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Mantova è un luogo speciale, riflessivo e colto, dove perdersi insieme ai propri sogni e alle proprie speranze. Ci sono stato per la prima volta un po' di anni fa, prima di sposarmi e non credevo fosse così bella e così suggestiva. Ora presto, spero di tornare con la famiglia allargata ai due nuovi arrivi recenti. Il fatto che sia in pianura, semplifica la visita con passeggini anche doppi. Comunque ogni eventuale fatica, sarà senza dubbio ricompensata.

Mantova è capoluogo dell'omonima provincia ed ha circa 55,000 abitanti (CAP 46100, TEL. 0376) ed è adagiata sul lato destro del fiume Mincio, in prossimità dell'allargamento del fiume nei tre laghi Superiore, di Mezzo e Inferiore. Prospiciente la pianura padana da secoli le principali risorse per Mantova sono l'agricoltura e l'allevamento bovino, e le industrie alimentari correlate (burro, formaggi, carni insaccate) a cui si sono aggiunte successivamente industrie meccaniche, petrolchimiche e dell'abbigliamento.

Storicamente fu con ogni probabilità fondata dagli etruschi, quindi nel V sec. a. C. fu abitata dai galli cenomani per divenire infine colonia romana nel 214 a. C. Nel VII sec. entrò a far parte del dominio longobardo e successivamente del feudo di Canossa, fino alla morte di Matilde (1115). Nel 1126 divenne libero comune, fino al 1272 quando si trasformò in signoria, dopo la vittoria dei Bonacolsi. Nel 1328, la rivolta capeggiata dai Gonzaga scacciò i Bonacolsi e Mantova proprio con i Gonzaga divenne una delle principali corti rinascimentali. Nel 1707 entrò a far parte dell'impero austro-ungarico, fino al 1866, quando fu annessa all'Italia  di cui da allora condivide il percorso storico.

I principali monumenti sono: il castello di San Giorgio (XIV sec.), il palazzo Ducale (XIII-XVIII sec., con affreschi di Mantegna), il duomo (1545, ricostruito da Giulio Romano), le chiese di San Sebastiano (1460) e Sant'Andrea (1472), il palazzo della Ragione (XIII sec.), il Broletto (1227) e il palazzo rinascimentale del Tè (XVI sec., su progetto e con decorazioni di Giulio Romano).

