Pompeo Batoni

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Pompeo Batoni

 

Pompeo Batoni è stato uno dei più grandi pittori italiani del Settecento. Autentico in stile e originale in creatività, fu una vera "star" del suo tempo, avendo dipinto i ritratti di tre papi, ventidue monarchi europei, e una infinita di aristocratici che facevano a gara per avere i suoi servigi a Roma fra circa il 1740 e il 1787, anno della sua morte. Di lui, Lucca ricorda in particolare la famosa Estasi di Santa Caterina (1743, immagine in basso), conservato un tempo nella omonima Chiesa di Santa Caterina, e ora ammirabile nel Museo di Palazzo Mansi (ma spesso in prestito ad altre importanti istituzioni di cultura lucchese, tra cui Villa Guinigi).

Estasi di Santa Caterina - - 1743 - Museo di Villa GuinigiDivenuto famoso a Roma, dove andò giovanissimo, in seguito Batoni rifiutò irritato la protezione della Repubblica di Lucca in denaro e commissioni, e non tornò più nella sua piccola patria perché i mecenati lucchesi (tra cui il padrino Alessandro Guinigi) gli avevano sospeso la pensione condannando il suo precipitoso (secondo loro) primo matrimonio. Tuttavia continuò sempre a porre, accanto alla firma sui quadri, latinamente un "Lucensis".

 

Batoni ebbe una produzione pittori impressionante di oltre 600 dipinti, frutto di cinquantacinque anni di una carriera straordinaria, sempre in ascesa, che lo ha visto impegnato, a un certo punto con la decisiva collaborazione dei figli, in un impressionante quantità di quadri su ordinazione. Il suo talento fu messo alla prova, sempre con risultati lusinghieri, in vari generi: dalle gigantesche pale d’altare a dipinti più piccoli di devozione domestica, dalle scene storiche a quelle mitologiche e allegoriche, sino al ritratto da lui profondamente rinnovato e a cui ha forse più legato se non la sua fama ai tempi, certamente l’enorme fortuna collezionistica per cui le sue opere, ma in particolare proprio i ritratti, sono presenti nelle raccolte private e nei musei di tutto il mondo.

 

Pompeo Girolamo Batoni nacque a Lucca il 25 gennaio 1708, da Paolino Batoni, conosciuto orafo lucchese e da Chiara Sesti. Secondo l'erudito lucchese Tommaso Trenta fino a 7 anni ebbe un problema fisico che gli impediva la corretta mobilità, problema che poi col tempo scomparve. Apprese l'arte e l'attenzione per il dettaglio dal padre, diventando abile nella cesellatura di metalli preziosi. Fu certamente dalla frequentazione della bottega paterna che derivò quella che è stata definita una "laboriosa finitezza olandese". Iniziò a disegnare oreficeria sacra, fra cui un calice per papa Benedetto XIII che fu la sua occasione per mettersi in luce. In Senato Lucchese voleva infatti dimostrare la sua riconoscenza al papa Benedetto XIII per avere elevato la diocesi di Lucca a arcidiocesi, decretò di presentarli in dono un calice d'oro, la cui realizzazioni venne appunto affidata al giovano Batoni. L’eccellenza di questo lavoro specialmente nelle belle figure intorno al calice, fecero conoscere li straordinario talento del futuro pittore alla nobiltà cittadina, che si decise a finanziarlo.

 

Intanto seguì lo studio della pittura sotto la direzione dei lucchesi Domenico Brugeri e Giovanni Domenico Lombardi. Con l'aiuto economico fornitogli da Alessandro Guinigi in primis (dell'omonima potente famiglia lucchese), e da altri sette nobili lucchesi,  nel 1727 si trasferì a Roma a soli 19 anni nel 1727, con l'intento di apprendere quell'arte che fu di grandi del passato come Raffaello, Guercino e Annibale Carracci. Nella città eterna i suoi maestri furono Sebastiano Conca, Agostino Masucci e Francesco Imperiali.

