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Vasari - Biografia e opere di Giorgio Vasari

 

Sebbene famoso per la sua pittura e architettura, Giorgio Vasari è oggi più noto per il suo volume di biografie di artisti italiani - Le Vita delle più eccellenti pittori, scultori, scultori, ed architettori - pubblicato nel 1550. Il libro ripercorre le origini, l'evoluzione e lo sviluppo storico dell'arte rinascimentale attraverso le vite e le opere dei più grandi Maestri dell'epoca, fornendo una visione unica delle loro tecniche, abitudini, relazioni e realizzazioni estetiche. Le Vite decretarono l'epoca di Vasari come "rinascita" dell'arte dopo la caduta di Roma, con le opere del proto-rinascimentale Giotto che rappresentano gli inizi dell'ascesa estetica dell'arte.

Vasari profilò i pittori proto-rinascimentali come Cimabue (1240-1302) e lo stesso Giotto (1267-1337); pionieri del Rinascimento fiorentino come Filippo Brunelleschi (1377-1446), Donatello (1386-1466), e Masaccio (1401-28 ca.); e i giganti del Rinascimento (1490-1530 ca.) come Leonardo Da Vinci (1452-1519), Raffaello (1483-1520), Michelangelo (1475-1564) e Correggio (1490-1534).

Un personaggio straordinario Vasari, per fecondità operativa, per capacità di rapporti e di organizzazione culturale, per tutta una vita passata, con passione e lucidità, nell'idea della creazione figurativa come vertice e summa del pensiero umano e dell'immagine del mondo, come virtù suprema di Firenze, Roma, Venezia, eredi dell'antica classica età dell'oro, nei confronti di tutto il mondo occidentale. Vasari fu, per almeno due secoli, modello assoluto, e non negato o nascosto, per tutta la letteratura artistica, dalla Francia alla Germania, dai Paesi Bassi alla Spagna. Il rapporto fra le due case di Arezzo e di Firenze, furono modello di affermazione sociale e simbolico-culturale, già a partire dal Giorgione a Castelfranco, da Mantegna a Mantova, da Raffaello in Borgo a Roma. L'artista ebbe un  rapporto paritario con i protagonisti della scienza retorica storico-letteraria del tempo, da Giovio ad Annibale Caro, da Cosimo Bartoli all'Aretino, che portò alla fondazione di quella che oggi chiamiamo l'iconologia, come realizzazione, fino alle estreme e più sottili possibilità e implicazioni, dell'ut pictura poesis', la locuzione latina formulata dal poeta Quinto Orazio Flacco, "Come nella pittura così nella poesia", cioè che "la poesia è come un quadro" o, come in questo caso "un quadro è come una poesia". La "pictura" in Vasari è "instrumentum regni", strumento di governo, sia profano, principesco assolutistico, che religioso, coscienza esaltata dalla trama di rapporti con i Medici da Ottaviano a Cosimo I, con Alessandro Farnese, con i papi da Giulio III a Pio V, con gli ordini religiosi.

Vasari, dunque, è un artista come pochi altri al servizio — metodico, consapevole — del potere, della sua esaltazione retorica, della sua simbolizzazione, della sua vestizione "Classica", ma altrettanto consapevole che la visualità, la forma esaltante, simbolizzante, e l'artista che la padroneggia, hanno raggiunto, con i divini Michelangelo, Leonardo, Raffaello, nobiltà, dignità pari, se non superiore, a ciò e a coloro che sono soggetti di esaltazione e simbolizzazione.

Ed ecco allora il capolavoro in scrittura, le Vite degli artisti, l'uso dei rapporti con corti, ambienti culturali, letterati, per dare concretezza e verità storica a questa "idea sublime" della creazione e della funzione delle immagini.

