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VISITARE COMPIANO : INFORMAZIONI E
PICCOLA GUIDA

Compiano, delizioso borgo medievale in
provincia di Parma di poco più di 1100 anime, a 500 metri sul livello del mare,
è stato per molti secoli il centro di un piccolo principato indipendente che,
con una storia tutta da raccontare, fu all'origine del titolo di "principato"
nientemeno che del Principato di Monaco. Questa storia, insieme al borgo
da favola, al suo castello (dove si può pernottare), al panorama mozzafiato su
tutta la valle e all'originale Museo degli Orsanti, fanno del piccolo
comune un luogo veramente da non perdere.
Per riassumere, la storia di Compiano inizia nel IX
secolo, quando da alcuni documenti compariva come rocca carolingia. Intorno al
Mille apparteneva ai marchesi Malaspina che la cedettero al libero
Comune di Piacenza fino 1257, quando passa al nobile piacentino (e
ghibellino, cioè a favore dell'imperatore nella contesa con il papato)
Ubertino Landi. Quest'ultimo approfittò di un momento di crisi municipale,
acquistò i terreni a Compiano e nella vicina Bardi, e riuscì a farsi
investire dei due feudi, insieme ad altri delle valli del Ceno e del Taro già
appartenuti alla famiglia Malaspina avendo sposato la figlia di Manfredi,
reggente dell'impero e figlio di Federico II di Svevia. L'apice delle fortune
della famiglia Landi arrivò quando il conte Agostino Landi partecipò
attivamente alla congiura che portò alla morte di Pier Luigi Farnese,
nemico dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V.
Quest'ultimo ricompensò i Landi nel 1532 con il titolo di Principi e il diritto
di battere moneta.
Mezzo secolo dopo la Principessa Maria Landi di Compiano sposò Ercole
I Grimaldi, signore di Monaco nel 1595. I loro figli ottennero il titolo
nobiliare della madre e il primogenito, Onorato II, fu il primo
Principe Grimaldi e governò il suo Stato per circa 50 anni. Fu uno dei
sovrani monegaschi più amati e longevi e solo il recente Ranieri III
regnò di più. Il figlio di quest'ultimo, Alberto II, a ricordo di
questo evento, nel luglio del 2003 ha compiuto una visita ufficiale al castello
e al borgo di Compiano. Ci sarebbe da dire, com'è piccolo il mondo!
Nel 1630 il Principe Federico Landi rimane
senza eredi maschi. La figlia di Federico, Polisenna, sposa Gian
Andrea Doria, portando in dote il principato alla famiglia genovese. I Doria
però dopo poco più di due generazione vendono Compiano e Bardi ai nemici storici
dei Landi, i Farnese. La fine giuridica del Principato viene imposta dal
l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo VI nel 1738, con i territori
che entrano a far parte del Ducato di Parma e Piacenza sotto i Borboni
fino all'unità d'Italia, a parte breve parentesi francese nel periodo
napoleonico. In questo periodo il castello fu trasformato prima in una prigione
(furono incarcerati diversi carbonari parmensi), quindi acquistato dal parroco
del paese che lo trasformò un collegio femminile e tale è restato
fino al 1962. Il Castello di Compiano fungeva da carcere politico della duchessa
Maria Luigia, figlia dell'imperatore austriaco Francesco I e
moglie di Napoleone dal 1810 al 1814. Qui fu imprigionato il giovane
patriota Antonio Carlo Napoleone Gallenga che aveva partecipato ai moti
carbonari nel 1831 a Parma. Liberato nel 1834 Gallenga si recò esule a
Ginevra
dove si accordò con Mazzini per uccidere il re Carlo Alberto di Savoia.
Aveva con sé un passaporto falso intestato a tal Luigi Mariotti e una
somma di 1000 lire. Al momento di colpire il re con uno stiletto (cioè un
piccolo pugnale) Gallenga si ritrasse. A quel punto scappò emigrando in America
dove finì a insegnare lingue moderne nell'Accademia femminile di Harvard.
Gallenga tornò a Firenze, poi a Londra dove trovò lavoro come corrispondente del
Times per conto del quale segue la vicenda della spedizione dei Mille. Dal
1861 al 1865 fu corrispondente nella guerra di secessione americana. Nel 1870
seguì la guerra franco-prussiana. Morì nel 1895 all'età di 83 anni a Chepstow
dopo aver lasciato un suo libro di memorie, un'autobiografia in lingua inglese.
Nel 1966 la Marchesa
Lina Raimondi Gambarotta, acquistò il castello, trasformandolo in sontuosa
dimora. La marchesa era moglie dell'imprenditore di Serravalle Scrivia figlio di
quel Gian Battista Gambarotta, che con l'Amaro Gambarotta, era
diventato famoso in Italia e nel mondo. Tra l'altro "Amaro Gambarotta" era il
soprannome che gli amici letterati avevano dato allo scrittore Alberto
Moravia. L'Amaro Gambarotta, già premiato all’esposizione nazionale di
Torino del 1898, era nato secondo la leggenda dalla ricetta segreta di un frate
missionario del Settecento, padre Stanislao. Il suo segreto fu venduto alla
azienda Buton, la stessa che produceva la Vecchia Romagna. Ma questa, come
direbbe Lucarelli, è un'altra storia. La marchesa era anche discendente della
Marchesa Giuseppina Raimondi, la seconda moglie di Giuseppe Garibaldi, che fu al
centro di uno scandalo, e che rimase sposata all'eroe dei due mondi soli un
giorno.
