PISTOIA

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Cammino a Pistoia in Piazza del Duomo, o piazza grande, con note di Van Morrison nelle cuffie, pensando che il "grande Van" ha cantato più volte volte in questa piazza per il Festival Blues che si tiene ogni luglio. Non ci si aspetta tanta bellezza da Pistoia, città medievale, prima municipio romano, un po' fuori dal circuito del turismo di massa, ingiustamente sottovalutata in passato e nominata Capitale italiana della cultura 2017. Detta anche la "silenziosa", è città operosa di valenti artigiani, vivaisti, costruttori di treni e artisti, con un piccolo Palio di Siena, chiamato Giostra dell'Orso, animale che è anche nello stemma cittadino (come per Berlino e Madrid).

 

Cavalli di Marino MariniLa Pistoia romana ebbe fine dopo la distruzione della città da parte di un'orda di genti germaniche guidate dal goto Radagaiso del quale ancora si cerca il favoloso tesoro nei pressi di Fiesole, dove fu sconfitto e ucciso. La via cassia romana, transitava nell'attuale Via degli Orafi, una delle vie che si immettono sulla piazza del duomo e che in quel tratto era chiamata Via Taberna, per via delle numerose taverne presenti. Si può solo immaginare come poteva essere. La Giostra dell'Orso, intitolata anche a San Jacopo, patrono della città, ebbe origine nel XIII secolo, e Boccaccio ne dà una testimonianza dell'edizione del 1348, anno della peste. Forse la musica giusta, in questo contesto storico sarebbe un'altra, ma non importa e mi tengo Van Morrison. Immagino camminare su  queste lastre di pietra anche il fantasma, in perenne tuta blu da operaio accompagnata da sciarpa gialla e basco, di Fernando Melani, ed  anche i "Cavalli" dello scultore Antonino Caponnettopistoiese Marino Marini, (amico di Picasso, De Chirico e Kandinskij) solcano la piazza per scomparire dentro il trecentesco Palazzo del Gonfalone, ora sede del municipio cittadino. Ho letto da poco una bella intervista a Elisabetta Baldi, la moglie di Antonino Caponnetto. Qui a Pistoia, quello che sarebbe diventato il piccolo grande giudice anti mafia al fianco di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, visse trent'anni. Qui incontrò Elisabetta, l'amore della sua vita e, delle parole di quest'ultima, mi colpì il fatto che per anni, vivendo 24 ore su 24 sotto scorta, non si poterono mai permettere una semplice passeggiata mano nella mano. E' facile quindi immaginarsi "Betta" e "Nino", nelle strade romantiche di questa città, liberi da qualsiasi pesantezza del futuro.

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Adesso che ci penso Have I told you lately that I love you di Van Morrison non ci sta per niente male nella città di Cino da Pistoia, il poeta del Dolce Stil Novo, ma anche grande giurista, con il suo tenace e commovente attaccamento al tema dell'amore, amico di Dante, Boccaccio e sopratutto Petrarca, padre del Rinascimento. Con quest'ultimo Dante, Cino da Pistoia e Petrarcache nel suo Canzoniere scrisse una struggente poesia alla morte dell'amico d'intelletto: Piangete, donne, et con voi pianga Amore;| piangete, amanti, per ciascun paese, |poi ch'è morto collui che tutto intese... | Piangan le rime anchor, piangano i versi, perché 'l nostro amoroso messer Cino | novellamente s'è da noi partito...Anche Cino da Pistoia, aveva la sua donna ideale, come Dante aveva la sua Beatrice, Boccaccio la sua Fiammetta e Petrarca la sua Laura, e si chiamava Selvaggia de Vergiolesi, morta nel Castello di Sambuca sulle colline di Pistoia, dove si era rifugiata, lei di famiglia ghibellina, per scampare alle violenze dei guelfi.

