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VISITARE ODESSA : INFORMAZIONI PICCOLA GUIDA


Meteo
Odessa
"Il sole pendeva dal
cielo, come la rossa lingua d’un cane assetato, un mare possente schiumava
lontano contro Peresyp, alberi di navi oscillavano lenti sulle acque di smeraldo
della baia di Odessa.."
(Ljubka il Cosacco, da I
Racconti di Odessa, Isaak Ė. Babel)
Odessa
è un posto speciale. Ora la visitano in tanti, per i suoi monumenti, per la sua
storia e per le sue spiagge. Ma non è stato sempre così. Sfogliando un depliant
turistico che parlava dell'Ucraina mi rivenne in mente che tempo fa
mi capitò sotto mano un libro un po' consunto di vecchie foto del primo
Novecento che ritraevano il porto ed il lungomare della città, mostravano
palazzi eleganti, signore con gonna lunga e parasole, e un via vai gentile e
discreto di marinai, ufficiali e carrozze. Non so perchè, ma quelle foto mi
fecero improvvisamente diventare nostalgico di una vita che non avevo mai
vissuto, almeno non in prima persona. Poi tra una pagina e l'altra mi capitò di
leggere un piccolo commento in inglese, l'unico che ricordi e che grosso modo
sono riuscito a tradurre così: Odessa, città fondata nel Mar Nero da Caterina
la Grande nel 1794, diventò velocemente un fiorente crocevia internazionale.
Il 'calderone della Russia' – la porta d'accesso alla Russia da
Costantinopoli,
Atene,
Venezia,
Marsiglia e
Genova, e terza più grande metropoli del paese.
Odessa (in ucraino Odesa) è il
principale centro del sud dell'Ucraina, è una città antica, che ospita una
numerosa comunità
ebraica. Oggi i suoi abitanti sono oltre il milione e con le zone
circostanti oltre 2. Situata su un'insenatura del mar Nero, tra le foci dei fiumi
Dnestr
e Dnepr, già porto e colonia grega (l'antica Odessos, foto a sinistra), nel corso del XIX
secolo si sviluppò in modo eccezionale sotto il profilo sia demografico
sia urbanistico.
I ricordi di Odessa fino a
quel momento non appartenevano a me, ma a mio nonno. Storie dette con quel fare
da persone che ha vissuto molto a lungo, che ha visto tante cose, lento e
prudente, quasi misterioso. Ricordi di luoghi lontani, che da oltre il Bosforo
guardavano ad Oriente, verso gli Urali. Storie vere, vissute da migliaia di
italiani come lui, che improvvisamente si ritrovarono in un paese distante e
profondamente differente. Italiani d'Ucraina e di Crimea, così vennero
chiamati (ancora oggi esiste una piccola comunità di poche centinia di persone).
Suo padre era un soldato, lui un marinaio, ed oltre alla loro città d'origine in
comune avevano un altro luogo: Odessa. A due passi dalla laurea, decisi che
sarebbe diventato anche il mio. Era necessario riempire la mia mente di nuova
energia; prendere una pausa dalle mie abitudini di sempre avrebbe sicuramente
contribuito al mio traguardo accademico.
Arrivare a Odessa non è stato
difficile, la capitale dell'Ucraina,
Kiev, è collegata direttamente con l'Italia. Inizialmente pensai di
cercare l'avventura e viaggiare in treno, da
Berlino, o addirittura in nave da
Istanbul, attraversando il Mar Nero fino ad Odessa, ma ho
preferito non allungare troppo il viaggio. Decisi per il meglio, con sorpresa
trovai un buon biglietto partendo da
Rimini per Kiev. Ne approfittai per un tre giorni di visita alla
capitale, per poi prendere il treno per Odessa. Optai per una partenza
notturna, così da arrivare dopo quasi nove ore di tragitto ed avere la
possibilità di vedere il mio ingresso in città 'da sveglio', non all'alba
ma comunque alla luce del sole. L'estate era alle porte, ma il cielo sembrava
non essersene affatto accorto, visto che aveva già deciso di scaricarmi addosso
una minuta e fastidiosa pioggerellina. Andava bene lo stesso, erano da poco
passate le otto del mattino e la città si apriva a me in tutto il suo fascino.
La stazione centrale di
Odessa (Glavnaya) è situata convenientemente a sud del centro storico ed è
facilmente raggiungibile da diversi punti della città. Non trovare nessuna
segnaletica in inglese è stato un po' sorprendente, niente a paragone con quella
che invece mi indicava la via principale della stazione essere una certa
Italiis'kyi boulevard (Італійський бул.). Con la mappa in mano,
decisi di non prendere un taxi, avevo già sentito dire della doppia tariffa
addebitata ad uno 'straniero', per giunta turista. Me ne pentii quasi subito. Ci
misi un bel po' nel riuscire ad orientarmi fuori dall'immenso palazzo in stile
neoclassico della stazione, oltretutto districarmi nella giungla di semafori,
giardini, vie e valige varie mi portò via un'altra buona oretta; il mio
ostello di Odessa dopotutto era così poco distante... Di una cosa
però rimasi molto
contento,
l'avere visto da subito la famosa scalinata.
