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Sulla fondazione di Messina (Zancle),
siamo informati dal grande storico greco Tucidite che così
disse: “Zancle inizialmente fu fondata da predoni giunti da Cuma,
città calcidiese nel territorio degli opici; ma in seguito, al sopraggiungere
in un gran numero di gente da Calcide e del resto dell'Euba, divisero
la terra con loro. Ne furono fondatori Periere e Cratemene,
l'uno di Cuma, l'altro da Calcide.
Zancle
dapprima era stata così chiamata dai Siculi, poiché il luogo ha
l'aspetto di una falce (i Siculi chiamano la falce “zanclon”); poi
gli abitanti furono scacciati da Sami e da altri Ioni, che fuggendo
i Medi, approdarono in Sicilia.
Anassilo, tiranno di Reggio, scacciati
poco dopo i Sami e colonizzando la città con uomini di provenienza
diversa, dette alla città il nome di Messene da quello della sua
antica patria”.
Secondo Stradone, nel suo trattato di
geografia italica: “Messene fu fondata dai Messeni del Peloponneso
che diedero ad essa il loro nome. Prima si chiamava Zancle per la
sinuosità della costa in quella zona (“Zanclio” infatti era il termine
usato per indicare qualcosa di ricurvo); essa era stata fondata
infatti già prima da quelli di Naxos che abitavano presso Catania;
in seguito vi si stabilirono i Mamertini, un popolo della Campania”.
I Romani la utilizzarono come base di
operazione durante la guerra contro i Cartaginesi e proprio con
Augusto iniziò il periodo di maggior prosperità per Messina, che
ebbe il privilegio di essere riconosciuta “oppidum civium romanorum”
amministrata secondo propri statuti.
Messina, così come tutta la Sicilia,
dovette affrontare, in seguito la dissoluzione dell'Impero Romano
d'Occidente nel 476 D.C., le invasioni barbariche che apriranno
un periodo di decadenza per l'isola, interrotto dalla dominazione
bizantina.
Nel 1061 la città sarà occupata dai Normanni,
con cui inizierà un florido periodo di rinascita economica ed urbana
con l'erezione del Palazzo Reale, del Duomo, dell'arsenale e la
riorganizzazione del perimetro urbano cittadino, attirando artisti
provenienti da Amalfi, Pisa, Genova, Firenze e gruppi etnici Greci
ed Armeni. In seguito, dalla scintilla rivoluzionaria innescata
a Palermo contro le truppe di Carlo d'Angiò e la conseguente guerra
dei “Vespri”, Messina affrontò indicibili sofferenze. Continua quindi
la dominazione straniera in Sicilia, finché nel 1674 Messina si
ribella, assediata dagli spagnoli e oggetto di una feroce repressione
che provoca enormi distruzioni e lo spopolamento della città.
Sono secoli bui e duri per la città dello
Stretto, sconvolta dal flagello della peste, che nel 1879 provoca
oltre quarantamila morti e dal terremoto del 1783 che causa conseguenze
catastrofiche. Oppressa ancora da dominazione straniera, quella
borbonica, Messina vive in un continuo stato di ribellione e sommosse
fino al 28 luglio 1879, quando viene liberata dalle truppe di Garibaldi
ed entra a far parte integrante del Regno d'Italia.
Un'altra calamità naturale, probabilmente
quella più distruttiva, sarà il terremoto del 1908 che provocherà
la morte di circa sessantamila cittadini, ma la tenacia della
popolazione la farà risorgere ancora una volta.
Articolo di Caterina Marguccio
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