Alte Pinakothek - Monaco

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Alte Pinakothek - Monaco di Baviera

L'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera è uno dei più importanti musei di arte antica del mondo. Fa parte del Kunstareal, un'area all'interno del quartiere di Maxvorstadt con una massima concentrazione di musei (Neue Pinakothek copre l'arte del XIX secolo e la Pinakothek der Moderne). I quasi 900 dipinti in mostra in questo immenso edificio neoclassico sono nati dalla mente geniale dei più grandi artisti europei dal XIV al XVIII secolo. Furono i Wittelsbach a dare vita alla prima collezione nei primi anni del Cinquecento.

Tra i capolavori presenti dipinti di Albrecht Altdorfer e Albrecht Dürer, diverse altre opere di maestri olandesi e fiamminghi, la Pala di San Colombano (XV secolo di Roger van der Weyden, è la più importante di questi). Opere di Rembrandt, Rubens, Van Dyck, El Greco, Frans Hals, importanti figure del Rinascimento italiano, Antonello da Messina (Vergine Annunciata) Fra Filippo Lippi, Giotto, Botticelli, Raffaello (Sacra Famiglia), Tiziano, la serie dello Splendore dei Gonzaga di Tintoretto, la Madonna del Garofano di Leonardo da Vinci, Lucas Cranach, compresa la sua Venere, Pieter Brueghel.

 

Le Sale

 

Le sale espositive della Pinacoteca sono al piano terra e al primo piano. La maggior parte delle opere sono esposte al primo piano. Vediamo come sono disposte:

Sala I, II: pittura dei primitivi fiamminghi, tra cui opere di Joos van Cleve, Rogier van der Weyden, Hans Memling, Gerard David, Dieric Bouts il Vecchio.


Sala II, IIb: pittura tedesca , tra cui opere di Hans Holbein il Vecchio, Matthias Grünewald, Albrecht Altdorfer, Albrecht Durer e Lucas Cranach.


Sala III: pittura Colonia , tra cui opere di Stephan Lochner , Maestro della Pala di San Bartolomeo, maestro di vita di Maria


Sala IV: pittura rinascimentale italiana , tra cui opere di Fra Filippo Lippi, Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Leonardo da Vinci e Raffaello.


Sala V: arte veneziana , tra cui opere di Lorenzo Lotto, Tiziano, Tintoretto e Paolo Veronese.


Sala VI: pittura fiamminga del XVII secolo, tra cui opere di Frans Snyders, Jacob Jordaens, Van Dyck e Jan Fyt.

 

Sala VII: sala dedicata alle opere di Peter Paul Rubens e Frans Snyders (altro pittore di Anversa che fu ammiratore delle opere di Rubens e con il quale collaborò).


Sala VIII: pittura fiamminga, tra cui altre opere di Peter Paul Ruben, Jan Fyt, Jacques d'Arthois e Pieter Boel.

 

Sala IX: pittura olandese del 17 ° secolo, tra cui opere di Frans Hals, Pieter Lastman, Rembrandt e Philips de Koninck.


Sala X: pittura barocca italiana, tra cui opere di Federico Barocci, Guido Reni, Luca Giordano, Giovanni Battista Tiepolo e Johann Liss.


Sala XI: pittura francese del XVII secolo, tra cui opere di Nicolas Poussin e Claude Lorrain.
Sala XII: pittura francese del XVIII secolo, tra cui opere di François Boucher e Hubert Robert.
Sala XIIa: pittura francese del XVIII secolo, tra cui opere di Nicolas Lancret, Maurice Quentin de La Tour e Claude Joseph Vernet.


Sala XIIb: pittura italiana del XVIII secolo, tra cui opere di Antonio Canaletto e Francesco Guardi.


Sala XIII: pittura spagnola , tra cui opere di El Greco, Francisco de Zurbarán y Salazar, Bartolomé Esteban Murillo e Diego Velázquez.