 

Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia GabrielliNel 1730, essendosi sposato a 22 anni con la figlia del custode della Farnesina, perse l'aiuto finanziario dei suoi mecenati lucchesi e fu costretto a mantenersi tramite la vendita delle copie di sculture antiche e dipingendo ventagli. Batoni che in quell'anno risulta alla scuola di Francesco Imperiali. Le sue opere iniziali si concentrarono per lo più in ritratti, quindi in soggetti religiosi, come avvenne per una prima opera importante: la Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia Gabrielli, a lui commissionata dal conte di Baccaresca Forte Gabrielli. nel 1733 per la Chiesa di San Gregorio al Celio, con evidente influenza dell'Imperiale e di Carlo Maratta, pittore attivo a Roma un ventennio prima.

 

Anche la genesi della creazione della Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia Gabrielli fu un'occasione che Batoni seppe cogliere. Nell'aprile del 1732 Roma fu colpita da violente piogge. Alla ricerca di un riparo il Forte Gabrielli di Gubbio, conte di Baccaresca si riparò sotto il portico del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, dove il giovane Pompeo stava disegnando dei bassorilievi della scala del palazzo. Colpito dalla sua abilità e dalla purezza del disegno, Gabrielli chiese a Batoni di vedere altre sue opere restando così impressionato dal suo talento che gli offrì di dipingere la pala d'altare per la cappella della sua famiglia che sarebbe finita a San Gregorio Magno al Celio. Questo importante lavoro provocò l'ammirazione generale delle alte sfere romane. Fu l'inizio di una carriera folgorante.

 

Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia GabrielliGià nel quadro con Cristo e santi, per la Chiesa dei Santi Celso e Giuliano (1735), e nel Giudizio di Salomone (Prato, collezione privata), le Allegorie delle Arti del 1740 (Stadelsches Kunstinstitut , Francoforte sul Meno) si avvicinò a un classicismo più rigoroso, legato ai due puttori bolognese Domenichino e Guido Reni. Con queste opere il Batoni conquistò l'ambiente romano, con l'arrivo di numerose commissioni di dipinti di soggetto religioso, allegorico, mitologico. Nel 1737 riceveva l'incarico dal letterato Marco Foscarini — poi ambasciatore veneziano a Roma, e più tardi doge — di dipingere una Venezia trionfante (Raleigh, North Carolina Museum). L'opera, come messo in evidenza lo storico dell'arte americano Antony Clark, deriva dal Trionfo di Bacco di Pietro da Cortona e dal Trionfo di Flora di Nicolas Poussin. L'influenza di Guido Reni invece si può osservare in un'altra sua opera giovanile (circa 1737-1740), la Verità scoperta dal Tempo (Roma, Galleria Colonna).

 

Caduta di Simon Mago - 1755Dal 1738 al 1750 Batoni lavorò per la famiglia dei conti Merenda di Forlì, ma prese anche commissioni di grande importanza, come le tele per Benedetto XIV al Quirinale e le pale d'altare per la Chiesa di Santa Maria della Pace a Brescia, e per la Chiesa di San Vittore a Corpo di Milano, per i Filippini di Chiari, per Messina, oltre le due oggi al Museo Nazionale Villa Guinigi: la sua più famosa tela per altare sarà quella per la Basilica di San Pietro in Vaticano, la Caduta di Simon Mago fu dipinta nel 1755. L'opera tuttavia non convinse la Reverenda Fabbrica di San Pietro e due anni dopo la collocazione nella Basilica vaticana, venne rimossa e postata nella Chiesa di Maria degli Angeli. Questo fu un momento decisivo nella carriera di Batoni. Da quel momento, l'equilibrio che aveva mantenuto fra la pittura religiosa/mitologica e il ritratto si sposta rapidamente a favore di quest'ultimo, grazie anche ai legami da lui creati coi visitatori inglesi e irlandesi in viaggio a Roma. Nel 1747 Batoni sposò la seconda moglie Lucia Fattori dalla quale avrà altri 7 figli. Tre dei suoi figli lo aiutarono nel suo laboratorio. Dopo il "rifiuto" di San Pietro, dal 1750 al 1770 Batoni produsse quasi esclusivamente ritratti, prima per nobili e facoltosi inglesi e irlandesi, e poi con la sua fama di ritrattista ormai consolidata nell'Europa continentale e in Inghilterra, seguirono le importanti commissioni da papi, nobili e case reali europee.

