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GOETHE

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VITA E OPERE WOLFGANG GOETHE BIOGRAFIA

Johann Wolfgang von Goethe, forse il più insigne letterato tedesco di sempre, al contempo poeta, drammaturgo, romanziere e scienziato nacque a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 per morire molto anziano, per il suo tempo, a Weimar nel 1832 a 83 anni. Goethe ha posto al centro del suo mondo spirituale e della sua esperienza artistica, "l’uomo" all’eterna ricerca della verità e della pienezza dell’essere e, pur mosso nell’animo da profonde inquietudini e contrasti, ha saputo classicamente risolverli in forme artistiche di composta armonia che sono tuttora vive e indimenticabili.

 

"Così come non sappiamo quale fosse l'intenzione di Bach nel comporre il suo clavicembalo ben temperato, non conosciamo le "intenzioni" di Goethe nello scrivere il suo Faust. Si è rifiutato di dirlo di persona. E' una poesia. " Richard Friedenthal
 

La sua lunga vita è stata segnata da molti sconvolgimenti: guerre, trasformazioni nelle strutture sociali e nelle condizioni di vita, nella scienza, nell'arte e nella poesia. Vide la Guerra dei Sette Anni, iniziata con la caduta del Sacro Romano Impero, le rivoluzioni americana e francese, le guerre che durarono 25 anni, il dominio di Napoleone e la sua caduta. Molto anziano è testimone della rivoluzione del 1830, con la quale il proletariato afferma, per la prima volta, le sue pretese politiche.

Suo padre voleva farne un avvocato e lo mandò a studiare legge a Lipsia, una grande città commerciale come Francoforte, ma con un'università. Il giovane Goethe vi giunse nell'autunno del 1765 e vi rimase per tre anni, praticò legge senza farsela piacere, ma soprattutto visse la vita da studente e fece il suo debutto poetico.

Nel 1771, l'Università di Strasburgo conferì a questo studente non entusiasta una laurea in giurisprudenza. Goethe tornò a Francoforte con il suo titolo in mano e divenne un avvocato praticante, come suo padre aveva sperato. Un anno dopo era revisore dei conti presso la Camera dell'Impero (Reichskammer) a Wetzlar. Qui doveva occuparsi delle dispute tra gli Stati che formavano il Sacro Romano Impero. Lavorava molto lentamente; continuò a scrivere versi e soprattutto a visitare Charlotte Buff (Lotte, figlia dell'ufficiale giudiziario dell'Ordine Teutonico), che viveva vicino a Wetzlar ed era fidanzata con J.C. Kestner, un collega di Goethe.

Dopo un anno a Wetzlar, Goethe tornò a Francoforte, con il cuore spezzato e portando una ferita così profonda dentro di se che scrisse un romanzo, destinato a renderlo famoso in pochi mesi: I dolori del giovane Werther: l'analisi dello stato d'animo di un amante consumato da un male che lo divora. Il colpo di pistola che lo uccide e lo consegna ai posteri è l'intera azione del romanzo. Il romanzo causò scandalo, perché era noto che si trattava di una confessione amorosa. Ci furono attacchi e parodie, ma "l'autore del Werther", come dirà Napoleone nel 1809, divenne in un anno l'autore tedesco più letto. Goethe dirà più tardi che tutte le sue opere sono frammenti di una grande confessione; aveva consegnato, con Werther, probabilmente la sua pagina più intima.

In questo periodo Goethe divenne amico di alcuni giovani "ribelli" che fondarono con lui il movimento Sturm und Drang (tempesta e slancio), un movimento letterario e politico pre-romantico che ebbe inizio in Germania nel 1770. Due influenze dominano questo periodo, quelle di Shakespeare e Rousseau.