 

Lo sviluppo della Pinacoteca

 

Grande Giudizio Universale - RubensDesiderando assegnare un nome speciale all'eccezionale collezione di dipinti di Monaco Ludovico I di Baviera (sul trono dal 1825 al 1848), decise di chiamarla Pinakothek, pinacoteca, un termine the aveva scoperto nei trattati di architettura dello scrittore latino Vitruvio e che diventò sinonimo di una delle più importanti gallerie del mondo (il termine pinacoteca deriva del greco e significa "scrigno", "ripostiglio", con questo nome che è passato nel linguaggio moderno, i Greci indicavano le raccolte di tavole dipinte, particolarmente di carattere votivo). A questo nome venne aggiunto l'aggettivo "Alte"  ossia antica (inizialmente-Alters piu antica) solo quando fu creata la "Neue Pinakothek" che ospitava i dipinti del XIX secolo. Una collezione come questa, comprendente capolavori di Dürer, Raffaello, Rubens, van Dyck e Rembrandt non avrebbe potato essere messa insieme da una sole persona. Indubbiamente Ludovico I vi diede un considerevole contributo: in sintonia con lo spirito dell'epoca. tesa alla riscoperta del Medioevo e del primo Rinascimento. monarca arricchì la raccolta di dipinti di antichi maestri italiani e tedeschi e di primitivi olandesi. Inoltre con le collezioni del Castello di Schleissheim e della Hofgartengalerie di Monaco, poteva disporre della ricca eredità dei Wittelsbach, e quindi di un notevole numero di opere di altissimo livello.

 

Autoritratto del 1629 - Alte Pinakothek - Monaco di BavieraLa collezione di Monaco si formò nell'arco di molti secoli, non in modo graduale  e continuo ma in un alternarsi di fasi di ristagno e di crescita improvvisa. Nel 1528 si racconta che il duca Guglielmo IV di Baviera (che governò dal 1508 al 1550) e la sua consone Jacobea von Baden iniziarono ad arredare un imponente edificio nell'Hofgarten di Monaco con un ciclo di dipinti raffiguranti grandi gesta di uomini e donne famosi. Questo gruppo di opere.,tra cui la Battaglia di Alessandro di Albrecht Altdorfer si è conservato, ed è ritenuto il nucleo originario della successive Pinakothek, sebbene inizialmente i dipinti fossero stati acquisiti come elementi decorativi destinati a trasmettere un messaggio storico-morale piuttosto che nell'ottica del collezionista.

 

Ritratto di Giovane nobile Spagnolo  -Diego VelázquezAi suoi albori il collezionismo dei principi si rifletteva non tanto in speciali collezioni suddivise in categorie - del tipo che ci è oggi familiare - ma in gabinetti di curiosità destinati ad accogliere tutto ciò che il mondo poteva offrire in fatto di cose artistiche e curiose. Zanne di trichechi e cristallo di roccia stavano in compagnia di congegni tecnici, calchi tratti dalla natura, dipinti, incisioni e disegni. Anche Monaco possedeva una collezione di questo tipo, formatasi nel corso del Cinquecento. L'inventario del 1598 elencava già 778 dipinti. Albrecht Dürer fu uno dei primissimi artisti ad attirare l'attenzione dei collezionisti. L'imperatone Rodolfo II di Praga e Massimiliano I (duca e successivamente principe elettore di Baviera: sul trono dal 1597 al 1651)  figurano tra quelli che per primi ne collezionarono le opere accanto a quelle di altri esponenti del Rinascimento tedesco. Massimiliano s'interessava però anche all'arte contemporanea e commissionò delle opere a Peter Paul Rubens. In questo suo amore per Rubens rivaleggiò con il parente Wolfang Wilhelm, conte palatino di Nauburg e duca di Julich-Berg (che governò dal 1614 al 1653), in cui il mecenatismo, motivato da considerazione religiose, si sarebbe più tardi riflesso nella collezione di Monaco.

 

La raccolta di dipinti fu notevolmente incrementata grazie alle iniziative del principe elettore Massimiliano Emanuele II sul trono dal 1679 al 1726, che nel 1698 durante il periodo in cui fu governatore dei Parai Bassi spagnoli acquisì un'importante collezione privata di pittura fiamminga. nella quale spiccavano i ritratti di famiglia di Peter Paul Rubens. Questo segnò uno dei momenti più significativi nella storia della collezione dei Wittelsbach. Massimiliano Emanuele raccolse oltre mille dipinti nel Castello di Schleissheim e quando questo venne ricostruito, i progetti inclusero inevitabilmente una "Grande Galerie". Più o meno in questo periodo il principe elettore Giovanni Guglielmo di Pfalz (sul trono dal 1690 al 1716), nipote di Wolfang Wilhelm, si fece costruire una galleria nella sua sede di Düsseldorf per ospitare la sua piccola ma selezionata collezione di dipinti che annoverava capolavori di van Dyck, Joardaens e Rembrandt (il famoso ciclo della Passione) e, di nuovo, numerose tele di Rubens, fra cui il Giudizio Universale.

