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 Basilica di Sant'Andrea a MantovaEretta tra il XV e il XVIII secolo su due preesistenti costruzioni religiose, la basilica sorge in Piazza Mantegna nel luogo in cui, secondo la tradizione, San Longino nascose la terra intrisa del sangue di Cristo. La leggenda racconta che il milite romano Longino, dopo aver trafitto con la spada il costato di Cristo in croce, raccolse della terra intrisa del prezioso sangue, che nascose poi a Mantova. Nell’806 furono ritrovati i vasi contenenti la reliquia e sul luogo del ritrovamento, adiacente ad un monastero benedettino, fu eretta una chiesa dedicata all’Apostolo Andrea. Nel 1470 Ludovico II Gonzaga incarica Leon Battista Alberti, trattatista e architetto rinascimentale, di progettare una basilica degna di accogliere i vasi. La realizzazione però non fu seguita dall’artista, deceduto poco prima che il cantiere venisse aperto. La direzione dei lavori fu perciò affidata a Luca Fancelli, il quale cercò di rispettare scrupolosamente il progetto iniziale. Le evidenti incongruenze stilistiche del complesso, che non ne pregiudicano comunque la maestosità, sono frutto delle successive fasi di costruzione avvenute a più riprese. La facciata, ultimata nel 1488 sotto la direzione del Fancelli, è caratterizzata da elementi architettonici classici. Un grande arco trionfale di ispirazione romana, sormontato da un timpano triangolare e ornato da lesene, funge da accesso alla basilica. Il vestibolo è decorato con motivi vegetali. Il campanile, preesistente al progetto dell’Alberti e databile intorno ai primi del ‘400, è costruito in cotto e si eleva secondo un gioco di sovrapposizione di elementi geometrici diversi: la base quadrangolare è sormontata da un prisma ottagonale che termina in una guglia conica. L’interno si sviluppa in un unico ampio ambiente lungo 103 metri, largo 19 e alto 28. La pianta a croce latina è costituita da un’unica navata intersecata perpendicolarmente dal transetto. Sui lati della navata si aprono cappelle a pianta quadrata voltate a botte, che si alternano a cappelle più piccole con copertura a cupola. Gli affreschi della navata (VIII secolo), che riportano episodi tratti dalla Bibbia realizzati seguendo il disegno di Paolo Bozzo, appesantiscono notevolmente l’arioso spazio quattrocentesco. La prima cappella che si incontra sul lato sinistro è detta di San Giovanni Battista, perché decorata con tre tele di scuola mantegnesca che descrivono momenti della vita del Santo. La cappella è soprattutto nota per essere il luogo di sepoltura di Andrea Mantegna, il pittore della Camera degli Sposi (Palazzo Ducale) che morì a Mantova nel 1506. Procedendo verso il fondo della chiesa troviamo la seconda cappella di cui è notevole una pala d’altare di Lorenzo Costa il Vecchio, la Madonna in trono e santi (1525). La terza cappella accoglie il monumento funebre alla famiglia Boccamaggiore, mentre la quarta cappella, detta dell’Immacolata, è arricchita dai dipinti di Lorenzo costa il Giovane (Adorazione dei pastori e Adorazione dei Magi). La sesta cappella conserva una pala di Fermo Ghisoni del XVI secolo (Crocifisso). Il transetto e le cappelle adiacenti accolgono i monumenti funebri e i mausolei di ricche famiglie e noti personaggi, tra i quali ricordiamo la tomba del filosofo Pietro Pomponazzi. Il lato sinistro del transetto comunica con la retrostante piazza Leon Battista Alberti dalla quale è visibile la parte della basilica, i cui volumi emergono dalla sovrapposizione dei mattoni. Qui si possono ancora vedere gli archi del chiostro del monastero benedettino che affiancava la chiesa. L’altare maggiore, disegnato dal Pozzo e costruito nei primi anni del XIX secolo, è affiancato da una statua raffigurante il Duca Guglielmo Gonzaga in preghiera di fattura cinquecentesca. La prima cappella del lato destro è un battistero privo di decorazione, nel quale sono presenti tre tondi con affreschi staccati, attribuiti ad Andrea Mantegna e al Correggio. Della seconda cappella, dedicata a Sant’Antonio, è notevole la pala d’altare ottocentesca del pittore mantovano Arrivabene (Sant’Antonio rimprovera Ezzelino da Romano). Le pareti della cappella furono affrescate da Benedetto Pagni, pittore proveniente dalla scuola di Giulio Romano (l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso). La terza cappella presenta affreschi di Rinaldo Mantovano con scene tratte dalla vita di San Sebastiano, mentre l’altare è arricchito da una pala del ‘400 di scuola lombarda con una Madonna in trono. La quarta cappella fu dipinta dall’Andreasino verso la fine del ‘500; notevole è l’Annunciazione posta alla base dell’altare, sotto la statua della Vergine. La sesta cappella fu affrescata su disegno di Giulio Romano da Rinaldo Mantovano, allievo proveniente dalla sua scuola (Crocefissione, Rinvenimento del Preziosissimo Sangue e Natività). La copertura fu realizzata da Filippo Juvarra tra il 1732 e il 1765, stravolgendo completamente i progetti originali, ma dando alla chiesa una grandiosa cupola, che raggiunge all’apice della lanterna gli 80 metri d’altezza. La decorazione che si sviluppa tra le dodici grandi finestre della cupola è tratta dalla leggenda di San Longino, mentre le quattro statue sistemate nelle nicchie impersonano Fede, Speranza, Carità e Religione. La cripta posta sotto la basilica accoglie i Sacri Vasi contenenti il Sangue di Cristo, che durante il Venerdì Santo vengono portati in processione per le vie del centro cittadino. L’ambiente, la cui pianta è a croce greca, fu costruito da Antonio Maria Viani nel XVI secolo.


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