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Giovani
arte cultura>Libri che
salvano la vita>Tokyo
blues Norwegian wood, Murakami
“Tokyo
blues, Norwegian wood”, successivamente riedito come
“Norwegian wood - Tokyo blues,”, è un romanzo di
Haruki Murakami, ambientato in Giappone.
La realtà orientale, dipinta a piccoli tratti
dall’autore, è placida e silente, paziente e riflessiva,
triste e immobile; composta. Nulla sembra sconvolgere
l’immensa calma orientale: né le tragedie della morte o
della malattia né le riforme, le lotte e le
manifestazioni politiche e universitarie del ’68. Il
confronto con le rumorosissime civiltà occidentali è
spontaneo e immediato. Il lettore occidentale è capace
di apprezzare l’immenso divario che separa e unisce due
mondi opposti. Oriente e Occidente, due modi diversi per
vivere gli stessi problemi; l’Oriente ripreso da
Murakami è un “oceano” sconfinato, che non si fa
sconvolgere da piccole emozioni e guarda la vita
dall’alto del suo incedere; ha una visione globale degli
eventi della vita, della società di tutti i tempi. Il
“torrentello” dell’Occidente ha tempi brevi, tutto è
rapido, ripido e immediato, tutto viene valutato come
pezzo unico e isolato, fine a se stesso. Riflessione,
meditazione, saggezza e visione d’insieme, compostezza
nel dolore e inazione sono parole sconosciute
all’Occidente levantino, sfrenato, impulsivo e
impetuoso, espressionista e impaziente. È proprio questa
atmosfera paralizzata, greve e insostenibile, che sembra
celare verità e che cattura l’attenzione del lettore.
“Tokyo blues” è la storia di due ragazzi, Toru e
Naoko, la cui adolescenza è stata
irreversibilmente segnata dal suicidio di Kizuki,
ragazzo di Naoko e amico di Toru, all’età di diciassette
anni. Il loro tempo sembra essersi fermato, le loro vite
sono rimaste mute, immobili ad aspettare a volte una
lettera per mesi, a volte di essere capaci di
ricominciare.
Toru, narratore e protagonista
del romanzo, scrive: “La morte non è l’opposto della
vita, ma la sua parte integrante” e ancora: “La morte
era già compresa intrinsecamente nel mio essere, e
questa era una verità che, per quanto mi sforzassi, non
potevo dimenticare”. È proprio il confronto con la morte
che rende questi ragazzi avulsi dalla loro società e
disinteressati alle trasformazioni sessantottine, le cui
conseguenze sembrano non riguardarli affatto. È per
questo che, nella narrazione, poche e fievoli sono le
eco del periodo storico in cui è ambientato il romanzo.
Toru condanna esplicitamente l’ipocrisia del suo tempo,
quasi a voler liquidare tutti i sessantottini in un
ammasso di studenti svogliati! Così, mentre la società è
sull’orlo della trasformazione, per i personaggi del
romanzo la vita si è cristallizzata.
Il dolore per un amico perduto per sempre impone
silenzio. Crea freddezza, gelo. La loro primavera è
ormai appassita, i colori sono solo il bianco e il nero
e questi ragazzi non fanno che evitare l’argomento “Kizuki”.
Nessuno osa parlarne: i lunghi silenzi raccontati sono
molto più eloquenti. Da ciò la prevalenza delle sequenze
narrative, descrittive e riflessive a scapito di quelle
dialogiche, da ciò la quiete apparente che pervade
l’intero romanzo e lo rende misterioso. Lenti e solenni
i ritmi del racconto sembrano non voler turbare quei
personaggi così fragili e quell’universo silente.
L’autore parla sottovoce e scrive con calma, riflette e
pondera ogni parola, si sofferma sui particolari,
descrive stati d’animo e racconta eventi passati. È nel
passato, infatti, in quell’enorme bestia dormiente, che
si ritrovano le radici di molte situazioni presenti.
Non sono solo la morte e la composta disperazione che
animano le pagine del libro. I personaggi del romanzo
non si arrendono al destino, cercano la felicità o
almeno una consolazione nella musica, nella natura e
nell’amore. La relazione tra Toru e Naoko, però, non
riesce a ingranare. Poche parole, solo lettere e lunghe
attese, è così che i due protagonisti vivono la loro
fragile storia, sognano il loro amore impossibile. Non
solo la mente, ma anche i loro corpi sono bloccati nel
ricordo di quella primavera.
Articolo di Francesca Colasuonno per Informagiovani
Italia
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