LAVORO IN ITALIA: SOGNI E PAURE DEI GIOVANI

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Lavoro in Italia, sogni e paure dei giovani

Le possibilità in sgabuzzino. L'immensa bianchezza del foglio e la sua imprescindibilità è quanto di più possa terrorizzarmi. Come quando ci si presenta in ufficio il primo giorno di lavoro o ci si siede al tavolo del prof. per un esame universitario: sino l'attimo prima si è professionali e preparatissimi. Poi il nulla. Lo stesso nulla che impazza nell'accecante bianchezza di un foglio immacolato. Il nulla che divorava ogni cosa ne La Storia Infinita, e dal buio si poteva ricominciare.

 

 

Forse esiste veramente un tale luogo buio da cui rinascere, uno sgabuzzino fatato nel quale  intingere il proprio pennino creativo: cosa vi troviamo dentro dipende dai momenti in cui vi approdiamo, in fondo non siamo altro che i nostri istanti presenti e passati. Se, ora, dovessi cercare un argomento "interessante" per i giovani, credo che dal mio cappello-magico/sgabuzzino incantato tirerei fuori il coniglio delle Pos-si-bi-li-tà, da seguire come Alice nel suo labirinto.

 

Possibilità d'essere. Essere qualsiasi cosa in qualsiasi luogo.

 

Molti ragazzi oggi guardano al passato con nostalgia ed al futuro con rammarico (noi non ci saremo…), perdendo di vista ciò che potenzialmente siamo, qui ed ora.

Siamo in potenza qualsiasi cosa? Direi di si.

 

Percorrendo l'infanzia in direzione dell'adolescenza molti rinunciano ai propri sogni, altri li rielaborano profondamente, io, per esempio, dal voglio fare la regina, sono passata all'altrettanto idilliaco voglio fare la scrittrice. Ovviamente, intorno a me, il mondo si è scisso in sostenitori di questo sogno contro obbiettori di desideri, questi ultimi sempre a ripetermi "pensa solo a studiare…".

 

Ed io mi sono laureata. Senza mai smettere di riempire scatole e cassetti di fogli e parole. Ora, neolaureata disoccupata, risento con violenza le pulsanti vibrazioni di quell'antica vena scrittoria che sussurra "scrivi, scrivi, scrivi,…", e mi dico: se esistono i sogni, dovranno pur esistere le loro forme d'attuazione. Così mi ritrovo qui a scrivere, stavolta ad una redazione, sulle possibilità giovanili e la paura del buio. Un buio che sempre emerge dal nostro sgabuzzino, che troppo spesso ci lascia impietriti di fronte a ciò che si deve fare-dire-pensare solo perché tutti lo fanno-dicono-pensano. E perdiamo i nostri pomeriggi dinanzi a lenti ed obsoleti programmi televisivi.

Una volta, almeno questa volta, prendiamoci una possibilità, riscattiamo la nostra mente, entriamo nello sgabuzzino e proviamo ad accendere la piccola lampada della ragione che, come una spada di Damocle, sempre pende sopra la nostra testa. Sgabuzzino, una parola che a pensarci bene, se la ripetiamo a lungo, perde ogni senso connotativo, ma chi l'ha inventata? Di certo un uomo geniale, perché rende benissimo ciò che è: potenzialmente ogni cosa.

Buoni sgabuzzini a tutti.

Vanadia Cantaro

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