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Basilica di San Pietro

Basilica di San Pietro

 

Secondo la tradizione, la Basilica di San Pietro è situata proprio sul luogo in cui San Pietro venne crocifisso nel Circo di Nerone nel 64 d.C., durante le persecuzioni contro i cristiani ordinati dall'imperatore Nerone, dopo l'incendio di Roma, accusati dell'evento; ma il Circo di Nerone si trovava leggermente più sinistra dell'attuale posizione della basilica. Fu nel circo costruito sulla pianura vaticana, la cui costruzione era iniziata sotto Caligola, che avvenne il tormento di Pietro, il quale, per rispetto di Cristo, avrebbe chiesto di essere crocifisso a testa in giù. In seguito all'aumento della persecuzione cristiana nell'arco di tre anni, si sviluppò una necropoli.

Fu quindi in situ qui, non lontano dal luogo del suo martirio, che Pietro fu sepolto. Molto rapidamente, il sito divenne un luogo di pellegrinaggio. Quando l'imperatore Costantino vinse la Battaglia del ponte Milvio nel 312, lo attribuì al segno della croce e, con l'editto di Milano del 313, autorizzò il culto cristiano e la costruzione di luoghi di culto. Costantino volle rendere omaggio al principe degli apostoli e ordinò la costruzione della prima basilica nel 324 d.C., intorno ad un trofeo che gli archeologi del XX secolo chiamerebbero "de Gaïus". Infatti, questo sacerdote del III secolo aveva sostenuto che i trofei di Pietro e Paolo erano a Roma, in Vaticano.

La prima basilica, fu un edificio a cinque navate in stile classico, preceduta da un ampio cortile e da quattro portici. Fu consacrata nel 326 ma terminata nel 350, sotto il regno di Costanzo I. Questa antica basilica accoglierà tutti i pellegrini che venivano a Roma fino al XV secolo. La prima Basilica fu un edificio a cinque navate in stile classico, preceduta da un ampio cortile e da quattro portici. Qui nell'anno 800 d.C., a Natale, Carlo Magno ricevette da Papa Leone III la corona del Sacro Romano Impero. Divenne la più bella chiesa della cristianità. Nella metà del XV secolo, tuttavia, la sua parete sud stava crollando. Si narra che il papa Niccolò V ordinò il trasporto di 2.500 carri di muratura dal Colosseo lungo il Tevere, per l'esecuzione della sua riparazione, ma nessuno inizialmente si volle assumere la responsabilità di demolire la chiesa più sacra della Cristianità.

Fu Giulio II (Papa dal 1503 al 1513) a preferire il progetto del Bramante, che comprendeva un edificio a forma di croce greca. L'architetto demolì poi il transetto della vecchia basilica e, al suo seguito, distrusse molti dei suoi resti. Giulio II e Bramante morirono a distanza di un anno l'uno dall'altro e il lavoro fu interrotto. Furono costruiti solo i pilastri centrali e gli archi della cupola.

Paolo III (Papa dal 1534 al 1549) decise di riprendere i lavori che erano stati fermati per nove anni, perché non poteva più sopportare lo stato di degrado della basilica. Il Papa si rivolse a Michelangelo nel 1546, il quale ritornò anche al piano di Bramante a forma di croce greca, di cui abbozzò lo stile. E' grazie al genio e al potere di Michelangelo che la costruzione della basilica venne finalmente rilanciata. Prima della sua morte, l'artista realizzò un modello che avrebbe permesso al suo successore di seguire i piani che aveva immaginato per la cupola; infatti, avrebbe avuto solo il tempo di costruire le colonne e il tamburo. E' il suo successore Giacomo Della Porta che continuerà il suo lavoro.

Urbano VIII (Papa dal 1623 al 1644) affidò a Gian Lorenzo Bernini,  gli ultimi ritocchi che permisero al Papa di consacrare la basilica il 18 novembre 1626, esattamente 1.300 anni dopo la consacrazione della prima basilica e si presenta in uno stile prevalentemente alto-rinascimentale e Barocco. Il Bernini costruirà anche la piazza che conduce alla basilica. Fu su ordine di Mussolini che il Via della Conciliazione fu aperto verso il Tevere, solo nel 1950, dando all'intero complesso questa prospettiva unica.