 

Pistoia capitale italiana della cultura 2017Ci sono così tante cose vedere a Pistoia e, se uno vuole qui è tutto un aneddoto, e ciascun punto su cui cade lo sguardo nasconde una storia o una leggenda. Sulla facciata di questo altero Palazzo del Comune si trovano le insegne dei nuovi dominatori fiorentini, i Medici, poi una testa, una testa di marmo nero sormontata da una mazza in ferro che una leggenda popolare identifica con il traditore della città Filippo Tedici, anche se presumibilmente si tratta del ritratto di Re Musetto II di Maiorca, ucciso dal capitano pistoiese Grandonio dei Ghisilieri a servizio di Pisa durante la conquista delle Baleari nel XII secolo.

 

Testa nel Palazzo del Comune a PistoiaLa testa del Tedici di sicuro si trova invece sul portale della Chiesa di Sant'Andrea e la tradizione vuole che sia nera perché in segno di spregio vi venivano spente le torce prima di entrare in chiesa. Tedici fu nipote di Ormanno Tedici, signore della città nel 1323, ben voluto dal popolo. Nel 1325, Filippo spodestò lo zio e aprì di nascosto le porte della città al conquistatore Castruccio Castracani, in cambio della nomina a Capitano del Popolo, della figlia di Castruccio e di molto denaro. Alla morte del Castracani venne esiliato e infine ucciso nei pressi di Popiglio, nella montagna pistoiese. Non male come inizio, ma c'è molto altro a Pistoia, del resto, come diceva Patrice de La Tour du Pin I paesi che non hanno leggende sono destinati a morire di freddo...

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Breda PistoiaNon so per quale motivo ma i treni mi hanno sempre emozionato, fin da bambino, e questa città è stata con le Officine San Giorgio, poi diventate Breda, ed in parte è ancora, uno dei centri italiani dall'industria ferroviaria, oggi purtroppo in declino per scelte politiche e strategiche sbagliate. Da poco la Breda Ferroviaria è stata acquistata da una importante azienda giapponese del settore ed ora si chiama Hitachi Rail. In uno dei capannoni dell'ex fabbrica, oggi si trova la bellissima Biblioteca San Giorgio, diventata in breve tempo un punto di incontro di giovani e meno giovani e centro culturale della città di primissimo piano. Qualche anno fa, qui mi capitò di assistere al ritrovo annuale di Wikipedia Italia e mi ricordo che feci il parallelo immaginario tra un capannone dove si facevano treni che portavano la gente "lontano chissà dove" e che ora ospitava libri e l'enciclopedia Wikipedia che spesso ti porta "lontano chissà dove".

 

 Oltre alle ferrovie, da sempre i pistoiesi hanno lavorato il ferro e gli armaioli della città erano famosi in tutta Europa per le loro spade e le loro armature. Il termine "pistola" comparso verso la metà del Cinquecento, deriverebbe proprio da Pistoia. Per qualcuno potrebbe non essere un merito. Avete presente un vivaio? In questa zona si vedono da tutte le parti alberi e piante varie ordinate come soldatini di infiniti battaglioni verdi pronti a conquistare il mondo. Non è un caso infatti che Pistoia sia una delle capitali mondiali dei vivai, che si vendono dalla Russia ai deserti d'Arabia.

 

 

Ad un angolo della piazza del duomo, si trova la torre di Catilina, dal nome del senatore romano accusato da Cicerone del tentativo di sovvertire la Repubblica romana; sconfitto a Pistoia da truppe fedeli a Roma, Catilina sarebbe sepolto sotto la torre medievale che porta il suo nome. Arrivando dall'autostrada, si intravede subito la cupola della Basilica della Madonna dell'Umiltà di Vanni FucciGiorgio Vasari, insieme al campanile duecentesco del duomo dedicato al "Vescovo Moro", San Zeno, di 67 metri. Questo profilo da lontano non deve essere troppo dissimile da quello che vide Niccolò Machiavelli venendo a Pistoia per conto di Firenze, per cercare di porre fine a una sanguinosa faida cittadina. L'autore del Principe consigliò la sua città di approfittarne e conquistare la rivale. Questa è la città anche di Vanni Fucci, forse il personaggio più fosco e negativo di tutto l'Inferno dantesco "son Vanni Fucci bestia, e Pistoia mi fu degna tana". La città era degna di tale personaggio secondo Dante, che apparteneva tra le altre cose alla fazione dei guelfi neri nemica di quella a cui apparteneva il "sommo poeta". Un paio di anni fa esisteva un ristorante a Pistoia chiamato Vanni Fucci Bestia, e lì ricordo che si incontrarono i primi aderenti locali di quello che sarebbe diventato il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Chissà dove metterebbe Dante il comico genovese.