Giovinezza

Vasari nacque ad Arezzo il 30 luglio 1511, il primogenito di sei figli di una famiglia borghese. L'orientamento artistico di Giorgio gli è stato tramandato attraverso le generazioni dei membri della famiglia. Il bisnonno Lazzaro Vasari era stato un artista versatile: vasaio, creatore di selle decorate, pittore di miniature, e più tardi, sotto l'influenza del suo mentore Piero della Francesca, affrescatore. Il nonno di Vasari, da cui Giorgio prese il nome, non era un vero e proprio tuttofare, ma era a sua volta un ceramista esperto. Vasari era stato particolarmente vicino al suo prozio, Luca Signorelli, anch'egli discepolo degli insegnamenti di Piero della Francesca e del suo disegno prospettico. Il piccolo Giorgio era stato un bambino malato, colpito da frequenti epistassi (e forse da un grave eczema). Vasari raccontava la storia di come Signorelli avrebbe cercato di trattenere le sue epistassi applicando un rimedio popolare che consisteva nel tenere "un pezzo di diaspro rosso al collo con infinita tenerezza". Il diaspro è una pietra semi preziosa appartenente al gruppo dei quarzi.

In seguito divenne allievo di Guglielmo da Marsiglia (Guillaume de Marcillat 1475-1537), artigiano francese, pittore di vetrate. Eppure, nonostante fosse cresciuto all'interno di una così lunga schiera di artigiani, e nonostante la sua raffinata e precoce formazione, Vasari avrebbe dovuto trasferirsi a Firenze per sviluppare una vera e propria competenza nel campo dell'arte e dell'architettura. Nel 1527 fu inviato a Firenze dal cardinale Silvio Passerini, vescovo di Cortona, legato papale e tutore degli eredi Medici Ippolito e Alessandro. Passerini aveva visitato Arezzo nel 1523 rimanendo commosso dalla recita dell'Eneide del ragazzo, e ammirando il talento che mostrava nei suoi disegni, tanto che estese un invito di apprendistato al giovane.

Giunto a Firenze, studiò letteratura al fianco degli eredi Medici e si formò nella bottega di Michelangelo Buonarroti. Anche se l'apprendistato di Vasari con Michelangelo durò solo pochi mesi, il suo stimato tutore fu sufficientemente convinto dal talento del giovane apprendista che nel 1525 gli assicurò un posto nella bottega del pittore Andrea del Sarto. Vasari preferì la formazione ricevuta sotto la direzione di Michelangelo e si sentì frustrato per l'interferenza della moglie del Sarto Lucrezia con l'ambiente di lavoro dello studio. Ben presto Vasari lasciò la bottega del Sarto per un breve periodo nella bottega dello scultore Baccio Bandinelli, artista che cominciò a disprezzare (e che diffamò nella seconda edizione de Le vite dei più eminenti pittori, scultori e architetti).

Nel 1527 il padre di Vasari morì di peste. Il sedicenne assunse la responsabilità della gestione degli affari finanziari della famiglia e per necessità imparò ad essere meticoloso nella sua contabilità. Sebbene all'epoca dovette affrontare una responsabilità indesiderata, l'esperienza lo aiutò ad apprezzare la sicurezza finanziaria che lo status artistico poteva offrire. Si circondò deliberatamente di autori, architetti e artisti di fama e sviluppò un occhio accorto per coltivare i mecenati.

Nel 1531 l'amico fiorentino ed ex compagno di studi di Vasari, il cardinale Ippolito de' Medici, chiese all'artista di unirsi a lui, all'amico Francesco Salviati e all'entourage mediceo di Roma. Vasari visse l'urbe come la sua età dell'oro (anche se pochi anni prima, nel 1527 era avvenuto il Sacco di Roma da parte dei lanzichenecchi di Carlo V), dove lui e i suoi colleghi trascorrevano le loro giornate disegnando e studiando rovine romane, monumenti, edifici, statue e gli affreschi di Raffaello e Michelangelo in Vaticano. Un anno dopo, il ventunenne Vasari si unì alla corporazione dei pittori fiorentini e divenne determinante per elevare il prestigio della corporazione.

Periodo Maturo

Secondo alcuni biografi (come Leon Satkowski) Vasari era da un lato era "leale, laborioso e totalmente impegnato nelle aspirazioni politiche dei suoi sostenitori". Dall'altro, era noto per avere una "personalità ossequiosa" con il potere che "non lo rendeva universalmente popolare".

Il rapporto di lavoro di Vasari con la famiglia Medici era di lunga data e proficuo sia per la sua famiglia - ad esempio la famiglia Medici mise a disposizione una dote della sorella - sia per lui personalmente. Nel 1536 Alessandro de' Medici pagò a Vasari quattrocento ducati per la sua opera, il quale a soli 25 anni aveva già ottenuto il successo finanziario che la maggior parte degli artisti/artigiani con conosceranno mai.

