Emilio Salgari

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Emilio Salgari, viaggiare con fantasia

Il 25 Aprile del 1911, moriva tragicamente suicida a 48 anni Emilio Salgari, il romanziere che con i suoi cento libri di straordinarie avventure aveva appassionato intere generazioni di ragazzi. Personaggio tra i suoi personaggi, coi baffi a manubrio, il cappello a paglietta e la perenne sigaretta in bocca.  Nella Torino della belle epoque, nonostante avesse lavorato senza concedersi riposo per anni ed anni, inchiodato al suo tavolo, per dar corpo e vita ai personaggi dei suoi racconti, era vissuto in povertà, ed in povertà lasciò morendo la moglie ed i figli: Fatima, Nadir, Remerò e Omar.

 

 

Targa a Emilio SalgariSulla facciata della casa di corso Casale 205, dove Emilio Salgari visse con la famiglia, il 30 Aprile del 1959, fu posta una lapide, ancora oggi visibile, la cui epigrafe recita: "Fra queste mura Salgari visse in assoluta povertà, popolando il mondo dei personaggi nati dalla sua inesauribile fantasia, fedeli ad un cavalleresco ideale di lealtà e di coraggio. Perché gli italiani non dimentichino la sua genialità avventurosa e il suo doloroso calvario. La rivista "Italia sul mare" questo ricordo pose. Torino 30 aprile 1959" .

 

Emilio SalgariA questa celebrazione prese parte l'allora sindaco, in rappresentanza di Torino, la città che Salgari scelse lasciando la natia Verona. Il futuro scrittore dal 1878 studiò al Regio Istituto Tecnico e Nautico "Paolo Sarpi" di Venezia, senza mari arrivare, tuttavia a diventare un capitano di marina, come avrebbe voluto. Non viaggiò mai tanto, i suoi viaggi in Oriente furono fatti di fantasia, frutto della lettura di decine di libri sui più svariati argomenti, libri che trovava nelle biblioteche di varie città, fin da giovanissimo. Furono i tanti libri "divorati" ad accendere in lui il desiderio di scrivere di continenti e mondi lontani solo immaginati. Egli pensò che la Torino di fine '800, ospitale, serena, tranquilla avrebbe favorito il raccoglimento che richiedeva il suo lavoro. Qui egli scrisse 105 libri e 250 novelle.

 

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Eroi di SalgariEmilio Salgari, è stato per lungo tempo uno tra gli autori più letti nel mondo; la sua opera ha un valore di indubbio documento nella storia della cultura italiana; i suoi personaggi, continuano ancora adesso a entusiasmare giovani e meno giovani lettori di varie generazioni: se li hai letti da ragazzo (o da adulto) non li  dimenticherai mai... Sandokan, il Corsaro Nero, il Leone di Damasco. Emilio Salgari fu, malgrado i suoi limiti, uno scrittore assai più ricco in scrittura di quanto non ammettesse l'opinione comune di allora. Può darsi, è vero, che i suoi racconti siano come un bazar dove si affastellano confusamente troppe suggestioni della letteratura e della moda; certo riecheggiano, con uno straordinario eclettismo ed una sensibilità approssimativa ma autentica, quasi tutti i temi della cultura europea nella seconda metà dell'Ottocento, ma che passione leggerli! In questi romanzi per ragazzi si trova un po' di tutto, anche i motivi meno adatti all'adolescenza: l'esasperazione del tardo romanticismo e le fantasticherie della scapigliatura, i furori del "romanzo nero" ed il titanismo alla Nietzsche, le suggestioni del melodramma (magari adattate al teatro dei pupi) e, naturalmente, la voga dell'esotismo...

 

Eroi di SalgariIl periodo in cui scrisse fu molto importante: scrisse i suoi cento racconti tra il 1880 ed il 1910; fu contemporaneo, e si sente, di Kipling e di Conrad, di Cecil Rhodes e di Pierre Loti, delle glorie imperiali vittoriane e del Liberty, o Art Nouveau che dir si voglia, della guerra boera e della marcia europea sulla Pechino in mano ai boxers. E fu, per quanto sembri paradossale, un dannunziano: povero d'arte, modesto, "borghese", ma genuino tanto nelle fantasticherie che negli errori di gusto.

