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Giovani
arte cultura>Libri che
salvano la vita> Chance - Amir D.
Aczel
Da
sempre si sente parlare di fortuna e sfortuna; in antichità esse erano venerate
come divinità, al giorno d’oggi c’è ancora chi accetta di rischiare tutto
affidandosi solo alla dea bendata. Si potrebbe dire che una persona è
fortunata se ad essa capitano spesso eventi graditi poco probabili. Superare
un esame senza aver studiato, vincere alla lotteria, trovare per strada una
banconota da 500 euro o un rarissimo quadrifoglio sono certamente eventi poco
probabili, ma non per questo impossibili. Gastone e Paperino sono il binomio che
da sempre ha divertito i lettori del mitico “Topolino”, ma come fare per
diventare fortunati come Gastone? Con l’aiuto di un po’ di calcolo delle
probabilità si possono almeno aumentare le probabilità di “essere fortunati”. Il
libro “Chance –dai giochi d’azzardo agli affari (di cuore)– ” di Amir D.
Aczel può essere di ottimo aiuto in questa ardua impresa. In una trattazione
semplice, esplicativa e accessibile a tutti Aczel enuncia le leggi essenziali
della probabilità, mostrando esempi e spiegando il significato nascosto di ogni
formula esposta, senza dimenticare di dare di volta in volta delle “dritte” su
come comportarsi.
L’intuito suggerisce che quando si
lancia una monetina (ad esempio le vecchie 100 lire) l’evento “esce testa” e
l’evento “esce croce” sono del tutto equiprobabili e si dice che ognuno ha una
probabilità del 50% di verificarsi. Questo “50%” sta a significare che, se si
effettua il lancio tante volte (al limite infinite volte), l’evento “esce testa”
uscirà circa nella metà dei lanci. Ciò che bisogna sottolineare, però, è che
il caso non ha memoria, pertanto se una volta esce testa questo non può
suggerirci nulla per il risultato successivo, così come se due volte, tre volte,
dieci volte, cento volte esce testa, questo non aumenta la probabilità che nel
lancio successivo si verifichi l’evento opposto! È di questo che si occupa la
cosiddetta teoria dei numeri ritardatari. Ad esempio, l’argomento “sulla ruota
di Bari il numero 3 non esce da troppo tempo, quindi sta per uscire” è del tutto
errato. Esso sarebbe corretto se si facesse ricorso alla nozione di limite (si
tratterebbe del teorema dei grandi numeri) che prevede un numero infinito di
eventi, cosa che nella realtà non si può realizzare. Al finito, dunque, le cose
non si equilibrano e la probabilità che esca il numero 3 sulla ruota di Bari è
5/90 (90 sono i numeri possibili e 5 sono i numeri che vengono estratti), sia se
il numero 3 è uscito nell’estrazione precedente, sia se quel numero non esce da
anni!
Ciò che tutti i matematici
consigliano è di non giocare o per lo meno non giocare a lungo.
I problemi sono due: il primo è che
nei casinò, come nel gioco del lotto, il gioco non è mai in pareggio, cioè, se
ad esempio, c’è una probabilità su cento di vincere e ogni giocata costa 1 euro,
la vincita sarà certamente inferiore a 100 euro. Per questo motivo sarebbe
conveniente giocare poche volte, sperando di vincere una di quelle volte, e
fermarsi alla prima vincita, in modo da rimanere in attivo o da non perderci
troppo.
Il secondo problema è che la
probabilità di vincere nei giochi d’azzardo è inferiore al 50%, generalmente per
il gioco della roulette è di 18/38, cioè del 47%, pertanto è chiaro che, a lungo
andare, il giocatore accanito ci perde (in media lo scommettitore perderà 53
volte su 100). Aczel consiglia comunque delle strategie di gioco per coloro che
non vogliono rinunciare a “tentare la fortuna”, perché si sa che “gli esseri
umani fanno un sacco di cose che qualcuno ha consigliato loro di non fare”.
Quando la probabilità di vincere è bassa conviene non esporsi troppo al fattore
“numero di eventi elevato”. In altre parole, avere la probabilità del 47% di
vincere significa che, a lungo andare, il giocatore ci rimette, quindi è più
probabile vincere seguendo la strategia del gioco audace (puntando un po’ più
alto una volta sola), piuttosto che quella del gioco prudente (puntando tante
volte il minimo). Infatti l’audace giocatore si espone al rischio di perdere una
volta sola, mentre il giocatore prudente, si espone più volte a tale rischio. Ad
esempio, se lo scommettitore decide di puntare cinque volte, poiché le puntate
sono del tutto indipendenti l’una dall’altra, ogni volta che punta egli ha una
probabilità di vincere di 18/38.
