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Cattedrale di San Martino a Lucca

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Cattedrale di San Martino a Lucca - Duomo di San Martino

 

La Cattedrale di Lucca, dedicata a  San Martino, è una delle chiese più interessanti e antiche di tutta la Toscana. Al suo interno sono custodite opere d'arte e religiose di notevole importanza. Vale la pena visitarla innanzitutto perché custodisce due simboli della città: il Volto Santo, un grande Cristo "nero", una delle reliquie più importanti della fede cattolica, custodito in una teca ottagonale che è anch'essa un'opera d'arte e il famoso Monumento funebre a Ilaria del Carretto, opera di Jacopo della Quercia. Ci sono poi l'Ultima Cena del Tintoretto, dipinti del Ghirlandaio, di Fra' Bartolomeo, Filippino Lippi, del Bronzino e diversi altri. Si paga per entrare, ma il biglietto non è costoso e vale la pena visitarla!

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Inteno Cattedrale di San Martino a LuccaLa cattedrale si pone ai limiti di quella che era la Lucca romana. Precedentemente, la sede vescovile della città, si trovava in quella che è l'attuale Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata.

Non si dovette attendere molto affinché venisse avviata la costruzione di un nuovo e più grande edificio religioso, vista la crescita di importanza di Lucca, che intanto era diventata la capitale del longobardo Ducato di Tuscia. Quel che è noto è che agli inizi del VIII secolo il titolo di cattedrale venne trasferito all'edificio dedicato a San Martino e alla vicina chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, rimase solo il privilegio del battistero. Nello stesso periodo, a conferma del nuovo status quo, a San Martino arrivarono anche le reliquie di San Regolo, vescovo africano e "protettore benemerito" della città, tutt'oggi conservate nella cattedrale.

Particolare Atrio CattedraleLe fondamenta della Chiesa di San Martino, risalgono al VI secolo, probabilmente sorte per volere dello stesso San Frediano, il monaco irlandese santo patrono di Lucca, ritiratosi ad eremita nei vicini monti pisani, assunto a vescovo per volere dei cittadini e per il quale venne costruita anche la Basilica di San Frediano (vedi apposita sezione dedicata). Il vescovo Anselmo da Baggio poi papa Alessandro II, la ricostruì dalle fondamenta in una struttura a cinque navate, consacrandola solennemente nel 1070 alla presenza di 22 vescovi e della contessa Matilde di Canossa, una delle più potenti donne della storia italiana, che governava la Marca di Tuscia (erede del ducato longobardo) di cui Lucca era allora una delle città più importanti. Dopo la morte di Matilda, il comune diventerà autonomo nel 1119.

Soffitto interno cattedraleAnche di questa fase però, resta poco, se non qualche testimonianza nel Museo del Duomo, adiacente, tra cui un busto raffigurante lo stesso papa. Circa tre secoli dopo le navate furono ridotte a tre e la chiesa divenne a croce latina, culmine di un rifacimento stilistico durato diverso tempo e per il quale fu costituita un'apposita confraternita, l'Opera del Frontespizio, poi confluita nel XII secolo nell'Opera di Santa Croce. Ancora prima, nel XII secolo, la facciata venne completata con il portico a tre arcate e la serie di loggette con le colonnine multiformi. La figura che, nella facciata, si nota con una pergamena in mano datata 1204 è opera di Guidetto da Como, figlio di Guido e uno dei Magistri cumacini (maestri comacini), degli artigiani edili provenienti dall'alta Lombardia.

Nel periodo che va dal 1233 al 1257 si portarono avanti i lavori nell'atrio alla decorazione del muro di facciata ed ai portali; mentre l'abside, con le due cappelle di testata delle navate e il transetto nord, venne iniziato nel 1308, ampliando considerevolmente verso est la precedente costruzione.

