VAN GOGH

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VITA DI VINCENT VAN GOGH - BIOGRAFIA  

Van Gogh è oggi una delle icone mondiali dell'arte. Questo, nonostante le vicissitudini che avrebbero potuto relegare, il grande artista che oggi conosciamo, nell'oblio destinato alla maggior parte degli artisti e degli esseri umani. Morì giovane, a 37 anni, per le conseguenze di un colpo di pistola che si sparò al petto; era affetto da schizofrenia, forse da epilessia; era  escluso dalla maggior parte delle altre persone; aveva cominciato tardi a dipingere, dieci anni prima della sua morte, ma dipinse a un ritmo frenetico quasi 900 opere di cui, purtroppo, nella sua vita riuscì a venderne soltanto una.

 

 

Divenne l'altro grande pittore adottivo di Amsterdam, dopo Rembrandt. Ma in realtà apparteneva a tanti luoghi, come Arles, nel sud della Francia, Parigi dove non si ambientò mai e tanti altri. Forse apparteneva a un luogo segreto, che solo lui conosceva e poteva osservare.

 

Notte Stellata - 1889Van Gogh nacque il 30 marzo del 1853 a Groot Zundert, nel Brabante settentrionale, a pochi chilometri dal confine belga-olandese. Figlio di un pastore protestante Théodorus Van Gogh e di Anne-Cornélie Carbentus, aveva anche un fratello Theo, che fu forse l'artefice della sua carriera artistica (ma non dimentichiamo un personaggio incredibile come Pére Tanguy e la futura moglie di Theo Johanna Borger). Vincent compì i suoi studi inizialmente nella scuola del suo villaggio, poi come pensionante nel collegio Jean-Provily a Zevenbergen e infine a Tilburg. Nel 1868 ritornò a Zundert. Nel 1869 a 16 anni, andò a L'Aja, dove La Stanza di Arles - Van Goghvenne assunto come commesso in un negozio di Goupil, uno dei più grandi mercanti d'arte europei di quel tempo. In questo modo per circa sette anni Van Gogh visse a contatto con la pittura spostandosi da L'Aja a Parigi, a Londra.  Il 1° gennaio 1876, quando aveva 23 anni, venne licenziato e iniziò a studiare con passione la Bibbia. La sua inquietudine sfociò in un'accesa vocazione religiosa che lo spinse a dedicarsi alla consolazione delle pene dei poveri. In quell'anno Van Gogh, dopo un breve soggiorno a casa dei genitori che si erano trasferiti a Etten, andò a Bruxelles e poi in Inghilterra. Qui a Ramsgate lavorò come maestro di scuola ma venne presto licenziato. Dopo essere andato a trovare la sorella Anna a Welwyn, svolse per pochi mesi l'attività d'apostolato a Isleworth, come assistente di un predicatore metodista.

 

La Meridiana - Van GoghFu in questo periodo che Van Gogh ebbe i primi contatti con la realtà operaia dell'epoca. Per quattordici mesi studiò assiduamente per essere ammesso al seminario di Amsterdam, ma non ci riuscì. Nel luglio del 1878 si preparò per entrare nella Scuola di evangelizzatori a Bruxelles, dove frequentò un corso di tre mesi, ma in dicembre, senza aspettare la nomina, partì per il Bacino del Borinage in Belgio, un luogo di miniere di carbone dove, 70 anni dopo sarebbero partiti molti italiani trovandovi in alcuni casi la morte. In questa rude regione carbonifera, il venticinquenne olandese era convinto di poter trovare se stesso (nell'immagine sotto il quadro Le Miniere di Carbone del Borinage del 1879 - Il museo di Van Gogh di Amsterdam). Nel gennaio del 1879  venne nominato evangelizzatore del Borinage. Questo fu un Miniere di Carbone nel Borinage - 1879 - Van Goghmomento fondamentale nella sua vita. Qui si sentì libero di predicare e mettere in pratica la sua religione, attiva e aderente alla realtà di quella gente. I minatori non capirono tutto l'ardore di questo giovane predicatore, ma capirono la sua bontà e la sua disponibilità ad aiutarli in qualsiasi occasione. In luglio però gli venne revocata questa nomina, proprio perché si occupava troppo degli altri, senza pensare alla propria salute. Fu qui che Van Gogh capì realmente se stesso e che l'ansia che perennemente lo torturava non poteva essere saziata con la religione, ma aveva bisogno di una via attraverso la quale esprimersi e nel 1880 si rese conto che tutto questo poteva realizzarsi solo con la pittura.

