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La didattica dell'arte

 

Segue articolo di Laura Panarese per Informagiovani Italia

 

A sinistra Bruno Munari alle prese con uno dei suoi “giochi istruttivi”, www.fondazioneferrero.it/EVE/MUNARI/munari.htm

 


 

I pannelli esplicativi di un museo, una lezione di storia dell’arte, una visita guidata, un libro, una rivista specializzata, un sito web… tutto questo, in modi diversi, può fare didattica dell’arte, ossia “insegnare” qualcosa sull’arte.

 

Come storica dell’arte ho conosciuto ciascuna di queste forme di comunicazione dell’oggetto artistico e le ho trovate più o meno interessanti, più o meno istruttive, ma una forma di didattica dell’arte che trovo davvero affascinante, moderna ed efficace è quella derivata dall’esperienza munariana.

 

Bruno Munari (1907-1998), designer ed artista, educatore e scrittore ha praticamente “inventato” la didattica dell’arte per bambini (ma non solo) in Italia con il metodo giocare con l’arte, facendo conoscere l’arte attraverso la fantasia, la pratica laboratoriale, la creazione.

 

L’arte giocosa di Munari è entrata nei musei e nelle scuole, precorrendo genialmente il modo di trasmettere il sapere, non solo artistico, recentemente prescritto dalla riforma scolastica: oggi il sapere deve essere sempre più “saper fare” e sempre meno sapere e basta, mentre si deve andare verso una generale semplificazione dei contenuti.

 

Tralasciando le possibili critiche, questo può funzionare bene per la trasmissione di un concetto artistico; l’immagine aiuta già da sola a fissare un’idea: un docente che voglia insegnare Caravaggio ad una classe ne parlerà di sicuro, ma soprattutto ne mostrerà l’opera, aiutando la comprensione, sollecitando il gusto ed il giudizio; ma se, come suggeriva Munari, facesse “produrre” agli allievi qualcosa di caravaggesco? Un gesto, un prodotto d’arte, uno scritto… Munari amava citare un proverbio cinese: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”. Ora la didattica dell’arte si può fare in questo modo, rifacendola, reinventandola per capirla.

 

Se a scuola molti sono ancora refrattari a questo modus operandi, un gran numero di musei hanno invece splendide sezioni didattiche in cui, al di là della tradizionale visita guidata, si realizzano progetti creativi, laboratori, dibattiti, corsi, incontri con gli artisti, happening o performances alla maniera degli artisti medesimi. Basti pensare alla Pinacoteca di Brera, scenario nel '77 del primo laboratorio museale munariano, tuttora vivace centro di trasmissione “sperimentale” del sapere artistico; all’avanguardia anche la didattica del Mart di Trento e Rovereto, della GAM di Bologna, del Palazzo delle Papesse a Siena, delle Scuderie del Quirinale a Roma, per citare solo alcuni esempi.

 

Munari diceva che "il più grande ostacolo alla comprensione di un'opera d'arte è quello di voler capire". Col suo metodo di lettura l’arte non si erge, supponente e presuntuosa, al di sopra dello spettatore, piccolo o grande che sia, ma, rimanendo con lui, ci gioca, si lascia copiare, si lascia smontare e ricostruire, non fa più paura, diventa anche facile, umana, si mostra perfino divertente.