 

Dopo l'estinzione del ramo bavarese del Wittelsbach (e successivamente anche di quello palatino) i loro tesori d'arte furono alla fine riuniti a Monaco in una raccolta comprendente anche opere provenienti da altre collezioni. Nel 1798 il principe elettore Carlo Teodoro (sul trono dal 1777 al 1799) fece trasferire nella capitale bavarese, dalla sua galleria di Mannheim, 778 dipinti, principalmente opere olandesi e fiamminghe secentesche. Intorno al 1780 questo principi illuminato ordinò la costruzione, nella sua residenza, della Hofgartengalerie: in quanto galleria pubblica, questa costituisce l'immediato predecessore dell'Alte Pinakothek. Il sucessore di Carlo Teodoro fu il principe elettore Massimiliano IV Giuseppe del ramo Zweibrucken dei Wittelsbach (sul trono dal 1799 al 1825, dal 1806 come Massimiliano I Giuseppe). Possedeva una ricchissima collezione: oltre duemila dipinti, soprattutto di artisti olandesi e francesi. Nel 1806 anch'egli fece trasferire a Monaco la sua raccolta di Dusseldorf, allora ritenuta una delle più belle d'Europa.

 

In questo periodo di grandi cambiamenti sociali e di sconvolgimenti politici, durante il quale si delineò l'odierna Baviera, fu intrapresa una riforma amministrativa che ebbe un peso determinante anche sulle collezioni d'arte. Sotto il nome di "Bayerische Staatsgemaldesammlungen" (collezioni di dipinti dello Stato bavarese), venne costituito un organismo centrale che tutt'oggi continua a gestire le opere di proprietà dello Stato. Dal 1803 in poi, col la secolarizzazione dei beni ecclesiastici in Baviera e con l'annessione dei territori imperiali, entrarono a far parte del patrimonio statale circa 1500 dipinti. La quantità esorbitante di pezzi che ne risultò rese necessario un qualche tipo di decentralizzazione, una strategia di gestione che è tutt'oggi in vigore e che si riflette nel sistema delle "gallerie succursali" bavaresi.

 

Madonna Tempi - Alte Pinakothek - Monaco di BavieraEra questa la collezione - accresciuta delle acquisizioni d'arte Italiana che lui stesso aveva effettuato come principe ereditano - su cui Ludovico I deteneva il controllo all'epoca in cui venne posta la pietra di fondazione della Pinakothek. Nel 1827 e 1828 il sovrano poté arricchire la sezione del Rinascimento tedesco con l'aggiunta di oltre quattrocento preziosi quadri facenti parte delle collezioni di Öttingen-Wallerstein e Melchior Boisserée di Colonia (che, insieme al fratello, mise insieme la sua collezione comprando moltissime opere dei primitivi tedeschi e fiamminghi svendute negli anni napoleonici): fu proprio in seguito a questo acquisto che prese forma la collezione di pittura olandese primitiva. Fu proprio la perseveranza di Ludovico I, che portò a Monaco, grazie ai suoi viaggi in Italia opere di Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Filippino Lippi e Beato Angelico, tra gli altri. Famosa resta la sua perseveranza per l'acquisto della Madonna Tempi di Raffaello (avvenuto nel 1829) dalla famiglia Tempi di Firenze, che durò vent'anni (per una tavola tutto sommato molto piccola di 75 cm di altezza per 51 di larghezza).