 

Sien Accudisce il Bambino - 1882 - Van GoghVan Gogh scrisse di questa sua nuova vocazione artistica al fratello Theo, il quale, ora impiegato alla sede centrale di Goupil & Cie a Parigi, lo appoggiò e lo aiutò finanziariamente sino alla morte. Van Gogh iniziò facendo disegni di minatori e copiando disegni di Jean-François Millet, pittore che secondo lui era il più moderno in assoluto, poi il 15 ottobre lasciò il Borinage e partì per Bruxelles. Alla fine del 1881 dopo un periodo trascorso con i genitori, Vincent si stabilì a L'Aja, dove grazie all'aiuto di Theo poté dedicarsi completamente alla pittura. Qui incontrò per la strada una giovane donna incinta, già madre di una bambina abbandonata dal marito e quindi costretta a fare di tutto per mantenersi. Vincent fece di lei la sua modella, dando in questo modo a lei e ai suoi figli una casa e ciò di cui sfamarsi. Con questa donna di nome Sien Vincent formò una famiglia. Per due anni disegnò e fece solo acquerelli, poi iniziò i quadri a olio.

 

Campo di Papaveri - 1883 - Van GoghNel settembre del 1883 Van Gogh lasciò Sien e L'Aja e si trasferì per pochi mesi a Nieuw-Amsterdam nella provincia olandese di Drenthe, per poi tornare ancora alla casa paterna che adesso era a Nuenen. In questo periodo Van Gogh fu particolarmente attratto da Millet, Honoré Daumier e Gustave Courbet. Di Daumier egli amò la capacità di cogliere il centro del proprio argomento, senza perdersi dietro altri mille particolari; i lavori di Daumier (che era principalmente un caricaturista) gli insegnarono come accentuare l'espressione attraverso la deformazione realistica. Anche Millet fu importante per la capacità di caricare e rendere reale l'espressione dei personaggi. Di Coubert egli prese la capacità di usare i colori in modo espressivo.

 

I mangiatori di Patate - 1885 - Van GoghNel 1885 con questi insegnamenti dipinse I mangiatori di patate (che oggi si trova sempre al Museo Van Gogh di Amsterdam). In questa composizione si preoccupò di far capire la dura vita di questi contadini che mangiano le patate al lume della lampada, mettendone in evidenza le mani, le stesse con le quali hanno zappato la terra. Le teste intorno alla tavola hanno lo stesso risalto delle patate, polverose, non sbucciate. Questo rappresentare la vita dei contadini, al di fuori di ogni intenzione romantica, era tipica della fine dell'Ottocento. Di questa opera si conoscono due disegni, una litografia, una studio a gessetto nero e tre quadri di cui quello della collezione di Vincent Willem Van Gogh (1890–1978), nipote del pittore, è la versione finale.

 

Contadina che cunica - 1885 - Van GoghDurante questi anni di soggiorno a Nuenen, il pittore dipinse instancabilmente, senza alcun riguardo per la salute, quasi come consapevole dei pochi anni di vita che gli sarebbero restati. Visse solo per la pittura, spinto dall'obbligo di lasciare al mondo, come ringraziamento, qualche quadro che esprimesse sentimenti umani sinceri. In questo modo egli realizzò almeno 185 tele e 250 disegni, cioè un quarto di tutta la sua produzione. Molti di questi quadri furono dedicati ai contadini, altri a paesaggi e a nature morte, animate però dalle stesse passioni e dagli stessi ideali.

 

Nel 1886 il pittore dopo avere lasciato Nuenen (in città il parroco cattolico, dopo le dicerie della presunta paternità del pittore del figlio avuto dalla contadina Gordina de Groot, aveva proibito ai parrocchiani di posare per Vincent, che da allora era stato costretto a dipingere solo nature morte ) il pittore fece un breve viaggio ad Amsterdam visitando il Rijksmuseum che era da poco stato aperto.  Gordina de Groot - 1885 - Van GoghQuesta visita gli permise di riscoprire pittori olandesi Frans Hals e Rembrandt. Nel novembre del 1885 si trasferì ad Anversa, frequentando assiduamente le chiese e i musei della città dove scoprì le stampe giapponesi e ammirò il colorismo di Rubens. Qui si iscrive all'Scuola di Belle Arti, ma il suo carattere difficile, insofferente verso l'autorità dei professori gli impedisce di accedere ai corsi superiori, e viene addirittura retrocesso al corso elementare: il 31 marzo l'accademia respinse l'allievo Van Gogh ai corsi superiori "perché non sapeva disegnare".  Incapace di sopportare l'umiliazione di studiare accanto a ragazzini di dodici anni, Vincent abbandona la scuola e si reca a Parigi, ospite del fratello Théo, che dirigi la filiale della casa Goupil, una piccola galleria d'arte sul boulevard Montmartre.