C'è un argomento popolare secondo cui Vasari potrebbe essere stato un architetto migliore del pittore. Tuttavia, secondo alcuni critici, Vasari "mancava di una formazione convenzionale in architettura e vi giunse relativamente tardi nella sua illustre carriera". Il suo interesse per l'architettura arrivò prima attraverso l'esperienza personale con i capolavori architettonici e gli architetti; la sua formazione di pittore e la sua formazione classica lo avrebbero anche esposto all'immaginario delle opere architettoniche e delle opere di Vitruvio, la cui opera fu tradotta in volgare italiano nel 1521. Secondo lo stesso Vasari, fu solo a vent'anni (1536 circa) che egli fece uno studio formale dell'architettura. Gli edifici del Vasari si caratterizzano per la loro diversità di tipologia, significati e stile. Egli pose particolare enfasi sul simbolismo e sulle idee concettuali dei suoi edifici.

Dipinti di Vasari

Vasari fu assunto dalla famiglia Medici principalmente a Firenze e a Roma, e intraprese progetti anche ad Arezzo, Napoli e in altre città italiane come Pistoia. Come pittore, fu uno splendido decoratore d'interni, i suoi dipinti in stile manierista cinquecentesco sono stati più ammirati nella sua vita che in seguito. Dipinse ritratti e opere religiose, ma la sua opera più importante è probabilmente la decorazione del grande salone del Palazzo della Cancelleria a Roma, con scene della vita di Papa Paolo III, commissionate dal nipote del Papa, il cardinale Alessandro Farnese. Altre opere notevoli del Vasari sono il soffitto e le pitture murali nella grande Sala di Cosimo I di Palazzo Vecchio a Firenze, e i suoi affreschi nella vasta cupola del Duomo fiorentino.

La vita degli artisti di Vasari (1550) e ultimo periodo della carriera

Nel 1550 Vasari pubblicò il suo testo fondamentale, Le vite dei più eminenti scultori, pittori e architetti, in collaborazione con l'amico Vincenzo Borghini e con esperti locali. Nonostante le sue evidenti lacune, il testo cristallizzava l'ideologia del Rinascimento come la progressione estetica dal Medioevo oscuro ad un ritorno illuminato agli ideali classici. Divenne una pietra angolare della storiografia dell'arte e della periodizzazione dello stile rinascimentale. Vasari aveva concettualizzato Le vite dei più eminenti scultori, pittori e architetti intorno al 1545, utilizzando sia le Vite parallele di Plutarco (100 d.C.), che metteva a confronto i greci con gli uomini di rilievo romani, sia i Dieci libri di architettura di Vitruvio (30-15 a.C.) come ispirazioni chiave. Le Vite fu così concepito come fondamento ideologico per una scuola d'arte fiorentina. Una seconda edizione pubblicata nel 1568 concesse agli artisti veneziani (tra cui Tiziano) il posto che gli spettava di diritto nello sviluppo del Rinascimento. Vasari aveva sperato che il suo tomo originale avrebbe garantito il lasciapassare alla corte dell'amico e mecenate, Granduca di Toscana, Cosimo I de' Medici (1519-1574), anche se tale onore gli sarebbe stato negato fino al 1554.

Dedicato proprio a Cosimo I, il libro fu il primo a introdurre a stampa i termini "rinascita" e "rinascimento" e fu il primo stile enciclopedico della biografia. Comprendeva anche descrizioni di importanti tecniche utilizzate dai maestri artisti, e promuoveva il nuovo stile pittorico manierista, noto come la "maniera". Significativamente, in materia di estetica e di giudizio artistico, un'alta percentuale delle opinioni di Vasari ha superato la prova del tempo. Detto questo, Vasari era occasionalmente incline ad imprecisioni dispettose, come i suoi commenti fuorvianti su Andrea del Sarto (1486-1530), la cui reputazione fu gravemente danneggiata.

La vita degli artisti comprende quasi tutti i maggiori artisti del Rinascimento. Oltre a quelli sopra elencati, vi sono gli scultori Lorenzo Ghiberti (1378-1455) e Andrea del Verrocchio (1435-1488); i pittori Paolo Uccello (1397-1475), Beato Angelico (1400-55 circa), Piero della Francesca (1420-92), Andrea Mantegna (1430-1506), Sandro Botticelli (1445-1510), Giorgione (1476-1510 circa), Tiziano (1487-1576 ca.), Correggio (1490-1534); e l'architetto e autore dei De Sculptura, Della Pittura, e De Aedificatoria, Leon Battista Alberti (1404-72), solo per citarne alcuni.

