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Maastricht
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Storia di Maastricht

Un viaggio di soli tre giorni a
Maastricht si è rivelato essere uno dei soggiorni più
interessanti che abbia mai fatto. Era un mezzo viaggio di lavoro, a cui ho
unito il piacere di rivedere alcuni amici del conservatorio (per alcuni mesi
in un corso di specializzazione all'Accademia di Musica). La città più
meridionale dell'Olanda
non era mai stata nei piani, forse anche perché la consideravo un po' troppo
'burocratica ed istituzionale', visto che il suo nome rimanda
inevitabilmente al Trattato di Maastricht, quello che nel 1992
sanciva la nascita dell'Unione Europea. Ma come anche accade per
città quali
Bruxelles o
Strasburgo, per citarne alcune, andando oltre il carattere
istituzionale di un luogo si scopre invece quanto anche Maastricht sia una
città intrisa di fascino storico e culturale, quanto sia piena di energia e
'savoir faire'. Si, perché qui oltre all'olandese, al tedesco e al
fiammingo si parla anche molto francese – non per altro Maastricht viene
spesso soprannominata la Parigi d'Olanda.
Maastricht è una delle città più antiche
dell'Olanda (il record è condiviso solo con la coetanea Nijmegen) ed
una delle più caratteristiche, fatta di caffetterie, fortezze, ponti e
chiese. Capitale della provincia del Limburgo, a pochi passi dal
Belgio e pedalate dalla
Germania, si distingue dalle altre città del paese, per la sua
architettura urbana, non incentrata per esempio nei tipici canali, pur
presenti. Dagli stessi olandesi la città è generalmente considerata come la
più ospitale dei
Paesi Bassi, con una qualità della vita così alta che spesso il
nord stenta ad eguagliare. Tra una cucina ricca di tradizione, vivaci eventi
folcloristici ed un significativo patrimonio storico, Maastricht si
dimostrata essere una città prospera e vibrante.
Gli amici, che ormai sembrano conoscere il
centro storico di Maastricht più delle loro tasche – e che
immancabilmente siedono ogni mattina al De Bobbel, nella Wolfstraat,
per una squisita colazione locale – mi raccontano che questa è una città
fatta di tante affascinanti identità storiche. Gli antichi Romani la
fondarono con il nome di Mosae Trajectam
nel 50 a.C., partendo dall'edificazione di un ponte strategico nel fiume
Mosa e ai piedi di Sint-Pietersberg (il noto monte di San Pietro di
Maastricht, una bassa collina a sud
della città, nota per le sue grotte interne). Dal periodo romano una
serie di invasioni contribuirono a creare la Maastricht odierna, che si fa
oggi conoscere per il suo distintivo carattere tutto paneuropeo, riflesso in
particolare nella gastronomia e nello spirito dei suoi abitanti.
Maastricht inoltre è anche una città di grande varietà linguistica, grazie
ai suoi immediati confini e alla popolazione studentesca internazionale
iscritta nelle sue università. Dopo uno spuntino veloce, un ottimo
panino con cipolle e aringa cruda (gulp!), gli amici mi portano in giro per
la città, tra strade acciottolate ed antichi edifici. La prima tappa dell'itinerario
storico di Maastricht comprende la visita all'antico centro della città,
piuttosto compatto e diviso in due dal fiume Mosa: ad est della riva è
situato il quartiere di Wyck, a sud quello di Céramique. Nel
primo troviamo la grande piazza di Vrijthof, cuore culturale della
città e sede di due importanti edifici religiosi, l'enorme chiesa
cattolica di Sint Servaasbasiliel e la Cattedrale protestante di Sint
Janskerk.