Il principe ereditario Carlo Augusto di Sassonia-Weimar (allora diciottenne) invitò il giovane poeta a stabilirsi a Weimar; gli fu data una posizione che gli avrebbe permesso di vivere in completa libertà. Goethe visse così, senza alcun dispiacere, per molto tempo, questa esistenza di favorito. In teoria doveva mettere la sua penna e il suo talento a disposizione della Corte. Ma il poeta, ministro e collezionista non smise mai di dedicare gran parte del suo tempo all'osservazione e alla sperimentazione.

 

L'evento più importante per lui è stato l'incontro con la baronessa von Stein, 33 anni, moglie dello scudiero del principe Carlo Augusto. Più vecchia di sette anni del poeta, questa donna colta e colta è riuscita a plasmare Wolfgang, dirigendo la sua traboccante passione verso l'armonia e la bellezza. Così, su suo consiglio, dedicò tutta la sua attenzione al mondo classico e, stanco dei suoi doveri amministrativi e del servizio giudiziario, fuggì in Italia, patria della bellezza.

Partito il 3 settembre 1786, rimase in Italia fino alla primavera del 1788 nel suo celeberrimo Viaggio in Italia. Al termine del suo soggiorno nel Bel Paese si dedicò esclusivamente alla poesia. Sono state create le sue opere Egmont, Ifigenia in Tauride  e Torquato Tasso.

 

Ciò che lo attirò maggiormente negli ultimi anni del secolo fu il lavoro scientifico. Ma sotto l'influenza di Schiller, trovò presto la voglia di scrivere di nuovo. Per Goethe Schiller era un potente stimolante. Fu grazie a lui che Wolfgang scrisse il suo Faust, terminò Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister, conpose le idilliache poesie Arminio e Dorotea.

Fu nella casa di un amico, il libraio Fromann, che il poeta sessantenne si innamorò profondamente di una ragazza di 17 anni, Minna Herzlieb, che lo ispirò per creare una nuova opera che divenne celeberrima: Affinità elettive.

All'età di 65 anni fece una cura a Wiesbaden; ancora una volta una donna dovette ispirargli una passione violenta: si trattava di Marianne von Willemer, 30 anni, moglie del banchiere e del senatore Willemer, vecchio amico di Goethe. Così nacque iIl divano occidentale orientale.

Goethe trascorse gli ultimi anni della sua vita nella casa di Weimar, divenuta meta di pellegrinaggio dell'élite intellettuale tedesca. Si mostrerà fino alla fine di una lucidità e freschezza sorprendentei. Fino al 1829 lavorò agli Anni di Viaggio di Wilhelm Meister, poi a Faust, il monumento della sua esistenza. Il 22 marzo 1832, verso le undici e mezza del mattino, muore. Era entrato nel suo 83esimo anno. Solo pochi mesi fa aveva terminò il suo Faust, il monumento più alto della letteratura tedesca.

 

 

Vita attraverso le influenze artistiche


Figlio di un funzionario dell'amministrazione imperiale, dal 1765 al 1768 studiò diritto a Lipsia, dove maturò in lui l'interesse per la letteratura e la pittura, e dove conobbe le opere drammatiche di Friedrich Gottlieb Klopstock e Gotthold Ephraim Lessing. La sua prima produzione poetica e drammatica, che risente dell'influenza di questi autori, trasse spunti anche dall'amore per la figlia di un oste, che gli ispirò la commedia pastorale Capriccio d'innamorati (1767). Dello stesso periodo è una tragedia in versi, I complici (1768). Nel 1768, ammalatosi gravemente, fece ritorno a Francoforte e, superata la fase critica della malattia, durante la convalescenza si dedicò a studiare occultismo, astrologia, alchimia. L'amicizia con Susanne von Klettenberg, un'amica della madre, attiva pietista, lo accostò al misticismo religioso. Dal 1769 al 1771 Goethe visse a Strasburgo dove accanto alle discipline giuridiche, coltivò lo studio della musica, dell'arte, dell'anatomia, della chimica.