 

Madonna del Garofano - Leonardo da Vinci Altre importanti opere italiane raccolte includono un ricchissimo nucleo di pittura italiana tra '300 e '700, che annovera opere importanti sopratutto del rinascimento fiorentino e veneto. S'incomincia con la pittura toscana del '300: Giotto (Ultima Cena, Crocefisso); Taddeo Gaddi, Segna di Bonaventura (Maddalena), Nardo di Cione. La stagione del rinascimento fiorentino è testimoniata da Masolino da Panicale, Beato Angelico (La leggenda dei Santissimi Cosma e Damiano e una Pietà), Filippo Lippi (Annunciazione), un grande capolavoro di Leonardo da Vinci (Madonna del garofano), da Pietro di Cosimo, dall'ultima impresa del Ghirlandaio (Trittico di Santa Maria Novella), da Sandro Botticelli (Compianto sul Cristo morto con i santi Girolamo, Paolo e Pietro) e da Andrea del Sarto. Importanti sono anche le opere del Sodoma, di Antonello da Messina (Vergine Annunciata), del Mantegna, di Giovanni Bellini e Cima da Conegliano (San Gerolamo e la Maddalena) che annunciano l'eccezionale nucleo di pittura veneta del '500 con capolavori di Giorgione (Ritratto Virile), Veronese, Paris Bordone, Jacopo Bassano (Madonna con Bambino), Lorenzo Lotto (Sposalizio mistico di Santa Caterina), Jacopo Palma il Vecchio, Tiziano (La vanità terrena, il famoso Ritratto di Enrico V del 1548, e l'innovativo Cristo Coronato di Spine, dove il pittore ottantenne rinunciò alla sua celebre ricchezza cromatica per una pennellata libera e vibrante) e Tintoretto (Vulcano sorprende Venere e Marte e Gesù in casa di Marta e Maria).

 

Ultima Cena - Giotto - Alte Pinakothek - Monaco di BavieraIl settore dedicato al rinascimento italiano si chiude trionfalmente con Raffaello, oltre alla già citata Madonna Tempi, con la Madonna della tenda e una Sacra Famiglia, cui fanno da corona altri rappresentanti della pittura dell'Italia centrale, come Francesco Raibolini detto il Francia (Madonna adorante), Luca Signorelli, Perugino (Visione di San Bernardo, La Vergine e i Santissimi Giovanni evangelista e Nicola adorano il Bambino). Di notevole livello è anche la selezione di arte italiana del secoli XVII e XVIII: Alessandro Magnasco (Paesaggio con monaci), Guido Reni, Orazio Gentileschi, Luca Giordano (Due Filosofi cinesi), Canaletto (Vedute di Venezia) e Gian Battista Tiepolo (Il Papa Clemente XIII adora la Trinità, Adorazione dei Magi).

 

Compianto sul Cristo morto con i santi Girolamo, Paolo e Pietro di BotticelliLa Madonna del garofano,  di Leonardo, realizzata tra il 1473 e il 1478, fu  tra le prime opere individuali del giovane Leonardo, è identificata con quella "Madonna della Caraffa" descritta da Giorgio Vasari nelle collezioni di papa Clemente VII, nato Medici. L'opera fu inizialmente attribuita al maestro di Leonardo, Verocchio e arrivò all'Alte Pinakothek solo nel 1866 da un poco noto precedente proprietario, tal Haug di Gtinzburg. Alcuni studiosi sono ancora dubbiosi sull'attribuzione a Leonardo di questo dipinto, attribuendolo comunque alla sua bottega. L'Ultima Cena, la Crocifissione , La discesa dal Limbo di Giotto, fanno parte di un gruppo di dipinti chiamato Le Sette tavolette con storie di Gesù sono un gruppo di dipinti a tempera e oro su tavola, databili tra il 1320 e il 1325 circa e conservati in vari musei oltre alla Pinacoteca di Monaco: una nel Metropolitan Museum di New York, una nell'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, una nella collezione Berenson di Settignano a Firenze e una nella National Gallery di Londra.

 

Il Compianto sul Cristo morto con i santi Girolamo, Paolo e Pietro di Botticelli, eseguito nel 1495 proviene dalla Chiesa di San Paolino di Firenze. Probabilmente dopo le soppressioni entrò nelle collezioni granducali e da qui agli Uffizi. Nel 1813 venne ceduta a Massimiliano I Giuseppe di Baviera (che erano imparentati con gli Asburgo-Lorena che regnavano in Toscana).

 

La politica delle acquisizioni della Alte Pinakothek negli anni successivi - e in effetti fino al giorno d'oggi - ha sempre mirato ad assicurare alla collezione opere di grande rilievo con l'obiettivo di ampliarla ulteriormente. Alla lampante assenza di opere settecentesche, poco apprezzate all'epoca di Ludovico, si è sopperito nella seconda metà del '900. Un altro elemento innovativo fu l'uso dello stile alto rinascimentale, volto a produrre un'espressione architettonica che non ospitasse soltanto la storia dell'arte ma che la raffigurasse in dipinti e sculture decorativi all'interno come all'esterno dell'edificio.