 

Apprezzatissimi furono i suoi soggetti mitologici, dipinti specialmente tra il 1740 e 1760, tra cui primeggiano le due storie di Ercole e le due storie di Achille degli Uffizi Da segnalare inoltre la splendida Maddalena (Dresda), dipinta per il per il conte Merenda di Forlì nel 1740, e le Nozze di Psiche (1756), oggi a Berlino (Staatliche Museen)

 

Lady Fetherstonhaugh in sembianze di Diana - 1751Una gran parte della sua abbondantissima produzione è costituita da ritratti oggi sparsi in gallerie pubbliche e private italiane e straniere. Il tipo di ritratto mitologico francese, seguito dal Batoni per la Marchesa Merenda, si ritrova anche nei più tardi dipinti come Lady Fetherstonhaugh in sembianze di Diana del 1751 (nella foto), o nella Fanciulla in veste di Innocenza del 1752 (entrambi Uppark Sussex, Collezione Meade-Fetherstonhaugh), e nei ritratti, del 1780, di Alessandra Potocka in veste di Melpomene (Cracovia, Museo Nazionale) e Isabella Potocka in veste di Polimnia (Varsavia, Museo Nazionale). Nel 1744 il pittore di Lucca eseguì il primo ritratto per un nobile inglese di passaggio a Roma, quello di Joseph Leeson (che ora si trova a Dublino, alla locale National Gallery).

 

Seguirono poi nel tempo moltissimi ritratti di gentiluomini inglesi. Batoni, elaborò un nuovo tipo d ritratto: il personaggio, davanti a rovine o statue antiche, o contro i suggestivi sfondi della campagna romana, rivaleggia per dignità con quella delle statue antiche. Doveroso aggiornamento alla moda degli scavi che andava delineandosi (i primi scavi di Ercolano sono del 1738, quelli di Pompei del 1748 ), e nello stesso un importante ricordo, per il committente, del Grand Tour fino a Roma.

 

A Roma conobbe la figlia del custode della Farnesina, Caterina, sposata qualche tempo dopo e dalla quale ebbe cinque figli (la donna morì nel 1742, in giovane età; si risposerà nel 1747 con Lucia Fattori, dalla quale ebbe altri sette figli). Non furono anni fortunati in termini di finanze, pare infatti che per mantenere la sua famiglia dovette anche vendere alcune delle sue copie a passanti e viaggiatori di ogni sorta.

 

Le tendenze classiciste non emersero con i dipinti raffiguranti soggetti mitologici, probabilmente tra i lavori più pregevoli (si citano "Ercole fanciullo", oggi alla Galleria degli Uffizi, oppure "Achille alla corte di Licomede". Stile pittorico acquisito nella scuola Masucci e Ferdinandi, così come attraverso la collaborazione di importanti paesaggisti (tra cui Locatelli e Van Bloemen).

 

Ritratto di Sir Humphrey Morice - 1758Batoni mise nei ritratti la sua larga comprensione umana. Raramente furono compassati e adulatori, come il Pio VI del 1755 (che oggi si trova in tre versioni, una nel Museo Nazionale Varsavia e una a Torino nella Galleria Sabauda e una nei Musei Vaticani) o il Ritratto del Cardinale Malvezzi del 1744 (Roma, Collezione Malvezzi-Campeggi). Nella massima parte lo spirito del secolo domina in queste opere: se i personaggi colpiscono per notazione naturalistica e psicologica, che vale per esigenze di somiglianza, per vivacità esteriore, sono anche caratterizzati da un dinamico ideale equilibrio: come il Ritratto di Sir Humphrey Morice del 1762 (che oggi si trova nella Norton Conyers House nello Yorkshire, casualmente questa dimore inglese di campagna fu quella che ispirò a Charlotte Brontë' i luoghi di Jane Eyre), tutto bilanciato di Ritratto di Lord John Brudenell-Montagu - 1758raccordi e contrappunti; quello il  Ritratto di Lord John Brudenell-Montagu del 1758 (Boughton House, Kettering Northamptonshire), opera pensosa e raffinata; il Ritratto di Giuseppe d'Austria col fratello Leopoldo del 1769 (Vienna, Kunsthistorisches Museum), o il Ritratto di William Gordon del 1766 (Fyvie Castle, Aberdeenshire), irruente nel piglio e nella posa, in costume scozzese su un fondale dove compare il Colosseo. Batoni giunse ad acuire la resa del personaggio nella sua propensione più naturale. Esempio di questo è il Ritratto l'Arcivescovo Giovanni Domenico Mansi nella Pinacoteca Nazionale di Lucca, dipinto tra il 1765 e il 1769. Non c'è più ormai nessun ricordo raffaellesco o classico in queste figure liberamente impostate nello spazio, tagliate con spregiudicatezza quasi fotografica, colte nell'effimera e pur rilevante vita di un gesto, nel volgersi, nel presentarsi.