Prime influenze


A Strasburgo ebbe due incontri che sarebbero stati molto importanti nella sua vita e determinanti per la sua opera letteraria. Il primo fu quello con Friederike Brion, figlia di un pastore protestante, che Goethe amò e che avrebbe fornito il modello per vari suoi personaggi femminili, compreso quello di Margherita nel Faust. Il secondo fu l'incontro con il filosofo e critico letterario Johann Gottfried von Herder con cui strinse amicizia: Herder, fra l'altro, lo portò a sottrarsi all'influenza del classicismo francese, ligio alla concezione aristotelica dell'unità di tempo, di luogo e di azione, cui doveva attenersi la tragedia, e lo introdusse all'opera di Shakespeare, in cui proprio il mancato rispetto delle tradizionali unità contribuisce all'intensità drammatica. Herder, inoltre, indusse Goethe ad approfondire il significato della poesia popolare tedesca e delle forme dell'architettura gotica quali fonti di ispirazione letteraria.


Gli insegnamenti di Herder si tradussero nella tragedia Götz di Berlichingen (1773), che Goethe scrisse a Francoforte, dove era tornato una volta conclusi gli studi giuridici. L'opera, che prende a modello Shakespeare, ha come protagonista un cavaliere del Cinquecento, in rivolta contro l'autorità dell'imperatore e della Chiesa, e anticipa i fremiti libertari che sarebbero stati l'anima del movimento Sturm und Drang, antesignano del romanticismo tedesco.


Quando nel 1771 si trasferì da Strasburgo a Wetzlar, per fare pratica presso il tribunale, Goethe visse una fase d'irrequietezza sentimentale: nel 1774 dedicò a un amore impossibile il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, che ebbe vasta eco non soltanto sullo sviluppo del romanzo tedesco, ma anche nel mondo letterario del tempo (vi si ispirò Ugo Foscolo, quando nel 1798 scrisse la prima versione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis); analoghe ispirazioni pervadono i drammi Clavigo (1774) e Stella (1775). Negli stessi anni, Goethe compose numerosi saggi letterari e teologici, varie liriche, e soprattutto la prima versione del Faust, il cosiddetto Urfaust ("Faust originario").

Gli anni di Weimar


Nel 1775 il diciottenne Karl August, duca di Weimar chiese a Goethe di fargli da precettore. Nel primo decennio a Weimar Goethe dimostrò straordinarie capacità di organizzatore e amministratore, rendendo la piccola capitale un vivace centro culturale dove affluirono alcuni fra i migliori ingegni del tempo, tra cui Herder e Christoph Martin Wieland; inoltre si dedicò allo studio di varie scienze (botanica, mineralogia, osteologia, ottica), continuò a elaborare il Faust, compose la prima stesura della Vocazione teatrale di Wilhelm Meister e iniziò la versione in prosa dell'Ifigenia in Taurine, che avrebbe riscritto in versi nel 1787. A Weimar infine ebbe un'appassionata storia d'amore con Charlotte von Stein, moglie di un ufficiale e donna di grande fascino e intelligenza, che gli ispirò liriche e ballate.

Il viaggio in Italia


Tra i diversi motivi che nel 1786 indussero Goethe a partire per l'Italia vi fu il desiderio di allontanarsi dalla corte di Weimar e da Charlotte von Stein, ma soprattutto la brama di trovare nuovi stimoli e di dare nuovi orizzonti alla sua vena poetica, al contatto dell'arte e della cultura italiana, in particolare di quella classica. Dopo aver visitato le città dell'Italia settentrionale, la Sicilia e Napoli, Goethe si stabilì a Roma dove rimase fino al 1788. Si dedicò con fervore a studiare l'arte, l'architettura e la letteratura della Grecia, di Roma e del Rinascimento, che gli suggerirono forme di mirabile equilibrio per esprimere il fremito e la tensione della passione autentica. Di questo incontro resta affascinante testimonianza Il viaggio in Italia, che venne pubblicato molti anni dopo (1816 e 1829). Risalgono al soggiorno italiano e alle sue suggestioni la versione in giambi dell'Ifigenia in Taurine, i drammi Egmont (1788) e Torquato Tasso (1790); le Elegie romane (1789); gli Epigrammi veneziani (1790) e alcune scene del Faust...Vedere a questo proposito l'articolo Viaggio in Italia di Goethe.