Organo Cattedrale di San Martino a LuccaNel 1372, partendo dalla zona absidale rivelatasi pericolosamente instabile, si intraprese, dopo un consulto con alcuni fra i maggiori architetti dell'epoca, fra cui Simone di Francesco Talenti, già autore della Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria a Firenze, un generale rinnovamento dell'interno, che venne ristrutturato a tre navate. L'adozione delle volte a crociera in luogo della copertura a capriate comportò la sostituzione delle colonne monolitiche con pilastri cruciformi e la costruzione di contrafforti sulle fiancate.

Finalmente si arrivò alla conclusione dei lavori nel secolo XV con la decorazione esterna della navata centrale e, all'interno, con l'esecuzione delle trifore del matroneo. Vennero aggiunte in seguito solo le due cappelle ai lati delle tribune: quella a sud, la Cappella del Sacramento costruita nella prima metà del '500 da Vincenzo Civitali; l'altra, la Cappella del Santuario, da Muzio Oddi da Urbino, un secolo dopo. Va detto, che nonostante il lungo arco di tempo in cui fu costruita, e quindi il sovrapporsi del gusto di epoche, maestranze e personalità assai diverse, non hanno tuttavia prodotto nella fabbrica del Duomo gravi disarmonie.

Organo Cattedrale di San Martino a LuccaLa vivacità usuale del centro cittadino di Lucca la vive tuttavia, se così si può dire, particolarmente la Chiesa di San Michele in foro), mentre il Duomo è situato invece in una parte più tranquilla, a ridosso delle mura di Lucca, verso sud, ed esattamente nella parte opposta della città rispetto alla Basilica. Equidistanti dal Duomo sono anche l'Orto Botanico di Lucca e la Piazza Napoleone cuore della città, davanti al Palazzo Ducale (e sede ogni anno del Lucca Summer Festival).

Particolare - prosettp laterale Cattedrale di San Martino a LuccaSe si arriva in treno, la cattedrale è, dopo le mura, il primo monumento storico che s'incontra. Dalla stazione dei treni si può difatti attraversare le mura e ci si ritrova a scendere nel giardino sul retro della cattedrale, nel quale si trova l'abside.

In Piazza San Martino ci si arriva comunque sempre da un dedalo di vie e viuzze del centro. Ad affiancare piazza San Martino vi è Piazza Antelminelli, riconoscibile per la fontana circolare posta al suo centro, opera del grande architetto lucchese Nottolini.

 

La facciata

Statua di San Martino in facciata CattedralePrima ancora di raccontare dell'interno, merita una prima menzione la facciata del Duomo di Lucca, la parte più antica dell'edificio, la sola parte autenticamente romanica dell'edificio, ma con influenze per così dire "nordiche", ed è anche la parte più originale e significativa. Fino ad allora il romanico lucchese era stato caratterizzato dalla lineare purezza dell'insieme architettonico, quasi privo ornamenti (come ad esempio si può vedere nella Chiesa di Sant'Alessandro o la parte più antica della Basilica di San Frediano). Inoltre, l'atrio con quelle tre potenti arcate aveva pochi precedenti, come soluzione edilizia, nell'architettura dell'epoca.

Come per quella di San Michele in foro, anche quella del Duomo risulta ricca di insolite caratteristiche: è fortemente asimmetrica, fatto sempre piuttosto raro e strano nelle chiese, in quanto innalzate alla perfezione divina (si noterà infatti come delle tre arcate, quella di destra è più stretta rispetto alle altre due); è riccamente decorata e scolpita, si noteranno scene raffiguranti il 'martirio di San Regolo' (lunetta del portale di destra), la 'Deposizione' (opera di Nicola Pisano) nella lunetta del portale di sinistra, e l'Ascensione di Cristo' nella lunetta del portale centrale.