 

Ritratto di Peré Tanguy - van GoghI due anni trascorsi a Parigi furono anni di ricerca, d'inquietudine e di orientamento. Il fratello Théo esponeva i maestri dell'impressionismo, ma anche opere di giovani ancora sconosciuti quali George Seurat, Paul Signac, Toulouse-Lautrec, Paul Gauguin e Émile Bernard. Entrò in contatto anche con artisti importanti come Monet, Sisley, Pisarro, Degas, Renoir, Cézanne con i quali il pittore intavolava talvolta lunghe ed estenuanti discussioni teoriche sull'uso della luce e dei colori. Van Gogh poté in questo modo frequentare questi artisti e apprendere da essi, soprattutto da Seurat, le nuove teorie sulla scomposizione prismatica dei colori. La buia pittura di Van Gogh, venne così rischiarata dalle virtù della luce naturale. In questi anni si dedicò in particolare alle nature morte, soprattutto fiori, paesaggi di Montmartre e dei sobborghi urbani. Tutto ciò non deve però far pensare che egli avesse dimenticato i suoi personaggi dolorosi. Fu in questo periodo che Van Gogh frequentò il negozio Negozio di Pére Tanguy un eroe buono nella Storia dell'Arte. Un pacifico e rassicurante signore in là con l'età, semi analfabeta, che ebbe il coraggio di mettere in mostra nel suo negozietto quadri di strani pittori, che nessuno voleva, nemmeno per pochi franchi. Tutti pittori, come quelli citati prima, le cui opere, insieme a quelle di Van Gogh, sono oggi le più costose e contese da musei e collezionisti miliardari di tutto il mondo.

 

Autoritratto - 1887 - Van GoghIn questi anni egli dipinse ventitré autoritratti nei quali i suoi occhi fissi, la sua barba incolta, la pelle tirata e l'aria selvaggia mostrano la stessa tensione che lo tormentò gli anni precedenti e che mai lo abbandonò fino alla tragica morte. Unica differenza con il passato furono i colori più chiari e puliti, ma assolutamente nessuna idea positiva, nessuna finestra di luce, dal quale uscire dalla sua prigionia interiore. In questi anni Van Gogh con Bernard, Gauguin, Toulouse-Lautrec e Anquetin esposero anche nel Ristorante Au Tambourin. Questo gruppo venne chiamato da Van Gogh i pittori del petit boulevard, in contrapposizione con quello dei pittori del grande boulevard (Sisley, Monet, Renoir, Degas ecc.). Ma la poetica dell'impressionismo, fatta di un'arte superficiale intrisa di ottimismo, diede presto fastidio a Van Gogh che così, nel 1888, scappò da Parigi e si trasferì ad Arles, in Provenza.

 

Il ponte di Langlois - 1888 - van GoghEgli non dimenticò ciò che aveva imparato a Parigi, ma lo piegò e plasmò secondo le proprie esigenze, arrivando a negarlo, se necessario. Nel marzo e nell'aprile di questo anno, Van Gogh, dipinse una serie di frutteti in fiore e molti capolavori, tra cui Il ponte di Langlois. Non bisogna dimenticare come Van Gogh in questo periodo subisse l'influenza dall'arte giapponese che già da anni lo affascinava. Le stampe giapponesi gli suggerirono l'uso del colore limpido, unito e senza ombre e l'uso della linea fluida e ondulata.

 

Terrazza di un caffè di notte - 1888 - Van GoghNel maggio del 1888 Van Gogh, affittò un'ala della casa gialla (così chiamata per il colore della sua facciata) e lavorò a Saintes-Maries-de-la-Mer e a Montmajour, inviando parecchi disegni al fratello. Il 9 settembre disegnò in una serata, La terrazza di un caffè di notte e ne inviò a Théo uno studio per farne un quadro. In questo periodo Van Gogh pensò di invitare a casa sua Gauguin e poter così fondare un'associazione di artisti, un atelier del Sud della Francia, per poter lavorare in gruppo. Il 20 ottobre finalmente Gauguin arrivò ad Arles e Van Gogh organizzò il lavoro e ogni giornata: i due artisti dipinsero insieme, mangiarono insieme e insieme si divertirono. Gauguin fece da maestro e Van Gogh lo seguì docilmente e da lui imparò persino a disegnare senza il soggetto sotto gli occhi. Ma ben presto la personalità di Gauguin diventò insopportabile e le sue regole pesanti da seguire.

 

Van Gogh che dipinge i Girasoli - 1888 - GauguinIl rapporto iniziò a deteriorarsi sino al punto che il 24 dicembre scoppiò una violenta lite tra i due. Il giorno dopo Gauguin se ne andò e Van Gogh, dopo averlo seguito con un rasoio in mano, tornò da solo a casa sua, si tagliò il lobo dell'orecchio sinistro e poi andò a offrirlo a una ragazza del bordello alla quale si era affezionato. Questo episodio venne interpretato in molti modi, tra i quali sembrò il più veritiero quello che assegnò all'atto il significato del cerimoniale delle corride, dove il matador vittorioso taglia l'orecchio al toro abbattuto e lo offre a una donna.  Qui Van Gogh confuso dalla lite e dalla partenza dell'amico, compì questo atto identificandosi sia con il vincitore sia con lo sconfitto. Il mattino seguente fu trovato dalla polizia, addormentato in casa sua. Tutto ciò provocò nel pittore una crisi violenta e il 26 dicembre venne portato all'ospedale e rinchiuso nella cella dei pazzi.

