Explora, Roma, Museo dei Bambini

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Explora, Roma, Museo dei Bambini

 

Continuando il discorso sui musei per bambini e sulla didattica museale per i più piccoli, mi appresto stavolta a parlarvi di una bella realtà nata da non molti anni a Roma. Si tratta di Explora, il Museo dei Bambini. Sono andata a vederlo ed ho parlato con Daniela Vaturi, responsabile della comunicazione e dell'ufficio stampa.  Explora non è un vero e proprio museo, come lo intendiamo noi. E' un museo nel senso etimologico del termine, ossia un luogo destinato alla cultura (nelle sue molteplici forme) e all'apprendimento. I piccoli sono i fortunati destinatari della proposta "museale".

 

 

Explora, RomaMa si gioca, verrebbe da chiedersi? Il gioco in effetti c'è, ma per lo più serve ad imparare. Come a scuola la trasmissione dei contenuti avviene più facilmente in un clima di generale benessere e di buone relazioni umane, così i bambini in un contesto come questo subiscono maggiori stimolazioni laddove alle cose nuove da scoprire si unisca anche il divertimento. Purché il genitore o l'adulto che li accompagnano, docente o parente che sia, non scambino questa per una gigantesca ludoteca o, peggio, per un utile "parcheggio" dei piccoli quando i grandi hanno altro da fare.

 

 

L'esperienza di Explora riguarda il bambino, ma anche l'adulto. Il percorso ludico-educativo fatto insieme può essere un bell'esempio di tempo ben speso insieme. Sul modello di molti musei stranieri, sia canonici che "Children's museums", che spesso organizzano iniziative bellissime come il week-end al museo per nonni e nipotini.


Non c'è una collezione ad Explora. Non c'è un deposito con i pezzi non esposti, né un archivio per le ricerche dei grandi, né un allarme per evitare che qualcuno si avvicini troppo o danneggi qualcosa. Quello che troviamo entrando, invece, è uno spazio certamente a misura di bambino, un insieme luminoso e curato di postazioni allettanti, tecnologicamente all'avanguardia, coloratissime e molto diverse l'una dall'altra, all'insegna della varietà della proposta e della molteplicità delle possibilità.

 

Il museo sorge in uno spazio che prima era di proprietà dell'Atac, l'azienda di trasporto pubblico di Roma. E' un bell'esempio di archeologia industriale, ossia di riqualificazione a scopi culturali di un vecchio edificio industriale in disuso.

Il progetto voleva, tra le altre cose, riqualificare la zona dove ora sorge il museo, il Borgo Flaminio, vicino a Piazza del Popolo, così centrale eppure così poco valorizzato fino a non molto tempo fa.

Il padiglione in acciaio e ghisa che già esisteva è rimasto, ma è stato riadattato ed è ora circondato da uno spazio verde, pur mantenendo l'affaccio sulla Via Flaminia.

 

Da subito l'edificio dà un senso di spaziosità, di luminosità: le ampie vetrate imbevono di luce praticamente da tutti i lati della struttura, con l'aggiunta del lucernario e dei bris-soleil 1 fotovoltaici a dare ulteriore luminosità all'interno.

L'impianto fotovoltaico è una peculiarità del museo: sul tetto del padiglione espositivo (edificio B), progettato dagli architetti Cinzia Abbate e Carlo Vigevano, sta l'impianto fotovoltaico, della potenza di 15KW con sistema di raffreddamento passivo, montato su supporti mobili che consentono una variazione nell'assetto dell'ombreggiatura del tetto a seconda della stagione. L'impianto, molto innovativo (come capiamo anche dall'incomprensibile terminologia… scusate!), oltre ad autoprodurre una parte dell'energia per il museo, serve anche come spunto didattico per i piccoli visitatori sul tema dell'energia rinnovabile e sull'uso razionale delle risorse della terra, a favore di uno sviluppo sostenibile, concetto con cui i bambini cominciano così a familiarizzare sin da piccoli. Questa scelta colloca il Museo dei Bambini di Roma in un contesto europeo d'avanguardia, oltre ad essere in linea con la sottoscrizione della carta di Alborg e la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici.