Il caso ha voluto che proprio il giorno della mia
visita Maastricht celebrasse il Koninginnedag (il Giorno della
Regina in Olanda), la festa nazionale più importante e più sentita dalla
popolazione olandese. La città era intrisa di un unico, inequivocabile
colore: tutti indossavano qualcosa d'arancione, pure i bambini avevano i
capelli tinti di arancio e incredibilmente persino gli animali domestici
erano ornati di accessori color arancione. Per rispetto alla tradizione
olandese ho deciso di contribuire alle celebrazioni con una sciarpa
arancione, mentre un'altra amica ha optato per una gonna dello stesso
colore. Bouke, uno degli amici, originario di
Utrecht, mi spiega che questa festa viene celebrata in occasione
dell'anniversario dell'incoronazione della regina Beatrice d'Olanda e
che di solito è una festa molto attesa dai bambini, perché durante i
festeggiamenti possono vendere i loro vecchi giocattoli al mercato delle
pulci. Una delle cose più belle che mi è capitato notare in questo giorno
speciale è proprio questa sorta di 'venir meno' alle regole commerciali
della compravendita: tutti durante la festa del Koninginnedag possono
improvvisarsi venditori, ovunque, dalle piazze della città al garage di
casa, senza bisogno di avere nessuna autorizzazione. Giocattoli, gadget
tecnologici, antiquariato, abbigliamento, libri e persino gioielli... in un
solo giorno Maastricht sembra essersi trasformata in un grande unico mercato
delle pulci.
Tra un po' di shopping ed un gelato di troppo,
decidiamo d'inoltrarci verso la periferia sud della città e visitare il
misterioso mondo delle Grotte di Sint Pietersberg, una straordinaria
rete di corridoi e sale sotterranee scavate all'interno di una collina. Sin
dall'epoca romana gli scavi ebbero lo scopo di estrarre una pietra calcarea
particolarmente malleabile e resistente, tanto che oggi sono ancora numerosi
gli edifici di Maastricht costruiti grazie alla pietra di Sint
Pietersberg. L'interno si ammira in un suggestivo ambiente sotterraneo
che si sviluppa a nido d'ape in circa 20.000 passaggi. In periodo di
necessità – come accadde durante gli assedi nel Medioevo o negli anni
d'occupazione nazista – le grotte servirono da rifugio non solo alla
popolazione ma anche ad importanti capolavori artistici, è il caso per
esempio del La ronda di notte di
Rembrandt, oggi esposto al
Rijksmusuem di
Amsterdam. La visita guidata si è dimostrata piuttosto
interessante, soprattutto nella parte che mostrava i vari disegni murali
fatti nel tempo all'interno delle grotte, da quelli religiosi del medioevo a
quelli di qualche diva 'hollywoodiana' degli anni '30 e '40. L'area di
Sint Pietersber è anche nota per il
cammino di Pieterpad, un percorso escursionistico di 485 km che da
qui arriva fino a
Groningen (Groninga), nell'Olanda settentrionale (mi riprometto di
farlo, un giorno... prima o poi).
Ripercorrere in autobus il breve tratto che ci
permette di rientrare in centro è stata un'esperienza divertente. Ho sempre
pensato che in un viaggio a rimanere impressi sono anche i luoghi di un
panorama urbano visto dai finestrini di un mezzo pubblico: è così che riesco
a capire il carattere di una città, la sua parte più vera e meno turistica;
ed è così che oggi posso confermare di una numerosa popolazione giovanile,
di varie tendenze culturali e delle testimonianze storiche ed
architettoniche che questa città è riuscita a far arrivare fino al XXI
secolo. Tra tutte, a rimanere impresse sono alcuni resti delle antiche
fortificazioni di Maastricht, che incontro per esempio percorrendo la
via Sint Bernardusstraat. Sono quelle della porta di Helpport,
un altissima costruzione a due torri del XIII secolo, parte delle antiche
mura cittadine, e indicata come la più antica porta d'accesso urbana in
Olanda. Il suo nome è in effetti un po' raccapricciante, una volta che
scopro essere tradotto in 'porta dell'inferno'.