 

Emilio Salgari con la famigliaSarebbe un errore spiegare i candidissimi amori degli eroi salgariani con le esigenze dei libri per ragazzi; una schietta ingenuità romantica, che si ritrova anche nella sua esistenza, induce lo scrittore a far piangere e delirare Sandokan, Tremai Naik, il Leone di Damasco per amori frenetici ma innocenti: tutti i suoi superuomini rifiuterebbero la felicità fuori del matrimonio. L'esotismo sembra la passione dominante in Emilio Salgari; che è figlio anche in questo del suo tempo, ma con una carica più forte di fuga dalla realtà, con un disperato bisogno di rivalsa. Sognava di vivere tra viaggi mirabili, avventure favolose, splendori da Mille e una notte; ma per mare non andò oltre Brindisi, condusse una grigia esistenza da piccolo borghese sedentario, fu sempre costretto a lottare contro la povertà. Scrivere era la sua evasione: perciò nessuna terra poteva appagarlo meglio dell'Oriente. Non a caso i suoi romanzi migliori furono ambientati fra India e Malesia, od in una Cina di maniera rutilante di gemme, o tra isole dei Caraibi che assumono colori orientali, o nel Levante.

 

Ma per un aspetto, importante, almeno Salgari si distacca dalla cultura prevalente nel suo tempo: scriveva nell'età del trionfante imperialismo europeo, delle grandi spedizioni africane, della battaglia di Adua, ma era anticolonialista. Contemporaneo di Kipling, non credeva nel "fardello dell'uomo bianco", anzi denunciò la politica imposta dai bianchi ai popoli di colore; inventò romanzi per guadagnare, ed ebbe il coraggio di muoversi contro corrente. "Parteggiava" per gli indiani e per i malesi contro i britannici; si sentiva solidale con gli indigeni anche mentre infuriava la sanguinosa rivolta del Mahdi in Sudan; si avverte che giudicava severamente l'oppressivo colonialismo spagnolo.

 

Qualche critico superficiale e di poche letture ha voluto fare di Salgari, per il suo gusto dell'avventura, un ispiratore dell'interventismo italiano nel 1915 nella Prima Guerra Mondiale, un precursore del fascismo: nulla di più lontano dalla verità. Lo scrittore torinese di adozione, rifiuta il nazionalismo, le guerre di conquista, l'oppressione, ed ignora i temi della retorica patriottarda fino a sostenere i cartaginesi contro i romani.

 

I suoi eroi sono vendicatori di ingiustizie o ribelli contro la tirannide; talvolta smaniosi e feroci, eppure con un senso profondo dell'equità. Emilio Salgari era della stessa pasta. E' anglofobo perché, secondo la lezione storica del suo tempo, identificava Inghilterra ed imperialismo; ma, diversamente da certi anticolonialisti contemporanei, non rovescia sull'Europa tutti i delitti e tutte le colpe. Sandokan e Tremai Naik, muovendosi alla caccia di Suyodhana nell'India straziata dalla rivolta dei cipays del 1857, riconoscono che in tutti e due i campi si commettono atrocità: come essere meno faziosi?

 

Sweet Salgari - Paolo BacilieriDa poco, nella splendida cornice di Lucca, in occasione di Lucca Comics and Games, una delle principali manifestazioni del fumetto e del libro di avventura in Italia, è stato ancora una volta ricordato Salgari (leggete se ne avete la possibilità l'ottimo Sweet Salgari di Paolo Bacilieri). A distanza di più di un secolo dalla sua morte, viene ancora letto da centinaia di migliaia di ragazzi in tutto il mondo, che poi si portano dietro i ricordi, magari frastagliati, che vengono fuori in molti momenti successivi della vita, di terre esotiche, fantastiche, ma possibili (la possibilità è tutto), simbolo della speranza di ogni uomo di sognare di vivere, almeno per un po', nell'avventura per dare un senso alla vita.

