El Greco

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El Greco - Vita e Biografia di un grande artista

 

Domenico Theotokopulos, che passerà alla storia con il nome di El Greco, nasce a Candia nel 1541 da una famiglia ricca, forse proveniente da Costantinopoli che era da poco diventata Istanbul chiede al giovane una buona educazione classica. Nell'isola di Creta, allora dominio di Venezia, era ancora viva la tradizione bizantina delle icone: in quest'ambito El Greco si inizia alla pittura, nella più importante scuola locale, presso il Monastero di Santa Caterina. Probabilmente intorno al 1560, Giunge a Venezia, metropoli di arte e di lettere, dove viveva una popolosa colonia di greci.

 

Nel 1567 si ha notizia di un "giovine discepolo" che assiste Tiziano nei suoi capolavori degli ultimi anni. La critica ha però individuato anche altre porte alla formazione del greco nel fecondissimi un clima manieristico.

In Veneto El Greco riceve gli influssi di Jacopo da Bassano (le ricerche delle luci), di Tintoretto (l'arte di raggruppare personaggi), del Veronese (l'amore per i materiali ricchi e colori vividi e profondi). Le opere giovanili di El Greco manifestano gli influssi dei diversi maestri della scuola veneta, innestati su schemi tradizionali tardi bizantini (il trittico della galleria Estense di Modena), con esecuzioni via via sempre più libere e personali: dalle due versioni della Guarigione del Cieco, oggi a Dresda e a Parma, fino alla Cacciata dei mercanti dal tempio, oggi a Washington: un'opera in cui come disse Troutman "… La libertà della pennellata, in effetti drammatici del colore, della luce, del movimento, dovevano puoi restare componenti fondamentali del suo stile".

El Greco - Autoritratto da giovaneDa Venezia il giovane cretese passò a Roma, forse con tappe a Parma, Reggio Emilia e Firenze: è del 1570 una lettera di Giulio Clovio al cardinale Farnese, in cui il miniaturista macedone raccomanda "un giovane Candiotto, allievo del Tiziano", appena giunto in città. A Roma, dove aprì una bottega con qualche allievo, fra cui il Bonastri, El Greco si lega d'amicizia con alcuni umanisti spagnoli, che frequentavano palazzo Farnese. Appartengono al periodo romano alcuni notevoli ritratti (Giulio Clodio, al Museo di Napoli) e una nuova versione della Cacciata, oggi a Minneapolis. Così come a Venezia aveva appreso la forza espressiva del colore, a Roma l'artista venuto dall'oriente impara "La bizzarria delle forme". Dal possente linguaggio manieristico acquisisce una profonda propensione per, come dice ancora Troutman  "… L'assottigliarsi delle figure, le composizioni in verticale, all'impiego irrazionale dello spazio, i colori irreali".

EI Greco lavorò a Roma tra il 1570 e il 1576. La sua intenzione doveva essere quella di perseguire una carriera romana, ma per sei anni non ricevette nemmeno una sola commissione per una pala d'altare. La sua reputazione si basava su commissioni occasionali per ritratti e piccoli dipinti devozionali. El Greco aveva maliziosamente criticato le abilità di Michelangelo come un pittore  "… Era un grand'uomo, ma non sapeva dipingere" , un'opinione che generò poco fiducia nelle sue capacità e potrebbe aver servito a ostacolare la carriera romana dell'artista (Michelangelo era morto nel 1564, ma il suo prestigio a Roma ancora intatto).

Tutto ciò non era certo un biglietto da visita invitante per la sua carriera in Spagna, dove si trasferì nel 1576. A Madrid, la sua offerta di patrocinio reale da Filippo II venne respinta. Fu solo quando El Greco si trasferì a Toledo che incontrò il successo che un artista del suo calibro si poteva aspettare. In questa antica città, che EI Greco immortalò in uno dei paesaggi più celebri dell'arte occidentale, la Veduta di Toledo, trovò un circolo di amici, mecenati e intellettuali che lo portò a costruirsi una carriera altamente redditizia.

