Storia di Pistoia

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Storia di Pistoia

 

Da qualsiasi parti si giri lo sguardo, a Pistoia i palazzi e le strade hanno da raccontare una qualche storia. Millenni di vita urbana, sociale ed artistica, non solo secoli. Adagiata ai piedi delle colline dell'Appenino tosco-emiliano e a metà strada tra Firenze e Lucca, la città ha saputo donare ai suoi cittadini una serie di testimonianze architettoniche d'interesse storico. Non ci si aspetta tanta bellezza da Pistoia, città medievale, prima municipio romano, un po' fuori dal circuito del turismo di massa, ingiustamente sottovalutata...

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luglio Pistoia Blues FestivalPistoia ben merita una visita approfondita, ad iniziare dalla Cattedrale di San Zeno, e poi il Palazzo comunale (anche chiamato Palazzo degli Anziani), la via degli Orafi o la bella piazzetta della Sala; ognuno di questi racconta della storia di Pistoia, che fu importante nel suo piccolo e che oggi come poche ci permette di capire la quotidianità di un piccolo comune della Toscana rinascimentale, o ancor prima della Toscana longobarda o addirittura della Toscana dell'antica Roma o della Toscana etrusca. Sono queste ultime infatti le prime origini di Pistoia, che venne si fondata dai Romani durante la loro avanzata nelle terre a nord, ma il cui territorio era probabilmente già dominato della civiltà etrusca (così come viene documentato da alcuni reperti archeologici oggi custoditi nel Museo Civico di Pistoia).

Pistoia romanaI primi documenti storici della Pistoia romana risalgono al II secolo a.C., periodo nel quale la città risultava essere un piccolo nucleo di approvvigionamento militare romano e cioè un Oppidium. La nascita di Pistoia è quindi legata all'avanzare dei Romani verso nord, e all'assoggettamento delle tribù locali, in particolare Liguri. Allo stesso periodo si lega anche l'origine del nome della città, Pistorium, o anche Pistoriae, che verosimilmente deriva dai Pistores, nome con il quale venivano indicati i fornai che impastavano il pane per le truppe dell'esercito romano. Nell'anno 62 a.C., nei pressi dell'attuale città e probabilmente nelle alture montane di Campo Tizzoro (una zona allora compresa nell'Ager pistoriensis ed oggi parte del comune di San Marcello Pistoiese), veniva ucciso il senatore romano Lucio Sergio Catilina (nella Battaglia di Pistoia), ponendo così fine alla cosiddetta Congiura di Catilina, che cercava di sovvertire la Repubblica romana e instaurare una dittatura. Catilina si vide costretto a usare una via alternativa alla via Emilia (che da Bologna arrivava fino a Roma) e non fosse stato fermato ed ucciso sarebbe infatti potuto arrivare alla via Cassia e da qui raggiungere la capitale.

La via Cassia era una delle più importanti vie consolari romane. Univa Roma con Firenze (allora chiamata Florentia), e quindi dopo aver attraversato Pistoia e Lucca, si estendeva ad unire da una parte la via Aurelia lungo la costa tirrenica, dall'altra poteva permettere di raggiungere la via Emilia e l'adriatica Rimini (allora chiamata Ariminum). A Pistoia la via Cassia coincideva con parte dell'attuale via degli Orafi e cioè con la direttrice est-ovest del cosiddetto Decumano maximus, il principale segmento stradale nella urbanistica romana; il Decumano a sua volta si univa intersecandolo alla direttrice nord-sud, e cioè il Cardo maximus (apparentemente corrispondente all'attuale via Bracciolini), proprio nell'attuale piazza del Duomo di Pistoia dove peraltro era situato il forum. Esistono diverse testimonianze della Pistoia romana, non sono numerose ma restano importanti: è il caso per esempio di un tratto di pavimentazione dell'antica via Cassia, di alcune tracce di cinta muraria (esattamente nelle fondamenta del palazzo dei Vescovi), oppure di alcune rovine di una dimora gentilizia un tempo situata proprio nello stesso posto oggi occupato da piazza del Duomo.