Facciata Cattedrale di San Martino a LuccaFu costruita sul limite di un portico preesistente ed appoggiata alla vecchia facciata dell'edificio del vescovo Anselmo, per mezzo di due archi sopra la volta dell'atrio. Al di sopra di questo rimase quindi un'intercapedine, che venne aperta verso l'interno. Verso la metà del secolo XII le arcate del portico erano già compiute. Più tarda la parte superiore: un'iscrizione (sul cartiglio retta da una figura maschile nell'ultima colonnina verso il campanile della prima loggetta) attesta che Guidetto da Como vi aveva compiuto la sua opera nel 1204 (aveva già lavorato a Lucca nel Monastero di San Ponziano oggi parte degli uffici e della biblioteca dell'IMT e parte della scuola media Carducci) occupandosi soprattutto dei capitelli del chiostro decorati con temi presi dalla natura e dalla fauna.

Prospetto laterale . Cattedrale di San Martino a LuccaL'opera, di grande forza inventiva, rivela chiaramente la formazione padana dell'artefice. Ma nella complessa decorazione scultorea compare, soprattutto nel terzo pilastro da sinistra, oltre alla mano del maestro lombardo, quella di un'altro artista di cultura pugliese, permeata da motivi bizantini. Se siete stati a Pisa e siete appassionati di queste cose, noterete che la parte superiore richiama il Duomo di Pisa. Tuttavia l'architetto, Guidetto da Como, pur riprendendo lo schema degli ordini sovrapposti di loggette se ne allontanò stilisticamente, pervenendo a un risultato espressivo del tutto diverso. La geometrica chiarezza della facciata pisana di Rainaldo, i cui fregi, sculture ed intarsi sottolineano simmetricamente le linee architettoniche, è qui superato e sconvolto dal prorompente vigore plastico e di colore delle maestranze lombarde.

Particolare delle coloninne facciata - Cattedrale di San Martino a LuccaSi notino anche le loggette sostenute da colonnine e da colonne ofitiche e cioè annodate (tipiche dell'architettura longobarda e di quella cistercense, e in senso più stretto ad ampio uso nell'arte comacina, seguita dal Guidetto). Al lato destro della facciata si nota anche la copia della Statua a cavallo di San Martino che divide il suo mantello con un povero (il famoso santo di Tours, nell'atto di condividere il suo prezioso mantello con un povero), l'originale del 1233 è custodita all'interno del duomo: viene da pensare al cavaliere di Bamberga, presente nella cattedrale di questa città della Germania (si veda la guida di Bamberga, per maggiori informazioni). Delle statue che avrebbero dovuto accogliere le mensole che sporgono in basso a diverso livello fu l'unica eseguita o pervenuta fino a noi. L'opera, nel corso del tempo ha dato luogo a diverse interpretazioni nella critica, con attribuzioni che spaziavano dal XII fino al XIV e anche al XV secolo. Oggi è generalmente riconosciuta come appartenente a un artista di cultura bizantina della prima metà del secolo XIII.

Esterno con abside - Cattedrale di LuccaLa tarsia figurativa bianca e verde (la tarsia è una sorta di mosaico, o intarsio, ottenuto accostando sottili lastre di marmo o lignee), stemmi, rosette, soggetti zoomorfì o vegetali, che secondo la tradizione popolare richiamano analoghi motivi delle sete lucchesi dell'epoca, si espande liberamente su tutte le superfici, mentre la decorazione scultorea si addensa sui capitelli, sulle cornici, sulle mensole, affollandole di draghi, sirene, leoni, di lotte di fiere e di uomini. La fantasia dei maestri lombardi si mostra evidente nella estrema diversificazione dei fusti delle colonne: alcuni interamente scolpiti, altri a spirale o sorgenti dalla bocca di un drago, altri ancora formati da quattro colonnine annodate, i più semplici ornati da tarsie a scacchiera o a spina di pesce.

Tornado sulla asimmetria della facciata, pare certo che gli architetti romanici dovettero tener conto della preesistente torre campanaria oltretutto le costruzioni un tempo presenti nella Piazza San Martino, dovevano ridurre l'effetto dell'asimmetria stessa.