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Se visiterete la magnifica cattedrale, troverete il capolavoro costituito dall'altare argenteo di San Jacopo che proprio Vanni Fucci rubò e danneggiò e a cui in seguito lavorò anche il Licio Gelligiovane Brunelleschi. Un altro cittadino pistoiese, per molti simile a Vanni Fucci fu Licio Gelli, il maestro venerabile della loggia massonica P2 che, figlio di un mugnaio, nacque in Via Gore e Barbatole, un po' in periferia, vicino alla Porta al Borgo. Secondo un'inchiesta e una serie di articoli dell'allora giovane giornalista del quotidiano la Nazione, Giulio Giustiniani, Gelli da ragazzo venne espulso da tutte le scuole del regno per un pugno al suo insegnante dopo una discussione politica. Poi diventato un fervente fascista cercò di Pistoiadiplomarsi da privatista prendendo 4 in storia e geografia e, ironia della sorte, cultura fascista, tre in latino e due in scienze naturali. Bocciato, da quel giorno Gelli si congedò dai banchi di scuola, riuscendo però a fare, purtroppo per noi italiani, ancora parecchio parlare di sè. Dopo la guerra Gelli lavorerà in una bancarella al mercato, aprirà una libreria in corso Gramsci, e lavorerà alla Permaflex (si proprio quella dell'omino in pigiama a righe verticali), che brevettò sotto la proprietà di Giovanni Pofferi, ex commerciante di stracci, sosia dell'attore Amedeo Nazzari, il primo materasso a molle. L'ex fabbrica di materassi, ora abbandonata, si trova ancora all'inizio della provinciale che da Pistoia porta all'Abetone. Gelli in quel periodo regalò un materasso bianco, ricamato dalle monache di Pistoia, anche al papa, Paolo VI.

Per gli articoli e l'inchiesta sul maestro venerabile, Giustiniani e il suo direttore di allora, Piazzesi, vennero rimossi. Pistoia è piena di aneddoti del genere, tutti da scoprire.

 

Insomma, questa città a due passi dalle montagne (quelle dell'Appennino Tosco-Emiliano), a due passi da Lucca, Prato e Firenze, a due passi dal mare, a due passi da tutto è una di quelle città di provincia intriganti quanto una capitale. Molti stranieri, la conoscono ingiustamente solo per il Pistoia Blues Festival, una delle maggiori rassegne internazionali del genere in Europa. Se sapessero. Leggi festivals e manifestazioni a Pistoia. Tra l'altro, a Pistoia si  mangia benissimo  e nei pressi della medievale piazzetta della Sala e nelle stradine intorno si trovano birrerie, ristoranti e pizzerie con un rapporto qualità-prezzo ottimo. Provate per credere.

Basilica PistoiaAll'apice della sua potenza, nel XIV secolo, Pistoia riuscì a tenere testa alle potenti nemiche vicine: Firenze e Lucca. Dopo undici mesi di assedio la città si arrese alle due potenze, le stesse che oggi si prendono tutto il merito della massa turistica internazionale. A Pistoia, all'unisono, la storia sembra battere ancora il suo tempo con la piazza grande e antica, col Duomo, l'antico tribunale, l'antica sede della banca, la cupola del Vasari della Basilica della Madonna dell'Umiltà, il mercato cittadino, i palazzi monumentali e le chiese romaniche e gotiche e, ancora, le vecchie case, le piazzette e, tra le une e le altre, quei vicoli che si presentano ricchi di suggestione anche solo per la luce dorata che fuoriesce dai lampioni in ferro battuto.

