un enorme forte, La Ciutadella, per tenere sotto
controllo i suoi sudditi infedeli.
Dopo il 1778, alla Catalogna fu concesso di commerciare con l'America e le
fortune della regione cominciarono piano piano a migliorare. La prima
rivoluzione industriale spagnola, basata sul cotone, iniziò proprio qui; in
quel periodo, inoltre, si svilupparono anche altre industrie, basate sul
vino, sul sughero e sul ferro.
Negli anni tra il
1830 e il 1840, il Romanticismo riaccese l'interesse per la cultura e la
lingua catalane, che stavano per scomparire. La Renaixença (Rinascimento)
catalana fu una sorta di crociata guidata da scrittori e poeti per rendere
popolare la lingua della loro gente. Più o meno nello stesso periodo, nacque
anche un fervente movimento nazionalista appoggiato da membri di tutti i
partiti.
All'inizio del nuovo secolo a Barcellona vi fu una vera e propria esplosione
demografica (la popolazione era passata da 115.000 abitanti nel 1800 agli
oltre 500.000 del 1900, per superare il milione nel 1930), grazie
soprattutto agli operai che si trasferivano qui per cercare lavoro nelle
nuove industrie. La città divenne un vortice di anarchici, repubblicani,
regionalisti borghesi, gangster, terroristi, pistoleros e centristi,
compresi quelli giunti da Madrid, tutti desiderosi di prendere parte
all'azione. Entro la fine della seconda guerra mondiale, circa l'80% degli
operai di Barcellona erano diventati simpatizzanti dell'organizzazione
anarchica CNT: le relazioni industriali ebbero il loro momento peggiore
durante l'ondata di scioperi del 1919-20, quando gli imprenditori
assoldarono dei killer per uccidere i leader dei sindacati.
Nel 1931, quando
si stava formando la Seconda Repubblica Spagnola, i nazionalisti catalani
proclamarono una repubblica all'interno di una 'Federazione Iberica'. La
Catalogna ottenne in poco tempo una vera e propria autonomia, dopo che il
Fronte Popolare (partito di sinistra) vinse le elezioni politiche del
febbraio 1936. Per circa un anno, gli anarchici rivoluzionari e il POUM (il
Partito di Unificazione degli Operai Marxisti) governarono la città. Mettete
dieci anarchici in una stanza e avrete undici opinioni politiche diverse:
nel maggio del 1937, la lotta tra i comunisti, gli anarchici e il POUM si
trasformò in una vera e propria guerriglia urbana che durò tre giorni e
causò più di 1500 morti.
Gli sforzi per la creazione di una repubblica spagnola furono contrastati da
altre lotte interne di questo tipo che vanificarono la possibilità di
sconfiggere la milizia fascista di Franco. Barcellona, l'ultima roccaforte
dei repubblicani, cedette alle forze di Franco nel gennaio del 1939 e la
guerra finì pochi mesi dopo. Invece di lasciarsi sottomettere da Franco,
migliaia di catalani abbandonarono il paese passando dal confine con la
Francia e da quello con Andorra.
Franco bandì immediatamente il catalano e riempì la regione con immigrati
provenienti dalla povera Andalusia, nella speranza di reprimere così i
movimenti indipendentisti catalani. Franco bandì anche una delle più allegre
espressioni catalane di unità nazionale, la sardana, una danza pubblica che
si fa in cerchio.
Alla morte di
Franco nel 1975 si insedia sul trono di Spagna Juan Carlos di Borbone.
Catalano, Basco e Galiziano vengono riconosciute come lingue ufficiali e
insegnate nelle scuole.
Il movimento indipendentista catalano ricominciò a farsi sentire. La lingua
catalana fu riadottata come segno di vendetta e venne fondata la Generalitat,
una sorta di parlamento locale, intorno al quale ancora oggi la gente si
riunisce più volte a settimana per danzare la sardana. Si parla ancora di
indipendenza, ma, appunto, se ne parla e nient'altro.
Nel 1979 , con un
referendum popolare, i catalani decidono un'ampia forma di autonomia
regionale, e nel mese di novembre la Camera dei Deputati spagnola approva in
maggioranza lo statuto di autonomia: l'anno successivo viene eletto il
parlamento regionale,
Secondo il «Financial Times» Barcellona è oggi la localizzazione più
interessante in Europa per gli investimenti. Nell'ultimo decennio, infatti,
gruppi come Ibm, Sony, General Motors, Renault, Volvo, Bayer hanno scelto di
collocarvi i propri centri direzionali o tecnologici per l'Europa.
L'economia della città si sviluppa sui servizi ad alto contenuto di
conoscenze e di tecnologie, sull'industria metallurgica, automobilistica,
farmaceutica e, naturalmente, sul turismo.
Rinnovatasi per ospitare le Olimpiadi del 1992, Barcellona ha potenziato
tutte le infrastrutture, la metropolitana, le aree portuali, la rete
ferroviaria, l'aeroporto dando straordinario impulso al turismo che
rappresenta ora il 12,5% del Pil con un traffico aereo di 21 milioni di
passeggeri all'anno. La metropoli catalana sta consolidando il proprio
sviluppo realizzando il Poblenou, uno spazio industriale di 200 ettari nel
centro della città che verrà trasformato in un punto di servizi avanzati per
attività di nuova generazione ad alto contenuto tecnologico. Il Plan Delta è
un altro progetto che interesserà un'area tra il porto e l'aeroporto,
destinata alla creazione di infrastrutture logistiche per il potenziamento
dei flussi di commercio internazionale. Il porto di Barcellona, il primo del
Mediterraneo e il secondo d'Europa, grazie al Plan Delta mira a raddoppiare
la sua capacità portando al medesimo obiettivo anche l'aeroporto.
In questo proliferare di progetti, Barcellona si sta preparando a ospitare,
nel maggio del 2004, il Forum Universal de las Culturas, nel quale verranno
dibattuti temi di rilevante interesse internazionale quali la pace nel
mondo, la diversità culturale e lo sviluppo sostenibile della città
contemporanea.
Il Forum verrà collocato in una nuova area di centralità urbana alla quale
si accederà dall'Explanada, una grande piattaforma per le manifestazioni
all'aperto, che sarà connessa, attraverso diversi sistemi di rampe e
terrazze belvedere, a un parco litorale e a un nuovo porto sportivo. Il
progetto generale ridisegnerà il fronte a mare collegando il Paseo Marittimo
di Barcellona con quello della vicina città di Badalona. Sono inoltre
previsti un porto turistico, un campus universitario, uno zoo marittimo,
nuove spiagge e un quartiere residenziale di 1000-1500 appartamenti,
integrato ad attività terziarie. Tra tutte le costruzioni spiccherà
l'Edificio Forum, un grande volume triangolare, rialzato rispetto al piano
della Explanada, che crea uno spazio pubblico coperto funzionalmente
flessibile; al suo interno potremo visitare uno spazio museale dedicato alle
culture del mondo, all’arte e al design.
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