 

Come edificio museale la Alte Pinakothek fu il prodotto di una fruttuosa collaborazione tra due specialisti di cui poté avvalersi il re: l'architetto Leo von Klenze e l'allora direttore della galleria. lohann Georg von Dillis. Molte delle loro idee pionieristiche si confermano tutt'oggi valide: per esempio la suddivisione (ora apparentemente scontata) in grandi sale e salette appartate, interni inondati dalla luce naturale che piove dall'alto, con la conseguente possibilità di riservare le intere pareti all'esposizione dei dipinti e di assicurare agli ambienti un'illuminazione soffusa. Anche Il modo in cui i dipinti sono oggi presentati nella gran parte delle gallerie d'arte del mondo può essere fatto risalire alle idee di Dillis e Kenze. Seguendo l'esempio del Museo del Louvre la suddivisione in 'scuole' e periodi permette di rendere giustizia ai risultati conseguiti dagli artisti operanti in situazioni molto diversificate. Il catalogo, pubblicato fin dal 1838 rivela criteri di conservazione tuttora validi (condizioni atmosferiche costanti, per esempio e protezione dalla polvere) erano già stati presi in considerazione al momento della costruzione della Pinakothek.


Molte cose sono cambiate dal tempi di Klenze e Dillis e re Ludovico. I creatori della galleria cercherebbe invano l'ingresso e il vestibolo originali sul fronte est, affacciato sulla Barerstrasse. Due leoni posti ai lati della scalinata richiamano la vecchia configurazione. I visitatori non vedranno la loggia dipinta e riccamente decorata di stucchi al piano superiore dell'edificio. Sono scomparsi anche i pesanti stucchi parzialmente dorati delle grandi sale della galleria. Non sono più al loro posto, al pianterreno dell'ala ovest, né la collezione di vasi antichi, che offriva una visione più ampia della storia dell'arte, né quella di disegni e incisioni. All'esterno, il fronte sud dell'edificio sfoggiava un tempo una notevole serie di statua realizzate da artisti di primo piano, e sul tetto troneggiava, visibile da distante, una struttura progettata per fornire luce dall'alto agli ambienti.

L'odierna Alte Pinakothek è in gran parte il risultato della ricostruzione avvenuta nel dopoguerra sotto la guida dell'architetto Hans Dollgast. L'edificio, che era stato gravemente danneggiato dai bombardamenti, fu riaperto al pubblico nel 1957 dopo quattro anni di lavori. Seguì, nel 1961 e nel 1964, la conversione dei sotterranei dei lati est ed ovest. Gli effetti dei  danni provocati dalla guerra sono visibili sulla facciata esterna. Un elemento particolarmente suggestivo è l'imponente scalinata che, con la sua grandiosità priva di impacci e la sua ariosità piena di luce, conferisce un nuovo tono all'edificio e potrebbe, senza esagerazione, essere vista come un simbolo di apertura democratica. Gli storici dell'architettura riconoscono all'Alte Pinakothek un esempio classico dell'architettura tedesca del periodo della ricostruzione.

Agli artefici dell'Alte Pinakothek stava a cuore che la galleria non risultasse isolata, e questa idea ha continuato a dare i suoi frutti fino a oggi. Il visitatore troverà l'Alte Pinakothek incastonata in quelle che è sicuramente un contesto museale unico. Con la Neue Pinakotek e la Pinakothek der Moderne da un lato e la Glittoteca, anch'essa costruita da re Ludovico, e la Collezione di Antichità dell'altro, il risultato è un insieme che offre un panorama dell'arte europea dagli inizi della storia fino ai giorni nostri.