 

Ritratto di William Gordon - 1766Eppure Batoni, amico Anton Raphael Mengs, grande rappresentante del neoclassicismo in Europa e splendido ritrattista, malgrado sentisse il fascino dell'antichità, non può definirsi pittore neoclassico. Se ne accorse già il pittore bolognese Onofrio Boni, quando scriveva nell'Elogio a Batoni nel 1787, ormai artista consacrato, che era stato fatto pittore "dalla natura", nei confronti del Mengs "fatto pittore dalla filosofia", cioè dallo studio — e voleva dire che il pittore lucchese era un pittore distinto, spontaneo assimilatore, che andò sempre verso le pure fonti dell'arte. Batoni seguì infatti un suo fantastico e complesso filone, che lo condusse spesso lontano da programmi e teorie. Legata alla tradizione classicista, la sua pittura assume svariate e autonome sfumature particolari: certe volte intrisa della verve del secolo, altre volte più attenta al disegno e alla distribuzione compositiva, altre volte ancora deformata come la pittura di un manierista. E nell'interesse alla figura umana, che si realizzò magistralmente nel ritratto, nell'escludere paesaggi e nature morte, Batoni sollecita l'attenzione su un suo aspetto, lo stretto legame col tempo in cui viveva e con le idee nuove che serpeggiavano in Europa, aspetto che è alla base del suo successo nel mondo inglese.

 

A Lucca, Pompeo Batoni lo si conosce anche dal busto e lapide della sua casa natale, in via dell'Anguillara; guardatelo bene in volto, perché di fronte trovate un artista diventato poi il migliore pittore italiano della sua epoca, tanta fu la sua fama. I suoi committenti provenivano infatti anche da posti come Inghilterra e Irlanda, e oggi troviamo i suoi quadri dal Louvre di Parigi al Metropolitan di New York. L'elevato numero di visitatori stranieri durante il Grand Tour in Italia (e a Roma in particolare), contribuirono alle grandi commissioni che ricevette da tutta Europa. Furono diversi anche i ritratti illustri di sovrani, da Federico II di Prussia, suo grande estimatore, al re di Polonia, agli Imperatori del  Sacro Romano Impero, Giuseppe II e Leopoldo II, così come tre papi (Benedetto XIV, Clemente XIII e Pio VI) e diversi altri, tra cui importanti mecenati da ogni parte d'Europa. 

 

Ritratto di William Gordon - 1766Dal 1759 in poi, Batoni visse in una grande casa in Via Bocca di Leone a Roma. Colpito d'apoplessia morì il 4 febbraio 1787, all'età di 79 anni. Fu sepolto nella Chiesa di San Lorenzo in Lucina  sua parrocchia romano (dove è sepolto anche Nicolas Poussin). Le sue opere sono ammirabili in molte località italiane e straniere, a Palazzo Pitti, all'Ermitage di San Pietroburgo il 'Continenza di Scipione', a Lisbona il 'Le Sette Pale d'Altare', alla Reggia di Caserta il 'L'Allegoria della Religione e l'Allegria per la morte di due figli di Ferdinando IV', al Quirinale il 'La consegna delle chiavi e gli Evangelisti'. A Lucca, sua città natale, sono custodi delle opere di Batoni vari edifici, tra cui Palazzo Mansi, Palazzo Cenami, Palazzo Mazzarosa, Palazzo Minutoli-Tegrimi, Villa Guinigi e diversi altri con numerose mostre temporanee.

 

Concludiamo con quanto disse il pittore americano Benjamin West, vissuto in Italia tra il 1760 e il 1763, che una volta confidò a un amico: "Quando giunsi a Roma gli artisti italiani del tempo non parlavano di nient'altro, non guardavano nient'altro che l'opera di Pompeo Batoni".

 

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