 

Ma che cosa scatenò la violenta lite tra Van Gogh e Gauguin?

 

Così scrisse quest'ultimo tredici anni dopo nel suo scritto autobiografico Avant et Aprés : "Mi venne l'idea di fargli un ritratto mentre dipingeva la natura morta che tanto amava, i girasoli. E quando l'ebbi finito mi disse: 'Sono proprio io, ma sono diventato pazzo".


A riguardo, Van Gogh avrebbe scritto un anno dopo al fratello Theo: "Da allora il mio volto si è [...] ben rasserenato, ma sono proprio io, oltremodo affaticato e carico di tensione, come ero a quel tempo...".

Van Gogh che dipinge i Girasoli - Particoalre - 1888 - GauguinGauguin rappresentò, come si vede nel quadro mostrato in questa pagina, l'amico pittore (ancora per poco amico) seduto davanti al cavalletto mentre esegue una delle sue opere più famose, I Girasoli, con i cinque girasoli in un vaso collocato su una sedia di paglia. Sulla parete retrostante, è appeso un paesaggio; l'artista viene dipinto con il naso schiacciato e con un occhio fisso, cosa che fa pensare a uno 'squilibrato', mentre, con la mano a mezz'aria, sembra studiare il gesto che da lì a poco apporrà sulla tela, osservando il soggetto a occhi socchiusi. Pare che fosse proprio questa l'espressione che Vincent assumeva quando esaminava un dipinto, ma nei suoi molteplici autoritratti non vi è nulla che ci prepari all'inquietante immagine raffigurata da Gauguin. La testa appare quasi deforme, la La casa gialla - 1888 - Van Goghfronte bassa è inclinata, il viso e il naso sono schiacciati, la mascella protesa è irta di barba rossa; lo sguardo suggerisce uno stato ipnotico. Gauguin sembra osservare il suo modello dall'alto, come a sottintendere la propria superiorità. Vincent si convinse che Gauguin, colui che considerava il suo migliore amico avesse voluto umiliarlo evidenziando i suoi difetti artistici di pittore e fisici e psicologici di essere umano. Questo avveniva quattro giorni prima quel fatidico 24 dicembre 1888, dopodiché Van Gogh tentò di aggredire Paul Gauguin con un rasoio quando vide  I Girasoli andati distrutti in Giappone nel 1945questi intento a fare le valige per andarsene e il giorno dopo si taglia una parte dell'orecchio sinistro e fasciatosi alla meglio la parte ferita lo invia alla sua amica Rachel, una prostituta di Arles. Il postino Roulin lo trova a letto sanguinante e svenuto, lo porta in ospedale, dove il pittore riesce a riprendersi in pochi giorni. Il 7 gennaio 1889 uscì dall'ospedale, dove però vi tornò una seconda volta il 9 febbraio e una terza il 19 marzo. La sua saluta mentale è però compromessa, il suo stato e il precedente con Gauguin fanno paura nella popolazione di Arles. Il sindaco della città raccoglie 80 firme per una petizione che ordina alla polizia un nuovo ricovero coatto in ospedale. Il 19 Marzo Vincent scrive a Theo: "Eccomi quindi qui per lunghi giorni sotto chiavi e chiavistelli e guardiani in cella, senza che sia provata e neppure provabile la mia colpa [...]puoi capire come sia stata per me una mazzata in pieno, quando ho visto che qui c'era gente tanto vile da mettersi tutta quanta contro uno e per più malato[...] ad ogni modo se avevo ferito me stesso, non avevo ferito nessun altro." Solo l'intervento del suo amico Paul Signac gli permette di fare ritorno alla "Casa Gialla" dove riprender il suo lavoro. Per la cronaca, I Girasoli dipinti da Van Gogh e ripresi da Gauguin finirono poi in Giappone dove andarono distrutti durante un bombardamento americano a Yokoama nel 1945.