L'Atrio

Labirinto Cattedrale di San Martino a LuccaL'Atrio è costituito da sette arcate cieche separate da leoni aggettanti, in cui si inseriscono i tre portali. Poco più in basso, nell'entrata laterale e sotto l'arcata più stretta della facciata, desta curiosità un grande labirinto intarsiato, nel cui centro si scorge una figura consumata dal tempo. A circondare il disegno queste parole in latino, verosimilmente tradotte: "Questo è il labirinto costruito da Dedalo cretese dal quale nessuno che vi entrò poté uscire eccetto Teseo aiutato dal filo d’Arianna". Molti riferiscono il labirinto di Lucca come frutto del mistero, ma in effetti va ricordato che la città si trovava nel bel mezzo della Via Francigena, lungo la quale i labirinti di certo non mancano (tanto da essere anche definita Via dei labirinti): li troviamo infatti molto concentrati lungo il percorso che da Pavia arriva fino a Lucca, passando anche per Piacenza e Pontremoli.

Cattedrale di San Martino a LuccaA Lucca il pellegrino arrivava per veder il Volto Santo e possibilmente proseguiva verso Roma, o viceversa, verso Santiago de Compostela. Certo si sa, il labirinto affascina i cultori del simbolismo più misterioso e può essere oggetto di numerose interpretazioni tutte piuttosto coerenti (si noterà la similitudine del labirinto di Lucca con quelli della Cattedrale di Chartres in Francia e con il labirinto di Alatri in provincia di Frosinone); di certo rimanda nell’immediatezza ad un percorso intricato e difficile da superare e che re-interpretato in senso cristiano si trasforma nell’allegoria del percorso tortuoso che deve portare alla salvezza dell’anima. Non è questo forse l'intento di ciascun pellegrino nel raggiungimento della propria meta?

Le superfici sono spartite a intervalli regolari da fasce di marmo verde e rosso: nei riquadri si trovano una serie di preziose tarsie, un medaglione romano del IV secolo, raffigurante un imperatore, un altro rinascimentale, che è il ritratto dell'umanista Giovan Pietro d'Avenza, che il Comune di Lucca contese a Venezia per l'insegnamento e la cui tomba si trova all'interno; e ai lati della porta di sinistra, due lapidi riprese in trascrizione duecentesca dalla vecchia facciata; la prima celebra  la ricostruzione della chiesa compiuta dal vescovo Anselmo (papa Alessandro II); l'altra, del 1111, ricorda il giuramento di onestà dei cambia valute che avevano i loro banchi nell'atrio (ricordiamo che Lucca era metà di numerosi pellegrini per il Volto Santo e terra intermedia verso Roma sulla via Francigena). All'angolo tra via del molinetto e vicolo del Chiostro si trovava un ostello per pellegrini (Hospitale).

Interno Torre Campanaria - Cattedrale di LuccaPiù in alto, in pannelli disposti simmetricamente, le Storie di San Martino e la figurazione dei Mesi. Non è possibile identificare con sicurezza gli artisti, di eccezionale personalità, che qui hanno operato. Tra i nomi che ci forniscono i documenti spiccano quelli di Maestro Lombardo (forse figlio di Guidetto da Como) e di Guido Bigarelli. A quest'ultimo, che ha lasciato diverse opere anche a Pisa (fonte battesimale del battistero) e Pistoia (pergamo nella chiesa di San Bartolomeo in Pantano). A quest'ultimo vengono assegnati il disegno architettonico generale, la decorazione dei portali, l'architrave della porta maggiore (Maria e gli Apostoli) ed i sovrastanti simboli degli Evangelisti (l'Aquila e l'Angelo). A Maestro Lombardo sono attribuiti: l'architrave della porta destra (San Regolo disputa con i Goti ariani) e, nella lunetta, il bellissimo "Martirio di San Regolo"; la lunetta della porta centrale (Cristo ascendente tra due angeli); i rilievi delle "Storie di San Martino", ai lati della porta maggiore; e, al di sotto di questi, le figurazioni dei Mesi, con i segni dello Zodiaco inseriti nell'imposta dagli architetti.