Molti studiosi hanno criticato "Le vite degli artisti" per i suoi pregiudizi e la sua sovrabbondanza di imprecisioni e abbellimenti di fatto. Ma il principio secondo cui la storia dell'arte (e della letteratura) potrebbe essere compresa attraverso le azioni eccezionali di individui divinamente dotati è rimasto fermo. È vero che molti radicali e revisionisti hanno prodotto trattati che sfidano questo approccio romantico, "borghese", alla storia dell'arte, ma la sua idea della "leggenda biografica" creò per la prima volta i piaceri dell'apprezzamento dell'arte in modo "enciclopedico" in tutti gli appassionati d'arte.

All'epoca della prima pubblicazione de Le vite, circolarono accuse pubbliche e dicerie di cattive abitudini personali, come il bere o lo sperpero di denaro. Queste accuse, a prescindere dalla loro autenticità, misero a rischio la carriera di Vasari perché mettevano in discussione, per la prima volta, la sua credibilità e la sua idoneità morale. Con importanti commissioni ormai minacciate, Vasari aveva bisogno di sostenere la sua posizione pubblica, e sebbene impreparato e messo in guardia dai suoi coetanei, sposò Nicolosa Bacci, figlia di un importante farmacista di Arezzo, nel 1550. In precedenza Vasari aveva avuto una relazione con la sorella di Nicolosa, Maddalena, ed ebbe due figli nati da questa unione prematrimoniale. Il suo matrimonio con Nicolosa arrivò infatti subito dopo la morte di Maddalena. Vasari fu sinceramente affezionato alla moglie anche se la loro unione fu senza figli.

Vasari Architetto

Vasari ebbe più successo come architetto che come pittore. La sua carriera architettonica iniziò veramente dopo l'ammissione alla corte del duca Cosimo (nel 1554), e si concretizzò con  progetti di edifici e piani urbanistici sia per Cosimo che per il Papa. Vasari rimodellò anche gli interni delle chiese, tra cui la chiesa gotica di Santa Maria Novella a Firenze, che, sotto la guida del Concilio di Trento, ricostruì con l'obiettivo di migliorare la capacità della congregazione di vedere e ascoltare le funzioni. Il Vasari si assunse anche il compito di progettare, ricostruire e organizzare il Palazzo della Signoria a Firenze, che comprendeva gli alloggi privati di Cosimo, le sue sale di riunione e gli uffici destinati ai suoi amministratori, gli Uffizi. Il Vasari fu poi determinante per l'approvazione da parte del Duca Cosimo dell'istituzione dell'Accademia e Compagnia dell'Arte del Disegno. L'Accademia, che prendeva da Le vite il suo modello di artista ideale e il suo programma educativo, aspirava a educare gli artisti alle capacità artistiche, alla letteratura e alla scienza. Da Papa Pio V, Vasari ricevette l'onore di diventare Cavaliere di San Pietro nel 1571.

A Firenze, il suo progetto edilizio più importante fu per la Galleria degli Uffizi. La sua loggia del Palazzo degli Uffizi con il suo trattamento architettonico unitario rappresenta un esempio unico di urbanistica che funziona come una piazza pubblica e - come il Corridoio Vasariano che collega gli Uffizi con Palazzo Pitti attraverso il Ponte Vecchio sull'Arno - sembra abbracciare l'ambiente fluviale. Vasari ha anche ridisegnato e ristrutturato le chiese di Santa Maria Novella e Santa Croce, dove ha rimosso il paravento e il soffitto originali, e rimodellato l'area del coro secondo il gusto manierista del suo tempo. A Roma collaborò con Bartolomeo Ammanati e Giacomo Barozzi da Vignola a Villa Giulia di Papa Giulio III.