Il prossimo luogo di visita è la graziosa
piazza di Onze Lieve Vrouweplein. La raggiungiamo dal nuovo tratto
pedonale del lungofiume, la Maasboulevard, che devo dire aver trovato
un po' anonima (almeno in questo punto). Una volta nella Graanmarkt
lo scenario tuttavia cambia e si vieni 'assaliti' da una vasta gamma
di caffetterie e piccoli ristoranti, che con i loro tavoli all'aperto
sembrano farci strada verso la piazza. Al centro di questa erge una
spettacolare Basilica di Nostra Signora di Maastricht (Onze-Lieve-Vrouwebasiliek),
localmente conosciuta come Selvrouwe. Le parti più antiche della
presente struttura sono datate XI secolo, ma probabilmente su questo stesso
luogo era presente un precedente tempio di culto pagano. La chiesa è
conosciuta in particolare per la Madonna Stella Maris (protettrice
dei marinai e di tutti i naviganti), che agli inizi del Seicento attirava
qui a Maastricht ben oltre 20.000 fedeli in pellegrinaggio. In un volantino
capitatomi sottomano, leggo che quando i calvinisti
s'impadronirono degli
istituti religiosi della città, la statua venne nascosta in un luogo sicuro
e che alla fine di questo stesso secolo, nel 1699, avvenne un inconsueto
miracolo: la statua della Madonna, la stessa esposta nella cappella odierna,
avrebbe indicato ad un viandante il cammino di preghiera necessario per
raggiungere la chiesa (si narra che gli abiti della statua apparvero
improvvisamente sporchi di fango, come se si fossero trovati all'aperto per
le campagna circostante e sotto la pioggia).
Seduta in una caffetteria all'ombra degli alberi
della piazza, mi lascio andare alle storie della città. Raccontano dei
personaggi famosi di Maastricht, gente come il capitano Charles de
Batz de Castelmore, francese di nascita, noto anche come d'Artagnan
e cioè colui che ha ispirato il famoso romanzo di Dumas; oppure di Jan
Pieter Michkeleers, lo scienziato olandese che inventò l'illuminazione a
gas e la cui statua svetta nel centro dell'antico mercato cittadino (il
Markt), per l'appunto con un'asta fiammeggiante in mano; raccontano anche di
Mooswief, la fruttivendola, la cui statua è situata sul lato opposto
della statua di Minckeleers, di fronte all'antico Palazzo Comunale di
Maastricht. La sua di statua
rappresenta le tante donne che in passato, all'alba, arrivavano numerose dai
vicini villaggi per vendere i prodotti della campagna agli abitanti della
città e comprare, in cambio, le merci provenienti dalle colonie olandesi
(caffè, tè, tabacco ed altro). Si noteranno poi diverse altre statue, quelle
che colpiscono di più sono probabilmente quella di Fons Olterdissen,
poeta e compositore olandese nato in città nel 1865 e noto per aver scritto
l'Inno di Maastricht (la statua lo raffigura in piedi su una panchina
in cemento a raccontare alcune storie ai suoi figli) e quella che raffigura
un ragazzo seduto su una parete di cemento con accanto il suo cane e intento
a vendere sigarette ai passanti: è la statua di Pieke oet de Stokstraot,
uno dei monumenti più interessanti di Maastricht (mi spiegano che Pieke è il
personaggio di uno dei romanzi di uno scrittore locale, Ber Hollewijn).
Arriva il momento di terminare la mia visita
turistica e dedicare qualche ora all'appuntamento di lavoro di domani. Sono
tuttavia ancora molte le cose da vedere a Maastricht e spero di
riprenderle nei prossimi due pomeriggi che rimangono a disposizione. Nel
frattempo, nella via che conduce al mio hotel, incontro un altro inconsueto
personaggio, è quello di Mestreechter Geis, la statua di un
menestrello che mi dicono essere il simbolo del Carnevale di Maastricht.
Non mi rimane che riproporre una visita alla prossima stagione culturale,
magari nei mesi di febbraio e marzo... per l'appunto. Alla prossima
Maastricht!
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