 

Ogni "salgariano", è naturale, ha i suoi eroi. Ci sono molti rami secchi, nell'opera sterminata ed eclettica di Salgari. In pochi ricordano i racconti polari o i romanzi di fantascienza, come Le meraviglie del Duemila. Emilio Salgari era un cattivo imitatore di Jules Verne; non "sentiva sue" le macchine, gli piacevano soltanto i personaggi che si battono uomo contro uomo, all'arma bianca, come i cavalieri antichi. Ma c'è chi su ogni altro "ciclo", predilige quello del West, con re della prateria e La scotennatrice; chi gusta i romanzi africani e ripensa volentieri alla Favorita del Mahdi; chi dà la palma alle storie dei filibustieri, e chi vorrebbe tornare ragazzo per rileggere con il gusto d'allora la serie più vasta e fortunata: quella "della giungla". La maggioranza dei lettori, vedono il miglior Salgari nelle avventure del Corsaro Nero e nei racconti ambientati in un favoloso Oriente. Qui, infatti, appare l'ispirazione vera dello scrittore: la fuga dalla realtà verso un mondo cavalleresco ed esotico. Emilio Salgari non scriveva soltanto per guadagnare; scriveva per vivere, attraverso i suoi personaggi, le avventure mancate nella sua grigia esistenza di piccolo borghese.

 

La fuga dalla realtà non era un vezzo, la realtà di Salgari è per tanti anni è stata durissima da sopportare: il padre di Emilio, Luigi Salgari, che credendosi malato di una malattia incurabile si suicida nel 1889, due anni dopo la morte della madre Luigia Gradara; le cure per la moglie Ida Peruzzi, che a partire dal 1903 inizia a dare segni di squilibrio mentale, fanno moltiplicare i debiti che lo scrittore è costretto a contrarre; nella primavera del 1911, quando Emilio si toglierà la vita sulle colline che sovrastano Torino, la famiglia Salgari era in ulteriori difficoltà economiche per le spese necessarie a curare la figlia Fatima malata di tisi.

 

I contratti con gli editori obbligavano Emilio Salgari a scrivere ben tre libri l'anno: per mantenere questi ritmi era costretto a scrivere in media tre pagine al giorno, sabato e domenica comprese. Se una domenica voleva riposare, o se un giorno era preso dalla febbre, all'indomani le pagine da scrivere dovevano essere sei. Un ritmo difficile da sostenere, condito dal fumo di 100 sigarette al giorno sorseggiando del marsala.

 

Sullo scrittoio dove distrusse le sue forze, teneva — accanto alla penna da pochi soldi, rotta e legata con uno spago perché doveva lesinare il centesimo — un pugnale arabo. Ma le sue avventure nella giungla, si accontentava di fantasticarle fra i domestici boschetti ed i cespugli della collina torinese, dove portava a  spasso i figli, e dove, tragicamente si recò a morire: "Si troverà il mio cadavere (lasciò scritto) in uno di quei burroncelli che voi conoscete, perché andavamo a raccogliere i fiori". E dopo essersi certamente identificato, in quelle fantasticherie, con i suoi cento eroi vittoriosi, dovette confessarsi battuto dalla squallida miseria: "Sono oramai un vinto non vi lascio che 150 lire... fatemi seppellire per carità

 

Emilio SalgariEmilio Salgari si toglie la vita il 25 aprile 1911. Prima di eseguire un "hara-kiri", accoltellandosi al ventre, scrive una lettera ai figli ed una sarcastica missiva agli editori. Salgari aveva già tentato il suicidio un anno prima, ma in quell'occasione è stato fermato per tempo. Il 30 settembre 1922, Ida Peruzzi esce dal manicomio di Collegno, con la sua cartella clinica che indica semplicemente la dicitura ''migliorata''. Il giorno dopo muore. Tragiche fini continueranno anche negli anni a venire nella famiglia Salgari: nel 1931 si suicida il figlio Romero; nel 1963 si suicida Omar, il figlio più piccolo di Salgari, buttandosi dal secondo piano del suo alloggio.

 

"A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna."

 

M. Serra per Informagiovani-Italia.com

 

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