 

"I suoi sforzi non sono stati vani ma egli probabilmente non vivrà abbastanza a lungo da vederne i frutti perché quando la gente capirà quello che dice nei suoi quadri sarà troppo tardi. È uno dei pittori più all'avanguardia ed è difficile capirlo, perfino per me che lo conosco così intimamente. Le sue idee spaziano in un campo così vasto che esaminando cos'è umano e come uno dovrebbe guardare al mondo, esso deve prima liberarsi da qualsiasi cosa remotamente legata a una convenzione per capire quello che lui stava cercando di dire. ma io sono sicuro che in futoro sarà compreso. Il diffide è dire quando". Lettera di Theo Van Gogh alla moglie Johanna sul fratello Vincent 9-10 febbraio 1889

 

 

Autoritratto con Orecchio Bendato e Pisa - 1888 - GauguinNonostante fosse debole e a tratti depresso, Vincent continuò a dipingere e con ancora l'orecchio ferito dipinse l'Autoritratto con l'orecchio tagliato e Autoritratto con orecchio tagliato e  pipa. L'8 maggio di propria volontà si recò all'asilo per malati mentali Saint-Paul-de-Mausole, ne comune di Saint-Remy-de-Provance, dove rimase per circa un anno. Nell'istituto, diretto dal dottor Peyron, Vincent gode di una certa libertà e può continuare a dipingere anche all'aperto, accompagnato da un sorvegliante. In questo periodo dipinse un centinaio di paesaggi, delle nature morte, dei ritratti, gli ultimi suoi quattro autoritratti, dai quali traspare la sua depressione e circa un centinaio tra disegni e acquerelli. Nascono qui i capolavori visionari della Notte Stellata (Museo di Arte Moderna di New York) e Ulivi con le Alpilles sullo sfondo, della Strada con Cipresso sotto il cielo Stellato (Rijksmuseum Kroller Muller di Otterlo), opere di una serie caratterizzata da una tensione grafica estrema, che sottolinea il delirio emotivo con frenesia di vortici, linee ondulate e fasci dinamici.

 

Egli espresse la sua emotività nella natura attraverso cipressi, grano arido e secco, ulivi che si contorcono; la sua pennellata si spezza, si arricciola e il colore acquista sempre più luminosità. Inoltre fece una quarantina di imitazioni di Delacroix, Millet, Daumier e Rembrandt.

La ronda dei carcerati - Van Gogh - 1890A fine anno dipinse Il parco dell'asilo. Nel febbraio del 1890 il suo senso di oppressione si concretizzò nel quadro La ronda dei carcerati dove la fila dei carcerati che camminano in circolo, stretti e sorvegliati, ben esprime il suo stato d'animo. Sempre di questo periodo è il bellissimo Il Giardiniere, uno dei pochi dipinti di Van Gogh oggi presenti in Italia, che si trova nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. La sua condizione mentale rimase stabile per un po' di tempo. Tuttavia, alla fine del mese di luglio, a seguito di un viaggio ad Arles, subì una grave ricaduta che durò un mese. Recupero, solo per subire un'altra ricaduta alla fine di dicembre 1889, e l'inizio di gennaio successivo una ricaduta. Fu in questo periodo che dipinse, l'Arlesiana, uno dei ritratti a Madame Ginoux, che ora si trova sempre alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Questa ultima ricaduta, fu la sua più lunga e triste e durerà fino al marzo 1890. Il 17 maggio 1890 Van Gogh abbandonò l'ospedale Il Giardiniere - 1889 - Van Goghpsichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole presso Saint-Remy e trascorrendo poi tre giorni felici con il fratello Theo a Parigi dove conosce la cognata, Johanna Bonger ed incontra per prima volta il  nipotino nato da pochi mesi, che venne chiamato come lui Vincent Willem. Van Gogh restò molto colpito e commosso da questo gesto del fratello e di sua cognata decise subito di dipingere qualcosa di speciale per loro, I Mandorli in fiore. In una lettera a sua madre del 20 febbraio 1890 scriveva: "Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo, da appendere nella loro camera da letto, una tela azzurro cielo... sulla quale si stagliano grandi rami di fiori di mandorlo bianchi".  Dopo i tre giorni a Parigi Vincent va a vivere a Auvers-sur-Oise, un comune a 20 chilometri a nord di Parigi, frequentato da artisti. Si stabilisce prima all'albergo Saint-Aubin e poi al caffè-pensione dei coniugi Ravoux nella piazza del municipio. Ad Auvers venne curato dal dottor Gachet, che Theo ha recentemente conosciuto e che sembra avere tutte le carte in regola per alleviare le sofferenze psichiche di Vincent. Oltre che specialista in malattie nervose infatti, Paul-Ferdinand Gachet è una persona colta che ha stretto amicizia con alcuni pittori impressionisti in particolare con Cézanne, e Mandorli in Fiore - Van Gogh - 1889che si diletta egli stesso nella pittura. In poco più di due mesi egli dipinse settanta quadri: molti ritratti, nature morte, paesaggi e gli ultimi capolavori quali il Ritratto del dottor Gachet, il Municipio di Auvers, il Campo di grano sotto il cielo in tempesta e, alla vigilia della sua morte, il Campo di grano coi corvi quasi un presagio. Quest'ultimo quadro fu realizzato in modo sommario e impaziente: rapidi colpi di pennello per il giallo del frumento, il nero dello stormo di corvi buttato in fretta sul cielo.