All'interno, sono presenti le opere di alcuni dei più grandi artisti italiani della storia: oltre al Bramante, Raffaello, Michelangelo, Maderno, Bernini, Canova. Nella navata di destra della prima cappella, si ammira uno dei più grandi tesori artistici di Roma, la Pietà di Michelangelo. Non lontano, è invece presente uno dei simboli più ricercati della grande chiesa cristiana, il Baldacchino di Bernini, appoggiato all'altare papale.

Nel portico del 1612, di fronte al portale principale, è situato un mosaico di Giotto (fine XIII secolo), già appartenente alla basilica originaria. Secondo la tradizione, i pellegrini si dirigono direttamente verso il pilastro a destra, davanti all'altare principale, per baciare l'alluce della statua di bronzo di San Pietro (di Arnolfo da Cambio), usanza oggi accompagnata a quella che vede gli stessi pellegrini dirigersi davanti al feretro di cristallo di Papa Giovanni XXIII, beatificato nel 2002.

Nella Sacrestia è ospitato il Museo Storico del Vaticano, mentre nei sotterranei riposano le salme dei papi, compresa quella di San Pietro, situata nella cosiddetta Necropoli Vaticana. Una curiosità. Il 23 agosto del 1991 un uomo si tolse la vita sparandosi un colpo di pistola all'interno di San Pietro; nella storia era la prima volta che accadeva. Secondo il diritto canonico questo atto di sangue di fatto annullò la consacrazione della basilica. La cerimonia di riconsacrazione si svolse nella notte stessa che seguì all'accaduto.

Piazza San Pietro

La piazza circolare davanti alla basilica è circondata da due colonnati semicircolari composti da 284 colonne e 88 pilastri in travertino. I due colonnati proseguono con due braccia coperte che li collegano alla basilica. La balaustra del colonnato è decorata con 140 statue di santi realizzate dagli allievi scultori del Bernini. Sono tutte alte 3,20 metri. Lo stemma pontificio del colonnato sono quelle di Alessandro VII (papa dal 1655 al 1667).

Al centro della piazza si erge l'obelisco di 25,31 metri che l'imperatore Caligola portò dall'Egitto nell'anno 40 d.C. Nel 1589, il Papa mise in cima una palla contenente le reliquie della Vera Croce.

Il piazzale antistante la basilica si trova in cima alla piazza e vi si accede da una scala commissionate da Paolo V. È incorniciata da due statue monumentali, a sud quella di San Pietro e a nord quella di San Paolo. In seguito, furono commissionati da Gregorio XVI per il cortile della Basilica di San Paolo fuori le Mura. La statua del principe degli apostoli è opera di Giuseppe De Fabris; Pietro tiene in mano le chiavi date da Cristo. La statua di San Paolo fu realizzata da Adamo Tadolini; il santo tiene in mano la spada con la quale morì.

La facciata

La facciata non dà l'effetto che Michelangelo aveva immaginato nei suoi disegni. Infatti, modificando la navata centrale e aggiungendo i quattro archi che conosciamo, Maderno allontanò la cupola dalla facciata e allo stesso tempo fece scomparire il suo tamburo dal campo visivo. Il secondo livello della facciata ha sette finestre. La finestra centrale, detta loggia, è una delle due finestre più famose della Città del Vaticano, insieme a quella dell'ufficio del Papa, al terzo piano del Palazzo Apostolico. È da questa finestra che il Padre si esprime urbi et orbi, "alla città e al mondo", e che dà la sua benedizione apostolica.

Il nartece

Il nartece è una sopravvivenza architettonica delle antiche basiliche romane, in un'epoca in cui catecumeni e apostati non potevano entrare in chiesa, ma potevano sentire le sue cerimonie e prediche in questo luogo esterno e comunque coperto, situato tra il cortile e la navata centrale. La porta centrale si chiama "Filatere", dal nome del suo scultore. Costruita nel XV secolo, appartiene alla vecchia basilica, anche se è stata progettato alla fine della sua storia. E' aperta solo in occasione di grandi festività.

La porta all'estrema destra è la "Porta Santa". Viene aperta solo durante gli Anni Santi, ogni venticinque anni, o in occasione di eventi speciali decisi dal Papa. Fu donata al Vaticano dai cattolici svizzeri nel 1949.

L'interno della Basilica

La navata centrale

La volta, spessa 3 metri e alta 45,50 metri, è il risultato della combinazione di tre geni architettonici. Michelangelo fu l'istigatore che elaborò il progetto di un santuario dalle linee pure e che iniziò a costruire il cuore dell'edificio, le colonne che sostenevano la cupola. Carlo Maderno è quello che estende la navata a quattro archi per farne un vascello lungo 98 metri. Il Bernini è colui che dona al tutto il suo splendore finale.

