Monumenti a Cagliari

Monumenti a Cagliari 

Cagliari è una città tutta da scoprire e può annoverare numerosi e interessanti monumenti che testimoniano la sua lunga storia.

 

CHIESA E CRIPTA DI SANT'AVENDRACE
Viale S. Avendrace, 128
La storia di questa  chiesa, intitolata ad un famoso vescovo di Cagliari del I secolo d.C., si confonde con quella del borgo omonimo, rimasto separato e distinto dalla città per lungo tempo. Si pensa che la chiesa sorga nel luogo del martirio di Sant'Avendrace ma non ci sono certezze su questo.

CATTEDRALE DI SANTA MARIA
Piazza Palazzo
Della struttura originaria restano il campanile a sezione quadrata, i bracci del transetto con le due porte laterali di stampo romanico e la "cappella pisana" a cui si contrappone la trecentesca cappella in stile gotico - aragonese.

La cattedrale di Santa Maria ha subito molte trasformazioni ed è stata oggetto di numerosi restauri. Dopo la metà del 1600 fu completamente rifatto l'interno che fu ampliato e due cappelle vennero nascoste. All'inizio del 1700 Pietro Fossati iniziò il rifacimento esterno, elaborando una facciata di marmo bianco barocca in linea con il gusto del periodo. In tempi più recenti, negli anni '30, l'architetto Francesco Giarizzo recuperò le due cappelle nascoste e restaurò nuovamente la facciata dandole l'attuale caratterizzazione neo-romanica.

CHIESA E CRIPTA DI SANT'EFISIO
Via Sant'Efisio 
La chiesa sorge su una grotta che affonda per nove metri nella roccia calcarea. Ha navata unica, scandita da paraste e trabeazioni di gusto classico, sui lati si aprono tre cappelle per parte, l'arredo marmoreo conferisce all'interno l'impronta moderna secondo il gusto di fine Settecento. Arricchiscono l'interno dipinti e statue fra le quali quella dell'Ecce Homo del XVII sec. La grotta è ritenuta tradizionalmente la prigione dove Efisio fu rinchiuso prima di essere decapitato sulla spiaggia di Nora nel 303 d.C.


BASILICA DI SAN SATURNINO
Piazza Santi Cosimo e Damiano
I primi documenti che citano la chiesa risalgono agli anni 533-34 d.C., e gli storici ritengono che la basilica esistesse già all'epoca. L'impianto a croce greca con cupola centrale risale a questo periodo, mentre sono dell'XI sec. le tre navate con copertura a botte. L'area circostante, oggetto di scavi archeologici, ha restituito numerose sepolture di età romana e paleocristiana.

La storia
Nel 1089: il giudice di Cagliari Costantino Cosimo Salusio II de Lacon- Gunale fece dono della basilica ai monaci benedettini di S. Vittore di Marsiglia che vi istituirono la sede del priorato sardo dell'Ordine e ne ristrutturarono la chiesa secondo modi protoromanici.
Nel 1300: dopo l'assedio catalano fu gravemente danneggiata, cadde del tutto in rovina un secolo dopo. Venne restaurata nel 1484.
Nel 1614: hanno inizio gli scavi per la ricerca "de los cuerpos santos", per volontà dell'arcivescovo Francisco Desquivel.
Nel 1669: fu in gran parte smantellata per ricavarne materiali utili alla ristrutturazione della cattedrale di Cagliari.
Nel 1714: concessa alla corporazione dei Medici e degli Speziali, fu reintitolata ai Santi Cosimo e Damiano.
Nel 1943, dopo i bombardamenti, furono necessari nuovi interventi; chiusa dal 1978 è stata riaperta al pubblico dal 1996.

CASTELLO DI S. MICHELE E PARCO
Colle San Michele
Oggi il castello conserva le tre torri e la cortina muraria, circondata dal fossato. Domina, dalla sommità del colle, tutta la città di Cagliari e il Campidano. Recentemente ha subito una profonda trasformazione con strutture di acciaio e policarbonato, che hanno interamente occupato la parte interna dell'edificio. Recenti scavi hanno riportato in luce i resti di una chiesa alto-medioevale, sulla quale sorse il castello.