Il ritorno a Weimar


Al ritorno a Weimar (1788) Goethe trovò un'atmosfera ostile nei circoli letterari, mentre a corte mal si accettava la sua relazione con Christiane Vulpius, una giovane che nel 1789 gli diede un figlio e che egli avrebbe sposato nel 1806. Malgrado tutto rimase a Weimar, trattenuto da due motivi d'interesse: la direzione del teatro ducale, che tenne dal 1791 al 1813, e la possibilità di perseguire meglio che altrove gli studi scientifici, cui si dedicò con rinnovato ardore. Risalgono a questi anni vari scritti di anatomia comparata (1784), di botanica (1790) e due volumi di ottica (1791 e 1792).
Fu l'amicizia con Friedrich von Schiller a riavvicinare Goethe alla letteratura e dalla loro collaborazione, durata dal 1794 alla morte di Schiller nel 1805, scaturirono numerose composizioni liriche ed epiche, l'idillio in esametri Arminio e Dorotea (1797), il dramma La figlia naturale (1802), la seconda versione del romanzo Gli anni di noviziato di Wilhelm Meister (1796), che avrebbe costituito un modello narrativo per la successiva produzione letteraria tedesca, inaugurando il genere del romanzo di formazione e soprattutto, su incoraggiamento di Schiller, la versione definitiva del Faust (la prima parte fu pubblicata nel 1808).

Gli ultimi anni


Dal 1805 e fino alla morte, Goethe visse anni di intensa creatività. I grandi avvenimenti storici della sua epoca - la Rivoluzione francese, che considerò con un certo sospetto vedendovi non tanto l'espressione di un'istanza di libertà quanto lo scoppio incontrollato di forze oscure e disordinate; la fortuna di Napoleone, che ammirava; gli sforzi per l'unificazione della Germania, considerati con indifferenza, se non con ostilità - trovarono in lui un osservatore attento ma non appassionato. Fra gli scritti di questi anni sono il romanzo Le affinità elettive (1809); Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (1821, riveduto nel 1829); l'autobiografia Dalla mia vita. Poesia e verità (in 4 voll., 1879-1833); una raccolta di liriche, Divano occidentale-orientale (1879), dai toni mistici ed erotici, licenziosi e ambigui; la seconda parte del Faust (pubblicata postuma nel 1832).

Il Faust


In quest'opera, che è il suo indiscusso capolavoro, Goethe riprese il soggetto di una leggenda popolare molto diffusa in Germania e che in Inghilterra era già stata soggetto di una rielaborazione teatrale da parte del poeta elisabettiano Christopher Marlowe. La storia ha come protagonista uno studioso, Johann Faust, che, ormai vecchio, tentato dal demonio Mefistofele, vende la propria anima in cambio di giovinezza, sapienza e potere. Ora Faust, onnipotente, può disporre delle sorti altrui: porta alla follia e alla morte una povera fanciulla, Margherita; poi inizia a esercitare la sua influenza diabolica presso le corti principesche del gran mondo. E benché tutto sembri congiurare alla dannazione di Faust, la pietà divina riconosce il desiderio di bene che è stato all'origine di tanto peccare: la stessa Margherita intercede per Faust, simbolo ormai dell'umanità stessa e del suo cammino verso la redenzione.


L'opera, allegoria della vita umana nell'intera gamma delle passioni, delle miserie e dei momenti di grandezza, afferma il diritto e la capacità dell'individuo di voler conoscere il divino e l'umano, la capacità dell'uomo di essere "misura di tutte le cose", e mostra il cammino percorso da Goethe dagli anni inquieti dello Sturm und Drang fino alla compostezza classica delle forme e alla saggezza della maturità.

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