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Mare
e cielo fanno da sfondo ad una bianca cattedrale, le cui tre absidi
richiamano l’immagine di affusolate canne d’organo, che suonano melodie di
tempi remoti: è questo il fulcro di Trani, il cuore dell’antica
città. I visitatori ne percepiscono ancora i battiti, echi di un passato che
si racconta attraverso strade, piazze, edifici e monumenti. Munirsi di
sensibilità e mettersi all’ascolto, questo è ciò che occorre fare per
riuscire a carpire, anche se solo per pochi istanti, la voce di una città
che quotidianamente rivive, nei ricordi che gli appartengono, la sua storia.
Un viaggio nella storia di Trani
In base ad alcuni ritrovamenti archeologici, si è ipotizzato che la città
abbia origini preistoriche, anche se il suo nome compare, per la prima
volta, nella forma Turenum (l’etimologia è legata, probabilmente, al suo
leggendario fondatore, Tirreno, figlio dell’eroe greco Diomede), nella
Tabula Peuntingeriana (copia, risalente al XIII secolo d. C., di un
itinerario romano del IV secolo).
Trani conobbe il suo periodo di maggior splendore durante il Medioevo: vi fu
trasferita la sede vescovile, prima situata a Canosa, la quale conobbe,
nell’813, l’azione distruttiva dell’invasione saracena, minaccia continua
per le coste pugliesi.
Ponte fra Oriente ed Occidente, il porto di Trani rappresentò il punto di
partenza e di ritorno di diverse crociate; intorno all’anno 1000 (anche se
il testo giuntoci risale al XVI secolo) vi furono stilati gli Ordinamenta
Maris, regole marittime necessarie per i traffici commerciali, uno dei più
antichi codici marini conosciuti.
La città appartenne all’impero bizantino fino al XII secolo, quando cadde
sotto la dominazione normanna; in seguito fece parte del Regno di Federico
II di Svevia, che vi fondò, nel 1230, il Castello, cosiddetto “Svevo”, la
cui costruzione fu terminata nel 1233 (come attesterebbe un’iscrizione posta
nel cortile occidentale, su un ampio portale archiacuto). Lo splendore della
Trani medievale fu alimentato anche dai commerci e dagli studi degli ebrei
risiedenti in città, i quali rappresentavano, in quel periodo, il maggiore
insediamento ebreo dell’Italia meridionale: le sinagoghe ancora oggi
visibili sono testimoni silenziose della presenza ebraica a Trani durante il
Medioevo.
Con Angioini ed Aragonesi (XV - XVI secolo) la città attraversò un periodo
di crisi, aggravato, in seguito, dal dominio spagnolo e dalla conseguente
cacciata degli ebrei, che costituivano il più potente fulcro economico della
società tranese.
Trani ritrovò il su splendore fra il XVII ed il XVIII secolo, quando passò
sotto la dominazione borbonica e quando acquistò lo stato di capoluogo di
provincia, conservato fino all’avvento del regime napoleonico e di
Gioacchino Murat, che le preferì Bari (si ricordi l’eccidio del 1799,
compiuto dai francesi a danno della città, rea di aver parteggiato per i
Borboni).
In seguito al ritorno dei Borboni, dopo la caduta di Napoleone, la città
recuperò la primitiva egemonia su Bari e nel Regno di Napoli, egemonia che,
però, perse definitivamente nel primo Novecento, con l’avvento del Fascismo.
Articolo di Anna Maria Colonna per Informagiovani Italia
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