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Piazzetta della Sala PistoiaUn tempo Pistoia era circondata da mura alte anche 15 metri, munite di torri e bastioni – così come ancora oggi testimoniano i due Bastione Ambrogi e Bastione Thyrion. I documenti storici della città ci dicono che le mura di Pistoia erano infatti tre: la prima cinta muraria venne costruita intorno al VIII secolo e probabilmente tracciava un perimetro pressapoco riconducibile alle attuali via Pacini, via Palestro, via Cavour e fino a via Curtatone, via Buozzi e via Montanara, arrivando anche alle vie di Abbi Pazienza e via delle Pappe. La seconda cerchia muraria venne costruita intorno al XII secolo e andava ad includere l'ulteriore urbanizzazione sviluppatasi fino ad allora, compreso il borgo di San Bartolomeo, a sua volta nato intorno all'Abbazia di San Bartolomeo in Pantano. Il perimetro in questo secondo periodo andava ad espandersi abbracciando le aree di Santa Maria di Ripalta, Ospedale del Ceppo, via Chiappettini e via Trentufuni, fino a Santa Maria Nuova e quindi corso Amendola e Gramsci. La terza cinta muraria venne eretta durante il periodo dell'assedio fiorentino di Pistoia del 1306, in parte in sostituzione della seconda, e le cui tracce sono visibili ancora oggi lungo il viale Matteotti ed il viale Arcadia: queste ultime costruzioni erano infatti munite di torri e bastioni (la più importante delle quali era la fortezza medicea) e di larghi fossati che si riempivano delle acque dei vicini torrenti come l'Ombrone. Oggi le mura di Pistoia non esistono più, non tanto perché andarono distrutte da prestazioni belliche, ma perché all'inizio del Novecento (come è accaduto per tante altre città italiane) si rese necessario dare avvio allo sviluppo urbano dell'epoca. A ricordo delle mura ci sono ancora oggi le antiche vie di accesso a Pistoia, oltre alla Fortezza medicea di Santa Barbara, all'interno della quale in estate si va a vedere il cinema all'aperto. Si accede alla città dalle quattro antiche Porte di Pistoia, il cui nome deriva dalle città di provenienza: Porta Lucchese (così chiamata per chi proveniva, e proviene tuttora, da Lucca), Porta Carratica (per chi arriva da Firenze), Porta Al Borgo (per chi arriva dalla montagna) e Porta San Marco (per chi giunge dalla via Montalese, l'antica Via Cassia e direttrice Prato-Pistoia).

Entrando in città da una qualsiasi delle antiche porte, le stesse che poi danno il nome ai rioni di quartiere, si arriverà al centro storico di Pistoia, dominato dalla piazza del Duomo: uno spazio aperto molto grande che dà l'idea di quanto questa città sia stata importante nel suo passato più florido. La piazza del Duomo ha visto storie ben più antiche di quelle medievali, così come accadde nel periodo dei lavori di prolungamento dell'antica Via Cassia dai territori fiorentini e che proprio qui, nel cuore dell'odierna Pistoia, segnava l'incontro tra il Decumano maggiore (via che nelle città romane aveva direzione in senso est-ovest e che si può identificare con l'attuale via degli Orafi) e il 'cardo' massimo, ovvero il principale asse nord-sud (oggi, la vicina via Bracciolini). In prossimità dell'incrocio dei due assi è situata l'attuale Piazza del Duomo, che un tempo ospitava per l'appunto il Foro romano e la casa gentilizia, di cui oggi restano alcune testimonianze archeologiche. La piazza centrale di Pistoia conobbe il suo periodo d'oro durante il Medioevo e i principali edifici monumentali che si possono ammirare oggi – e che ne fanno una delle piazze più belle d'Italia – appartengono infatti a questo periodo: la Cattedrale di Santo Zeno, il Battistero di San Giovanni in Corte, il Palazzo Vescovile, il Palazzo Pretorio e il Palazzo Comunale.