Ad Auvers Van Gogh trovò nuovi slanci nella sua sua produzione, realizzando nei suoi due ultimi mesi di vita oltre ottanta dipinti, numero che conferma la frenesia produttiva che accompagnerà l'artista nell'intero arco della sua carriera, con un totale di ottocentosessantuno dipinti eseguiti in soli dieci anni. Inizialmente, il rapporto tra Vincent e il dottor Gachet è cordiale. Il medico diventa amico del suo paziente e lo invita a casa sua ogni domenica. Vincent si mostra ottimista, è sicuro di guarire grazie alle cure di Gachet: le opere di questo periodo confermano il suo stato d'animo più sereno. Vi si nota il tentativo estremo di una mente confusa di trovare regole  agli gli eccessi delle tele nate a Saint-Remy. Si avverte un desiderio di ricominciare. con ordine e con tranquillità, un bisogno di dominare sentimenti da esprimere sulla tela con chiarezza e armonia. Ciò vale sia per i ritratti (come le due versioni del Ritratto del dottor Gachet, il Ritratto di Marguerite Gachet al pianoforte, Due bambini accigliati, che per i paesaggi (ad esempio Strada con scalinata ad Auvers e figure) che per le nature morte (come Vaso con malvarose).

 

Via del Villaggio ad Auvers - Van Gogh - 1890L'estremo tentativo di trovare serenità tuttavia sembra non riuscire e negli ultimi tempi Van Gogh stenta a soffocare un conflitto interiore che urge e preme. alimentando contraddizioni formali come nella Chiesa di Auvers, in cui la grazia della composizione stride con la violenza dei colori, o rompendo in una pennellata convulsa e scomposta come in Campo di grano con volo di corvi.  Vincent è ormai preda di un demone interiore che lo possiede a intervalli sempre più ravvicinati. In luglio. alcuni problemi familiari accrescono il suo turbamento: Theo attraversa un periodo di difficoltà economiche, la sua salute non è buona (morirà pochi mesi dopo Vincent, il 25 gennaio del 1891) e anche il nipotino non sta bene. Come non sentirsi sconvolto? Cosa ne sarà di lui se suo fratello viene a mancare? Viceversa, con che coraggio potrà seguitare a essere un peso morto nel bilancio familiare di Theo? E Theo, del resto, perché dovrebbe continuare a sacrificarsi per lui adesso che ha una sua propria famiglia? Ma queste potrebbero essere solo delle supposizioni. Ce ne furono tantissime in seguito e fu uno dei casi più dibattuti della storia dell'Arte, tutte quelle controversie, quegli aneddoti, veri e veritieri che contribuiscono ad accrescere, suo malgrado, anche nelle disgrazia, il mito e il valore di un artista e delle sue opere.

 

Locanda RavouxVan Gogh a tutte queste preoccupazioni aggiunse infine la delusione di sapere che il fratello non passerà le sue vacanze estive ad Auvers, come aveva promesso. Si sente, probabilmente perso per sempre, senza alcuna via d'uscita. Il 27 luglio  esce per dipingere nei campi. Al suo rientro dietro insistenza dei coniugi Ravoux, titolari della locanda dove era alloggiato, che si preoccupano del suo aspetto sofferente, confessa di essersi sparato un colpo di pistola al petto. Viene chiamato il dottor Gachet che informa subito Theo dell'accaduto. Il fratello si precipita al capezzale di Vincent ma il suo destino è segnato: Van Gogh muore all'alba del 29 Luglio all'età di trentasette anni nella locanda locanda Ravoux. Addosso gli fu trovata una lettera non finita, l'ultima indirizzata a Theo: "Vorrei scriverti a proposito di tante cose. ma ne sento l'inutilità. Nel mio lavoro ci rischio la vita e la mia ragione ti si è consumata per metà".

 

Il presunto suicidio presenta alcuni punti oscuri

 

Ritratto del Dottor Gachet - Van Gogh - 1890Da dove saltò fuori la pistola che il pittore aveva con se il 27? Dell'arma, peraltro mai ritrovata, le fonti non parlano. Due le ipotesi. la prima sostiene che Van Gogh avesse comprato la pisola a Pontoise: la seconda che gliela avesse data il suo amico Ravoux quel tragico pomeriggio per scacciare i corvi mentre dipingeva all'aperto, cosa che appare molto strana da parte di Ravoux visto lo stato mentale del pittore. Quest'ultima tesi accetta come veritiera la testimonianza resa molti anni dopo l'accaduto dalla figlia dello stesso Ravoux, Adeline che all'epoca dei fatti era un'adolescente. Altra questione insoluta resta anche il mancato ricovero di Vincent al vicino ospedale di Pontoise dove avrebbero potuto estrargli la pallottola e fermare l'emorragia. Perché il dottor Gachet non prese provvedimenti in questo senso? Lo fece perché davvero non c'era ormai più niente da fare o invece perché non si rese conto della gravità della situazione? Come non ricordare a questo proposito che i rapporti tra Gachet e Vincent Van Gogh si erano decisamente guastati negli ultimi tempi e che Vincent aveva espresso seri dubbi circa la sua competenza, arrivando a scrivere a Theo, attorno al 10 luglio 1890: "Credo che del dottor Gachet non ci sia assolutamente da fidarsi."