Il Palazzo Ducale a Mantova

Il Palazzo Ducale è la grande reggia cittadina che per sei secoli, tra la fine del 1200 fino al 1700, ospitò le famiglie che governarono Mantova e le sue terre. Era questa la sede amministrativa dei Gonzaga, dove si trattavano affari di stato e dove tanti intrighi furono tramati, diversa dalle tante residenze private che la nobile famiglia possedeva fuori città. Il palazzo si estende su una vasta area di circa 34.000 metri quadrati, compresa tra Piazza Sordello e i laghi Di Mezzo e Inferiore. Costruita a più riprese assemblando edifici di varie epoche, la reggia annovera più di cinquecento stanze, cortili e giardini che raccolgono capolavori di vari periodi storici. Era infatti conosciuta come una delle residenze più in vista in Italia e in Europa, non solo per il fasto e la ricchezza, ma soprattutto per l’avvicendarsi di artisti e letterati che dimoravano stabilmente a palazzo. Così come si presenta oggi, restaurato e rimaneggiato nei secoli, il complesso edilizio di Palazzo Ducale ci restituisce lo splendore della famiglia che per più tempo abitò quelle stanze, i Gonzaga. Grazie a loro durante il Rinascimento furono chiamati artisti e letterati quali Giulio Romano, Baldassarre Castiglioni, Torquato Tasso e sopra tutti Andrea Mantegna che con gli affreschi della Camera Picta, detta Camera degli Sposi, rese celebre Palazzo Ducale in tutto il mondo. Il complesso aggregato di edifici diversi che formano il palazzo può essere diviso in alcuni nuclei principali, dei quali il più antico è quello che affaccia su Piazza Sordello, costituito dal trecentesco Palazzo del Capitano e dalla vicina Magna Domus. I due palazzi furono eretti negli anni a cavallo tra il XIII e il XIV secolo per volere di Guido Bonacolsi, detto Bottesella, che governò la città tra il 1299 e il 1309. I Bonacolsi furono infatti la prima famiglia che guidò Mantova dopo il periodo dei Comuni e rimasero signori indiscussi della città fino alla loro cacciata per opera dei Gonzaga che avvenne il 16 agosto del 1328. Successivo al nucleo più vecchio è il Castello di San Giorgio, costruito da Bartolino da Novara alla fine del Trecento quasi sulle rive del lago, proprio dove il Ponte di San Giorgio, uno dei pochi accessi alla città già costruito all’epoca, divide il Lago di Mezzo dal Lago Inferiore. Dopo la metà del XV secolo Luca Fancelli costruiva le stanze della Domus Nova, che si trova a sud dell’intero complesso edilizio. Secondo il progetto iniziale doveva trattarsi di quattro edifici disposti intorno ad un cortile interno che, tuttavia, rimase aperto da un lato. L’ampio spazio determinato dai tre edifici corrisponde oggi a Piazza Paccagnini, un tempo Piazza del Paradiso. Il Cinquecento è caratterizzato dalla presenza di Giulio Pippi, detto Giulio Romano, che rimarrà a Mantova per molti anni intervenendo non solo su Palazzo Ducale ma soprattutto come artefice di Palazzo Te, la residenza che i Gonzaga avevano alle porte della città. Nel palazzo cittadino, Giulio Romano edifica tra il 1536 e il 1539 La Rustica, che affaccia da un lato sul Cortile della Cavallerizza dall’altro sul Lago Inferiore, l’adiacente Appartamento di Corte Nuova e la Palazzina della Paleologa, distrutta nel 1898, che si trovava nei pressi del Castello di San Giorgio vicino al fossato orientale (si salvarono solo tre piccole stanze ricomposte poi vicino alla cappella del Bertani). Con Giulio Romano collaborò l’artista mantovano Giovan Battista Bertani, che successivamente gestì le fabbriche ducali e operò autonomamente nella ristrutturazione della Chiesa di Santa Barbara, la Basilica Palatina. Ad Antonio Maria Viani tra il XVI e il XVII secolo furono affidati i lavori dell’Appartamento di Vincenzo I, delle Sale della Metamorfosi e della Loggia di Eleonora. Infine Paolo Pozzo seguì il restauro del palazzo durante il primo periodo della dominazione austriaca. Nel corso dei secoli il palazzo è stato oggetto di numerosi saccheggi, versando per molto tempo in stato di abbandono. Sono così andati perduti mobili preziosi, arredi e opere d’arte di grande valore. Oggi Palazzo Ducale si presenta come un museo, le cui stanze ricche di opere d’arte sono prevalentemente visitabili con l’accompagnamento di personale della Sovrintendenza. E’ vietato l’accesso al pubblico alle stanze dell’Appartamento di Eleonora, perché sede di uffici della Sovrintendenza ai Beni Artistici e Storici. La facciata principale di Palazzo Ducale si trova sul lato orientale di Piazza Sordello. Si tratta di due edifici medievali sorti tra il 1200 e il 1300 interamente costruiti in mattoni a vista e con porticati ad archi a sesto acuto. Il Palazzo del Capitano è l’edificio più ampio, che si distingue per la merlatura e per le sei grandi bifore che si aprono sulla facciata. L’edificio più piccolo senza merlatura è detto Magna Domus, nel quale a metà del ‘600 fu ricavato il cosiddetto Appartamento dell’Imperatrice, che ospitava le stanze private di Beatrice d’Este. Sotto i portici di Palazzo del Capitano si trova un grande portale gotico che consente il passaggio a Piazza Lega Lombarda, detta dai mantovani Piazza Pallone, un ampio giardino racchiuso tra le mura dei palazzi circostanti. Uscendo dalla parte opposta della piazza e spostandosi verso nord si possono attraversare una serie di suggestive piazze interne al complesso palatino, oggi di pubblico passaggio: da Piazza Paccagnini (già Piazza del Paradiso) alla piazzetta su cui affaccia la Basilica Palatina, e da questa a Piazza Castello, che in estate si trasforma in una grande arena all’aperto. Uscendo sul lato ovest di quest’ultima piazza si ritorna in Piazza Sordello e dirigendosi a nord, verso Via San Giorgio si può ammirare la facciata rivolta verso il lago del Castello di San Giorgio.