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Cattedrale di PistoiaA caratterizzare la grande piazza è prima di tutto il suo Duomo, da cui prende il nome. La Cattedrale di Santo Zeno è un piccolo gioiello da scoprire e non solo per la sua caratteristica architettura esterna, che riprende lo stile romanico e che probabilmente deriva da una precedente struttura paleocristiana corrispondente al periodo longobardo e relativa al VIII secolo. Fonti certe riferiscono di una struttura comunque presente nel X secolo e nota come Ecclesia dei santi Zenonis, Rufinis e Felicis. Il rifacimento della facciata e l'aggiunta del loggiato e del portico risalgono al periodo 1379-1449, mentre l'archivolto centrale decorato è del 1504 ed è opera di Andrea della Robbia, uno dei più grandiscultori e artisti italiani. Non si manchi di visitare l'interno della chiesa, dove sarà possibile ammirare diversi dipinti opera di artisti come Lorenzo di Credi, Andrea Verrocchio, Giovan Battista Paggi, Antonio Rossellino e Filippo Brunelleschi. Nell'edificio è anche custodito il Crocifisso ligneo di San Zeno, completamente dipinto a tempera nel 1274 da Coppo Marcovaldo, una delle figure più eminenti della pittura toscana del Duecento (dello stesso artista sono anche la Madonna del Bordone custodita a Siena ed un altro Crocifisso ligneo custodito nella Pinacoteca di San Gimignano).

Pistoia - Via degli OrafiAffiancato al Duomo troviamo il Battistero di San Giovanni in Corte di Pistoia, un piccolo gioiello in stile gotico-romanico e che ricorda quello del suo più famoso cugino di piazza del Duomo di Firenze. Quello di Pistoia si caratteristica per il forte tocco pisano, anche se nel complesso l'edificio viene indicato come una delle maggiori espressioni del cosiddetto stile gotico-toscano, che concentra a se elementi architettonici non solo pisani, ma anche senesi e fiorentini. Le sue origini più antiche risalgono al Duecento e venne costruito a suo tempo nei pressi dell'antica corte longobarda, la Curtis domini regis, dove risiedeva il potere amministrativo del funzionario delegato dal re (per questo il Battistero è detto anche 'in Corte'). La fonte battesimale presente ha origine nel 1226 ed è opera di Lanfranco da Como, così come indicato dall'iscrizione all'interno; l'opera attesta le più antiche origini dell'intera struttura, che venne poi infatti restaurata e rinnovata in seguito, nel Trecento, e la cui parte esterna venne affidata a Cellino di Nese, il quale aveva già lavorato a parte delle opere di Piazza dei Miracoli di Pisa.

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Pistoia - BattisteroLo splendido Battistero in marmo bianco e verde scuro, tipico nella sua forma ottagonale e sormontato da una cupola, si pone nel mezzo tra gli antichi Palazzo dei Vescovi di Pistoia e Palazzo del Pretorio: il primo è un edificio originario del XI secolo, più volte rimaneggiato nel tempo e quindi restaurato alla fine degli anni '80 del Novecento; venne costruito nel luogo in precedenza occupato da un mercato civico di origine longobarda e storicamente ha rappresentato il simbolo del potere religioso vescovile a Pistoia; è anche conosciuto per aver ospitato l'imperatore Federico Barbarossa in occasione dell'investitura del feudo imperiale dell'allora vescovo Rinaldo. Il Palazzo Pretorio di Pistoia è del XIV secolo e nonostante sia stato mantenuto l'aspetto esteriore originario nello stile tipico del Rinascimento, quello interno venne pesantemente rimaneggiato nell'Ottocento. Vi trovarono sede il Podestà, nell'epoca medievale, e di seguito i Commissari fiorentini durante il periodo mediceo; le udienze giudiziarie si svolgono ancora oggi nella grande sala del primo piano. Ad un lato della piazza si trova l'antico Palazzo Comunale di Pistoia, del XII secolo, e anche detto Palazzo degli Anziani o Palazzo di Giano (da Giano di Bella, il podestà a cui si deve probabilmente la sua costruzione). L'edificio è ornato da una bella facciata in bifore e trifore e per la sua costruzione fu necessario demolire un intero quartiere urbano.

