Un senso di quiete pervade l'aria di Delft,
i tigli si piegano gentili verso le acque tranquille dei canali, mentre la
banchina ombreggiata accoglie i sorrisi di un gruppo di ragazze indaffarate
a parcheggiare le proprie biciclette. Facile capire perché Jan Vermeer
decise di trascorrere tutta la sua vita qui, nella città in cui nacque nel
lontano XVII secolo. Qui trovò il proprio universo di luci, di colori e di
vita quotidiana, rivoluzionando l'arte figurativa.
Qualche mese fa mi trovavo in un'altra città dell'Olanda,
L'Aia, per partecipare ad un corso di specializzazione post laurea, e
per caso mi capitò di visitare uno dei suoi musei, il Mauritshuis,
che conserva alcune delle opere dei più importanti artisti della storia
dell'Olanda. I capolavori che più colpirono la mia attenzione,
innegabilmente, furono quelli di Vermeer: la 'Ragazza col turbante'
(per la splendida intensità e l'armonia di colori) e la 'Veduta di Delft'.
Se il primo ha avuto la capacità di farmi quasi sfacciatamente capire il
senso della bellezza catturata
dall'arte, il secondo ha suscitato un
desiderio insistente di visitare una città che non era affatto nei miei
programmi iniziali. Il quadro suddetto è ben visibile al centro della
seconda sala, appeso, e senza dubbio è una delle opere d'arte più
accattivanti ed interessanti che abbia mai visto: ti permette di percepire
il paesaggio urbano reale, più di quanto potresti osservare dal vero, ed è
questa la vera arte di Veermer, la sua accessibilità; si può stare
davanti ad uno dei suoi quadri senza bisogno di analizzarlo, senza la
necessità di capire il livello intellettuale che suscita. É tutto qui
davanti a te, come un'istantanea che riesce a catturare l'anima del momento.
Fu questo a catturarmi di Delft, nonostante quella
che osservavo al museo era una città di ben oltre altra storia. Come nel
quadro di Veermer il mio arrivo a Delft è stato caratterizzato da scure
nubi sovrastanti, ma non c'era da lamentarsi, perché nuovamente come nel
dipinto, questo è servito ad attirare l'attenzione verso il cuore della
città, baciata da più di un raggio di luce. Il modo migliore per comprendere
l'atmosfera speciale di Delft è quello di passeggiare per le strade del suo
centro storico, si noteranno la raffinatezza della gente, i monumenti
storici, i suggestivi canali che invitano a fantasticare. Capiterà di vedere
qua e là negozi, caffetterie o ristoranti, decorati con delicate
maioliche blu: sono le famose Blu di Delft, le preziose
porcellane prodotte in città dal XVII secolo. Ad ogni passo che si fa,
la scena che si presenta davanti potrebbe ben essere quella di una tela di
un grande artista. Nel solo centro di Delft si trovano oltre 600 punti
d'interesse storico, la maggior parte datati XVI e XVII secolo, alcuni anche
più antichi.
Delft è proprio una bella città, pensi percorrendo
il tratto del Vecchio Canale, l'Oude Delft. Così 'gezellig'
(direbbero gli amici olandesi) e cioè dall'atmosfera intima, accogliente. Lo
scenario è reso ancora più suggestivo dai tigli in fiore, dalle eleganti
facciate in mattoni con finestre bianche e dai piccoli ponticelli ad arco
acuto. In uno di questi palazzi, al no. 39 della Oude Delft, è situato il
Oost-Indisch Huis, l'edificio della Compagnia Olandese delle Indie
Orientali, la famosa VOC (Verenigde Oostindische Compagnie).
Il VOC un tempo era la più grande compagnia commerciale del mondo, alla
stessa stregua della gemella Compagnia britannica, con uffici in Asia e in
Olanda.
La storia di Delft non è poi tanto più
antica del suo periodo di maggiore splendore, quello dei viaggi verso le
Indie del VOC, nei primi anni del Seicento, circa quattro secoli dopo che la
città ricevete i suoi titoli civici. Il nome di Delft pare proprio derivare
dai suoi canali, dalla parola 'delven' che significa 'scavare'. Il centro
urbano si sviluppa attorno al suo storico, e più antico, canale, il Oude
Delft, in una forma cosiddetta a 'grachten', un termine olandese che
indica la particolare conformazione di alcune città dei Paesi Bassi
(tipica è quella di
Amsterdam, per esempio), con i canali che si sviluppano da un
cuore centrale, a raggiera verso l'esterno, quasi a formare una stella. In
un periodo approssimativo intorno al 1100o, venne scavato un canale tramite
un'insenatura naturale di un'area paludosa. A questo primo canale venne dato
il nome di Delf e in seguito di Delft. Successivamente, venne scavato un
secondo canale, questa volta chiamato Nieuwe Delft, per distinguerlo
dal primo, che da allora prese il nome di Oude Delft. Questo nuovo
canale andava ad attraversare una parte del villaggio formatosi dopo la
costruzione del primo. A poco a poco il villaggio crebbe fino a diventare
una piccola città fatta di canali, un terzo nella zona della piazza del
mercato, un quarto e così via, a raggiera. Durante il XVI secolo due grossi
incendi distrussero gran parte della città, il primo nel 1536,
probabilmente causato da un fulmine, distrusse 2300 abitazioni; il secondo,
circa un secolo dopo, causato dalla grande esplosione di 36.000 kg di
polvere da sparo conservata nel magazzino del Kruithuis.
