Mantova
è un luogo speciale, riflessivo e colto, dove potersi
perdere insieme ai propri sogni e alle proprie speranze. “Mantua
me genuit” diceva Virgilio (Mantova mi ha generato),
e così come ha fatto per uno dei suoi figli prediletti ben oltre
2000 anni fa, la città ancora oggi continua a generare vita e
passioni. Quando la si visita per la prima volta si rimane
sorpresi dalla sua grazia e sono ancora troppo pochi forse coloro che
ne conoscono la bellezza e la suggestione. A camminare per le
antiche strade e ad incontrare le osterie dipinte con quei
tipici colori rinascimentali che vanno dal rosso all'ocra,
sembra già che l'entusiasmo non veda l'ora di uscirti da
dentro... e camminando, a passo lento, lo sguardo pare posarsi
ora su quel panorama urbano, storico e sontuoso, e poi su quella
natura lacustre così ricca di fascino che ti fa sentire
orgoglioso di poterla ammirare.
Mantova
è capoluogo dell'omonima provincia e non è una grande città
affollata (al 2010 i suoi abitanti residenti erano poco più di
48.000). La sua posizione, sul letto ricurvo del fiume Mincio,
che qui si allarga in una collana di romantici laghi,
conferisce alla città una personalità elegante ed affascinante,
con quel pizzico di dolce melanconia che solo alcuni luoghi
sanno darti. La terra, resa fertile dai suoi corsi d'acqua (il
fiume ed i tre laghi Superiore, di Mezzo ed Inferiore), è quella
della pianura padana, la stessa che da secoli ha trainato
l'economia del territorio con l'agricoltura e l'allevamento
bovino, le industrie alimentari ed il commercio, e a cui si sono
aggiunte nel tempo le industrie meccaniche, petrolchimiche e
dell'abbigliamento. L'itinerario urbano della città porta
immediatamente a notare la proporzione delle sue dimensioni, gli
spazi, le vie e le piazze circondate da chiese medievali, da
palazzi rinascimentali... tutto sembra aver seguito un percorso
storico ed architettonico di grande equilibrio. Un'armonia tale
che pochi anni fa l'UNESCO ha deciso di dichiarare
Mantova ed il vicino piccolo borgo rinascimentale di
Sabbioneta come Patrimonio dell'intera Umanità “due
principali forme urbanistiche del Rinascimento: la città di
nuova fondazione, basata sul concetto di città ideale e la
trasformazione di una città esistente” (Dichiarazione di
Valore Universale Eccezionale, Comitato del Patrimonio Mondiale,
Quebec City, Luglio 2008).
La
storia a Mantova ha da sempre giocato un ruolo
fondamentale nel suo sviluppo, unita ad un territorio plasmato
dalla natura e dalla mano creativa dell'uomo. Le sue radici si
uniscono per similitudine a quelle di molte altre città
italiane, fondate dagli Etruschi, abitate dai popoli
della Gallia cisalpina (i Cenomani) e sviluppatesi
sotto i Romani come colonie militari. Mantova inizia
tuttavia a distinguersi per aver dato i natali a persone
d'illustre cultura e potere, come Virgilio, uno dei più
grandi poeti dell'Italia antica, o Matilde di Canossa, la
Gran Contessa, una delle donne più potenti della storia
medievale europea. Nel Medioevo e,
successivamente,
nel Rinascimento, Mantova diventa protagonista della storia e la
sua unicità è tale da farsi apprezzare oltre i suoi confini.
Dopo essere stata parte nel VII secolo del dominio longobardo,
nel X secolo la città sperimentò un primo riassetto urbanistico
sotto la famiglia dei Canossa, che all'epoca di Matilde,
nel 1076, era in possesso di un cosi vasto territorio da
comprendere Lombardia, Toscana e la regione storica dell'Emilia
e della Romagna. Fu con i Gonzaga che tuttavia ebbe
inizio il periodo di secolare splendore, durato quasi trecento
anni (1328-1627). La rivolta capeggiata dai Gonzaga (una
famiglia dalle umili origini contadine, il cui nome era
Corradi e la cui provenienza era per l'appunto Gonzaga, un
vicino borgo rurale), scacciò i Bonacolsi e Mantova
diventò una delle
principali
corti rinascimentali d'Europa, capace di attirare artisti come
Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti e diversi
altri come. Il primo Gonzaga della dinastia mantovana fu Luigi
(poi diventato Ludovico I), Capitano del Popolo della
città ed in seguito nominato vicario imperiale del Sacro Romano
Impero. Il feudo della ricca famiglia crebbe a dismisura tanto
che poteva vantare vantaggiosi scambi finanziari e di potere con
la Repubblica di Venezia e con il Papato. Con il
Concilio di Mantova nel 1459 venne decisa una nuova
spedizione dei Crociati (poi risultata vana) questa volta contro
i turchi dell'Impero Ottomano, che pochi anni prima si
erano appropriati di Costantinopoli, l'odierna
Istanbul. Ancora oggi è lo storico periodo dei Gonzaga a
dare alla città le sue sembianze più preziose; la storia
successiva di Mantova si perde nel tempo e nelle sfaccettature
che furono tipiche dell'Impero austro-ungarico fino al
1866, anno in cui la città fu annessa al nuovo Regno d'Italia.