Pistoia - Palazzo vescovileIl centro storico di Pistoia si caratterizza per altri angoli urbani di sicuro interesse e non solo storico e architettonico. Il sabato ed il mercoledì mattina sono giorni di mercato, dove poter trovare di tutto, dagli alimenti ai vestiti ad oggettistica varia. Tutti i giorni, invece, nella piazzetta della Sala, si tiene il pittoresco mercato di frutta e verdura nella tipica atmosfera degli antichi mercati rionali. La piazzetta Sala di Pistoia è una delle più antiche della città e il suo nome deriva dal periodo longobardo nel quale si indicava il palazzo dell'amministrazione pubblica. In età comunale la Sala divenne il luogo degli scambi e del commercio, funzione che ancora oggi conserva. Il ricordo degli antichi mestieri sopravvive ancora oggi nei nomi delle strade del centro storico di Pistoia e nelle vicine piazze: via del Cacio, via dei Fabbri, degli Orafi, del Lastrone, che prende il nome dalla grande pietra su cui veniva venduto il pesce, o ancora per esempio piazza degli Ortaggi (al centro di quest'ultima è situata l'opera il “Giro del sole?, dell'artista pistoiese Roberto Barni).

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Barni non è l'unico grande artista legato a Pistoia, tra gli altri personaggi illustri che nacquero a Pistoia ci fu anche il poeta e giurista Cino da Pistoia (nato Guittoncino dei Sigibuldi), che fu uno dei maggiori rappresentanti dello 'Stilnuovo' e grande fonte d'ispirazione per Dante e Petrarca. Si ammiri il suo monumento funebre custodito nella cattedrale. Originario di Pistoia fu anche Giulio Rospigliosi (1600-1669) divenuto papa col nome di Clemente IX, così come l'architetto Giovanni Michelucci (1891-1991) e lo scultore Marino Marini (1901-1980) e indirettamente anche Giousè Carducci, che a Pistoia, presso il Liceo Forteguerri, fu professore di latino, greco e italiano.

Pistoia - BluesDa un punto di vista culturale la città è ricca di manifestazioni e tra gli eventi e festival di Pistoia non si può non citare l'ormai famosissimo "Pistoia Blues" (nel mese di luglio), che dal 1980 attira migliaia di appassionati del genere, con grandi artisti e performance entusiasmanti (alcuni nomi che hanno caratterizzato le passate stagioni sono quelli di Fats Domino, Frank Zappa, Alexis Corner, BB King, Muddy Waters, Bob Dylan, Steve Winwood, Richard Johnston, Jono Manson, Guy Davis, Santana).

Non sono solo le passioni culturali a rapire gli entusiasmi del turista e del visitatore in genere. Provate anche a mangiare a Pistoia e scoprirete la cucina toscana più piacevole, per la gola e per le tasche. Sono tanti i ristoranti e le pizzerie, tutti buoni e a prezzi interessanti, ottimi e innovativi ristoranti con prezzi mai eccessivi, piatti sempre autentici e cucinati con prodotti freschi e genuini. Si apprezzino in particolare le trattorie di Pistoia e qualche nome ci sentiamo volentieri di proporlo: Iccio Trattoria dell'Abbondanza, Enoteca la Bottegaia. Da provare è anche l'Enoteca Baldovino. Leggi Dove e cosa mangiare a Pistoia.

C'è tanto da scoprire a in questa città, qualche consiglio in più lo diamo nelle pagine dedicate di cui trovate i link in alto. Per esempio, se volete passare una giornata piacevole in famiglia, e vi trovate da queste parti, non mancate di visitare lo zoo di Pistoia, tra orsi bruni, lupi, giaguari, elefanti, giraffe, renne etc etc.

di M.Serra per Informagiovani-Italia.com

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