L'antico canale di Delft è in effetti il luogo che
più di ogni altro racconta la storia della città e quella dell'Olanda
intera. In uno dei suoi angoli, nella via Sint Agathaplein, è situato il
Museo municipale di Het Prinsenhof, ospitato nell'antico Palazzo del
Principe, quello che in origine era il convento femminile di
Sint-Agathaklooster. In questo stesso luogo visse e morì il principe
Guglielmo I di Orange, detto il Taciturno, leader dell'indipendenza
dei Paesi Bassi dalla Spagna e assassinato il 10 luglio 1584 da un
simpatizzante spagnolo, Balthasar Gérard. Nella parete delle scale di
una sala interna del palazzo (appositamente chiamata Moordhall, sala
dell'Omicidio) è ancora possibile riconoscere il segno delle pallottole, a
testimonianza dell'evento. In un'altra sala interna del museo, scopro
inoltre ben cinque versioni del Veduta di Delft, dipinti da alcuni
contemporanei di Vermeer (non fanno altro che confermare quanto sopra
detto).
Le spoglie del re sono conservate nella splendida
nuova chiesa di Delft, Nieuwe Kerk costruita tra il 1396 ed il 1496 e
situata nella piazza del mercato, Markt. Nella stessa cripta della chiesa
vengono inumati tutti i membri della Casa reale d'Orange-Nassau,
l'ultima nel 2004 è stata la reginaGiuliana dei Paesi Bassi.
In questo stesso luogo è anche custodita la tomba di Ugo Grozio,
nativo di Delft, noto giurista e uno dei padri del Diritto internazionale,
vissuto tra il 1583 ed il 1645. Si notino, anche, le numerose vetrate
smaltate, in particolare quella dedicata alla regina Wilhelmina, opera
di Edward W. Bok (1923). A caratterizzare la chiesa è tuttavia l'alta
torre del suo campanile, anzi è come dire che la chiesa sia costituita solo
dal suo campanile, che si alza in tutti i suoi 109 metri di imponenza. La
nuova chiesa si trova a breve distanza dalla chiesa più antica di Delft, la
Oude Kerk (XIII secolo), raggiungibile dalla via Nieuwstraat e che si
intravede con la sua caratteristica torre un po' pendente ad una delle
estremità del vecchio canale. La torre di questa chiesa è nota per le sue 27
vetrate, opera di Joep Nicolas, mentre l'interno custodisce la
tomba di Jan Vermeer, della sua famiglia e di Antoni van Leeuwenhoek,
inventore del microscopio (e forse anche modello modello occasionale di
Vermeer). I due figli prediletti
di Delft nacquero probabilmente nel 1632, anno in cui vennero ambedue
battezzati, il 31 ottobre il primo ed il 4 novembre il secondo. Con l'aiuto
di una camera oscura e di altri strumenti, Vermeer creava i suoi dipinti
profondamente preoccupato di trovare la giusta natura della luce e le sue
caratteristiche ottiche più appropriate. A pochi isolati di distanza,
Leeuwenhoek, il padre della microbiologia, conduceva simili indagini sui
principi delle caratteristiche ottiche con l'aiuto di un primo rudimentale
microscopio. Il fatto che lo scienziato venne nominato esecutore
testamentario di Vermeer dopo la morte dell'artista, insieme ad altri
collegamenti particolari, fanno pensare ad un legame tra i due, legati da
una ricerca comune della conoscenza ottica.
Le storie singolari di Delft sono tante e
la curiosità di conoscerle sembra non mancare mai. Le senti raccontare
soprattutto nei mercati d'arte, come il Kunstmarkt, della
Heilige Geestkekhof , oppure nei cafe di Delft,
quelli lungo i canali, magari un po' nascosti dalla folla di turisti e che
ho imparato a riconoscere grazie ad una capacità acquisita in molte altre
città del nord Europa. Uno di questi è per esempio il Uit de Kunst,
Oude Delft 140, sul lungocanale. Qui vi lascio, per godere di questi
semplici momenti di relax, all'ombra dei tigli del canale più antico di
Delft. Se avete voglia di scoprire qualcosa in più della città, non vi resta
che consultare i dedicati approfondimenti. Buona Delft e Buona Olanda!