Il castello fu costruito intorno al 14t secolo. Dopo la conquista degli Aragonesi, a partire dalla prima metà del sec. XIV, fu munito di torri e fossato. Il complesso fortificato ebbe poi notevoli rimaneggiamenti anche per le necessità difensive e per l'adeguamento delle mura all'evoluzione delle tecniche di guerra. Per l'edificio il periodo più importante e ricco di documentazione è forse il Quattrocento, quando fu utilizzato anche come abitazione dalla famiglia Carroz, alla quale è legata indissolubilmente la sua storia.

Abbandonato e progressivamente decaduto, il castello fu usato come lazzaretto durante la peste "di Sant'Efisio" (1652-'56). Fu nuovamente fortificato in occasione degli attacchi francesi del Seicento e del Settecento. Usato come caserma nel primo Ottocento, fu cancellato dall'elenco delle fortificazioni nel 1867 per essere venduto al Marchese Roberti di San Tommaso, che lo fece restaurare e fece rimboschire parte del colle con pini d'Aleppo. Fu quindi occupato dalla Marina Militare e poi sdemanializzato fino a passare allo Stato e al Comune che a metà degli Ottanta promossero un intervento F.I.O. (Fondo di Investimento per l'Occupazione).

CHIESA DI SAN MICHELE
La chiesa dell'ordine dei Gesuiti sorge su un preesistente oratorio dedicato ai santi Michele ed Egidio. Fu edificata grazie ad un lascito. Nel 1783 la chiesa venne consacrata, come ricorda ancora oggi la lapide murata all'ingresso. Benché i lavori si siano protratti per quasi un secolo, la costruzione appare fortemente unitaria sia nell'impianto architettonico che decorativo. Risponde pienamente ai dettami ideologici del potente e colto ordine gesuitico, all'interno di una concezione culturale tipicamente barocca.

La sua fabbrica, coeva ai lavori del Duomo, ha visto la partecipazione di maestranze continentali e locali che hanno lasciato la loro impronta soprattutto nei lavori di intaglio lapideo. Nelle decorazioni si combinano elementi tardo gotici con moduli classicisti, secondo un gusto tipicamente ispanico. Gli arredi marmorei, completati intorno al 1764, rivelano nell'apparato decorativo e cromatico, un forte legame con la coeva produzione genovese. Nel corso del Settecento, fu costruita la sagrestia a pianta rettangolare e volta lunettata. Essa rappresenta, nell'isola, un raro esempio di rococò con influssi d'oltralpe: si vedano gli affreschi, gli stucchi, i portali, i pavimenti marmorei e l'arredo ligneo. La sagrestia comunica con la chiesa tramite un ambiente quadrato voltato a crociera, dove è possibile ammirare tele raffiguranti i misteri del rosario e sculture lignee con i misteri della passione.
Curiosità: nell'atrio che precede la chiesa si trova un pergamo del XVI sec. dal quale ascoltò la messa Carlo V nel suo passaggio a Cagliari.


CHIESA DI SANTA ROSALIA
 Via Torino
La facciata si ispira alle linee del barocchetto piemontese con cornici, timpani e lesene disposti in due ordini. L'interno della chiesa presenta un'unica navata e quattro cappelle per lato. Nicchie nella parte superiore della facciata ospitano le statue dei Santi francescani Bonaventura e Antonio da Padova.

Nella seconda cappella sono state conservate le reliquie di San Salvatore da Horta, poi sistemate nell'altare maggiore, per questo motivo la chiesa è nota anche con il nome di San Salvatore, uno dei santi più cari e venerati dai sardi, il cui processo di canonizzazione èdurato dal 1586 al 1938.

La storia
Nato come piccolo oratorio voto a Santa Rosalia venne in seguito ampliato e migliorato. Nel 1695 l'edificio fu affidato alla Congregazione dei siciliani che si occuparono del suo ampliamento e miglioramento.
Nel 1976 in seguito all'emanazione delle nuove norme della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, il presbiterio della chiesa venne modificato con l'inserimento di un'urna nell'altare centrale, affiancata da due angeli in marmo di Carrara reggenti la mensa.

