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VISITARE GIJON : INFORMAZIONI E PICCOLA GUIDA

Gijon è un luogo molto
interessante da visitare, uno dei più vitali culturalmente di tutta la
Spagna, tanto che una nutrita colonia di artisti di ogni genere vi si è
trasferita. Gijon (Xixon in asturiano)
è una città e un porto marittimo della Spagna nord occidentale di circa 300.000
abitanti, nel Principato delle Asturie, sul golfo di Biscaglia.
Città antica e moderna al tempo stesso, modernista, nel senso dei suoi
palazzi Art Nouveau, antica quanto basta per la sua storia, specialmente
come porto verso le Indie occidentali. Porto attivo fin dal 1480. Gijon è
anche un importante luogo di transito, essendo uno dei punti si passaggio
della strada
più importante della costa settentrionale spagnola, tra
il porto di Santander, a est, e quello di El Ferrol, a ovest.
Gijon è una città dinamica che,
come si è detto, attira
tanti artisti nei suoi confini, in particolari tanti scrittori, e rende gioviale
e amichevole il carattere dei suoi abitanti. A luglio per esempio,
organizzata dallo scrittore Paco Taibo II c'è la Semana Negra (lunga 10
giorni) in cui letterati provenienti da tutto il mondo partecipano ad una sorta di fiera popolare dove i
libri si mescolano a salsicce e fritto misto. Molto suggestivo.
Un altro famoso scrittore come il cileno
Luis Sepulveda, che abita proprio a Gijin dirige il Salone del Libro Iberoamericano, occasione imperdibile per chi ama la narrativa
di quei luoghi.
Ma cos'è che attira così tanta gente a Gijon?. Forse il sidro? Anzi la
sidra, il vino di mele: assieme alla gaita, cioè la
cornamusa, è il simbolo stesso della gente di queste parti. La sidra si
vende in bottiglia ma nessuno ve la porta al tavolo perchè si beve solo
quando il mescitore viene a versarvela nell'apposito vaso.
Siamo nelle Asturie, che si affaccia sul Golfo di Biscaglia
dall'alto di scogliere a strapiombo sull'oceano, prati verdi e cielo
tormentato, spiagge immense dove le maree inghiottono e restituiscono
chilometri di battigia ogni sei ore, insomma, paesaggi decisamente distanti
dall'immaginario che abbiamo della Spagna , un
clima fresco e umido dove l'assenza di pioggia è un fatto inconsueto.
Gijon è come detto, una città modernista, e in questo contende a Barcellona il primato
dell'Art Noveau nell'architettura dei suoi palazzi, meno arditi rispetto a
quelli di Gaudì ma senza dubbio altrettanto affascinanti, che abbondano di
teste di donna dalle chiome sinuose, al punto da coniare l'appellativo di modernismo gijoné.
La parte più antica della città sorge sul promontorio di Cimadevilla, il centro storico
che mise le fondamenta sull'oppidum di Noega conquistato dai romani ai celti,
successivamente chiamata Gigia secondo gli scritti di Tolomeo, fu centro
commerciale e artigianale, il bronzo era vanto e orgoglio dell'Asturica
Augusta, poi invasa dai "barbari" del re Sisebuto agli inizi del VII
secolo. Durò poco e non lasciò tracce la dominazione visigota, perchè già
nel 714 l'Islam in terra iberica insediò a Gijon il governatore Munuza. Che,
improvvidamente, si innamorò di Dosinda, cristiana sorella di un
signorotto locale, tale Pelayo.
Munuza spedì Pelayo a Cordoba per giurare obbedienza all'emiro Al Hurr, con
il secondo fine di sposarsi Dosinda in assenza del recalcitrante fratello.
Pelayo tornò indietro all'improvviso, si oppose alle nozze, e dovette
scappare sulle montagne per evitare le ire del musulmano accecato dalla
passione. Una cosa tira l'altra, e Pelayo, forse suo malgrado, si vide
costretto a diventare il condottiero di tutti i profughi che si riunivano
tra grotte e gole delle Asturie, fino a ingaggiare battaglia con le schiere
arabe nei pressi di Covadonga, Anno del Signore 722, e, fatto allora
stupefacente, le sconfisse infrangendone la fama di invincibilità e tramandò
ai posteri l'immancabile apparizione della Madonna che gli avrebbe ordinato
di imporre la Vera Fede a fil di spada.
Comunque sia andata, Pelayo ha la sua statua in una ridente piazzetta
davanti al mare, consegnato all'eterna memoria come il primo che osò
ribellarsi ai feroci mori, con buona pace della storia vera, che vide gli
arabi iberici molto
più tolleranti e laici dei cristiani, rispettosi delle
religioni altrui tanto che gli ebrei sotto sultani ed emiri godevano di libertà di culto mentre con i cattolicissimi sovrani di Castiglia dovettero
abiurare o finire al rogo.
Alle spalle del prode Pelayo c'è la raccolta e suggestiva Plaza Mayor, con
le sidrerie e il mercatino del fine settimana, mentre di lato si snoda la
salita che conduce a Cimadevilla, la penisola che vista dall'alto sembra la
testa di un gabbiano che dispiega le ali - formate dalla spiaggia di San
Lorenzo e da quella di Poniente - verso il Cantabrico.
Oltre all'Art Nouveau gli
elementi principali dell'archittettura di Gijon risiedono nel passato, a
quando da piccolo insediamento romano la città fu sviluppata come porto dai
monarchi cattolici. Il quartiere vecchio della città è formato dalla collina
di Santa Catalita e dal antico quartiere di pescatori di Cimadevilla.
Il primo insediamento della città si pensa fu posto proprio sulla sommità di
questa collina, e per celebrarlo è stato costruito di recente il
monumento
chiamato Elogio del Horizonte dello scultore basco Eduardo Chillida, da
dove si può ammirare una bellissima vista di tutta la baia. Le strade fra la
spiaggia di San Lorenzo e la marina mettono insieme uno strano mix formato
da resti romani, grandi case padronali e vecchie case di pescatori. Nella
Plaza Mayor il bell'edificio del municipio costruito all'inizio dell'800.
Il sole tramonta dietro il Cabo de Peés, regalando gli ultimi fuochi alla
Galizia e ancora più a sud al
Portogallo, mentre Gijon si rianima, si
riaccende di voci e suoni, la gente sciama nelle strade e affolla le sidrerie, dove si mangia bene qualunque cosa e le ostriche sono delle
migliori. Plaza Mayor, dopo l'ultima pioggia, ha il selciato che brilla, e
al di al di la dell'arco dei portici, Pelayo, eroe per caso, continua a brandire
la spada e la croce ignaro di quanto siano diventati gaudenti i suoi
conterranei.
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