La Pistoia odierna sembrerebbe tuttavia non essersi sviluppata direttamente dall'originario nucleo romano. Forse ciò è dovuto presumibilmente ad una necessaria ricostruzione della città, avvenuta per distruzione del precedente centro abitato. Potrebbe essere il caso, documentato, del saccheggio degli Ostrogoti, avvenuto agli inizi del V secolo, ad opera di Radagaiso quando Pistoia era già sede vescovile. Si spiega così il perché in effetti le attuali via degli Orafi e via Bracciolini, se confrontate con le vie che da queste si sarebbero dovute creare, non presentino una effettiva corrispondenza ai canoni urbanistici usati nell'antica Roma, che infatti seguivano come base di partenza il Decumano. L'impianto urbanistico romano è stato quindi sostituito da uno successivo di origine longobarda, quello che ha dato origine all'attuale centro urbano. La Pistoia di oggi si rispecchia nello stile medievale del VIII secolo, arrivato per l'appunto con i Longobardi: principale testimonianza di tale periodo è proprio la piazzetta della Sala, uno degli angoli urbani più rappresentativi di Pistoia. La piazzetta è conosciuta oggi per ospitare il mercato rionale e prende il nome dal palazzo un tempo presente (la Curtis domini regis), dimora del funzionario delegato del re, il Gastaldo. Le vie che collegavano la piazza con le porte di accesso alla città erano infatti chiamate 'regis', è il caso delle attuali via di Stracceria e via della Torre.

Pistoia - Mura medievaliLa Pistoia Longobarda era una città importante, come testimonia la costruzione della prima cinta muraria (nel tempo furono costruite tre sezioni di mura), completata nel VIII secolo, e la coniazione di una moneta aurea, la tremise pistoiese. La politica cittadina si sviluppò successivamente attorno alla corte vescovile, che fu contesa però dai signorotti terrieri locali che aspiravano al controllo sulla città. Il mercato di Piazza della Sala ha anch'esso origini antiche, nato come mercato alimentare era probabilmente già presente nel periodo comunale, periodo nel quale l'amministrazione politica si spostò nella piazza del Duomo, con la costruzione del Palazzo degli Anziani(l'attuale Palazzo comunale). Le botteghe iniziarono a svilupparsi da semplici bancali in pietra e con sportelloni in legno, mentre la vendita degli alimenti veniva gestita dall'Opera di San Jacopo, un'istituzione civica creata dai membri dell'allora consiglio comunale e quindi sviluppatasi come Ente assistenziale. Il culto di San Jacopo a Pistoia ha radici antiche e pare essersi originato nell'anno 886 durante il periodo delle incursioni saracene lungo le coste tirreniche, e nel momento in cui la popolazione chiese in preghiera la protezione di San Giacomo, poi diventato San Jacopo. Come scritto dallo storico italiano Michelangelo Salvi nella 'Historiae di Pistoia', del XVII secolo:

" Correndo l’anno 849 vennero i Saraceni in Italia, e scorso tutto il Latio, eransi condotti fino alle mura di Roma, il che sentendo i Pistoresi […] se ne presero, temendo fortemente di qualche grave danno o crudele invasione alla loro Città; hora perché essi dalla pubblica fama inteso avevano, come nei prossimi passati anni, cioè nell’820 al Re Ramiro di Spagna travagliato e combattuto dagl’istessi Saraceni, era apparito a vista di tutti i Cattolici, S. Iacopo Maggiore, Apostolo di Cristo [...] i Pistoresi mossi da tale esempio, pensarono anco essi alla protetione del medesimo Santo ricorrere, e così invocatolo con viva fede e ricevutolo per loro Protettore, con solennissime Feste e processioni, una Chiesa in honore e gloria di lui, nella Fortezza del Castellare, fabbricarono, e la Città loro non meno dal pericolo che dal timore, restò liberata".

Nel XII secolo la Pistoia dei Vescovi divenne la Pistoia dei Consoli. Cambiarono cioè le istituzioni di governo e di amministrazione urbana, fino ad allora in mano al potere ecclesiastico che aveva governato la città dal Palazzo dei Vescovi; quest'ultimo appariva a quel tempo come una vera e propria fortezza (oggi poco visibile, non fosse per la parte posteriore dell'edificio che dà sulla odierna via della Torre). Con i Consoli la città iniziò a contraddistinguersi per crescita economica e civica: nel 1105 Pistoia divenne un comune autonomo di fazione ghibellina (pro-imperatore), alleata con Pisae Siena, e nel 1177 venne promulgato il primo statuto cittadino (indicato come uno dei più antichi d'Italia), chiamato 'Statuto dei consoli del Comune di Pistoia' (Constitutum, consulum, Communis Pistoriae). Gli scontri tipici della fase comunale italiana furono registrati anche a Pistoia, che infatti fu caratterizzata dagli scontri delle opposte fazioni Guelfa e Ghibellina. Nel complesso, furono comunque gettate le premesse di un'importante crescita urbana, sia con l'edificazione di una seconda cinta muraria e sia con la nascita di nuove strutture architettoniche, tutte erette secondo lo stile romanico dell'epoca.