Vi ricordate il film muto "la
corazzata Potemkin" di S. Ejzenstejn? Bene, era ambientato ad
Odessa. Fu in questa cittadina infatti che nel 1905 avvenne la rivolta
popolare appoggiata dall'equipaggio ammutinato della corazzata che dà il nome al
celebre film, una nave della marina russa che operava nel Mar Nero. Molti di voi
probabilmente lo ricorderanno in un altro indimenticabile film, Il secondo
tragico Fantozzi, ed esattamente nella sequenza che mostra la carrozzina
cadere giù dalla Scalinata Potëmkin,
nella carrozzina, travestito da bebè c'era il ragionier Fantozzi (Pot’omkins’ki Skhоdy,
Потьомкінські сходи). Anche le lunghe scale di Odessa hanno un'anima italiana,
vennero progettate nel 1825 da Francesco Boffo. La scalinata è così lunga
(nonostante un illusione ottica le faccia sembrare ancora più estese) che molti
preferiscono usare la funicolare presente affianco; inizialmente era formata da
200 scalini che arrivavano fino al mare (per questo la scalinata è anche
chiamata la 'porta alla città'), mentre oggi se ne contano solo 192 (il
resto venne 'nascosto' sotto la pavimentazione del viale Prymors'ka vul).
Lasciate le valigie all'ostello, mi affrettai immediatamente all'esplorazione
della città
Odessa non è una città
antica. Come una delle più belle della Russia imperiale,
San Pietroburgo, nacque ufficialmente solo nel 1794. Decisi di
informarmi nuovamente sulla storia della città: ricordo d'aver letto sulla guida
turistica che nel maggio di quello stesso anno Caterina la Grande ordinò
la costruzione della fortezza sulle rive della baia di Khadzibey. Qualche
mese dopo, il generale Aleksandr Suvorov (si legge essere stato uno dei
più grandi strateghi dei suoi tempi, comandante delle forze austro-russe nella
campagna d'Italia contro la Francia, principe d'Italia e di Sardegna e insignito
con numerosissime onorificenze, compresa quella dei Cavalieri Ospitalieri),
diede il via ai lavori del porto. Trovai anche scritto che il primo governatore
di Odessa fu il duca Armand de Richelieu, un importante diplomatico e
statista francese, che volle dare alla città le sembianze di una nuova
Parigi; che ci sia riuscito non so, ma di sicuro Odessa è diventata
una città di bellezza unica. A leggere le poche fugaci righe della guida mi sono
convinto che le storie raccontate da mio nonno erano alla lunga più utili. Poco
o niente viene detto per esempio degli italiani che parteciparono alla
fondazione della città. Vi fu un tale José de Ribas (in Russia è noto con
il nome di Osip Mikhailovich Deribas), che fu spagnolo solo nel nome e
nelle origini, e che infatti nacque a
Napoli nel 1749. Costui era figlio del console spagnolo nella città
partenopea e, come viene riportato da altri manuali di storia, si arruolò
nell'esercito russo nel 1772. Si distinse così tanto valorosamente agli occhi
del generale Suvorov, che gli venne affidato il primo governo della Nuova
Russia, e cioè della nuova area annessa all'impero nel 1783, chiamata
Canato di Crimea, già appartenente all'Impero Ottomano.
Andando un po' oltre nella
ricerca storica si scopre infatti che Odessa esisteva già ben prima del 1794.
Pare infatti che i primi italiani a stanziarsi nella zona furono dei mercanti
genovesi e veneziani del XIV secolo, arrivati nelle sponde orientali del Mar
Nero per gli intensi scambi commerciali dell'epoca. Si dice che già nell'anno
della sua fondazione ufficiale, il 10% della popolazione di Odessa era italiana
e che man mano che la città si sviluppava la maggior parte del settore
commerciale era detenuto da italiani: porto mercantile, negozi, panifici,
tipografie, hotel e casinò, botteghe d'arte, architetti... insomma, l'italiano
era così diffuso che divenne la seconda lingua più parlata dopo il russo. Oggi,
gli abitanti di Odessa sono oltre il milione, che con le zone circostanti
comprese nell'insenatura del mar Nero, tra le foci dei fiumi Dnestr e Dnepr,
diventano il doppio. Economicamente la città si distingue per il grande porto
commerciale e per la struttura urbana assai gradevole, con pianta
quadrata, vie larghe e regolari, che s'intersecano ad angolo retto. Ci si rende
subito conto della sua nuova e spiccata vocazione turistica. La tradizione
letteraria ed artistica di Odessa è ugualmente notevole, alcuni dei
poeti e scrittori russi più noti hanno legato il proprio nome alla città, tra i
tanti Isaak E. Babel, Aleksandr Sergeevič Puškin (che qui passò un
anno in esilio), Anna Akhmatova o il duo Ilf e Petrov. Odessa ha
dedicato a questi ed altri personaggi un posto unico in città, il Museo della
Letteratura, che fa rivivere il cuore artistico dei vari Shevchenko e
Franko, o anche Chekov, Tolstoy e Gorky, oltre allo
stesso Puskin. Nell'odierno parco dedicato al grande poeta e umanista ucraino
Taras G. Sevcenko, sono invece conservati i resti dell'antica fortezza, il
nucleo originario dell'attuale centro urbano.