Palazzo Ducale

Piazza Sordello, 23. Tel. 0376 382150/352111. Orario di visita: da martedì a domenica ore 8.45-19.15; lunedì chiuso.

Basilica di Sant'Andrea

Eretta tra il XV e il XVIII secolo su due preesistenti costruzioni religiose, la basilica sorge in Piazza Mantegna nel luogo in cui, secondo la tradizione, San Longino nascose la terra intrisa del sangue di Cristo. La leggenda racconta che il milite romano Longino, dopo aver trafitto con la spada il costato di Cristo in croce, raccolse della terra intrisa del prezioso sangue, che nascose poi a Mantova. Nell’806 furono ritrovati i vasi contenenti la reliquia e sul luogo del ritrovamento, adiacente ad un monastero benedettino, fu eretta una chiesa dedicata all’Apostolo Andrea. Nel 1470 Ludovico II Gonzaga incarica Leon Battista Alberti, trattatista e architetto rinascimentale, di progettare una basilica degna di accogliere i vasi. La realizzazione però non fu seguita dall’artista, deceduto poco prima che il cantiere venisse aperto. La direzione dei lavori fu perciò affidata a Luca Fancelli, il quale cercò di rispettare scrupolosamente il progetto iniziale. Le evidenti incongruenze stilistiche del complesso, che non ne pregiudicano comunque la maestosità, sono frutto delle successive fasi di costruzione avvenute a più riprese. La facciata, ultimata nel 1488 sotto la direzione del Fancelli, è caratterizzata da elementi architettonici classici. Un grande arco trionfale di ispirazione romana, sormontato da un timpano triangolare e ornato da lesene, funge da accesso alla basilica. Il vestibolo è decorato con motivi vegetali. Il campanile, preesistente al progetto dell’Alberti e databile intorno ai primi del ‘400, è costruito in cotto e si eleva secondo un gioco di sovrapposizione di elementi geometrici diversi: la base quadrangolare è sormontata da un prisma ottagonale che termina in una guglia conica. L’interno si sviluppa in un unico ampio ambiente lungo 103 metri, largo 19 e alto 28. La pianta a croce latina è costituita da un’unica navata intersecata perpendicolarmente dal transetto. Sui lati della navata si aprono cappelle a pianta quadrata voltate a botte, che si alternano a cappelle più piccole con copertura a cupola. Gli affreschi della navata (VIII secolo), che riportano episodi tratti dalla Bibbia realizzati seguendo il disegno di Paolo Bozzo, appesantiscono notevolmente l’arioso spazio quattrocentesco. La prima cappella che si incontra sul lato sinistro è detta di San Giovanni Battista, perché decorata con tre tele di scuola mantegnesca che descrivono momenti della vita del Santo. La cappella è soprattutto nota per essere il luogo di sepoltura di Andrea Mantegna, il pittore della Camera degli Sposi (Palazzo Ducale) che morì a Mantova nel 1506. Procedendo verso il fondo della chiesa troviamo la seconda cappella di cui è notevole una pala d’altare di Lorenzo Costa il Vecchio, la Madonna in trono e santi (1525). La terza cappella accoglie il monumento funebre alla famiglia Boccamaggiore, mentre la quarta cappella, detta dell’Immacolata, è arricchita dai dipinti di Lorenzo costa il Giovane (Adorazione dei pastori e Adorazione dei Magi). La sesta cappella conserva una pala di Fermo Ghisoni del XVI secolo (Crocifisso). Il transetto e le cappelle adiacenti accolgono i monumenti funebri e i mausolei di ricche famiglie e noti personaggi, tra i quali ricordiamo la tomba del filosofo Pietro Pomponazzi. Il lato sinistro del transetto comunica con la retrostante piazza Leon Battista Alberti dalla quale è visibile la parte della basilica, i cui volumi emergono dalla sovrapposizione dei mattoni. Qui si possono ancora vedere gli archi del chiostro del monastero benedettino che affiancava la chiesa. L’altare maggiore, disegnato dal Pozzo e costruito nei primi anni del XIX secolo, è affiancato da una statua raffigurante il Duca Guglielmo Gonzaga in preghiera di fattura cinquecentesca. La prima cappella del lato destro è un battistero privo di decorazione, nel quale sono presenti tre tondi con affreschi staccati, attribuiti ad Andrea Mantegna e al Correggio. Della seconda cappella, dedicata a Sant’Antonio, è notevole la pala d’altare ottocentesca del pittore mantovano Arrivabene (Sant’Antonio rimprovera Ezzelino da Romano). Le pareti della cappella furono affrescate da Benedetto Pagni, pittore proveniente dalla scuola di Giulio Romano (l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso). La terza cappella presenta affreschi di Rinaldo Mantovano con scene tratte dalla vita di San Sebastiano, mentre l’altare è arricchito da una pala del ‘400 di scuola lombarda con una Madonna in trono. La quarta cappella fu dipinta dall’Andreasino verso la fine del ‘500; notevole è l’Annunciazione posta alla base dell’altare, sotto la statua della Vergine. La sesta cappella fu affrescata su disegno di Giulio Romano da Rinaldo Mantovano, allievo proveniente dalla sua scuola (Crocefissione, Rinvenimento del Preziosissimo Sangue e Natività). La copertura fu realizzata da Filippo Juvarra tra il 1732 e il 1765, stravolgendo completamente i progetti originali, ma dando alla chiesa una grandiosa cupola, che raggiunge all’apice della lanterna gli 80 metri d’altezza. La decorazione che si sviluppa tra le dodici grandi finestre della cupola è tratta dalla leggenda di San Longino, mentre le quattro statue sistemate nelle nicchie impersonano Fede, Speranza, Carità e Religione. La cripta posta sotto la basilica accoglie i Sacri Vasi contenenti il Sangue di Cristo, che durante il Venerdì Santo vengono portati in processione per le vie del centro cittadino. L’ambiente, la cui pianta è a croce greca, fu costruito da Antonio Maria Viani nel XVI secolo.