Mi sono soffermata così a lungo sulla struttura perché il museo rappresenta un modello da seguire, sia per la funzionalità dello spazio sia per l'efficacia della proposta ludico-didattica collegata. In Italia la strada da fare è ancora piuttosto lunga.


Explora può essere un buon esempio per le altre città italiane. Il museo offre quattro macro-proposte a bambini dagli 0 ai 13 anni (da 0 a 3 non pagano il biglietto), scolaresche o singoli accompagnati dai genitori. Le quattro proposte corrispondono fisicamente alle macro-aree in cui è diviso lo spazio interno:


1. L'IO: il bambino scopre la propria fisicità rientrando virtualmente nella pancia della mamma, studiando la struttura di una bocca gigante, andando in un finto ospedale, cominciando a capire come ci si nutre e che cosa sono le calorie, attraverso la divertente "ruota del criceto". Nel discorso "IO" rientra anche lo sport a la sicurezza.

2. L'AMBIENTE: in una casa speciale come il museo stesso, gli spazi sono trasparenti; la luce dà energia e vita: è una casa ecologica essendo alimentata dall'impianto fotovoltaico, ma rispetta l'ambiente anche in altri modi, per esempio insegnando ai bimbi perchè la casa ecologica riutilizza i rifiuti che produce, come si evitano gli sprechi, come si fanno oggetti di carta riciclata.


3. LA SOCIETA': nella "piazza" della città-Explora si può entrare in un supermercato (vedi foto), usare una pompa di benzina, ci si può divertire a giocare con una fontana, si può conoscere come funzione un camion dei pompieri: lavorarci è un gioco da ragazzi! Ma c'è anche la banca, con gli sportelli, i pannelli che spiegano cos'è un conto, cosa sono gli assegni, a cosa serve la banca, insomma… e non poteva mancare il caveau, in cui si impara cosa è prezioso e cosa no, a seconda della persona: per qualcuno non si può vivere senza soldi e gioielli, mentre per altri i "valori" sono più astratti:l'amicizia, la famiglia, l'amore, la salute, il potere.

4. LA COMUNICAZIONE: qui si gioca coi "media"; si può fare il giornalista, il presentatore TV, ma anche il giornalaio e il postino: la ricostruzione di uno studio televisivo, della redazione di un giornale, dell'edicola e della posta (con tanto di posta pneumatica e tubi parlanti) sono un vero "delirio" d'apprendimento e divertimento, una tempesta ludico-conoscitiva per il bambino.


Sezioni a parte di Explora sono quella dedicata ai più piccoli (0-3 anni), chiamata "Piccoli exploratori"; il book-shop con incontri e letture animate per bambini; la caffetteria-ristorante, a volte adibita a spazio espositivo ; il giardino con tavoli, sedie e giochi per svolgere parte delle attività all'aperto e molto altro.

L'immagine che ho scelto per spiegare meglio Explora fa parte della campagna pubblicitaria del museo. Un biberon contiene un veliero. Il biberon fa tenerezza istintiva, mettendo chi guarda in un'immediata, naturale disposizione "genitoriale" o comunque protettiva. Ma fa anche pensare al nutrimento del bambino, alla sua crescita fisica. Il veliero rappresenta invece la libertà, la mancanza di confini, la curiosità verso il nuovo, lo sconosciuto… in una parola, la scoperta. Il messaggio è chiaro: Explora fa crescere, nutre l'intelligenza e la curiosità del bambino.
Explora museo

La figura sulla sinistra mette insieme tre opere, nell'ordine:

Fernando Botero 1977

Jean-Michel Basquiat 1983
Marcel Duchamp 1919

 

 

 

Daniela Vaturi mi ha spiegato come il museo sia in parte ispirato al modello londinese di "Children's museum". L'internazionalità di Explora in effetti è evidente. Nei musei stranieri (specie inglesi, tedeschi, francesi, olandesi, spagnoli, americani) la mentalità diffusa sembra essere quella della stimolazione del visitatore, dell'integrazione della semplice fruizione dell'opera con strumenti tecnologici, spazi espositivi studiati sin nei minimi dettagli, numerose pubblicazioni, promozione mirata, alta professionalizzazione del personale, iniziative culturali, eventi collegati alla collezione del museo o alla mostra in atto.