La prima citazione della presenza in Spagna di El greco è del 1577. Forse è attratto in Spagna dalla possibilità di lavorare al palazzo dell'Escorial per Filippo II, grazie ai spagnoli conosciuti a Roma. Uno di questi, Luis de Castillan, fratello del decano della Cattedrale di Toledo, che lo invita a lavorare nella Chiesa di Santo Domingo El Antiguo, e così che nel 1577 El Greco firmò il primo contratto per un grande retablo, cioè una grande pala d'altare. Non sapeva ancora parlare castigliano: si esprimeva in italiano firmava i quadri con grafia greca, abitudine che manterrà fino alla fine; ma andava rapidamente assimilando e compenetrandosi dello spirito e nei modi del paese di adozione, ai quali saprà dare come pochi altri, grandissimi, una profonda e  viva espressione pittorica. Diego de Castilla, decano della Cattedrale di Toledo, commissionò a El Greco anche tre altari per la chiesa del Monastero di Santo Domenico di Silos, strumentale nella commissione della cattedrale. I dipinti per i tre altari sono tra i capolavori più ambiziosi di EI Greco. In loro si trovano tutti i vari stili che l'artista aveva sperimentato in Italia: il naturalismo che ha caratterizzato i suoi ritratti; la tecnica pittorica che aveva imparato a Venezia; le audaci idee compositive del tardo Michelangelo; un'enfasi manierista di estremamente elegante e raffinatezza. Frattanto si lega ad una giovane di di Toledo Jeronima de las Cuevas, che nel 1578 gli da un figlio, Jorge Manuel. La donna, il cui viso delicato e sensuale è quello della vergine di molti suoi dipinti, pare non sia mai diventata sua sposa legittima: un fatto straordinario nella Toledo bigotta del XVI secolo, ma nel destino del El Greco le singolarità abbondarono.

Un problema sul prezzo che EI Greco chiese che la sua opera, la Spoliazione di Cristo, più noto come l'Espolio, realizzato per la sagrestia della cattedrale di Toledo, portò a una controversia con le stesse autorità della Cattedrale che lasciarono un segno sulla successiva carriera dell'artista. Infatti non ricevette più un'altra commissione comparabile dalle autorità cattedrali. In futuro, le sue commissioni arrivarono da individui e conventi privati della città.

El Greco - autoritratto da anzianoIn questo periodo Toledo, capoluogo della nuova Castiglia, era una delle città più popolate e ricche della penisola iberica e non solo, capitale intellettuale e spirituale, "gloria di Spagna, luce delle arti, città santa"; intorno alla sua celebre università si raccoglieva una società di spiriti eletti,personalità libere, tra i quali El Greco trovò amici e ammiratori come il dotto gesuita Hortensio Paravicino e il grande poeta Gongora. Nonostante il problema sul prezzo del El Spolio, e la conseguente fine delle commissioni della curia vescovile, la fortuna della sua pittura fu immediata. L'artista viveva da ricco, in un palazzo con patii e giardini, pranzava accompagnato da un concerto di musici, la sua biblioteca era ricca di libri greci e italiani.

El Greco - La sepoltura del conte OrgazIn dipinto più celebre di El Greco, La sepoltura del conte Orgaz, gli fu commissionata dal parroco della Chiesa di Santo Tomé a Toledo nel 1586 per festeggiare la restituzione di un obbligo finanziario alla chiesa. Onora un benefattore morto da tempo, un dignitario di Toledo talmente importante e devoto, che a seppellirlo non sono due preti qualunque, bensì Santo Stefano e Sant'Agostino, mentre lo stesso vescovo all'estrema destra sfoglia il Libro dei Morti per impartirgli l'estrema unzione, ed il diacono ha lo sguardo rivolto al cielo. L'immagine raffigura questo miracolo così come l'anima del conte ricevuta nel paradiso. Quando si vede nella chiesa, il dipinto ha il carattere impressionante di una visione. Il figlio di EI Greco, Jorge, si inginocchia al bordo del pianeta dell'immagine, guarda e indica allo spettatore il miracolo che il padre ha saputo suscitare. La figura serve quindi come intermediario tra il mondo reale dello spettatore e il mondo immaginario del dipinto, che ottiene una maggiore risonanza attraverso l'inserimento di una serie di ritratti di contemporanei di EI Greco. Al di sopra del funerale è raffigurata una visione celeste, dove viene rappresentata un'esperienza visionaria molto diversa: la veridicità dell'evento terrestre viene rifiutata a favore di un mondo di piani spostabili abitati da personaggi simili a una chimera. La sepoltura del conte Orgaz aiuta nel nostro tentativo di comprensione di EI Greco perché incapsula l'oggetto della sua arte, che è quello di suggerire una "esperienza visionaria", qualcosa che non è un'estensione del nostro corpo fisico ma delle nostre capacità immaginative.

Toledo era ben lontana dal fermento artistico di Roma, ma non era un bastione contro le forze - culturali e artistiche - che furono forme dell'arte del XVII secolo. In questo modo è facile dare la causa al successo di EI Greco nel suo isolamento, come se fosse un'arte al di fuori del suo tempo, un'arte in attesa di essere scoperta dall'era del moderna (come poi effettivamente avvenne). Ma quando EI Greco morì nel 1614, Caravaggio e Annibale Carracci, simboli del nuovo stile barocco, erano stati seppelliti rispettivamente da quattro e dodici anni.

