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Alessandro Baricco, Novecento

Baricco, Novecento

... tra Novecento e sempre

Il primo romanzo di cui vi parlerò è tutto chiuso in sole 51 pagine. Scrittura semplice e scorrevole, contenuto eccezionale! Mi sembra un buon inizio…
Molti già conoscono il film La leggenda del pianista sull’oceano, di Giuseppe Tornatore, uscito nel 1998, 165 minuti, che ottenne subito un gran successo, ma forse non tutti sanno che quella bella storia che ci ha incantati e commossi tra le poltroncine del cinema o dai divani delle nostre case, è ispirata da un libricino minuscolo, talmente modesto (esteriormente) che quasi sembra non valga la pena d’esser comprato e tanto meno letto, pubblicato solo quattro anni prima del film da esso ispirato. Solitamente i film tratti da romanzi non sono in grado di sviluppare al meglio le trame dei personaggi ed i loro caratteri, ma non è questo il caso, infatti l’opera di Tornatore è sicuramente ben curata, attenta ai particolari e leggendone la storia cartacea, vi ritroverete davvero molto, ma, come sempre, non tutto!

Novecento è il titolo del romanzo di Alessandro Baricco, molto più del racconto di un viaggio dal vecchio al nuovo mondo, questa è la storia di una “scelta”, e le decisioni ci fanno sempre un po’ penare, a maggior ragione quando sono belle e grandi. La scelta di intraprendere un viaggio ignoto oltre un viaggio già effettuato tante volte, questa è l’amara e surreale favola che ci narra Baricco, potrei esporvi tante interpretazione di queste splendide 51 paginette, ed altre letture me le potreste suggerire Voi. In realtà, se è vero che “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” (Italo Calvino), è ancora più vero che questo libro vi toccherà tutte le corde della mente, facendovi rivivere tante fra quelle emozioni intime e private con le quali tutti noi conviviamo, ma che difficilmente riusciamo ad esprimere od anche solo a focalizzare.

Cantano i Tra Allegri Ragazzi Morti “Quando la decisione si fa così vicina/sarebbe bello potesse fare tutto sola…”; quante volte avremmo desiderato che a “scegliere” fosse stato un altro? Un nostro automa, una nostra proiezione oppure il nostro alter ego improvvisamente materializzato e cosciente. A volte “scegliere” significa decidere cosa essere, quale percorso intraprendere e questo è un evento in cui tutti ci imbattiamo prima o poi nella Vita, e non è mai una cosa semplice! Vi sentite più appagati sapendo in quale spazio potete muovervi, scorgendone il limite all’orizzonte oppure non sarete mai sereni fin quando a portarvi non sarà esclusivamente il vento? Comunque Voi siate, vi troverete all’impasse di fronte allo strano uomo di cui leggerete la vita in questo romanzo, libero da canoni e convinzioni scontate, eppure come dentro un guscio di noce nella sua immensa nave, questo è un testo per chi è pronto a rivalutare ogni cosa: gli occhi sono lo specchio dell’anima e svelano ciò che siamo? No… non più ora. << Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto >>.

Qui vi ri-troverete, perché il linguaggio del romanzo è diretto: è il narratore che vi parla e vi richiede l’attenzione se nota una vostra distrazione, intrattenendovi con una comicità sempre presente, determinata ed audace, con quella rozzezza sapiente della gente di mare che vive nelle caldaie ed attraverso confessioni tanto private quanto imbarazzanti, come quando un amico non troppo conosciuto vi spiazza raccontandovi proprio quella cosa di cui non ha mai parlato a nessuno e voi, prima vi sentite a disagio, poi comprendete la bellezza di quel gesto di fiducia. Da questo momento nascono le grandi amicizie. Come quella che Novecento ci regala. Leggere per credere!

In realtà, ciò che vi sto consigliando di leggere, è un monologo per teatro, scritto come fosse il racconto di un simpatico vecchietto, non tanto anziano e pieno di storie da narrare, felice di raccontare ciò che ha visto, sentito e provato, perché sa che dal momento in cui la storia finirà e dalla sua bocca sarà uscita anche l’ultima parola, allora sarete Voi a portarvi dentro questa “favola”, sentendo l’insolito bisogno di raccontarla ad altri, di far vivere tramite le vostre parole la musica che Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, il protagonista della storia, suonava al centro dell’oceano, una musica che dicevano non esistesse da nessun’ altra parte se non nel suo pianoforte. Proprio perché a parlare è un uomo “comune” e non uno scrittore, abbiate “pietà” per la sua dialettica, per le virgole poste dopo i punti interrogativi, per quella semplicità dei sinonimi, per l’inquieto passaggio dal dialogo in terza persona a quello diretto, per qualche stonatura grammaticale, ma anche questo rientra nella magia delle storie di certi anziani. Almeno è così che immagino io il Nostro cantastorie.

Questo è un romanzo sul senso della narrazione, sul significato dell’avere sempre qualcosa di buono da raccontare, perché << Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla >>, ed avere sempre qualcosa da raccontare, a ben pensarci, significa proprio Vi-ve-re, giorno dopo giorno trovare in questo (o in un altro!) mondo qualcosa per cui vale la pena esistere, e se ne vale la pena, ci sarà sempre qualcuno a cui raccontare tutto ciò. No? Che poi Danny Boodman T.D. Lemon Novecento avesse deciso di vivere o meno, bhe… è questione sulla qualche potremmo discutere a lungo, ma non prima di averne letto direttamente da Alessandro Baricco, perché il tema della scelta, della follia, dell’arte musicale e del senso comune (del tutto assente!) qui si mischiano ad una follia ce è più un sogno. Ed i sogni non sono né pazzia né stupidità, solo qualcos’altro. In questo qualcos’altro potrete leggere la storia di Novecento, perché uno con un nome così… andrà lontano! Cosa significa ciò?
A Voi la risposta.

Io mi limito a citarvi un piccolo brandello, quasi una parentesi motivazionale, di questa storia, poche righe apparentemente insensate e fuori posto nella narrazione, ma ricordate che nel praticare un giudizio, bisogna scavare. E scavare a lungo.

<< E lì, a quel punto, cadde il quadro.

A me m’ha sempre colpito questa storia dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione, perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo le sei meno un quarto, d’accordo, allora buona notte, ‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E’ una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “ A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave ”.
Ci rimasi secco.
Fran. >>

Se questo estratto vi lascia con una lievissima tachicardia addosso, qualsiasi frase al suo interno vi trapassi di più, se sia più vicina al vostro cuore la sensazione di un amore finito una mattina, un treno che porta via la vostra ansia, la rabbia di una guerra insensata, la paura di trovarsi improvvisamente vecchio, se tutto ciò vi riguarda, o, semplicemente, se vi incanta un po’, allora vi consiglio quest’operetta, perché dipenderà da voi scendere o meno da questa nave, dipenderà da voi scegliere su quali altre navi salire e quale anima amare, se i vostri giri di vita li condurrete in due oppure sempre soli; dipenderà da voi ogni singolo spostamento della vostra esistenza e, qualsiasi sia il vostro viaggio, sarete voi a scegliere di raccontarlo o meno, quando ed a chi, perché certe cose non sono mai cambiate dal primo gennaio del 1900 sino ad oggi.

Buona Lettura!!!

Introduzione scelta da Vanadia Cantaro per Informagiovani Italia