Un'altra presenza si manifesta nell'Atrio, quella di Nicola Pisano, cui sono concordemente attribuiti l'architrave della porta di sinistra (Annunciazione, Natività e l'Adorazione dei Magi) e la splendida "Deposizione" della lunetta. Sarebbe questa la prima opera conosciuta di Nicola, da poco arrivato in Toscana dalla Puglia (era nativo di Foggia) e mentre stava lavorando nello stesso periodo anche al Duomo di Siena. Sopra l'arco minore che guarda verso Piazza Antelminelli si vede la testa di un personaggio con la mitra, all'interno, e all'esterno un busto femminile: secondo la tradizione raffigurerebbero papa Alessandro II e la contessa Matilde di Canossa.

Provate a pensare per un attimo a tutte le persone che nei secoli hanno varcato i portomi di questo luogo, rimanendone ogni volta colpiti dalla sua bellezza "divina". Un episodio storico importante fu l'incontro che si tenne nella cattedrale tra il papa Paolo III e l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V nel 1541 (in una visita alla città che durò 10 giorni).
 

L'interno della cattedrale

Ultima cena di Jacopo TintorettoUna volta all'interno della cattedrale si è sopraffatti da un senso di ampio spazio e marcato verticalismo. La pianta è a croce latina e divisa in tre navate, le atmosfere sono gotiche e arricchite da elementi romanici. Si noterà la differente altezza tra la navata centrale e quelle laterali, altro esempio caratteristico di questa chiesa. Alle pareti di quelle laterali si incontrano vari dipinti, tra cui l'Ultima cena di Jacopo Tintoretto (1518-1594).  Quest'ultimo capolavoro è di una bellezza sorprendente. Tintoretto dipinse questo tema alla fine della sua carriera artistica e della sua vita. Dipinse lo stesso tema altre volte, ma quest'ultima "Ultima Cena" è qualcosa di diverso. L'artista utilizza una tela grande, con l'intento di utilizzare una prospettiva completamente nuova e lontana diversa dai canoni tradizionali; i dodici apostoli sono seduti attorno alla tavola messa in obliquo, sulla quale sono appoggiati diversi oggetti per la cena, tra cui spicca il vino ed il pane, gli elementi dell’Eucarestia.

Ma c'è qualcosa di inconsueto per un tema del genere: una misteriosa donna che sta in primo piano, sul lato sinistro della scena, è intenta ad allattare un bambino al seno. Si tratta di un personaggio simbolico che collega 2 tipi di nutrimento: quello materiale e quello spirituale, ovvero i 2 livelli che si uniscono nell’Ultima Cena di Cristo. Come in altre opere dello stesso tema, Tintoretto ritrae sia il momento dell'Eucaristia, sia il momento in cui Cristo annuncia la presenza di un traditore tra gli apostoli. Questo si può vedere dalle reazioni concitate dei discepoli increduli. Cristo è al centro della scena con un’aureola luminosa e forte che sembra quasi che stia per aprire un varco verso il paradiso.

Ultima cena di Jacopo TintorettoCome accennato l'interno della Cattedrale di San Martino, venne interamente ricostruito dal 1372 alla fine del secolo successivo. Il gusto gotico non fu molto sentito a Lucca, dove si cercò in genere di conciliare le nuove tendenze con la forte ed ancora prevalente tradizione costruttiva romanica. Per dare un'idea, l'ultima grande cattedrale gotico, il Duomo di Milano venne iniziato nel 1386, ma le grandi cattedrali gotiche del nord Europa, francesi in particolare,  che erano state costruite quasi 200 anni prima, come la Cattedrale di Chartres, Cattedrale di Notre Dame, a Parigi.