In Italia, forse per l'abbondanza dei luoghi visitabili, forse per la straordinarietà del patrimonio posseduto di per sé, senza altro aggiungere, forse per una sorta di tradizionalismo che considera la cultura qualcosa di serio ed intoccabile, i musei (parlo soprattutto delle strutture pubbliche) sono tuttora impermeabili ad una reale partecipazione collettiva dei visitatori: se le cose cambiassero non ci sarebbe solo la visione dell'opera e la spiegazione della stessa, ma anche la sua decostruzione e ricomposizione, la sua "umanizzazione", e quindi, presumibilmente, una frequentazione più assidua del museo, il suo ripetuto apprezzamento, la cosiddetta "fidelizzazione", che renderebbe lo spazio museale uno spazio vivo, interattivo, culturale a 360 gradi.

 

Quando parliamo di "Children's museums" il discorso sembra cambiare: come già dicevo, non ci sono collezioni di opere antiche da proteggere, non c'è la sacra aura dell'opera d'arte da tutelare. Del museo, per un visitatore tradizionale italiano, Explora non ha niente. Ma se in effetti si cominciasse a vedere il museo come un luogo vivo, attivo, da frequentare con piacere, Explora, i Musei Capitolini, Capodimonte, il Bargello o il Poldi Pezzoli potrebbero, all'improvviso, assomigliarsi infinitamente…


Quando ho chiesto a Daniela Vaturi che grado di fidelizzazione ha il piccolo pubblico di Explora con il museo mi ha risposto che la strada da fare è ancora lunga, ma è in effetti quella che il museo vuole percorrere. I

l pubblico non manca di certo: le proposte sono allettanti, la posizione è centrale, la struttura bellissima, il personale qualificato. Ma un "Children's museum" vuole di più: vuole che il bambino, dopo un primo impatto positivo, desideri tornare e poi ancora e poi di nuovo, come si fa col cinema o col teatro o, meglio ancora, con una buona biblioteca. La fidelizzazione dunque vorrebbe dire "obiettivo raggiunto". Vuol dire che il bambino si sente a casa: gioca, impara, si meraviglia, si diverte, si muove, si nutre, viaggia con la fantasia… in una parola "vive".


Realtà come quella di Explora possono spingere i bimbi di oggi a diventare in futuro il pubblico di un museo di arte, di scienza, di tradizioni popolari, o i frequentatori di una sala da concerti, di un teatro, di una biblioteca, di un cinema, di un caffè letterario.

 

E' auspicabile che i musei per bambini diventino una realtà diffusa in Italia come all'estero e chissà che, oltre a beneficiarne i piccoli, non ne beneficino anche gli adulti, imparando, finalmente, a prendere meno sul serio la cultura.

Anche i musei di arte, di scienza, di storia ecc. potrebbero essere piattaforme colorate da cui muoversi nello spazio sempre più multiforme e vivace della cultura.

Si sa, chi è intelligente quasi sempre ha anche una certa ironia… La Gioconda potrà mai andare a braccetto col gioco, anche per un adulto? Del resto, gli artisti del Novecento hanno già fatto scendere le opere d'arte dai piedistalli su cui le hanno messe i secoli, i critici e la storia. Ora tocca a noi raccoglierne la provocazione…

 

di Laura Panarese per Informagiovani-italia.com
 


1 Sono costituiti da lamelle regolabili orizzontali o verticali in metallo o in legno fissate ad un telaio normalmente posto in facciata esternamente al serramento. Hanno un impatto sulla facciata molto gradevole perché sono piuttosto trasparenti e leggeri.

 

 

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