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Monte CinquePaulo Coelho, Monte Cinque

Il mio grande difetto è sempre stato quello di iniziare subito un libro, leggerne almeno 60 pagine, poi abbandonarlo lì sulla mensola, per un bel po’ di tempo, mesi, magari anche un anno. E poi, dopo, riprenderlo con gran foga, finendone la lettura in qualche giorno.


Così è stato anche per Monte Cinque, uno dei numerosi libri scritti da Paulo Coelho, che ho ricevuto in regalo per il Natale di non ricordo quale anno.
La storia è quella del giovane profeta Elia, raccontata in modo fluido e “contemporaneo” dall’autore, quasi come se quegli eventi stessero accadendo oggi; conferisce alla figura religiosa di questo personaggio un’altra dimensione, molto più attuale, contemporanea appunto.

E’ lo svolgersi delle vicissitudini di un ragazzo come tanti, con le sue paure, le sue passioni, i suoi difetti e l’aiuto celeste dell’Angelo del Signore. Attraverso le avventure di Elia, attraverso le sue esperienze di 23enne vissuto migliaia di anni fa, attraverso le sue meditazioni, le azioni, le predicazioni e i problemi, Paulo Coelho intende dare una visione non religiosa (come potrebbe ingannevolmente far pensare l’argomento trattato), ma vera e ponderata di quanto nella vita può capitarci, di quanto siamo responsabili noi per le nostre azioni, per quanto concerne il nostro futuro. Parla anche di destino: parola utilizzata forse erroneamente molte volte. Il destino deriva da ciò che siamo noi dentro, unitamente a ciò che compiamo. E soprattutto, come sostiene Paulo, “presuppone una serie di tappe che sono molto aldilà della nostra comprensione, e il cui obiettivo è sempre quello di ricondurci al cammino della nostra Leggenda Personale”.

 

Se le “cose” vengono lasciate “a sé stesse”, allora può darsi che si mettano in modi che a noi non piacciono. E può darsi anche che succeda “l’inevitabile”, per poterci insegnare l’ennesima lezione che noi non riusciamo a comprendere.
Allora spesso ce la prendiamo con Dio per tutto quel che di sgradevole nella vita ci succede. Proprio come Elia. Ma la cosa fondamentale in realtà sono le persone, le loro aspirazioni, e soprattutto il loro agire. E’ da qui che si intrecciano migliaia di situazioni. E noi non possiamo stare fermi; e non possiamo nemmeno lamentarci delle conseguenze delle nostre azioni. Dobbiamo prenderne atto, e assumerci la responsabilità, ricostruire, perché “[…]bisogna sempre andare avanti, non importa quanto ci possa sembrare difficile[…]”. Spesso siamo messi apposta di fronte alle difficoltà, per saggiare la nostra sicurezza, la nostra forza. E’ qui che finalmente si “spicca il volo”, e ci si costruisce. Agire è la parola d’ordine. Smettere di “riflettere sulla propria vita e decidere di viverla”. Dobbiamo tutti avere un obiettivo, una speranza. Ed Elia, alla fine del libro, arriverà a dare un nome a ciò per cui ha combattuto: Liberazione.

 

Io, al termine della lettura, sono giunta a dare un senso ad alcuni eventi sgradevoli, sono riuscita ad accettarli, ad interiorizzarli, per farmi forza e andare avanti. Le situazioni e le cose cambiano, e noi non dobbiamo vivere nel passato, e tantomeno provare sensi di colpa. Bisogna adattarsi alla nuova disposizione degli eventi. Comprendere che il Bene e il Male sono due facce della stessa medaglia. Ed è con queste lezioni dentro che la mia vita è sostanzialmente cambiata.


Buona Lettura!!!

Articolo di Luana Donetti per Informagiovani Italia