Complessivamente, dunque, egli avrà
una probabilità di vincere a tutte le puntate, pari a
18/38*18/38*18/38*18/38*18/38=0,023, cioè a poco più del 2%, una probabilità di
vincere ad almeno tre puntate su cinque (affinché le vincite siano più numerose
delle perdite) di poco più del 10%! In altre parole il giocatore prudente ha
soltanto 10 probabilità su 100 di rimanere in attivo, contro le 47 su 100 del
giocatore audace. È evidente, quindi, quanto sia importante conoscere le regole
della probabilità per giocare d’astuzia e seguire le strategie vincenti.
Quante volte si sente dire: “Sono
stato sfortunato perché ho avuto tre figlie femmine.”? Ammesso e non concesso
che le figlie femmine producano meno ricchezza dei figli maschi, in effetti la
probabilità di avere tre figlie femmine è pari a 1/2*1/2*1/2=1/8, cioè al 12,5%,
che è piuttosto bassa, quindi quella persona, tutto sommato non aveva torto nel
dire che l’evento sperato di avere un figlio maschio si sia lasciato desiderare
più del dovuto! Ciò che potrebbe consolare è che anche gli eventi più
improbabili, se sono indipendenti, a lungo andare prima o poi si verificano
sicuramente! In altre parole, la famosa scritta “ritenta sarai più fortunato”
alla quale ormai nessuno crede più, non è contro le leggi della probabilità.
Ad esempio, si supponga che una
ditta di merendine indica un concorso che premia con una ferrari la merendina
estratta. Si supponga, inoltre, che solo una merendina su 1000 sarà quella
vincente. È chiaro che il compratore, quando acquista una merendina avrà solo
una probabilità su 1000 di vincere, cioè una probabilità dello 0,1%, ma se ne
compra 200 (senza badare alla spesa di merendine di cui è evidentemente
ghiotto), la probabilità di vincere sarà data da 1-(999/1000)^200=0,18. Quindi
la probabilità di comprare la merendina vincente è aumentata dallo 0,1% al 18%!
È il caso di fare alcune osservazioni su quella formula appena scritta. La
probabilità di vincere è pari, in questa situazione, alla probabilità che non si
verifichi l’evento “le 200 merendine acquistate sono tutte perdenti”. Poiché una
sola merendina vince, 999 su 1000 sono perdenti, pertanto la probabilità che una
merendina sia perdente è pari a 999/1000. Quindi la probabilità che le 200
merendine siano perdenti è proprio (999/1000)^200. In questo caso è stato fatto
un esempio in cui il numero dei casi possibili è finito (al più il compratore
acquisterà tutte le merendine del concorso), è intuitivo capire che se le compra
tutte, comprerà anche quella vincente e avrà una probabilità del 100% di
vincere.
Il discorso appena fatto vale anche
quando i casi possibili sono infiniti, a patto di far tendere all’infinito anche
il numero di eventi. Questo porta a risultati sorprendenti, ad esempio se si
tenta un esame infinite volte senza studiare, la probabilità di superarlo è del
100% (se non si tiene conto di fattori che influenzano il risultato dell’evento,
ad esempio il professore dopo le prime cinque bocciature sarà mal predisposto
nei confronti dello studente svogliato!).
In definitiva anche gli
eventi meno probabili hanno una probabilità di verificarsi molto alta se si
aumenta il numero di tentativi e, al limite, hanno una probabilità di
verificarsi del 100% se si fanno infiniti tentativi. Aczel assicura che dopo
infinite prove una scimmia riuscirà a battere a macchina tutto l’Amleto,
spingendo lettere a caso sulla tastiera (ne vedremmo di belle se vivessimo per
tutta l’eternità!).
Lo studio della probabilità è
pronto a meravigliare chiunque, perché la visione che abbiamo degli eventi, al
finito, è solo parziale e diventa perfetta soltanto se ci si estende
all’infinito con la matematica e l’immaginazione. È in questo universo
contenente l’infinito che tutto diventa possibile e ci si rende conto che ciò
che si riteneva impossibile era solo estremamente improbabile.
Articolo di Francesca Colasuonno per
Informagiovani Italia
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