La marchesa visse in quell'enorme castello con 2 cani
e il maggiordomo. La notte, aveva come unica compagnia solo i suoi cani. Il
resto della servitù dormiva infatti nell'edificio esterno della portineria. La
marchesa, che aveva subito diversi furti, non si fidava. Il maniero venne
rinnovato e arredato con tantissimi oggetti d'arte acquistati dalla marchesa in
Inghilterra,
Francia,
Cina,
Spagna e altre parti del
mondo.
Nel 1987, alla morte di Lina Raimondi Gambarotta, il
maniero è passato in eredità al Comune di Compiano. Il testamento della marchesa
poneva come condizioni al comune: che il castello fosse aperto al pubblico e che
le "sue" stanze rimanessero ai posteri insieme alla sua collezione e che la
marchesa fosse sepolta all'interno del castello stesso. Condizioni che
vennero puntualmente rispettate. Nella piccola cappella, ricavata dal parroco di
compiano agli inizi del 900, si trova la lapide della marchesa. Oggi all'interno
del maniero, vi sono due musei: il primo è appunto la Collezione Raimondi
Gambarotta, costituita da oggetti d'arte, arredi e dipinti sei -
settecenteschi e alcune stanze a tema (quella stile impero e quella sulla Cina)
e il Museo Massonico denominato Orizzonti Massonici.
Il museo della massoneria realizzato a seguito della
donazione di Flaminio Musa, ex partigiano, medico, scrittore, poeta,
fondatore dell’Università Popolare e della Lega italiana per la lotta ai tumori
di cui è stato fondatore e per anni presidente, in collaborazione con il
Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. Terminata la visita
al castello si prosegue
nell'antico borgo con il Museo degli Orsanti, ospitato in una piccola e
antica chiesa sconsacrata, e dedicato a girovaghi originari del luogo che dalla
metà del 700 fino alla metà del secolo scorso, percorrevano le strade di tutta
Europa, guadagnandosi da vivere con spettacoli di piazza che vedevano esibirsi
scimmie, cammelli ed orsi ammaestrati al ritmo della musica degli organetti.
Partivano sopratutto gli uomini, a volta accompagnati dai ragazzi che si
facevano le ossa. Le mogli aspettavano, a volte per anni, il ritorno dei loro
consorti. In loro memoria, negli ultimi anni si organizza il Festival dei
Girovaghi, spettacoli gratuiti di artisti vari che si svolgono all’aperto.
La manifestazione è organizzata dall'Associazione Barbara Alpi che cura,
oltre al Festival, e al Museo degli
Orsanti, anche la
manifestazione Antiche botteghe nei mesi di luglio ed agosto di ogni
anno. In questa occasione le antiche botteghe del borgo vengono riaperte per
ospitare artigiani e artisti. L'Associazione Barbara Alpi è stata fondata
da Maria Teresa Alpi, per ricordare la sorella morta prematuramente.
Maria Teresa Alpi, una donna forte e schietta e indomabile con un grande gusto
per l'arte e la creatività accompagnate da una forte volontà. Maria Teresa Alpi
è stata anche la creatrice della
griffe di borse famose
in tutto il mondo Donna Esa a partire dagli anni 50 del secolo scorso. In
un'epoca in cui non era certo facile per una donna affermarsi e realizzarsi
riesce a diventare imprenditrice grazie solo ed esclusivamente al proprio
talento e determinazione. La ricchezza dei materiali e la particolarità dei
modelli, infatti, hanno reso il suo stile unico e originale. Le riviste più
importanti del settore, come Vogue, Bazar, hanno dedicato servizi e
approfondimenti a queste borse. I più raffinati negozi italiani, ed europei, e
poi Bloomingdale a New York, vendono le borse Donna Esa, le attrici e le donne
più belle e importanti le comprano e le indossano. Potrete incontrare la signora
Maria Teresa molto spesso a darvi il benvenuto al suo museo degli Orsanti, come
è successo a noi e ai nostri bambini l'11 Ottobre di quest'anno, a farvi da
anfitrione attraverso la storia di questi girovaghi che per necessità e con
coraggio viaggiavano nelle capitali d'Europa, da Londra a Mosca, da Istanbul a
Lisbona.
Una visita a Compiano porta con se atmosfere d’altri
tempi. Il giro a piedi è piccolo ma emozionante. Si passeggia lungo piccoli
vicoli lastricati con lastre in pietra e pietre di fiume che si arrampicano su
un paio di saliscendi e sui quali si affacciano palazzi nobiliari e case dai
detti in ardesia. La bella piazzetta, si apre a un panorama stupendo sulla
vallata, e su di essa si affaccia il bar tabacchi, curato e di stile, dove
dignitosi signori giocano a carte in modo appassionato e il ristorante Antica
Compiano, lo stesso dove ha pranzato e cenato il principe Albero di Monaco.
Sempre sulla piazzetta si affaccia la barocca chiesa di San Giovanni
Battista, che custodisce il prezioso manto della Madonna delle Monache
Agostiniane, per le quali il principe Federico Landi costruì nel 1599
il convento e la cappella; dopo la soppressione nel 1810, anche il crocefisso
miracoloso fu trasferito nella parrocchiale. La devozione al crocefisso
avrebbe origine da una antica leggenda che racconta di un fatto prodigioso
avvenuto intorno al 1600, quando un giovane e povero infermo che prestava
servizio nelle milizie dei signori del castello ottenne la completa guarigione
pregano il crocifisso. Tutto questo ed altro ancora vi aspettano nel fiabesco
borgo di Compiano.
La redazione di Informagiovani-Italia
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