
▪
L'educazione in Italia
▪
L'educazione in Europa
▪
Lavorare in Italia
▪
Lavorare in Europa
▪ Comuni d'Italia
▪ Articoli Informagiovani
▪ Mestieri e Professioni
▪
Mettersi in Proprio
▪
Idee imprenditoriali
▪
Mettere su casa
▪
Energia Pulita
▪
Giovani arte e cultura
▪
Codice della strada
▪ Pronto soccorso bambini

▪
Giovani e Salute
▪
Viaggiare in Europa
▪ Viaggiare
in Italia
▪
Ostelli in Europa
▪
Ostelli in Italia
▪
No al bullismo
▪
Inter Rail
|
sei qui:
Giovani
arte e cultura
> La didattica
dell'arte
La
didattica dell'arte
Segue articolo di Laura Panarese per
Informagiovani Italia
A sinistra Bruno Munari alle prese con uno dei suoi “giochi
istruttivi”,
www.fondazioneferrero.it/EVE/MUNARI/munari.htm
I pannelli esplicativi di un
museo, una lezione di storia dell’arte, una visita
guidata, un libro, una rivista specializzata, un sito
web… tutto questo, in modi diversi, può fare didattica
dell’arte, ossia “insegnare” qualcosa sull’arte.
Come storica dell’arte ho
conosciuto ciascuna di queste forme di comunicazione
dell’oggetto artistico e le ho trovate più o meno
interessanti, più o meno istruttive, ma una forma di
didattica dell’arte che trovo davvero affascinante,
moderna ed efficace è quella derivata dall’esperienza
munariana.
Bruno Munari (1907-1998),
designer ed artista, educatore e scrittore ha
praticamente “inventato” la didattica dell’arte per
bambini (ma non solo) in Italia con il metodo giocare
con l’arte, facendo conoscere l’arte attraverso la
fantasia, la pratica laboratoriale, la creazione.
L’arte giocosa di Munari è
entrata nei musei e nelle scuole, precorrendo
genialmente il modo di trasmettere il sapere, non solo
artistico, recentemente prescritto dalla riforma
scolastica: oggi il sapere deve essere sempre più “saper
fare” e sempre meno sapere e basta, mentre si deve
andare verso una generale semplificazione dei contenuti.
Tralasciando le possibili critiche, questo può
funzionare bene per la trasmissione di un concetto
artistico; l’immagine aiuta già da sola a fissare
un’idea: un docente che voglia insegnare Caravaggio ad
una classe ne parlerà di sicuro, ma soprattutto ne
mostrerà l’opera, aiutando la comprensione, sollecitando
il gusto ed il giudizio; ma se, come suggeriva Munari,
facesse “produrre” agli allievi qualcosa di caravaggesco?
Un gesto, un prodotto d’arte, uno scritto… Munari amava
citare un proverbio cinese: “Se ascolto dimentico, se
vedo ricordo, se faccio capisco”. Ora la didattica
dell’arte si può fare in questo modo, rifacendola, reinventandola per capirla.
Se a scuola molti sono ancora
refrattari a questo modus operandi, un gran numero di
musei hanno invece splendide sezioni didattiche in cui,
al di là della tradizionale visita guidata, si
realizzano progetti creativi, laboratori, dibattiti,
corsi, incontri con gli artisti, happening o performances alla maniera degli artisti medesimi. Basti
pensare alla Pinacoteca di Brera, scenario nel '77 del
primo laboratorio museale munariano, tuttora vivace
centro di trasmissione “sperimentale” del sapere
artistico; all’avanguardia anche la didattica del Mart
di Trento e Rovereto, della GAM di Bologna, del Palazzo
delle Papesse a Siena, delle Scuderie del Quirinale a
Roma, per citare solo alcuni esempi.
Munari diceva che "il più
grande ostacolo alla comprensione di un'opera d'arte è
quello di voler capire". Col suo metodo di lettura
l’arte non si erge, supponente e presuntuosa, al di
sopra dello spettatore, piccolo o grande che sia, ma,
rimanendo con lui, ci gioca, si lascia copiare, si
lascia smontare e ricostruire, non fa più paura, diventa
anche facile, umana, si mostra perfino divertente.
|