La Sartiglia

La Sartiglia

 

Negli ultimi giorni di carnevale, ogni angolo d'Italia propone copioni attraverso i quali si consumano riti secolari, tra il sacro e il profano. Alla regola non sfugge Oristano con la Sartiglia, esibizione equestre dalle origini antiche, che si disputa l'ultima domenica di carnevale ed il martedì grasso, in cui le influenze spagnole riecheggiano nei nomi in una ritualità che risale ai tempi delle Crociate, quando i nobili per svago si sfidavano in abilità cavalleresca. Col mutare delle tecniche belliche, la Sartiglia tuttavia da svago per privilegiati e blasonati è divenuta espressione di popolo.

 

La SartigliaUn carnevale che garantisce uguaglianza grazie all'anonimato di un'enigmatica maschera di legno, simbolo della manifestazione, come la stella di latta sospesa a 2 metri proprio di fronte all'Arcivescovado che le spade dei concorrenti devono infilare tra i clamori nella folla. Il numero di stelle infilzate indicherà anche l'andamento della stagione agricola. A febbraio, quando l'inverno ripropone con forza le sue ultime morse prima di concedersi alla natura maestra. Ad inebriarsi dello stesso colore sono anche le case, le vie (le antiche 'rugas', come le chiamano da queste parti), gli eleganti palazzi del centro storico. Lo stesso non può dirsi però del cuore delle gente che, nonostante il freddo e nonostante l'inverno, si riscalda di ben altri colori ed emozioni in un'atmosfera pregna di sacralità e feticismo

SartigliaI richiami sono secolari. Sono gli stessi che per sette secoli hanno accompagnato il profondo legame tra sacro e profano insito nel popolo sardo. Sono memorie vissute tra sfumature legate ai vissuti di crociati e cavalieri, di contadini e popoli anche lontani: vicende che tra mille simboli, tra dolore e gioia, miseria e prosperità, hanno inorgoglito l'animo di questa piccola città della provincia sarda. La Sartiglia costituisce il valore culturale più alto degli oristanesi.

"[Quello] era venuto a parlare con babbo dicendo che suo cugino aveva una scuderia grande [...], con dei bellissimi anglo-arabi sardi, e che cercava un domatore. E se il domatore fosse stato bravo gli avrebbe regalato un puledro, e con quello lo avrebbe mandato alla Sartiglia. Così Graziano divenne un Sartigliatore. Sono convinto che quel mestiere gli piacesse. Che lo facesse davvero con tutto se stesso. Perché anche lui, dentro, era di razza purissima incrociato con sangue arabo. Sangue di mamma che veniva da Oriente. Andò alla sua prima Sartiglia che era bellissimo. Indossava il costume di Desulo, regalato da Signora Zedda insieme con quello di cugina Marietta. Con il corpetto rosso fiammante, le ghette candide e la cinta di cuoio con la grande tasca centrale. Nessuno ebbe dubbi che fosse un cavaliere."

(Da qui a Cent'anni, di Anna Melis, Ed. Frassinelli, finalista al Premio Calvino 2011)

SartigliaA febbraio le antiche strade lastricate del centro storico si inebriano di rinnovate atmosfere passate. Respirano l'aurea della città medievale, la città di Eleonora (del Giudicato di Arborea). Dal silenzio sonnacchioso dei secoli, Oristano si anima di passioni inebrianti, piene di energia e di antica sapienza. Il grigio diventa sfondo perfetto per una manifestazione che, unica al mondo, va oltre i riti carnevaleschi; serve a dare risalto al rosso e al verde che colora i vestiti dei cavalieri, al bianco pizzo che accarezza il viso delle donne e ne addolcisce lo sguardo orgoglioso; serve alle sfumature dei ricchi vestiti della tradizione sarda regalate da un'arte sapiente, sincera, appassionata. In pochi altri luoghi come in Sardegna si sono incrociate culture diverse lasciando una tale eredità di costumi e memorie di vita quotidiana. Le stesse memorie che riaffiorano oggi e a cui oggi tutti possono assistere grazie agli eventi che ogni anno regala questa splendida terra.