 

Campo di Grando con Corvi - Van Gogh - 1890Nonostante la voglia che assale qualcuno di sperare che non si fosse trattato di suicidio, di vedere in una luce di speranza nella vita di Van Gogh anche in presenza della morte, una lettera scritta l'1 di agosto, dopo il funerale, da Emile Bernard all’amico Albert Aurier, sembra fugare ogni dubbio: "Il nostro caro amico Vincent è morto 4 giorni fa. Devo avvertirti che purtroppo si è ucciso. Domenica sera tornando dai dintorni di Auvers si è appostato contro un covone nei pressi del muro dietro al castello e si è rivolto una pistola contro se stesso. Per la violenza dell’impatto (la pallottola gli si è conficcata vicino al cuore) è caduto, si è rialzato, per ben tre volte, prima di tornare all'albergo dove era alloggiato (Ravoux, place de la Mairie), senza dire niente dell’accaduto. E' poi morto lunedì sera, fumando la sua pipa, rifiutando qualunque cura e precisando di aver tentato il suicidio in piena e assoluta lucidità. La prova è che, quando il dottor Gachet ha tentato il possibile per salvarlo, lui ha detto: appena posso ci riproverò ancora. Ma non si è potuto fare molto per salvarlo..." Qualcuno obbietterà che Emile Bernard si presentò dopo che i tragici fatti ebbero luogo. Si, anche questo è vero.

 

Un'altra persona che conosceva bene Van Gogh era Adeline Ravoux, figlia dell’albergatore, che all'epoca aveva 13 anni. Nel 1954, all’età di 77 anni rilasciò una bella e lunga intervista in cui ci lascia un ricordo obbiettivo e accorato di Vincent Van Gogh. In particolare riferisce su Van Gogh:"Non era uso bere alcolici. Insisto su questo punto. Il giorno del suicidio non era intossicato come da più parti sento dire". Poi aggiunge che la mattina dopo arrivarono i gendarmi e alla domanda:"Cosa è successo" rispose: "Ho tentato di uccidermi." E quelli alla vista della ferita: "Perchè lo avete fatto?" lui rispose:"Il corpo è mio e ne posso fare quello che voglio". Anche qui qualcuno obbietterà che forse Adeline voleva proteggere la memoria del padre. Supposizioni lecite, ma prive di prove.

 

In una lettera alla sorella Elisabeth, Theo parlò dei sentimenti di suo fratello poco prima di morire: "Si, voleva morire. Quando mi sono seduto al suo capezzale gli ho detto che avremmo cercare di farlo stare meglio e che speravamo che si sarebbe ripreso e che si sarebbe risparmiato questo tipo di disperazione. Allora ha detto, "La tristesse durera toujours " (La tristezza durerà per sempre)..."

 

In una biografia di Van Gogh 2011 Steven Naifeh e Gregory White Smith sostengono che Van Gogh non si sia suicidato ma che sia stato colpito accidentalmente da un ragazzo sapeva che aveva "una pistola mal funzionante". Naifeh e Smith sostengono che era improbabile che Van Gogh si fosse ucciso, notando la disposizione ottimista dei dipinti immediatamente precedenti la sua morte. Inoltre, in una corrispondenza privata, Van Gogh descrisse il suicidio come un peccato e un gesto immorale. Gli autori mettono in discussione anche come Van Gogh avesse potuto percorrere la distanza di chilometri  tra il campo di grano e la locanda dopo aver subito la ferita allo stomaco fatale, come Van Gogh avrebbe potuto ottenere una pistola nonostante i suoi ben noti problemi di salute mentale, e perché il dipinto che l'artista stava eseguendo poco prima dell'epilogo tragico, non sia mai stato trovato dalla polizia.

Naifeh e Smith hanno sviluppato una ipotesi alternativa al suicidio, sostenendo che si possa essere trattato di un omicidio colposo o di incidente. Sostengono, per esempio, che il punto in cui il proiettile è entrato nell'addome di Van Gogh ad angolo obliquo, non è compatibile con l'angolo retto come sarebbe da aspettarsi da un suicidio di quel tipo. Sostengono inoltre che Van Gogh conoscesse i ragazzi che potrebbero avergli sparato accidentalmente, forse per uno scherzo, uno dei quali aveva l'abitudine di indossare un vestito da cowboy, ed era andato a bere con loro. Gli autori contestano il fatto che lo storico dell'arte John Rewald visitò  realmente Auvers negli anni '30 del Novecento, avvalorando la versione dei fatti che oggi tutti danno per buona. Naifeh e Smith ipotizzano che dopo essere stato ferito a morte, Van Gogh accolse di buon grado l'imminente morte e credeva che i ragazzi gli avessero fatto un favore e citano le sue parole in punto di morte ampiamente citate: "Non accusare nessuno ... sono io che volevo uccidere me stesso."