Il
lato architettonico che più colpisce di Mantova è il numero di
edifici in stile e le decorazioni artistiche in essi contenute.
Le piazze, aperte l'una sull'altra, creano una inusuale
illusione che porta il visitatore a ritrovarsi lungo una serie
di scenografiche opere prime: la Piazza Sordello, il
fulcro della vita politica, religiosa ed artistica di Mantova;
il Duomo di Mantova (Cattedrale di San Pietro) che
circonda la piazza nella parte a nord-est e che si apprezza per
lo straordinario stile barocco-manierista della sua elegante
facciata; il Palazzo Castiglioni ed il Palazzo
Guerrieri, con quella tipica portanza medievale e che a
guardarli in qualche vecchia foto degli anni '70 affiancati
dalle vecchie Alfa Romeo o dalle Fiat fuori serie, viene voglia
quasi di entrarci dentro alle foto. Nel frattempo,
la
vecchia Torre dell'Orologio offre costante i ritocchi del
tempo, va in avanti ma anche indietro, a sfogliare i quattro
secoli della storia dell'arte mantovana, custodita nel
maestoso Palazzo ducale di Mantova, uno dei più belli di
tutta Italia. Come non apprezzare, tra i tanti presenti, i
dipinti di Rubens della Sala degli Arcieri, o gli
affreschi del Pisanello nella Sala delle Sinopie,
o ancora i cosiddetti appartamenti degli Arazzi, dei
Nani, delle Metamorfosi, con rappresentazioni
artistiche riferite al periodo classico?
Dal
palazzo ducale al Castello di San Giorgio il passo è
breve (sono praticamente attigui). La fortezza venne costruita
nel XIV per ragioni urbanistiche e logistiche (a difesa della
via di comunicazione tra i due laghi principali del Mincio) e si
apprezza in particolare per una grande opera d'arte: la
Camera degli Sposi (Camera picta) di Andrea
Mantegna – che nel 1456 fu chiamato a corte da Ludovico
Gonzaga detto il Turco – unciclo di affreschi che ricopre
tutte le pareti della sala e le volte del soffitto. Per
raggiungere quella che a nostro avviso è uno dei luoghi più
rappresentativi e suggestivi dell'architettura mantovana, il
Palazzo del Te, si attraversano le varie Chiesa di Santa
Barbara (XVI secolo), Piazza delle Erbe, Palazzo
del Podestà (che fu antica sede del Comune), Palazzo
della Ragione (XIII secolo), Rotonda di San Lorenzo,
in stile romanico ed ispirata al Santo Sepolcro di
Gerusalemme, Casa del Mercante (XV secolo) e diversi
altri edifici storici, come la Torre del Salaro (dove un
tempo veniva immagazzinato il sale).
Federico
Gonzaga, figlio gaudente e raffinato di Isabella d'Este,
fece costruire lo splendido Palazzo del Te, in stile
manierista, come un rifugio dalla vita di corte. Come si entra
nel cortile, si noterà subito lo scopo di tale architettura,
quello di farsi ammirare ed di incuriosire. La posizione del
palazzo a suo tempo, nel 1525, era quella di aperta campagna
circondato dalle acque del lago e arricchito da un grande numero
di opere d'arte: rappresentava il culmine della cultura
rinascimentale a Mantova, quell'incontro tra natura e arte
così fortemente voluto dai Gonzaga e qui rappresentato dal
Manierismo italiano, corrente pittorica di transizione,
postasi a cavallo tra l'arte del Rinascimento e l'arte
Barocca in Italia. Avrete modo di ammirare le famose Sala
dei Giganti e Sala della Psiche o la Sala dei
Cavalli, affrescate da Giulio Romano, pittore e
architetto del Rinascimento e del Manierismo italiano. Non si
mancherà di certo la visita al Giardino Segreto e alla
sua celebre grotta decorata.
Mentre
ci lasciamo alle spalle la visita al bel Teatro Scientifico,
edificato nel 1769 da Antonio Galli Bibiena, e la vista
dell'elegante scalone del Palazzo Canossa, ci accingiamo
ad assaporare i gusti ed i profumi della cucina mantovana,
nota per le sue note raffinate. In abbondanza si prediligano la
pasta a base di zucca (ottimi i tortelli di zucca), il pesce
fresco dei laghi circostanti e i famosi risotti, visto che qui
il riso viene coltivato sin da medioevo. Il connubio di questa
gastronomia unisce tradizioni popolari e rurali ad una tipica
cucina aristocratica di corte, arrivata fino a noi in modo unico
e sapiente.
Vi
lasciamo alla visita e agli approfondimenti su Mantova, con un
ricordo particolare, quello di Tazio Nuvolari, il 'Mantovano
volante', sperando che come lui si possa andare lontano,
nelle ali de vento...a vagar tra natura, arte e storia; così
come sembra abbiano fatto le due anime degli antichi amanti
di Valdaro, due scheletri di ben oltre 6000 anni fa
rinvenuti abbracciati durante alcuni lavori edili nel 2007 a
pochi chilometri della città.