L'effetto luce è prodotto dalla grande finestra che domina le tre porte che conducono alla navata centrale e da quattro finestre laterali poste sopra i quattro archi. Attraversando la porta Filatere, si nota un cerchio di porfido, che proviene dall'antica basilica e sul quale dall'800 d.C. in poi furono incoronati ventitré re, tra cui il primo Carlo Magno.

La navata centrale termina con la statua bronzea di San Pietro, attribuita ad Arnolfo di Cambio, che si dice l'abbia fusa nel XIII secolo. La statua rappresenta Pietro, in posizione seduta. È vestito con il pallio filosofico, tiene le chiavi nella mano sinistra e dà una benedizione nella mano destra. Si siede su un trono di marmo e si trova di fronte ad un mosaico che riproduce un broccato con le insegne araldiche dei papi, tutti risalenti al XIX secolo. La statua è oggetto di una vera e propria venerazione popolare e innumerevoli folle vengono a toccarne i piedi, che, lucidati dall'usura, sono già stati sostituiti.

L'altare e la confessione di San Pietro

Il cuore della Basilica di San Pietro è la Confessione. Non si tratta di un confessionale, come potrebbe suggerire la parola, ma della tomba di Pietro che, morto martire di Cristo, confessò e affermò la sua fede con il sacrificio della sua vita. Se nel XVI secolo, secondo la tradizione, sappiamo che la tomba dell'apostolo si trova sotto la basilica, non sappiamo esattamente dove, ma la collocazione dell'altare dell'antica basilica è considerata un'indicazione. È intorno a questo altare che Bramante e Michelangelo decisero di innalzare il centro della nuova basilica.

Carlo Maderno è colui che ha creato la grotta della Confessione. La sua parte più importante è la nicchia, che contiene un mosaico del IX secolo proveniente dalla precedente basilica. E' qui che sono collocati i pallii, queste sciarpe di lana donate al metropolita della Chiesa e che, per la vicinanza della tomba di San Pietro, diventano esse stesse reliquie.

La Confessione è un superbo insieme di marmi illuminati da 89 fiamme che bruciano costantemente. La Confessione comunica con la cripta dei papi, e questa con la necropoli petrina.

Il Bernini è noto non solo per le sue colonne esterne che danno alla piazza il suo aspetto accogliente, ma anche per il baldacchino che ha costruito sopra l'altare della basilica. Questo altare proviene dal foro di Nerva; contiene, incastonato, l'altare della precedente basilica di Callisto II.

Il baldacchino è realizzato interamente in bronzo dorato e, nonostante le sue imponenti dimensioni di 28 metri di altezza, sembra aereo. Questo è il risultato di due effetti congiunti. Da un lato, il Bernini ha disegnato quattro colonne scanalate che ne alleggeriscono lo stile, e dall'altro le loro viti tirano l'occhio verso l'alto, creando un'aspirazione.

La cupola sopra l'altare e la Confessione è opera di Michelangelo, che costruì personalmente i pilastri seguendo il Bramante e terminò il tamburo. Si erge a 116 metri. Sulla trabeazione è scritta la frase fondante: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e [....] ti darò le chiavi del regno dei cieli" (Matteo 16:18-19). Ai quattro angoli dei pilastri sono collocate le statue di San Longino, Sant'Elena, San Veronica e Sant'Andrea. Sono sormontate da quattro palchi, che il Bernini ha arricchito con otto colonne che circondavano la Confessione nell'antica basilica.

In alto, all'incontro delle volte dette pendenti, sono rappresentati i quattro evangelisti su mosaici. Le sedici vene della cupola sono dedicate alla Passione di Cristo; prima vediamo i sedici papi sepolti nella basilica, sopra Cristo con la Vergine Maria, San Giuseppe, San Giovanni Battista e i dodici apostoli, poi, sopra di loro, angeli di ordini diversi. Al centro c'è una rappresentazione di Dio Padre circondato da angeli.