CHIESA E CRIPTA DI SANT'AGOSTINO
Via Baylle
La chiesa è uno dei pochi esempi in Sardegna di arte rinascimentale: ha una pianta a croce greca con i quattro bracci voltati a botte e una cupola semisferica nel loro incrocio. La semplice facciata di forma quadrangolare presenta un portale ad arco, racchiuso tra due lesene ed un architrave. All'interno si conservano dipinti di vari autori, l'antica statua del santo e un altare Barocco in legno dorato. Riaperta al culto solo da una ventina d'anni in seguito ad alcuni interventi di restauro che hanno messo in luce, sotto il pavimento, resti romani e altomedioevali, nonché alcune cisterne.

CHIESA DI SANTA CROCE
via Santa Croce
Sicuramente, come luogo di culto ebraico, esistette quando Cagliari, conquistata dai Catalano-Aragonesi, divenne nel 1326 la capitale del Regno di Sardegna ed ospitò una fiorente comunità semita. Nel 1492 gli Ebrei furono espulsi da tutti gli Stati della Corona di Spagna, compreso il Regno di Sardegna, e la sinagoga di Cagliari fu la prima sigillata e poi subito reimpostata come chiesa cattolica dedicata alla Santa Croce. Dal XVI secolo fu officiata dalla Compagnia di Gesù l'Ordine religioso fondato nel 1534 da Sant'Ignazio di Loyola.

L'edificio, semplice, venne ampliato nel corso del XVII secolo su progetto dell'architetto Giandomenico da Verdina. Fu completato nel 1661 grazie alla generosità dei Brondo, marchesi di Villacidro, come si evince dalla iscrizione posta sulla facciata sotto lo scudo araldico della famiglia.

Cinquantatre anni dopo il passaggio del Regno di Sardegna alla Casa Savoia, nel 1773, i gesuiti furono sciolti dal papa Clemente XIV, e la chiesa passò nelle mani dello Stato fino a quando, nel 1809, il re Vittorio Emanuele I assegnò l'edificio all'Ordine cavalleresco dei Santi Maurizio e Lazzaro, e l'elevò al rango di basilica magistrale. Ancora oggi la chiesa appartiene ai Cavalieri Mauriziani.

CHIESA DI SANTA BARBARA
Eretta nel 1280 a spese dell'arcivescovo di Cagliari Gallo, nel 1879 fu innestato sul lato settentrionale, per ingrandirne gli spazi liturgici e renderli più adatti ad accogliere i devoti della Santa, sempre più numerosi dopo che a Cagliari, il 23 giugno 1621, erano state riscoperte le sue reliquie.
 
Appartenuta dapprima agli Eremitani di Sant'Agostino, la chiesa passò poi ai monaci Basiliani, ai francescani Conventuali ed infine, nel 1861, alla parrocchia di Capoterra.

A breve distanza dalla chiesa, un po' più a monte, si trova la sorgente Sa Scabitzada, che secondo la leggenda avrebbe cominciato a scaturire nel momento in cui la testa di Santa Barbara, mozzata dal colpo di spada del carnefice, cadde al suolo. Protetta da una piccola cappella costruita tra il XIV e il XVII secolo, essa risulta tuttora meta di pellegrinaggio.


CHIESA DELLA PURISSIMA
via Lamarmora
Intorno al 1540 la nobile cagliaritana Gerolama Rams Dessena fondò un monastero di Clarisse, nel 1554 viene edificato il nuovo tempio dedicato alla "Purissima" probabilmente su una precedente cappella. La chiesa, priva di facciata, si apre, e presenta sull'ingresso un arco a sesto acuto sormontato dal blasone della famiglia Brondo. L'interno, in stile gotico-catalano, si presenta ad una navata, divisa in due campate con volta a crociera, e presbiterio a pianta quadra, con tre cappelle per lato.
La capilla mayor presenta una ricca volta stellata mentre le campate dell'aula presentano una semplice volta a crociera con gemme pendule in chiave di volta finemente lavorate.
Sia il presbiterio che l'aula ricevono luce da eleganti bifore.

Prima dell'inizio dei restauri era presente un maestoso Cristo dolente in croce del XVI secolo, in legno scuro e a grandezza naturale, forse opera di una delle botteghe attive in Stampace in quel periodo.

Nel presbiterio era presente un fastoso altare Barocco in legno dorato policromo con colonne tortili, arabeschi e motivi floreali ad incorniciare tre nicchie che custodivano una statua dell'Immacolata con mezzaluna d'oro ai suoi piedi, quella di Santa Chiara e di San Francesco.