SartigliaIn Sardegna la sapienza artigiana è meravigliosa. Capolavori finissimi, opera di abili mani, trasformati in straordinarie forme di espressione artistica. E la Sardegna sceglie il periodo di Carnevale, soprattutto, o la primavera, per rivelare il suo lato più vero, quello arcaico e misterioso. La Sartiglia, immersa tra riti antichi è uno dei simboli di questa identità. La cerimonia di quella che viene anche indicata come una delle poche corse equestri ad anello rimaste in Europa, si concentra in particolare nei giorni di domenica e di martedì, gli ultimi giorni del Carnevale. Si incontrano le due più antiche corporazioni rimaste in città: la domenica è protagonista la corsa del Gremio dei contadini, sotto la protezione di San Giovanni Battista, il martedì è invece la volta della corsa del Gremio dei falegnami, sotto la protezione di San Giuseppe. Ogni Gremio si avvale di un proprio primo cavaliere o capocorsa, individuabile dal colore della maschera. Il palcoscenico è la 'ruga' de Santa Maria, e cioè via Duomo, che costeggia la grande Cattedrale di Oristano.

SartigliaSu Cumpoidori è colui che durante la Sartiglia, diventa per un giorno il 're di Oristano'. E' molto più di un cavaliere, è colui a cui viene affidato il potere di essere uomo e donna allo stesso tempo, una sorta di semi-Dio, intoccabile. In groppa al suo destriero, contro il vento e contro la sorte, deve impadronirsi per primo della stella argentea. Lo fa vestito con una camicia in lino bianco, preziosamente ricamata, con la maschera che le copre il volto, sotto quel velo, così simile al velo di una sposa. Ritmi musicali, trombe e tamburi, orgoglio, onore e valentia, in un misto di sentimenti che sembrano esprimere lontane magie; richiami misteriosi di una civiltà, quella sarda, per molti versi ancora sconosciuta.

Le origini della Sartiglia si perdono nel tempo. Ad Oristano arrivarono probabilmente nel XIV secolo, durante l'assedio della città da parte delle truppe aragonesi di Pietro d'Aragona. Il retaggio medievale è per molti aspetti ancora visibile in città: erano i tempi di un regno (il Giudicato di Arborea) e dei suoi ultimi governanti (i Giudici), che combattevano con forza e tenacia le armate degli invasori spagnoli. Il nome Sartiglia ha infatti origini spagnole, deriva da Sortja (anello), il simbolo di tutto il torneo. Anche il termine 'Cumpoidori' è spagnolo, deriva da componedor, nome con il quale si designa il capitano d'armi e cioè il maestro di campo della corsa sulla quale è incentrato l'evento. Molti ricollegano lo stesso termine ad una etimologia ancora più antica, anteriore all'influsso spagnolo, indicandone il significato in quel di 'sorticula' e cioè sorte, la stessa che si affida alla presa dell'anello, inteso come legame, matrimonio e fecondità. L'anello nel tempo ha assunto la forma stellata e "la spada che s'infligge all'interno della stella, dell'anello", è simbolo di fecondità, ricollegandosi ad antichi riti propiziatori della primavera, del raccolto e della buona sorte.

SartigliaLa Sartiglia, nata come manifestazione delle ricche famiglie nobili dominanti la città, si è arricchita nei secoli di nuovi rituali legati all'evoluzione della società giudicale: si è unita alle influenze presentate dalla società contadina ed artigiana, rappresentandone nel tempo i mutamenti sociali e culturali del suo territorio. In effetti, la Sartiglia non ha in origine nessun collegamento con il Carnevale, quanto meno con l'uso delle maschere tipiche del periodo. Nell'antichità si svolgeva probabilmente più volte l'anno, in occasioni importanti, come una giostra militare riservata a cavalieri di alto rango. Ai primi cavalieri seguivano altri, un secondo (segundu cumponi) e poi anche un terzo (tertzu cumponi), Ma c'erano anche altri abili uomini (stallieri e uomini di strada), che a cavallo usavano 'sfogare' fuori dalle antiche mura cittadine la voglia di festeggiare e divertirsi; oggi, le loro abilità sono ancora visibili, rappresentate negli acrobatici momenti della Pariglia, in un'altra parte della città (nell'attuale Via Mazzini, tra la Porta Manna e la Portixedda, la porta grande e la porta piccola).