Anche nella Cattedrale di San Martino, che pure è l'unica chiesa lucchese dell'epoca con copertura a volta (tutte le altre, anche se di grandi dimensioni, hanno la copertura a capriate), lo slancio dei pilastri cruciformi e il verticalismo della navata centrale sono attenuati dall'adozione dell'arco a tutto sesto. Alla fase più tarda del gotico internazionale sono da riferirsi le eleganti trifore archiacute del matroneo, cioè il loggiato interno che corre al disopra delle navate, che continuano, aperte sul vuoto, anche nel muro sopra i pilastri divisori del transetto. Pur nel compromesso stilistico, l'insieme è allo stesso tempo suggestivo ed imponente.

Proseguendo con le opere d'arte, all'interno della cattedrale, oltre alle già citate si segnalato le acquasantiere, presso i due primi pilastri, sono opera di Matteo Civitali (1498), cui si deve pure l'ideazione del pavimento. Formato da riquadri di marmo bianco listato di verde, al centro dei quali si trovano geometrici intarsi policromi.

Poco più oltre si apre l'ingresso della Sacrestia ricostruita sul finire del secolo XIV e compiuta nel 1404. Gli splendidi capitelli dei semi pilastri rivelano la mano di Jacopo della Quercia, assai attivo in quegli anni nei lavori del Duomo. Al suo interno è stato collocato il celebre sarcofago di Ilaria del Carretto, di cui parleremo tra breve.

Il bassorilievo dell'altare di Sant'Agnello, con la figura del Santo, è opera di Antonio Pardini da Pietrasanta. Dobbiamo un cenno a questo punto alla decorazione esterna della parte alta dell'abside, del transetto e della navata centrale, a cui lavorarono a lungo, insieme a diversi altri, lo stesso Antonio Pardini (con funzioni direttive dal 1395 al 1419) e Jacopo della Quercia: queste sculture, in particolare le teste umane delle imposte degli archi, finamente studiate da vicino, si sono rivelate di eccezionale importanza.

Madonna in trono fra quattro Santi - GhirlandaioLa tavola dell'altare di Sant'Agnello Madonna in trono fra quattro Santi è di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio (1449-1494), uno dei protagonisti del Rinascimento a Firenze all'epoca di Lorenzo il Magnifico. Al suo allievo Bartolomeo di Giovanni si devono le libere e fantasiose scene della predella. La lunetta posta a coronamento Cristo morto sorretto da Nicodemo sul sepolcro è attribuita alla bottega di Filippino Lippi.

Sempre nella sacrestia si trova un dipinto raffigurante San Girolamo, da alcuni attribuita al Guercino e da altri a Paolo Biancucci, un'altra tavola rappresentante una Natività del '400 e una tavola di Jacopo Ligozi del '500 del quale si trova una Visita di Maria a Santa Elisabetta del 1506 sull'altare posto dietro al tempietto del Volto Santo. Usciti dalla Sacrestia si raggiunge il transetto destro dove si trovano diverse opere del lucchese Matteo Civitali, grande scultore ingiustamente trascurato dalla critica, forse perché operò in ambiente periferico, ma pienamente partecipe della cultura figurativa del suo tempo.

Il monumento sepolcrale di Pietro da Noceto, (un importante notabile e diplomatico vaticano, segretario di Tommaso Parentucelli, futuro papa Niccolò V; partecipò per esempio alla ristretta delegazione che firmò la pace di Arras, che pose fine alla Guerra dei 100 anni), appoggiato sulla parete ovest, è la prima opera documentata di Matteo Civitali, del 1472 (aveva allora trentasei anni) ed una delle più belle: fu stimata da Antonio Rossellino 450 ducati d'oro.

Sulla parete sud è il più severo monumento funebre del mecenate Domenico Bertini, (importantissimo diplomatico lucchese e pontificio e mecenate anche della cattedrale) anch'esso di singolare interesse (1479).  Per dirvi quanto fosse importante Bertini come mecenate, secondo alcuni studiosi si deve attribuire a lui, anche la preziosa pala conservata in San Jacopo di Gallicano, paese natale del committente che lo stesso avrebbe ordinato al suo coetaneo Luca della Robbia in epoca imprecisata.