Le cappelle laterali accoglievano alcuni retabli di notevole pregio: un polittico del 1593, opera di Antioco Casula, raffigurante i santi Antioco, Cosma e Damiano, un'Annunciazione, i santi Pietro e Paolo e una Pietà. 


TORRE DELLA QUARTA REGIA
sa Scafa
L'edificio, che si trova in pessimo stato di conservazione, è composto da due ambienti di cui il principale è costituito da una torre di avvistamento alta circa 8 metri a cui nel corso dei secoli è stata posta, frontalmente alla originaria porta di accesso, una struttura dalla pianta rettangolare. Una violenta mareggiata nel novembre del 1898 danneggiò gravemente la struttura che venne successivamente ricostruita quasi completamente con notevoli rimaneggiamenti.

La torre della IV Regia è una costruzione sorta su di un preesistente insediamento, ascrivibile, probabilmente, all'epoca aragonese, quando iniziò ad essere richiesto a coloro che praticavano la pesca all'interno della laguna di Cagliari o di Santa Gilla, il conferimento della quarta parte del pescato. Successivamente, in era spagnola, quasi tutte le peschiere furono strutturate in modo tale che coloro che praticavano la pesca corrispondessero alla Corona di Spagna un canone o altra forma di affitto detta "arrendu" (dallo spagnolo arrendar), corrispondente alla quarta parte del pescato. Da qui l'attuale nome della Torre. Questa sorta di balzello  in natura venne richiesta fino al 1956 in piena era repubblicana, allorquando venne soppresso con legge regionale.
Originariamente la torre era abbastanza piccola, infatti ospitava solo due soldati. Nel dopoguerra la Torre fu adibita a locanda, luogo di abituale ritrovo dei pescatori, dove potevano gustarsi delle pietanze a base di pesce e di frutti di mare.

CITTADELLA DEI MUSEI
Piazza Arsenale
La Cittadella dei Musei è situata nella parte settentrionale del colle sul quale sorge l'antico quartiere di Castello. L'attuale area della Cittadella venne edificata in periodo spagnolo a partire 1552 ma la presenza di due cisterne fanno pensare che l'area fosse frequentata già in età fenicio-punica e romana. Nel corso dei secoli ha subito successive trasformazioni, sempre legate a scopi militari, fino a quella del 1825 che la trasformò in Regio Arsenale. Distrutta dai bombardamenti, l'area venne riedificata dal 1965 al 1979 nella attuale destinazione d'uso dagli architetti Gazzola e Cecchini.

All'interno dell'area sono presenti i principali musei cittadini: il Museo Archeologico Nazionale, la Pinacoteca Nazionale, il Museo d'Arte Siamese e la Galleria delle Mostre Temporanee, nella quale sono in mostra permanente le cere anatomiche di Clemente Susini.
Inoltre hanno sede il Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche e le scuole di Specializzazione in Studi Sardi, Archeologia e Storia dell'Arte dell'Università di Cagliari.


TORRE DI CALAMOSCA
Viale Calamosca
Ubicata sul promontorio omonimo, a 54 metri sul livello del mare, ha un diametro di base tre volte superiore a quello delle comuni torri di guardia, anche se mantiene la stessa altezza. Architettonicamente la torre si presenta tozza e possente, perché progettata per accogliere cannoni di grosso calibro, atti a rispondere al fuoco navale. Un boccaporto a mezza altezza, oggi murato, consentiva l'ingresso alle guarnigioni in un vano di notevoli dimensioni.

Nel progetto originale della torre, già trasformata in forte, non compare il cilindro superiore la cui costruzione risale a metàdell'Ottocento a seguito di un ulteriore ampliamento subito dal complesso. Fu baluardo insormontabile contro le bordate dei vascelli da guerra della Francia rivoluzionaria durante il tentativo di conquista della Sardegna, avvenuto tra la fine del 1792 e l'inizio del 1793. Il faro adiacente non fa parte dell'impianto originario, ma fu costruito nel 1859. Attualmente il sito è utilizzato dalla Marina Militare.

La torre veniva chiamata anche "dei Segnali", perché dotata di un ingegnoso dispositivo di segnalazione che le permetteva di comunicare con il Castello di Cagliari.