La cattedra di San Pietro

Tra i capolavori che il Bernini ha moltiplicato nella basilica, la cappella absidale è un elemento di rara bellezza. È la famosa cornice del pulpito di San Pietro. Nel 1656, Alessandro VII chiese all'architetto di costruire un monumento che ingrandisse la sede apostolica di Pietro, di cui i papi furono i successori. Il Bernini compose poi un nuovo insieme in bronzo e bronzo dorato, che si può ammirare dietro l'altare della Confessione. E' una cattedra inserita in una cattedra, progettata da Gian Lorenzo Bernini, ma messa in opera dal fratello Luigi, tra il 1656 e il 1666. Un lavoro di dieci anni che richiese l'impiego di 21.961 libbre di bronzo e costò la somma considerevole di 107.551 scudi. La venerazione della Cattedra di San Pietro era dovuta al fatto che, secondo la tradizione, da quel pulpito il principe degli apostoli di Gesù avesse fondato, il 18 gennaio del '42 d.C, pochi anni dopo la morte di Cristo, l'episcopato romano. La cattedra è una semplice sedia in legno di acacia, alta solo 136 centimetri, larga 85 e profonda 65, anche se è rinforzata di un' armatura di quercia sovrapposta nel secolo XII, quando la cattedra cominciò a dare i primi segni di decadenza, per la sua fragilità e per gli intacchi fatti dai cacciatori di reliquie.

Fin dal principio apparve strano il bassorilievo inciso sulla fronte della sedia in 18 piccole formelle d'avorio disposte su tre file e raffiguranti le fatiche di Ercole, cosa che nulla avevano a che fare con lo spirito apostolico di una cattedra episcopale o con la vita di Pietro. A quel punto si ritenne, al tempo di quando ci lavorò Bernini, che la cattedra fosse un'originaria sedia curule del tempo dell'imperatore Claudio, che la primitiva comunità cristiana di Roma donò appunto a Pietro.

Nel 1867 Pio IX nell'anniversario del martirio di San Pietro volle che la cattedra fosse esposta per un anno alla venerazione dei fedeli sull'altare della Cappella Gregoriana della Basilica. In quell'occasione, il gesuità Raffaele Garrucci e lo studioso Giovanni Battista de Rossi, entrambi archeologi, ritennero che la cattedra fosse formata da due distinte sedie inserite l'una nell'altra; sulla traversa superiore della spalliera si scoprì un ritratto di sovrano che fu giudicato simile a Carlo il Calvo, e lo collegarono al pannello eburneo ritenuto proprio del seggio di San Pietro, proveniente da un altro mobile del primo secolo d.C. e utilizzato in epoca più tarda nel sedile.

Infine, tra il 1968 e il 1974 una commissione di esperti, presieduta da monsignor Michele Maccarone, smentì sia l'origine pagana della cattedra, ma anche la sacralità della reliquia in riferimento a san Pietro. Gli studiosi hanno rivelato innanzitutto che il seggio è uno solo e quello esterno è una semplice gabbia; inoltre questa cattedra è in realtà un trono regale di età carolingia, come indica il ritratto di Carlo il Calvo, e anche il pannello eburneo era di quel periodo. Carlo l'avrebbe portato con sé a Roma per la sua incoronazione imperiale del 25 dicembre 875 (circostanza poco credibile), regalandolo poi al papa Giovanni VIII. In ogni caso è crollato un mito. La cattedra, se pure fu utilizzata dai papi dal IX secolo in poi, è quasi certo che non fu mai usata da San Pietro.

In ogni caso, il retro della cattedra di Pietro è un'altra versione della scena dove Cristo è visto alla presenza di un Pietro più giovane, pastore di anime in mezzo alle pecore, il suo gregge. Il pulpito stesso è sostenuto da quattro padri e dottori della Chiesa, Sant'Ambrogio con una mitra e Sant'Atanasio a sinistra, Sant'Agostino con una mitra e San Giovanni Crisostomo a destra.

Il pulpito è circondato da una maestosa gloria il cui centro di fuoco è costituito da una vetrata dorata con al suo interno la colomba dello Spirito Santo. La gloria della luce è circondata da nuvole di angeli in stucco paffuto e callipigeni, e i raggi di luce sgorgano verso la sommità dell'abside sotto forma di scultura in bronzo dorato. La trabeazione dell'abside dichiara sia in latino che in greco: "O pastore della Chiesa, nutri gli agnelli e le pecore di Cristo. "

La navata destra, il camminamento di Michelangelo e il braccio destro del transetto

La Pietà è esposta nella cappella di destra. Questa è la terza scultura che Michelangelo scolpì, all'età di 23 anni, per conto dell'Abate di Saint-Denis, ambasciatore del Re di Francia presso il Papa nel 1498, che la destinò alla Chiesa di Santa Petronilla in Vaticano.