Negli anni immediatamente precedenti Civitali  scolpì i due bellissimi angeli adoranti che si trovano nella adiacente Cappella del Sacramento: facevano parte di un altare andato purtroppo smembrato (il ciborio è probabilmente da identificarsi con quello, firmato, del Victoria and Albert Museum di Londra).  Infine, in cima alla navata, il grande dossale dell'altare di San Regolo del 1484 (per dossale si intende un oggetto artistico destinato alla parte posteriore dell'altare).

Sull'altare maggiore è stato sistemato un trittico del XIV secolo su fondo oro Madonna fra angeli e Santi. Traversato il presbiterio, si raggiunge la navata sinistra, nella cui testata si trova l'altare della Libertà, eseguito dal Giambologna nel tra il 1577 e il 1579. Dello stesso artista dovrebbe essere anche la bella e notissima statua centrale del Cristo risorto, mentre ad aiuti sono da attribuire quelle laterali dei Santi protettori Pietro e Paolino.

Nella predella è scolpita in bassissimo rilievo una veduta di Lucca cinquecentesca con la nuova cinta di mura. L'altare fu voluto dai lucchesi per celebrare la libertà recuperata nel 1369 e poi costan-temente mantenuta. Nella adiacente Cappella del Santuario è custodita una bellissima pala d'altare di Fra Bartolomeo (insieme a Mariotto Albertinelli), raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Stefano e Giovanni Battista, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1509, misura 165 x 152 cm, con due angeli reggicorona e un altro che suona il liuto ai piedi del trono. Il dipinto, firmato e datato 1509, rivela nei toni caldi del colore il manifestarsi dell'influsso veneto sulla formazione del pittore fiorentino (aveva da poco soggiornato a Venezia per aggiornare il proprio stile sulle novità veneziane di Giovanni Bellini e Giorgione).  Molti disegni preparatori di quest'opera si trovano in musei quali gli Uffizi, il Louvre e Weimar.

Sempre all'interno della Sacrestia, si ammirano una tempera su tavola, del XII secolo (Cristo crocifisso tra Maria e Giovanni dolenti, con scene della Passione) ed il Polittico Madonna col Bambino e i santi Agnello, Regolo, Antonio abate e Riccardo di Francesco d'Andrea Anguilla del XV secolo (tempera su tavola), di questo artista si veda anche un altro polittico nella Cappella del SS.mo Sacramento, la Madonna col Bambino e i Ss. Nicola, Biagio, Antonio Abate e Valeriano, inizio XV secolo.

Dal lato opposto alla sacrestia, a metà della navata sinistra sorge il tempietto ottagonale, elegante opera di Matteo Civitali (1484), che custodisce il celebre Crocifisso ligneo noto come "Volto Santo" o anche "Santa Croce", da oltre 1000 anni l'icona più sacra e preziosa di Lucca, oggetto di venerazione e fulcro della vita spirituale locale. Il 13 settembre si celebra la Luminara di Santa Croce, una processione religiosa, la cui storia va indietro di tanti secoli, durante la quale si rende omaggio a questo volto ligneo di cristo, protettore dei lucchesi. Abbiamo dedicato un lungo articolo a parte, che vi invitiamo a leggere sul Volto Santo.

Nell'altare prospiciente la Cappella del Volto Santo si trova la tela Presentazione di Maria al tempio di Alessandro Allori detto il Bronzino, firmata e datata 1598. Al termine della navata, sul muro interno della facciata, si vede un affresco del 1482 circa di Cosimo Rosselli che narra episodi della leggenda del Volto Santo.

Un'icona di Lucca: Ilaria

Monumento a Ilaria del Carretto nella Cattedrale di San Martino a LuccaPoco oltre, custodita nella sacrestia laterale, si trova il Monumento funebre a Ilaria del Carretto, di Jacopo della Quercia (1408), una delle opere scultoree più importanti del patrimonio artistico italiano. Molto amata dal critico d'arte Sgarbi, la scultura è davvero incredibilmente bella. Un senso si pace e di commozione invade chi la ammira nel silenzio della chiesa.