LA GIUDARIA
Il quartiere ebraico
Lo studio dei documenti conservati all'Archivio di Stato di Cagliari e all'Archivio della Corona d'Aragona di Barcellona ha consentito la ricostruzione di un periodo, compreso tra il 1323 e il 1492, durante il quale, con l'arrivo dei Catalano-Aragonesi, si insediarono a Castello comunità ebraiche al seguito dell'infante Alfonso d'Aragona.

Il vero quartiere ebraico cagliaritano, che non ha niente del futuro ghetto recintato istituito dal 1516 a Venezia, era in realtà un rione aperto che si formò dal 1344, sviluppatosi intorno ad un gruppo di case abitate già dagli ebrei pisani e ubicate fra la Rua de' la Fontana e la Rua de 'Orifayn.

La Giudaria cagliaritana andò estendendosi nel tempo in tutta la via della Fontana, per risalire fino alla mura difensive di Castello, nelle viuzze laterali, sino ad arrivare, intorno al 1360, alla Torre del Leone, nei pressi della Vicaria Regia e, al tempo del re Pietro IV, sino alla via dell'Uva e alla Torre di San Pancrazio.

In questo quartiere riservato agli ebrei non rimangono testimonianze "materiali" del loro passaggio, ma lo studio dei documenti permette di ricostruire con attendibilità la loro storia e la vita della comunità ebraica, detta aljama, che per due secoli abitò quelle vie. L'aljama cagliaritana toccò il suo apice nella prima metà del '400, quando raggiunse 1000-1200 unitàe la Juharia, cioé il loro quartiere, occupava un terzo di Castello.

Una delle costruzioni più antiche fu la sinagoga, ma c'era anche la zona dei giardini e delle vigne e delle botteghe dove si vendeva il vino kasher e la zona del mercato della carne e il forno.

L'editto di espulsione, emanato nel 1492 dai re cattolici di Castiglia, costrinse gli ebrei di Cagliari (già da tempo perseguitati con restrizioni e soprusi, come l'obbligo di indossare il segno distintivo: la rotella rossa o gialla) a una sofferenza durissima: l'esilio perpetuo o l'abiura.

I più se ne andarono. I loro averi vennero venduti nelle pubbliche aste. Privati dei loro beni e con l'angoscia nel cuore per il loro futuro emigrarono verso Istambul, Tunisi e Livorno.

LAZZARETTO
Vecchio Borgo Sant'Elia
L'antico Lazzaretto di Cagliari domina un ampio e suggestivo panorama che spazia su tutto il Golfo degli Angeli. Si tratta di un grande edificio a forma quadrata distribuito su due livelli con un impianto "a corte" centrale.
Intorno alla metà del XVII secolo, le merci e le persone infette provenienti da paesi in cui erano diffuse epidemie di colera, tifo, vaiolo e lebbra, venivano ricoverate all'interno di questa grande struttura sanitaria per evitare la diffusione del morbo.
Alla fine dell'Ottocento diminuirono le epidemie e con l'affermarsi di una nuova coscienza sanitaria venne accantonata la pratica della quarantena. A partire dal 1879 il Lazzaretto di Sant'Elia ospitòi bambini scrofolosi della provincia di Cagliari. Durante la prima guerra mondiale vi trovarono asilo i malati di tifo petecchiale. Nel secondo dopoguerra il Lazzaretto venne utilizzato per ospitare gli sfollati.

CIMITERO MONUMENTALE DI BONARIA
Viale Cimitero
Il Cimitero di Bonaria è una grande galleria d'arte all'aperto che raccoglie le sculture di artisti sardi e della penisola (Fadda, Sartorio, Sarrocchi, Galavoni) operanti a Cagliari dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi decenni di questo secolo.

In questa eccezionale galleria è presente una singolare varietà di stili, dal neoclassicismo, al realismo, al simbolismo fino al liberty. Questa produzione artistica rivela il gusto della città di fine Ottocento, culturalmente vivace ed economicamente attiva.