La giovane artista rappresentava la Vergine Maria come una donna appena più grande di Cristo, suo figlio, che porta tra le braccia morte. Lei è seduta e Gesù riposa sulle sue gambe, il suo sudario che si fonde con il drappeggio della tunica di Maria. Cristo sembra luce a Maria; Michelangelo voleva dimostrare che la Vergine aveva superato la pena di morte del figlio. Il gesto della mano sinistra della Vergine è toccante: la lascia aperta per mostrare il suo consenso alla volontà di Dio. Questo gesto riecheggia, con la posizione leggermente inclinata in avanti della testa di Maria, le rappresentazioni dell'Annunciazione, dove la Madre di Dio accoglie già la sua vocazione. Il suo volto riflette la serenità della fede senza la quale il suo volto sarebbe bagnato di lacrime. Maria è forte, ma senza la convinzione che suo figlio è risorto, le sue braccia fallirebbero e Cristo cadrebbe a terra. Ma la sua fede è grande e la mano destra di Maria tiene bene il corpo di Gesù. E' una scultura eccezionale che esalta la fede. L'artista ha firmato la sua opera sulla cintura della Vergine.

Il secondo arco ospita, a sinistra, il monumento funebre di Innocenzo XII di Filippo della Valle, circondato da Carità e Giustizia. Sulla destra si può ammirare il monumento funebre della contessa Matilde di Canossa del Bernini. Papa Urbano VIII volle rendere omaggio a questa donna che era riuscita a far piegare l'imperatore Enrico IV e chiese al Papa di revocare la scomunica.

La cappella laterale è quella del Santissimo Sacramento. La sua griglia è opera di Francesco Borromini e gli stucchi sono stati disegnati da Giovan Battista Ricci. L'altare è anche una composizione del Bernini; è sormontato da un maestoso tabernacolo la cui forma è un omaggio al Bramante.

Entriamo nella basilica come Michelangelo, dopo Bramante, l'aveva immaginata: una croce greca con al centro la Confessione, circondata da quattro monumentali pilastri che circondano completamente un camminamento quadrato. Questa passerella destra dà accesso al braccio destro del transetto e prosegue oltre. La prima campata ospita l'altare di San Girolamo e l'urna di Giovanni XXIII. Il corpo dell'altare contiene il corpo del papa defunto.

La navata sinistra, il camminamento di Michelangelo e il braccio sinistro del transetto

Quando è aperto, è possibile passare dal nartece alla prima basilica a sinistra attraverso la Porta della Morte. Questa è sormontata da una cupola ovale il cui tema è il battesimo.

Si raggiunge quindi la cappella del battistero. Alla fine, Carlo Fontana riutilizza una grande vasca in porfido antico che trasforma in fonte battesimale. Sopra queste fonti si trova un mosaico che rappresenta il battesimo di Gesù. A sinistra e a destra si trovano due mosaici, uno raffigurante San Pietro che battezza San Processo e San Martiniano, l'altro San Pietro che battezza il centurione Cornelio.

Il secondo arco ospita, sulla destra, il monumento funebre di Innocenzo VIII proveniente dall'antica basilica. E' ad Antonio del Pollaiolo che dobbiamo questo monumento in bronzo dorato incastonato nel pilastro. Vediamo il Papa seduto sul suo trono, con la tiara sulla testa e sdraiato sul letto di morte. È circondata dalle quattro virtù cardinali e dalle tre virtù teologali.

La cappella del coro è la controparte della cappella del Santissimo Sacramento situata nella navata destra. Accoglie il clero della basilica. Contiene anche reliquie dei corpi di San Francesco d'Assisi e di Sant'Antonio da Padova. Il Bernini progettò gli stalli del coro e i cantanti sono collocati nelle quattro tribune che circondano le due parti dell'd'organo. La volta è una combinazione di disegni della Porta e stucchi del Ricci.

Arriviamo quindi al braccio sinistro del transetto. L'altare del centro è dedicato a San Giuseppe. Originariamente era dedicato ai santi Simone e Giuda, le cui reliquie sono conservate sull'altare, ma Giovanni XXIII, il cui primo nome di battesimo era Giuseppe, tendeva a dare al padre adottivo di Gesù un posto che la Chiesa non gli aveva ancora dato.

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