Il palazzo Te a Mantova

Il Palazzo Te di Mantova rappresenta una delle testimonianze architettoniche più apprezzate del nobile casato dei Gonzaga. Fra le famiglie più in vista del Rinascimento, i Gonzaga governarono Mantova e le sue terre fra il XIV e il XVII secolo. Contrariamente a Palazzo Ducale, localizzato nel cuore della città e sede ufficiale della corte gonzaghesca, il Palazzo Te si trovava su un’isola del lago Paiolo, interrato nel XVIII secolo, all’esterno delle mura. La città all’epoca era infatti circondata da quattro laghi formati dal passaggio del fiume Mincio, di cui oggi rimangono i laghi Superiore, di Mezzo e Inferiore. Palazzo Te era la reggia destinata ai divertimenti e alla villeggiatura dei signori di Mantova. Il duca Federico II Gonzaga nel 1525 ne commissionò il progetto e la realizzazione a Giulio Romano, pittore e architetto del tardo Rinascimento allievo di Raffaello. In questa occasione il poliedrico artista ebbe l’opportunità di dare sfoggio del proprio genio, producendo uno dei capolavori dell’epoca. Costruito nel corso di un decennio, il complesso edilizio si articola intorno ad una corte quadrata, il Cortile d’Onore, dalla quale attraverso la Loggia di Davide si passa nel retrostante giardino. Doveva trattarsi di un ampio spazio quadrangolare abbellito da alberi, fontane e statue, di cui oggi rimane solo l’esedra, una costruzione semicircolare ad arcate che coronava l’estremità del parco.
Le pareti esterne del palazzo, di cui si notano leggere diversità e asimmetrie spesso dovute ad edifici preesistenti, sono rivestite con un bugnato rustico tipico del periodo manierista. Ma la maggiore attrazione consiste nelle stanze affrescate, che nelle rappresentazioni pittoriche ci restituiscono le abitudini degli abitanti del palazzo. Il lato settentrionale dell’edificio è la sede di due appartamenti distinti, collegati tra loro da un porticato detto Loggia delle Muse. Le tre stanze ad ovest erano riservate ad Isabella Boschetti contessa di Calvisano, l’amante che il duca ospitava abitualmente proprio in questo luogo. Le fini decorazioni dei tre vani rimandano alla mitologia e alla cultura classica, in una compostezza compositiva ancora legata allo stile del Quattrocento. Attraversando la loggia si passa poi all’appartamento del duca, al quale si accede dalla Sala dei cavalli. Questa era la sala di rappresentanza del palazzo, in cui Federico II volle ritratti i purosangue cui era più affezionato. Le cronache dell’epoca, infatti, riportano che Palazzo Te ospitava una delle migliori scuderie d’Europa. I destrieri sono ritratti dal vero con estremo realismo e il duca volle perpetuarne il ricordo nel tempo facendo apporre sotto ogni affresco il nome del cavallo. Da questa stanza si passa ad un altro capolavoro del complesso edilizio: la Camera di Psiche. Le pareti di questa sala sono affrescate con scene che riportano il mito di Amore e Psiche, alludendo forse alla passione tra il duca e Isabella Boschetti. Le pitture, caratterizzate da colori intensi e brillanti, coinvolgono lo spettatore grazie alla finzione prospettica e al dinamismo delle figure. Attraverso alcune piccole stanze che concludono l’appartamento di Federico II, e passando per la Loggia di