L'area sulla quale sorge il Cimitero di Bonaria era stata precedendemente utilizzata come necropoli già nella fase punico- romana e paleocristiana. Prima dell'istituzione del cimitero, a Cagliari si seppelliva nelle chiese o nelle aree immediatamente limitrofe, spesso con rilevanti problemi igienici. Già durante l'epidemia di colera del 1816 era stato necessario reperire d'urgenza alcune aree limitrofe alla città da adibire a luogo di sepoltura cittadino. Il Cimitero fu progettato dal Capitano del Genio Luigi Damiano ed inaugurato nel gennaio del 1829. Ad appena trent'anni dall'inaugurazione, il cimitero era già insufficiente perciò si diede il mandato all'architetto Gaetano Cima di progettare un primo ampliamento, cui seguirono altri ancora che portarono l'area a raggiungere la cima del colle.

Fino ai primi del secolo, esisteva la chiesa benedettina di Santa Maria de Portu, poi S. Bardilio, eretta nel XI secolo, con successive trasformazioni.

PALAZZO CIVICO
 Via Roma
L'edificio nel complesso si inserisce stilisticamente nella corrente internazionale dell'Art Nouveau, mentre alcuni particolari fanno riferimento alla storia cittadina. E' il caso delle aperture del porticato che si ispirano alle forme dell'architettura gotica catalana, o l'utilizzo dei conci (pietre squadrate) in calcare bianco e le due torri poligonali che richiamano le torri pisane dell'Elefante e di San Pancrazio, simboli del potere e della città stessa.

Nel 1897 venne indetto un concorso nazionale per il nuovo palazzo municipale, dopo la decisione di trasferire la sede del Comune di Cagliari dall'edificio di piazza Palazzo verso il nuovo asse politico e commerciale della città che si apriva sul mare, la via Roma. La competizione fu vinta da un progetto firmato da Crescentino Caselli, ma in realtà elaborato da Annibale Rigotti. La prima pietra del Palazzo Civico fu posata durante la visita dei re d'Italia Umberto I e Margherita di Savoia nel 1899. La costruzione dell'edificio durò parecchi anni. Gravemente danneggiato durante i bombardamenti del 1943, fu successivamente restaurato secondo le forme originarie.

Numerose opere di alcuni artisti sardi (Ciusa, Delitala, Marghinotti e Melis Marini) sono ospitate al suo interno, fra i pezzi di maggior rilievo emergono le imponenti tele di Filippo Figari. Nel Gabinetto del Sindaco risalta il grande arazzo seicentesco di scuola fiamminga, mentre nella sala della Giunta si possono ammirare le chiavi simboliche della città e il retablo "dei Consiglieri" del cinquecentesco pittore cagliaritano Pietro Cavaro.

VILLA DI TIGELLIO (resti romani)
Via Tigellio
Il complesso, noto con il nome di "Villa di Tigellio", perché originariamente attribuito al ricco e stravagante cantore romano, è in realtà un lembo di un elegante quartiere residenziale della Karales romana. Sono attualmente visibili i resti di tre abitazioni adiacenti affiancate ad uno stretto vicolo che le separa da un'area in cui sorgeva un complesso termale, di cui sono conservati resti del pavimento del calidarium, stanza dei bagni d'acqua o di vapore.

Le tipologie edilizie richiamano quelle della domus romana, articolata longitudinalmente in vani la cui disposizione e funzione obbedivano a canoni ben determinati. Nelle domus cagliaritane èben riconoscibile l'atrio, in cui l'impluvium, sorretto da quattro colonne, consentiva la raccolta dell'acqua piovana in una cisterna posta al di sotto del pavimento, e, comunicante con l'atrio, il tablino, sorta di studiolo di pertinenza del padrone di casa. Piccoli ambienti destinati alla notte, i cubicula, erano disposti ai lati o posteriormente all'atrio.

Gli scavi
Effettuati in varie riprese a partire dall'Ottocento, avevano restituito decorazioni murali e mosaici pavimentali di pregio, da cui erano derivate, a due delle domus, le denominazioni di "casa degli stucchi" e "casa del tablino dipinto" (il tablino era una sorta di studiolo di pertinenza del padrone di casa, ben riconoscibile nelle domus cagliaritane). Attualmente sono visibili alcuni frammenti di affreschi, un lembo di mosaico pavimentale policromo, un pavimento costruito con la tecnica dell'opus signinum, con tessere in marmo bianco inglobate nel cocciopesto.

 

 

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