 

È sufficiente menzionare queste figure per rendersi conto che per importanti aspetti EI Greco è un artista che guarda al passato, non al futuro: al mondo del manierismo, con la sua enfasi sull'immaginazione artistica piuttosto che sulla riproduzione della natura. Francisco Pacheco - pittore, biografo dell'artista, insegnante di Velazquez - visitò EI Greco nel suo studio di Toledo e registròla visione di figure in gesso, cera e argilla su cui lavorava. Pacheco non approvava questo metodo, che EI Greco aveva imparato probabilmente a Venezia, dai Tintoretto: una vera e propria figura umana, piuttosto che qualcosa di modellato in argilla, era quello che Pacheco aveva sostenuto. Quest'ultimo non poteva tuttavia negare la presenza di EI Greco tra i grandi pittori "...vediamo alcune opere della sua mano così plastiche e così vive (nel suo stile caratteristico) uguali alla migliore arte".

 

El Greco - Apertura del Quinto Sigillo dell'ApocalisseIn seguito Velazquez apprezzerà molto i ritratti di El Greco, ma sono le opere più terse e stupefacenti dell'artista, come l'Apertura del Quinto Sigillo dell'Apocalisse in cui le figure sono allungate oltre la loro fisicità e le loro forme smaterializzate da una pennellata non uniforme che richiama a gusti artistici molto in là da venire. EI Greco scartò il naturalismo come mezzo per la sua arte proprio perché non desiderava l'idea di un facile immediatezza delle forma. Quello che per El Greco valeva era il mondo di uno stile autosufficiente, intellettuale o l'ironia è che, in un momento in cui l'arte era rappresentata dalla cosiddetta "Mariera". L'ironia della cosa è che in un momento in cui l'ovvio spettacolo inerente al Manierismo era considerato "stravagante" e gli artisti a Roma erano motivati all'eliminare tutto ciò che poteva sembrare semplice, El Greco prese la via artistica opposta. L'essenza della sua arte? Curve dolci su angoli drammatici insieme a colori sognanti. La distinzione era che El Greco fece queste passi artistici in modo sinceramente espressivo e non come semplici emblemi di visione vissuta. Non c'è altro grande pittore occidentale che ha trasformato spiritualmente le figure piatte, dal punto di vista figurativo, che erano le icone ortodosse nella vivida visualizzazione del Rinascimento. La sua originalità è fondata sulla sua negazione del mondo apparente a favore del regno dell'intellettualità e dei sublime ideali umanistici.

El Greco. L’Adorazione dei pastori 1612/1614Le opere: l'Assunzione del 1577, oggi a Chicago, la Trinità, oggi al Prado  di Madrid e l'Espolio dipinto fra 1577 1579 per la Cattedrale di Toledo, in cui El Greco raggiunge il culmine della monumentalità insieme del suo espressionismo visionario. Nel 1580 ritenta la grande avventura all'Escorial con una grande opera il Martirio di San Maurizio; ma il quadro non piace al re. La deludente esperienza di corte fa ritornare a Toledo l'artista che vi trova una committenza entusiasta, di religiosi, di umanisti, di nobili. Nel 1586 dipinge in SanTome lo stupendo "Entierro del Conde de Orgaz", una delle opere più alte della pittura d'ogni tempo. Seguono altri capolavori: la Crocifissione e la Resurrezione, oggi al Prado, l'Annunciazione che si trova al Museo Belaguer, San Giuseppe e Gesù bambino e San Martino, oggi a Washington. del 1590 è l'eccezionale Cristo in croce adorato dai due donatori oggi al Louvre. Tra gli ultimi capolavori, la Vergine dell'Immacolata Concezione dipinta tra il 1608 e 1613 a Toledo, il Ritratto del Paravicino, oggi a Boston. E ancora la drammatica Veduta di Toledo, oggi a New York, il violento, disperato Quinto sigillo dell'Apocalisse, anch'essa a New York, che precede di poco la sua morte, avvenuta nel 1614.

Critica Postuma

El Greco è fra i pochi antichi maestri beneficiano di una notevole fama nella storia dell'arte. Come pochi altri, è stato riscoperto dall'oscurità da una fazione entusiasta di collezionisti e critici. Nel XIX  secolo divenne uno personaggi scelti del pantheon contemporaneo di grandi artisti. Per molti successivi ammiratori, El Greco era sia l'archetipo dell'artista spagnolo che l'artista dello spirito, anticipatore di molte delle correnti artistiche che sarebbero venute dopo.

 

Bibliografia

El Greco, Maurizio Marini - Giunti Editore 1999
El Greco, Michael Scholz-Hänsel,  Tachen 2004

El Greco (Domenicos Theotocopoulos), Léo Bronstein H.N. Abrams, 1990

El Greco: 101 Paintings, Maria Tsaneva - 2014
 

 

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