Davide, si accede all’ala meridionale del palazzo. Adibite a foresteria, le camere di quest'ala erano destinate ad ospitare grandi personaggi politici. In queste stanze soggiornò probabilmente anche l’imperatore Carlo V, atteso a Mantova nel 1530. Infatti i rilievi e i dipinti della Saletta degli stucchi e della Sala di Cesare sembrerebbero alludere proprio ai trionfi del celebre imperatore asburgico. Dai due vani si passa alla stanza più celebre: la Sala dei Giganti. Il tema del grande affresco dipinto sulle pareti è sempre tratto dalla mitologia: si racconta la ribellione dei Titani che nel tentativo di scalare il Monte Olimpo vengono sorpresi dalle saette di Giove. La particolarità del luogo è dovuta alla soluzione pittorica adottata da Giulio Romano che, non adattandosi alle divisioni architettoniche di pareti e soffitto, esordisce con un unico affresco continuo in altezza e lungo tutto il perimetro. L’artista ha infatti voluto creare un ambiente coinvolgente e spettacolare in cui anche l’acustica ha un ruolo fondamentale. I rumori, potenziati grazie alla struttura architettonica della stanza, creano un senso di inquietudine nello spettatore. Un aneddoto narra inoltre che bisbigliando in un angolo della stanza le parole possano essere udite con chiarezza nell’angolo opposto, senza che nulla si senta nel resto dell’ambiente. A concludere l’effetto scenografico della sala c’era un camino, ora non più esistente, che proiettava i riflessi delle fiamme sulle pareti rendendo molto drammatica la vicenda narrata dall’affresco.
Lontano dal palazzo, in un angolo in fondo al giardino, si cela il piccolo Appartamento della grotta, le cui stanze erano adibite a bagni. Vi si accede attraverso un piccolo ingresso decorato a grottesche, pitture di derivazione classica molto diffuse nel Rinascimento. Dall’ingresso si passa a due diversi gruppi di locali. A nord tre piccole stanze di servizio la cui saletta principale è finemente decorata con ritratti di virtuosi personaggi dell’antica Roma: Cincinnato, Orazio Coclite, Attilio Regolo e Zaleuco. A est il giardino segreto e la grotta ai quali si accede attraversando una loggetta. Il piccolo ma suggestivo ambiente culmina in un antro artificiale in cui si poteva usufruire di un bagno caldo. Le pareti sassose incastonate di preziosi e conchiglie, fatte brillare dal riverbero dell’acqua, dovevano rendere l’ambiente estremamente scenografico.
Oggi Palazzo Te ospita un Centro Internazionale di Arte e Cultura, volto alla promozione artistica e culturale, che cura la realizzazione di mostre, pubblicazioni e ricerche scientifiche. Il sottotetto dell’edificio principale ospita infatti il Museo Civico, suddiviso in diverse sezioni: la donazione dell’editore Mondadori, che consiste in numerosi dipinti ottocenteschi; la sezione permanente di monete, stampi, pesi e misure raccolti fra ‘300 e ‘700; la collezione egizia, che vanta circa 400 pezzi; la raccolta d’arte mesopotamica, donazione dell’architetto mantovano Ugo Sissa.
Sul lato meridionale del giardino si trova il complesso delle Fruttiere, un lungo edificio adibito un tempo a magazzino di derrate alimentare, che ospita oggi un ampio spazio espositivo sede di importanti esposizioni temporanee.