 

Pittura  tedesca


La Alte Pinakothek ha la più vasta raccolta di dipinti antichi tedeschi, tra cui opere di Stefan Lochner (Adorazione del Bambino, 1445), Michael Pacher (Polittico dei Padri della chiesa, 1480 che si trovava nel Monastero di Novacella presso Bressanone), Albrecht Dürer (Autoritratto con pelliccia  1500) (Altare Paumgartner- 1503) (I quattro apostoli 1526), ​​Hans Baldung ( Margravio Christoph von Baden, 1515), Albrecht Altdorfer (San Giorgio nella foresta, 1510), (Susanna al bagno e lapidazione dei vecchioni 1526), ​​( Paesaggio del Danubio, 1525), (La battaglia di Alessandro e Dario a Isso, 1529), Lucas Cranach il Vecchio (Crocifissione, 1503), Hans Holbein (Il martirio di San Sebastiano, 1516), Matthias Grünewald (I Santi Erasmo e Maurizio, intorno al 1520), Hans von Aachen (Vittoria della verità, 1598), Adam Elsheimer (Il fuoco di Troia, 1600), (Fuga in Egitto, 1609), Johann Liss (Morte di Cleopatra, 1622)

 

Pittura Spagnola

 

Spoliazione di Cristo - El GrecoLa sezione spagnola dell'Alte Pinakothek con i suoi ventidue dipinti, è la più piccola, ma anche una delle più complete, poiché vi sono rappresentati tutti i grandi maestri. Le opere più antiche della collezione sono i ritratti di Alberto il Pio e di sua moglie l'infanta Isabella Clara Eugenia di Spagna dipinti nel 1599 da Juan Pantoja la Cruz e giunti a Monaco nel 1804 come beni secolarizzati dal Convento di Hohenwart. La Spoliazione di Cristo di EI Greco fu invece acquistata nel 1909 da Hugo von Tschudi (storico e collezionista austriaco che fu anche, direttore del Museo Nazionale di Berlino dal 1896 al 1908 e direttore del Museo di Monaco di Baviera dal 1909 al 1911). Il principe Massimiliano Emanuele comprò ad Anversa. quando era governatore dei Paesi Bassi. probabilmente nel 1698 due quadri di genere di Murillo: Ragazzi che mangiano uva e melone e Piccoli mendicanti che giocano ai dadi. L'ampliamento della collezione Murillo con La piccola venditrice di frutta e La toeletta sotto il principe Massimiliano III Giuseppe (1727-1777) è dovuto alla generosità del consigliere della Camera di corte (Kammerrat) Franz Joseph von Dufresne, il quale nel 1768 lasciò in eredità alla galleria queste opere. Con la collezione di Mannheim arrivarono a Monaco San Francesco in estasi di Zurbaran, San Pietro di Alcantara di Ribera e il quinto quadro di genere di Murillo, Ragazzi che mangiano una torta. E insolito il fatto che già nel Settecento sia pervenuta a una galleria fuori della Spagna un'opera di Zurbaran, poiché questo pittore incominciò a essere stimato a livello europeo solo nel XIX secolo. In realtà l'acquisto fu dovuto a un errore (fortunato) poiché il suo San Francesco era considerato all'epoca un capolavoro di Guido Reni. Dalla galleria di Düsseldorf proviene il Giovane gentiluomo spagnolo di Velàzquez, acquisizione del principe Giovanni Guglielmo, che fu uno dei primi, insieme al contemporaneo Massimiliano Emanuele  a inserire nella propria collezione dei dipinti spagnoli. Massimiliano I Giuseppe di Baviera non si limitò a riunire in una galleria le diverse collezioni dei Wittelsbach, ma mise anche a disposizione ingenti fondi per nuove acquisizioni. Il principe ereditario Ludovico poté cosi acquistare a Parigi per la collezione dei pittori spagnoli, con la consulenza di Johann Georg von Dillis, tre importanti opere, tra cui San Pietro di Alcantara attraversa il fiume Guadiana di Claudio Coello e La Madonna appare a sant Antonio di Alonso Cano. L'ultima acquisizione. recentissima (1985). della sala degli spagnoli è La sepoltura di santa Caterina sul Sinai, risalente al 1637 circa di Zurbaran. Le opere che erano presenti nella collezione dell'Alta Pinakothek di Francisco Goya sono state trasferite alla Neue Pinakothek.

 

Alte Pinakothek

Barer Straße 27
D-80799 München

Trasporti: U-Bahn: Theresienstrasse. Tram: 27. Bus: 53

 

Orari e Costi

lunedì chiuso
da martedì a domenica ore 10-17
giovedì 10-20
Domenica ingresso gratuito

Prezzo ingresso: 10 euro. Minori di 18 anni non pagano.

 

 

Dove si trova?

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