Artista e uomo d'affari

Vasari era prima di tutto un frugale uomo d'affari. Si rese conto del ruolo di "influenza artistica" che poteva svolgere nell'elevare il valore attribuito ad un'opera d'arte. La sua posizione aiutò ad avviare un cambiamento di pensiero che vedeva i pittori - o, meglio, alcuni pittori speciali - occupare uno status più alto del mero artigiano. Se ci si poteva presentare come artista, allora maggiori erano possibilità di raggiungere la fama e la sicurezza finanziaria. La sua posizione è stata riassunta in questo straordinario discorso ai suoi ex colleghi e maestri: "Una volta ero povero come tutti voi, ma ora ho tremila scudi o più. Lei mi considerava goffo (come pittore), ma i frati e i sacerdoti mi considerano un maestro abile. Una volta ti ho servito, e ora ho un mio servo, che si occupa del mio cavallo. Un tempo mi vestivo con quegli stracci indossati dai poveri pittori, e ora sono vestito di velluto. Un tempo andavo a piedi, ora vado a cavallo".

Reputazione

Vasari è stato considerato un artista, architetto, progettista e critico durante la sua vita, e riuscì ad accumulare una notevole fortuna. Progettò, costruì e decorò la sua grande casa ad Arezzo (oggi museo a lui dedicato). Nel 1563, insieme al Granduca Cosimo I de' Medici e a Michelangelo, contribuì a fondare a Firenze l'Accademia e Compagnia delle Arti del Disegno, con 36 artisti membri.

Giorgio Vasari morì a Firenze, il 27 giugno 1574, all'età di sessantatre anni. Fu sepolto in una cappella da lui stesso progettata nella Chiesa di Santa Maria ad Arezzo.

 

L'eredità di Giorgio di Antonio Vasari

La più grande eredità di Vasari è il suo testo del 1550, Le vite dei più eminenti scultori, pittori e architetti, un documento fondamentale che ha contribuito alla formazione della storia dell'arte come disciplina accademica. Da allora ad oggi, artisti e studiosi hanno attinto alle "Vite" come un'importante, anche se problematica, e spesso apocrifa, guida al Rinascimento italiano. Copie annotate delle Vite sono state trovate nelle biblioteche di artisti come El Greco, Annibale Caracci e Federico Zuccari, e le sue registrazioni alfabetiche delle biografie degli artisti hanno fatto sì che ci sia una documentazione di artiste rinascimentali femminili che altrimenti sarebbero state trascurate: tra queste Sofonisba Anguissola e le sue sorelle, e Properzia de' Rossi di Bologna.

Le Vite hanno usato la biografia di ogni artista come punto di ingresso per comprenderne il lavoro, una tecnica unica al tempo di Vasari, ma ormai una comune metodologia storica dell'arte. Vasari ha strutturato i profili di ciascun artista all'interno di una progressione identificabile, a partire dal luogo di nascita e dalla storia familiare dell'artista; poi una formazione rigorosa e dedicata; e poi dettagli e aneddoti sul successo professionale e sul significato estetico. Vasari ha dipinto il ritratto di un'artista ideale, di buon senso economico e di successo, che si è comportata anche moralmente. Ha cercato di dimostrare "che il talento non basta per costruire una carriera: anche la persistenza conta". Attraverso Vasari, gli artisti trascendevano il loro status di semplici artigiani, per diventare "sia pensatori che costruttori". Le Vite, tuttavia, erano orientate verso artisti e artisti toscani e in particolare fiorentini, le cui opere si adattavano all'ideale di Vasari. Il secondo volume (1568), che riconosce il ruolo degli artisti veneziani nello sviluppo del Rinascimento, corregge in qualche modo il suo squilibrio geografico.

Come appassionato collezionista di disegni, Vasari contribuì anche alla divulgazione dei disegni come validi documenti estetici, piuttosto che come materiale preparatorio da scartare. A lui si devono i Libri dei Disegni, in cui organizzò ed esponeva i disegni di artisti che ammirava. Così si narra che Vasari salvò i disegni di Michelangelo dal tentativo di bruciarli a fuoco aperto, un tentativo di Michelangelo di nascondere ai posteri il duro lavoro e la preparazione che poteva danneggiare l'idea che fosse la sua spontaneità creativa a produrre i suoi più grandi capolavori.

Libri su Giorgio Vasari

Giorgio Vasari. Luoghi e tempi delle «Vite»

Vasari: Il collezionista delle vite dei grandi artisti

Giorgio Vasari storico e critico

Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani. Nell'edizione per i tipi di Lorenzo Torrentino, Firenze 1550 [2 volumi indivisibili]

 

 

 

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