Piazza dell'Orologio

La caratteristica piazza del centro cittadino, situata sull’asse principale che collega Piazza Mantegna a Piazza Broletto, è notevole per gli edifici di epoche diverse che ne circondano l’ampio spazio rettangolare. Il nome, rimasto invariato nei secoli, ricorda che la piazza è da sempre stata sede del mercato ortofrutticolo. Piazza delle Erbe è dominata dal Palazzo della Ragione, che si colloca sul lato orientale insieme alla Torre dell’Orologio.
La struttura del Palazzo della Ragione [Orari di visita: da martedì a domenica h 10.30 – 12.30 e 16.00 – 19.00. Lunedì chiuso] è quella tipica degli edifici pubblici duecenteschi di epoca comunale, caratterizzata dall’uso massiccio del mattone a vista e dalla presenza delle merlature. Costruito intorno al 1250, l’edificio a due piani presenta una scala esterna posta sulla destra che conduce al primo piano (detto anche piano nobile), dove un unico ampio spazio è illuminato da grandi trifore (finestre a tre aperture arcate). La sala, una volta luogo di riunione del consiglio cittadino che qui amministrava la giustizia, è oggi sede di esposizioni temporanee. I muri portano ancora le tracce di antichi affreschi (XIII secolo) firmati dal pittore romanico Grixopolus: San Cristoforo e una Santa, Madonna in trono col Bambino, Quattro Santi e un angelo. La costruzione del portico antistante il palazzo, sotto il quale oggi come una volta si aprono numerose botteghe, avvenne nel XV secolo. I lavori della Torre dell’Orologio iniziarono intorno al 1472 su progetto di Luca Fancelli, artista rinascimentale chiamato alla corte dei Gonzaga. Si tratta di una torre a pianta rettangolare alla cui sommità è posto un pregevole orologio progettato dal matematico e astrologo di corte Bartolomeo Manfredi e installato nel 1493. Il quadrante segna l’ora, contrassegnata da numeri romani, ma riporta anche indicazioni relative alla posizione degli astri nel cielo, che servivano soprattutto per l’agricoltura. Sotto l’orologio si trova una nicchia nella quale è possibile vedere la statua della Madonna Immacolata (1639). Dall’arco posto alla base della torre si accede alle scale che portano al primo piano del Palazzo della Ragione. Attigua alla Torre dell’Orologio, si può ammirare la Rotonda di San Lorenzo, la più antica chiesa cittadina (XI secolo).
Tra le vecchie abitazioni porticate che caratterizzano il lato meridionale della piazza, notevole è la Casa del Mercante brianzolo Boniforte da Concorezzo, il cui nome compare ancora oggi sull’architrave del portico (1455). La facciata rinascimentale è caratterizzata da finestre incorniciate da fini rilievi in cotto con motivi vicini all’architettura veneziana dell’epoca. La casa si sviluppa su quattro piani. Il piano terra è anticipato da un portico in marmo che sorregge l’edificio. I capitelli delle colonne portanti sono di tipo corinzio, con foglie d’acanto e volute scolpite. Notevole è la decorazione del primo piano, dove l’accostamento di tanti piccoli archetti lobati ricorda la ringhiera di un balcone sul quale affacciano tre finestre. Adiacente alla casa si trova la Torre del Salaro, costruita alla fine del XIII secolo e così chiamata perché adibita a magazzino del sale. Verso Piazza Broletto, prima d’imboccare Via Leon d’Oro s’incontra l’Università dei Mercanti, edificio databile intorno al ‘400 in passato sede dell’associazione dei mercanti. La facciata conserva tuttora tracce di pitture rinascimentali con figure di putti attribuite al Pordenone. Sul lato settentrionale della piazza è situato il Palazzo del Podestà (1227), accessibile non solo da Piazza delle Erbe ma anche dalla vicina Piazza Broletto. E’ possibile passare da una piazza all’altra attraverso il Portico dei Lattonai, posto proprio sotto il palazzo.
 

 


 

 

 

 

 



 

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