L'autonomia comunale non durò a lungo e il XIII secolo fu caratterizzato dalla perdita della libertà e dalle guerre contro le potenti vicine, Lucca e Firenze. A quest'ultima la città è sempre stata legata da un attrito reciproco, che fu momentaneamente placato con la cosiddetta 'Pace di Empoli', siglata dalle due città nel 1254, ma poi venuta meno nel 1257 con la vittoria dei fiorentini. Da allora Pistoia si ritrovò alle prese con le vicende di Firenze, e quindi con i legami militari, civili e culturali della stessa. Nel frattempo in città le famiglie signorili pistoiesi più in vista, dei Cancellieri, Lazzari, Pancianti, Ricciardi, Rossi, Sigimburdi, Taviani e Tedìci, dovettero accettare le nuove regole imposte dal podestà Giano della Bella, figura importante nella Pistoia di fine XIV secolo, il quale espresse da subito la volontà di ridurre i privilegi delle classi più agiate. Giano si espose così tanto da procurarsi la scomunica da parte dell'allora vescovo Tommaso, fatto che segnò la fine del suo potere in città e l'inizio della nomina diretta del podestà da Firenze (da allora il podestà verrà chiamato 'Gonfalone di giustizia').

Castruccio CastracaniDel 1301 è la sconfitta dei cosiddetti guelfi neri da parte di Andrea Gherardini, capitano del Popolo (figura politica che nell'Italia medievale aveva il compito di amministrare la città) appartenente alla fazione dei guelfi bianchi. Bianchi e Neri erano i nomi usati dalle due opposte fazioni dei guelfi di Firenze, nate dopo la cacciata dei ghibellini dalla città e formatesi allo scopo di assumere il controllo politico ed economico del territorio. La rivalità arrivò fino a Pistoia, che per prima, con la vittoria del Gherardini, diventò il principale riferimento della fazione dei bianchi in tutto il territorio toscano. Dopo l'assedio di Pistoia del 1306, in cui gli abitanti mostrarono valorosa resistenza per 11 mesi, la città passò nelle mani dei lucchesi e di seguito in quelle di Castruccio Castracani, già signore di Lucca, dopo aver sconfitto le truppe guelfe fiorentine. In città intanto i rapporti tra le famiglie nobiliari continuavano ad inasprirsi sulla questione di restare o meno fedeli ai lucchesi o ai fiorentini. Le lotte interne cittadine continuarono, in particolare tra le famiglie rivali dei Panciatichi e dei Cancellieri, e furono tali da portare alla decadenza civile e culturale del territorio. Nel 1325, dopo che Pistoia era stata momentaneamente tenuta in piedi da Ormanno Tedici, il nipote Filippo Tedici aprì di nascosto le porte della città al Castracani, in cambio della nomina a Capitano del Popolo.

Pistoia - periodo rinascimentaleNel periodo rinascimentale Pistoia risultava del tutto assoggettata al potere politico, culturale ed economico di Firenze. Vi fu una grande stagione di rinnovamento e di riqualificazione del tessuto urbano e sociale, oltre che artistico, come testimoniano le opere d'arte ospitate negli edifici di rilievo della città. Il potere fiorentino a Pistoia venne confermato nuovamente dalle vicende delle famiglie nobiliari pistoiesi; le continue lotte tra quelle rivali portarono al tentativo di nozze segrete di alcuni membri delle famiglie più in vista e al conseguente scontro civile, tra il 1401 ed il 1402. Il risultato fu il completo controllo della città da parte di Firenze e quindi dal 'XVI secolo del Granducato mediceo a Pistoia, cioè con la famiglia de' Medici, alla quale la città si legò anche culturalmente e artisticamente. La terza cinta muraria di Pistoia venne completata proprio durante il governo di Cosimo I de' Medici.

Nei secoli successivi la crescita urbana di Pistoia si espande oltre le mura rinascimentali. Durante la dominazione francese la città si ritrovò a far parte di uno dei tre dipartimenti territoriali francesi in Toscana, e fu amministrata da un prefetto. Nel XIX secolo Pistoia si interessò ai moti rivoluzionari per l'Unità d'Italia e alla invocata libertà dal dominio austriaco. Uno dei tanti giovani pistoiesi più rappresentativi di questo contesto storico fu proprio Niccolò Puccini, di cui abbiamo parlato nella sezione Giardini di Villa Puccini a Pistoia. Come il resto della Toscana, la città venne annessa nel Regno d'Italia nel 1861. Il contributo servito dai pistoiesi e dalla città durante la Seconda guerra mondiale le valse il riconoscimento della medaglia al Valor militare per la Guerra di liberazione contro l'occupazione nazifascista. Nel marzo del 2011 Pistoia censiva 98.334 abitanti ed oggi si rivela come una delle mete turistiche più interessanti della Toscana.

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