Mano a mano che passavano le
giornate ho imparato a non stupirmi più delle varie vie e monumenti dedicati
agli italiani di Odessa, appresi che anche
Giuseppe Garibaldi probabilmente visitò la città. La passione per
questi luoghi è continuata anche dopo il mio rientro ed è stata tale che ho
incominciato un'assidua ricerca delle sue origini, fu così che ho scoperto il
libro, in lingua inglese, “Nineteenth Century in Odessa. One Hundred Years of
Italian Culture on the Shores of the Black Sea (1794-1894), di Anna
Makolkin (Ed. Edwin Mellen Pres, New York 2007). Da consigliare a chiunque
sia interessato alla storia degli italiani nel mondo.
Mi piaceva passeggiare per i
lunghi viali a pochi metri dal mare, circondati da bassi edifici eleganti, fra i
quali il Teatro dell'Opera e del Balletto (costruito tra il 1884 e il
1887), in stile barocco italiano e progettato da due architetti viennesi
Ferdinand Felner e Hermann Helmer. Nel XIX secolo Odessa divenne la
quarta più grande città della Russia imperiale, oltre a San Pietroburgo,
Mosca e
Varsavia. Osservandola attentamente si nota un'architettura storica
più mediterranea che russa, lo stile francese e italiano è ovunque e gli edifici
presentano un misto di architetture tra rinascimentale, neoclassico e Liberty.
In stile neoclassico è per esempio il Palazzo Vorontsov, un altro
splendido pezzo d'arte di Francesco Carlo Boffo. Scoprii con piacere la
grande considerazione che ancora oggi la città ha nei confronti dell'architetto
italiano (in patria quasi uno sconosciuto), vissuto tra il 1796 e il 1867 e nato
nell'allora Regno di Sardegna. Nel 1822 arrivò ad Odessa e qui, insieme
ad altri architetti come Frappoli, Torricelli e Morandi, sviluppò lo stile
neoclassico italiano. La sua arte fu così tanto stimata che nel 1825 divenne
capo architetto della città e tale rimase fino al 1844. Tra le sue opere
maggiori si notino per esempio i già menzionati scalinata Potemkin e Palazzo
Vorontsov, e poi il Palazzo Potocki, il Palazzo Shidlovsky, il
Palazzo Czarnomski (a Bershad), lo splendido Municipio di Odessa,
nel viale del lungomare.
Passai
il resto della mia vacanza a visitare la parte più artistica e culturale della
città, tra i musei di Odessa (archeologico, pinacoteca, storico,
etnografico, d'arte moderna, ecc) e soprattutto tra i luoghi della letteratura e
dell'arte. Tra un itinerario e l'altro – interessante per esempio quello delle
katakombi (catacombe di Odessa), 100 km di tunnel scavati durante
il XIX secolo e utilizzati nel tempo da contrabbandieri, rivoluzionari e
partigiani – ho avuto il tempo di visitare anche i dintorni di Odessa,
ricchi di storici villaggi, splendide spiagge e bellezze naturali. Ricordo
volentieri il villaggio di Nerubayske, all'estremità nord-occidentale
della città, che ospita il Museo della Gloria Partigiana; la memoria
assapora volentieri anche le tranquille acque delle spiagge di Odessa,
quella di Arcadia e della sua popolare stazione balneare, dove spesso mi
piaceva girovagare la sera tra un ristorante ed un locale notturno, oppure
quelle di Lanzheron o Malibu (lungo il litorale urbano sono
presenti anche due spiagge per i nudisti). Ma devo ammetterlo, il piacere più
inaspettato di Odessa è stato quello si scoprire veramente una piccola Parigi,
cosmopolita come poche. Adoravo, per esempio, passeggiare di primo mattino nel
viale Deribasovskaya ed entrare in una delle sue tante caffetterie,
sedermi al tavolo e ricercare le atmosfere vissute dai miei famigliari prima di
me. Poco distante il museo della Casa Puskin. Di mio nonno ricordo in
particolare una poesia, da lui molto amata. Diceva che era di un grande poeta
russo, di cui io allora non riuscivo a pronunciare il nome:
Addio, libero elemento!
Per l'ultima volta davanti
a me
Tu fai scorrere le onde
azzurre
E risplendi di orgogliosa
bellezza
...
Come ho amato i tuoi
richiami,
I sordi suoni, la voce
dell'abisso
E il silenzio nell'ora
della sera,
E le tue capricciose
raffiche !
Addio dunque, mare ! Non
dimenticherò
La tua trionfale bellezza
E a lungo, a lungo, io
udirò
Il tuo rombo, nelle ore
della sera.
Nei boschi, nei deserti
silenziosi
Porterò, colmo di te,
Le tue rocce, i tuoi
golfi,
E lo scintillio, e
l'ombra, e la parola delle onde.
"Al mare", Aleksandr
Sergeevič Puškin
Buona Odessa quando vi capiterà di visitarla!
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