SartigliaIl ritmo è sempre solenne, tipico delle giostre cavalleresche. In Italia siamo abituati a questo tipo di tradizioni. Gare di abilità particolari, la cui sorte è quella in cui i cavalieri sono impegnati nel tentativo di colpire un bersaglio, anelli piccoli a forma di stella come nella Sartiglia o più spesso una sagoma o busti roteanti, come accade nelle altrettanto famose Corsa del Saracino di Arezzo (con il Buratto) o la Giostra dell'Orso di Pistoia. Anche ad Oristano il ritmo è scandito dal suono di tamburi e trombettieri. I passi sono tramandati dalla memoria dei secoli: con il Su passu de su Cumpoidori si accompagnano i momenti più importanti del primo cavaliere; con il Su passu de istrada si dà invece ritmo alla sfilata che accompagna la fase della vestizione del primo cavaliere. Ad essi si uniscono altri ritmi, come quelli suonati per gli altri cavalieri e soprattutto quello del Sa curreba, che prepara sia alla vestizione, sia alla corsa e alle pariglie, così come al momento ultimo della svestizione.

SartigliaI momenti delle celebrazioni sono scanditi dai giorni della settimana, rituali densi di significato e per qualche verso ancora intrisi di mistero. Si inizia il 2 febbraio con la cerimonia ufficiale di investitura del Su Cumpoidori dei due gremi, la Candelora: è il primo atto ufficiale in vista dell'evento, nella religione cattolica corrisponde alla 'presentazione al Tempio di Gesù' ed è così chiamata per via della benedizione delle candele che "illuminano le genti". Il giorno è tanto atteso per il fortunato primo cavaliere, uomo o donna che sia (prescelto dallo stesso Gremio dopo anni di edizioni di corsa alla stella) e con la folla di gente che fa tappa alla sua abitazione per assistere alla consegna del cero benedetto. Ad attenderli, dolci della gastronomia sarda tipica del carnevale oristanese, tamburini e trombettieri e l'immancabile piccolo bicchiere di vernaccia. Nell'edizione più recente, nel 2013, i due cumpoidori sono un uomo e una donna, quest'ultima Valentina Uda, sarà il Su Cumpoidori per il Gremio dei falegnami (nella storia è la terza amazzone a guidare la giostra, la prima fu Annadina Cozzoli). Segue il tradizionale bando, fase saliente della settimana cavalleresca. L'araldo a cavallo, scortato da alfieri ed accompagnato da tamburini e trombettieri, legge il bando alla popolazione, partendo da Piazza Eleonora e verso i vicini quartieri, invitando gli spettatori nel piazzale della Cattedrale (il Sa seu de Santa Maria).

SartigliaLa fase più bella e significativa della Sartiglia è quella della Vestizione del Su Cumpoidori. La domenica o il martedì, a seconda del Gremio partecipante, il primo cavaliere e capocorsa si sottopone ad un rito denso di sacralità. Dopo essere stato alle scuderie per controllare i cavalli, egli o ella, si reca verso la sede dove avverrà il rito, accompagnato dal corteo di donne vestite in costume (sono chiamate massaieddas, piccole massaie). Sono proprio loro a portare in corteo i vestiti del Su Cumpoidori, loro che dopo oltre settecento anni di storia vestono di abiti sacri il 're' della Sartiglia. Donne che, secondo la tradizione, la notte precedente e per l'intera giornata della Vestizione hanno il compito di restare 'pure', sotto l'occhio vigile di un'anziana donna, detta Sa Massaia Manna (la massaia grande, intesa come la più anziana), la quale ha anche il compito di sovrintendere l'intera cerimonia. Il corteo arriva in un punto preciso della città, una piccola piazza allestita in modo solenne e piena di spettatori. Questo è forse il momento più poetico di tutta la manifestazione, con il Su Cumpoidori che sale su un piccolo palchetto (sa mesitta) dal quale non potrà più scendere e toccare terra (sarà infatti portato a peso sopra il suo cavallo, anch'esso riccamente bardato).

