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Roberto Duiz
(Tratto da quotidiano La
Stampa)
Una striscia di costa che comincia a Trieste e, superata
l'Istria, da Fiume si allunga fino all'Albania, fronteggiata da migliaia di
isole, in gran parte disabitate, tante che difficilmente, da terra,
l'orizzonte appare sgombero, rifugio ideale per i naviganti di ogni epoca,
baie protette dai capricci del mare, quel mare che oggi si chiama Adriatico,
ma che un tempo per tutti era il "Golfo della Serenissima". La Dalmazia,
oggi in gran parte Croazia e in minor parte Montenegro, ha confini incerti,
ma connotazioni e cultura sovranazionali. "La Dalmazia - scrive Paolo Rumiz
percorrendola per intero via mare - è un puerto escondido che la sera
diventa viola, poi rosso spento, con una fisarmonica che miagola canzoni
strappalacrime.
A prima vista sembra Formentera, Monenvassia, Beirut,
Amalfi, Tolone, Algeri. Un posto qualsiasi del Mediterraneo. Invece no. E'
una combinazione irripetibile di Venezia, slavità, Grecia, pirateria e
ordine austriaco. Solo Dalmazia. Rocce bianche che esaltano il blu intenso
del mare e il verde scuro dei pini marittimi. Più di 150 isole sono comprese
nella sola regione di Zara, dalla lunare Pag, dalla quale la bora che soffia
violenta da nord est si porta via ogni pianta lasciando solo arbusti che per
pecore e capre sono pura ghiottoneria, alle Kornati (Incoronate), Parco
Nazionale, sorta di Polinesia adriatica, senza porti, monumenti e
cattedrali, solo bitte di pietra bianca che garantiscono attracchi sicuri in
un nulla ubriacante.
Tra Zara e le "sue" isole il via vai di barche
e traghetti somiglia a un ingorgo, ma una volta messo piede a terra su una
qualunque delle destinazioni ogni fermento si placa in una calma antica che
non ha nulla a che spartire con le isole mediterranee più perseguite dal
turismo di massa, tantomeno con quelle votate al trendysmo edonistico. In
un'assenza di approdi definitivi, nella sola presenza di attracchi
sopravvive il senso di un mare che fu teatro di un insolito intreccio di
contese e di traffici, luogo di passaggio continuo, naturalmente protetto. I
veneziani combattevano i turchi, coi quali, contemporaneamente,
intrattenevano proficui scambi commerciali.
Ai veneziani
succedettero gli austriaci, che seguirono la scia già tracciata, solo
rendendola più organizzata disseminandola di fari che dall'estremo nord
all'estremo sud segnano una specie di autostrada e che la Croazia del
post-Jugoslavia, ora che sono inutilizzati, trasforma in originali rifugi
per turisti smaniosi di staccare, per una settimana o due, la spina che li
collega al mondo. Italiana dalla caduta dell'Impero asburgico fino alla
seconda guerra mondiale, Zara, cui il fascismo non ha risparmiato tragedie
razziali e aggredita nella sua "italianità" dal successivo nazionalismo
croato, non ha mai dimenticato la sua anima "veneziana".
E' nell'era
della Serenissima che quel villaggio di pescatori ha acquistato la
dimensione di città. Le fortificazioni massicce che cingono la città vecchia
insediata su un isolotto collegato alla terraferma da un ponte ancora lo
testimoniano. Così come i palazzi che le bombe della seconda guerra hanno
risparmiato per caso. Sulla facciata esterna della "Porta del Mare", che
celebra la battaglia di Lepanto, il Leone di San Marco è tornato a ruggire,
restaurato negli anni Novanta, dopo che i partigiani titini l'avevano
scalpellato via nel '45, in quanto simbolo di sgradita "italianità", in
un'epoca in cui gli italiani della Dalmazia dovettero darsela a gambe, e non
solo da Zara. Questa è la storia, baby. Ma gli zaratini, navigatori e
navigati, hanno la memoria lunga. Ricordano che quelli di Venezia furono
anni di grandeur per loro. E che la stagione della barbarie cominciò dopo
che se ne furono andati gli austriaci.
Da vedere Chiesa di
S.Donato (IX secolo) costruita sul foro romano; le mura - Porta di
S.Rocco e porta Mare - Torre di Guardia (1562) - Loggia; Convento e
chiesa dei Francescani; Cattedrale di S.Anastasia (XII-XII secolo);
Chiesa di S.Simeone (XVI-XVII secolo) - sarcofago di S.Simeone (legno di
cedro con rilievi in argento e oro); Chiesa di S.Crisogono (XII secolo) -
è quanto rimane di un monastero Benedettino distrutto dai bombardamenti del
1944; Museo Archeologico -
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