 

Ma chi era Ilaria del Carretto?

Ilaria del Carretto fu la sposa di Paolo Guinigi, forse all’epoca l’uomo più ricco d’Europa. Di lei si diceva che era bellissima, ben educata e di buona dote. Finì in sposa al signore di Lucca per motivi politici, ma poi fu davvero amata dal Guinigi e dai lucchesi. Aveva solo 26 anni quando morì, nel 1405, dando alla luce una figlia, di nome anch’essa Ilaria. Il Guinigi era un uomo di potere e di cultura, capiva l’arte e ne riconosceva il valore. Per questo volle continuare a manifestare il proprio amore e il proprio potere, commissionando per la moglie una tomba non comune in Italia, e ponendo tale tomba in una posizione anomala, all’interno del Duomo della sua città, a ricordare per sempre ai lucchesi il potere della famiglia Guinigi. Andava a crearsi di fatto una cappella signorile nel transetto della chiesa. La scultura per Ilaria fu realizzata pochi anni dopo la morte, da Jacopo della Quercia e ancora oggi è in grado di commuovere chi la osserva: sul volto della giovane donna nessuna sofferenza è rimasta, non sembra la morte ad essere rappresentata, ma un sonno sereno.

Monumento a Ilaria del Carretto nella Cattedrale di San Martino a LuccaIl piccolo cane ai piedi della giovane pare guardare a lei supplicando nuove carezze; non accetta l’evento, non è in grado di interpretarlo. Non abbiamo elementi per capire se il cane sia o meno esistito; pare infatti rappresentare un simbolo di fedeltà coniugale, come si usava all’epoca, soprattutto nelle corti del nord Europa, con le quali le signorie toscane erano ben in contatto. Da un punto di vista artistico, la posizione del cane, porta lo spettatore ad uno sguardo di prospettiva più ampio e profondo verso il volto della donna.

Recenti studi hanno stabilito che Ilaria del Carretto in questa magnifica tomba non è mai stata sepolta. Le sue spoglie mortali furono seppellite nella Cappella di Santa Lucia, nel complesso della Chiesa San Francesco, sempre a Lucca.

 

Molti hanno scritto nei secoli sul Monumento Funebre a Ilaria del Carretto, da Vasari a D'Annunzio, ma si deve al famoso critico d’arte John Ruskin, si deve la grande fama del monumento a livello internazionale. Ruskin non mancò di tornare a Lucca a fare visita alla sua "Ilaria", di cui dipinse anche quattro splendidi acquarelli. Così scrisse dopo la prima volta al cospetto della scultura:

 

"Ella giace su un semplice cuscino, con un cagnolino ai piedi. La veste di foggia medievale è assai modesta, attillata alle maniche e chiusa al collo, le ricade sul petto a fitte larghe. Il capo è cinto da una fascia con tre fiori a forma di stella e i capelli sono acconciati alla maniera di Maddalena, con una ondulazione che si nota appena là dove sfiorano le guance. Le braccia sono adagiate dolcemente sul corpo e le mani si congiungono nell’atto di abbassarsi. Il morbido drappeggio scende fino ai piedi, quasi celando il cane."

 

Da lì in poi Ilaria sarebbe sempre rimasta nel cuore del grande critico, quasi un innamoramento durato tutta la vita. 30 anni dopo difatti scrisse:

 

"Devo fermarmi un attimo con il pensiero alla tomba di Ilaria del Carretto e a quanto precocemente, allora, ebbi la certezza che da quel momento sarebbe stata per me il modello supremo."

 

Una curiosità: Perché il naso di Ilaria è consumato?

Secondo la tradizione popolare, baciare il naso della scultura di Ilaria portava fortuna per le signorine che ambivano a maritarsi.

 

di M. Serra per Informagiovani Italia

 

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