Sartiglia OristanoIl rituale si ripete nei secoli: il Su Cumpoidori è seduto in un tipico scanno sardo, non può toccare i suoi abiti. Ai suoi lati due donne lo vestono secondo un rito ricco di dettagli e con mani esperte mettono in atto la metamorfosi. Viene vestito secondo la tradizione, con la mantiglia, la camicia a sbuffo con pizzo, il gilet, il cinturone in pelle, la maschera, il cilindro. A cambiare è la scelta dei colori dei vestiti indossati, dipendono infatti dal Gremio di appartenenza: una camicia bianca caratterizzata dai tipici lacci rossi nella corsa del Gremio di San Giovanni; lacci di colore rosa e celeste sono invece tipici del Gremio di San Giuseppe. La posa della maschera è il momento più solenne di tutta la cerimonia, accompagnato da squilli di tromba e rullo di tamburi: è una maschera ricca di mistero, impenetrabile, androgina. Quella color terra distingue il Su Cumpoidori dei contadini, quella bianca il Su Cumpoidori dei falegnami. Ad ambedue i cavalieri viene posizionato il velo ricamato secondo l'abile tradizione artigianale sarda; è poi la volta di un cappello a cilindro nero ed infine di una camelia sul petto (rossa per il Su Cumpoidori della domenica, rosa per quello del martedì). Il cavaliere è pronto per la corsa. All'arrivo del cavallo è il silenzio che tiene il ritmo, non più trombe e tamburi. Il cavaliere viene portato a peso sulla sella, non gli è infatti permesso toccare terra. Lo aspetta il grande corteo della Sartiglia che preannuncia l'inizio alle gare.

Il mezzogiorno ormai passato lascia spazio al corteo che sfila con tutti i personaggi della Sartiglia diretto verso il percorso di fronte alla Cattedrale, la via Duomo: un centinaio di persone, tra cavalieri mascherati guidati dal Su Cumpoidori e preceduti da trombettieri e tamburini, massaieddas e da tutti i componenti del Gremio. Il corteo arriva in piazza del Duomo, dove avviene il cambio di consegne: le spade prendono il posto delle 'sa pipia de maju a s'Oberaju Majore', il doppio mazzo di pervinche e viole mammole simbolo di primavera e consegnato poco prima durante la vestizione.

Alle 13.30 ha inizio la corsa alla stella, il fulcro della manifestazione. Inizia quando Su Cumpoidori e il suo secondo, a cavallo, incrociano le spade per tre vole. Il rullo dei tamburi segnala il via, lo slancio del Su Cumpoidori è atteso con trepidazione. La corsa è sfrenata, al galoppo, decisa, potente. L'obiettivo della è centrare con la spada il foro della stella argentea che penzola in mezzo al percorso, tenuta da un nastro verde ad altezza nel mezzo della strada (per l'occasione ricoperto di terra e sabbia). Al capocorsa seguono tutti gli cavalieri, scelti appositamente. La corsa termina con la prova dello 'stocco' (la lancia di legno), riservata al Su Cumpoidori e ai suoi primi cavalieri. Quante le stelle ottenute? E soprattutto tra queste c'è anche la stella colta con lo stocco? Ultimata la corsa, il Su Cumpoidori si reca nuovamente presso il sagrato della cattedrale per la riconsegna della lancia e lo scambio con lo scettro di mammole. E' il momento della fase finale dell'evento, la galoppata di saluto (Sa Remada). Si recherà successivamente, sempre in corteo, a pochi isolati di distanza, nella via Mazzini, teatro della corsa acrobatica della Pariglia.

SartigliaLa Pariglia è una corsa di grande spettacolarità, e definirla acrobatica è forse riduttivo visto che si tratta di corse al galoppo piuttosto spericolate. Non vi possono partecipare i primi cavalieri, per non attentare alla sacralità del Su cumpoidori, che infatti si esibisce solo in evoluzioni non pericolose ed elargendo la sua benedizione alla folla con lo scettro di fiori. L'ultima fase della cerimonia spetta alla svezione del Su Cumpoidori, ormai all'imbrunire, che avviene sempre nel piccolo palco della Sa Mesitta, con una grande festa di pubblico.

La Sartiglia è una cerimonia di grande partecipazione, a chiunque voglia assistere consigliamo la prenotazione di un posto nelle tribune a pagamento (il prezzo va dalle €10 euro alle €30 euro). Per informazioni Tel. +30 0783 303159. Per prenotazioni alberghiere consultare la lista su B&B a Oristano oppure Hotel a Oristano.

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