 

Il Funerale di Vincent Van Gofh

 

I Funerali di Van Gogh - Emile Bernard -1893I funerali di Van Gogh si svolsero il 30 luglio. I funerali di Van Gogh avvennero il giorno dopo perché, avendo commesso suicidio, la locale parrocchia cattolica si era rifiutata di celebrarlo in chiesa. Fu celebrato sempre nella stessa locanda dove abitava e dove era spirato. La camera ardente venne allestita a piano terra della locanda Ravoux e la bara posta sopra il biliardo, venne ricoperta di girasoli freschi, sua pianta preferita. L'amico di Van Gogh, il pittore Emile Bernard su incarico di Theo, arrivato da Parigi, si incaricò di mettere alle pareti i quadri rimasti nella camera di Vincent. In una lettera di giovedì 31 luglio 1890 indirizzata ad Albert Aurier ne descrive esattamente 2, una copia dalla Pietà di Delacroix e la La ronda dei carcerati da Gustave Dorè. Questo dimostra che aveva in camera anche quadri realizzati a Saint Rémy, più di due in base all’elenco redatto da Benoit Landais. Nell'immagine il quadro I Funerali di Van Gogh eseguito proprio da Emile Bernard tre anni dopo, nel 1893. Otto amici accompagnarono il feretro durante il funerale, compresi Emile Bernard, Andries Bonger e Père Tanguy. Ma erano presenti anche altri artisti come Lauzet e Lucien Pizarro. Alle tre del pomeriggio arrivò un carro funebre per portare la bara al cimitero. I suoi amici percorsero in silenzio la piccola strada in salita che portava al cimitero. Il dottor Grachet provò a imbastire un discorso di commiato prima che la bara fosse calata nella tomba, ma scoppiò a piangere e non riuscì a continuare. Theo che era distrutto, sarebbe stato sepolto nello stesso cimitero, accanto al fratello, solo pochi mesi dopo. Terminato il funerale Theo cominciò a pianificare una esibizione Memoriale per il fratello appena scomparso. Affittò un grande appartamento nel suo palazzo e chiese a Bernard di aiutarlo.

 

I Funerali di Van Gogh - Emile Bernard -1893Secondo un libro di  Benoit Landais L’Audace des Bandits, uscito nel 1999 che fa un elenco delle opere di Van Gogh di proprietà del dottor Gachet, pari a 28 unità più una serie di disegni, solo 2 di queste opere, a detta di Landais, furono donate direttamente da Van Gogh al suo dottore, mentre 9 furono prese direttamente dalle pareti della camera ardente, dove Emile Bernard le aveva collecate su invito di Theo. Gli altri 17 a parere di Landais furono falsi costruiti da Gachet padre e figlio. In parte furono venduti ad altri collezionisti,i rimanenti, quelli di maggior pregio invece donati allo Stato francese. Se queste accuse fossero fondate, si avrebbe un "quadro" della figura di Gaghet, quanto meno sinistro e opportunista.

 

Il Mercato delle opere di Van Gogh

 

Il Vigneto Rosso - L'unico quadro venduto in vita da Van Gogh  -1888Il mercato delle opere di Van Gogh negli ultimi decenni dell'Ottocento riflette in gran parte la situazione del mercato delle opere degli artisti impressionisti e dei pittore che non appartenevano al gruppo dei "Salon" e delle accademie che erano cioè al di fuori dei circuiti delle pubbliche committenze. Tutto ciò durò fino al novembre del '62 fino alla mostra del Salon des Refusés del 1863, la contro-esposizione organizzata nel 1863 da Napoleone III, per accogliere le opere degli artisti rifiutate dal Salon "ufficiale", ovvero quello dell'Académie des beaux-arts di Parigi.  Il Salon des Refusés consentì ad artisti come Edouard Manet con il suo Le déjeuner sur l'herbe (la principale causa dello scandalo), Claude Monet, Camille Pissarro ed altri di esporre le loro opere al grande pubblico per la prima volta.

 

Iris - Van Gogh - 1889In quell'epoca soprattutto a Parigi, per avere successo non occorreva avere talento: bastava rispettare le regole e sottomettersi ai principi accademici. che tenevano in ben maggiore considerazione i soggetti dei dipinti che non d valore intrinseco dell'opera d'arte. Chi non sottostava a questa trafila veniva semplicemente ignorato dalle committenze pubbliche. Gli artisti di Montmartre si dovettero affidare a mercanti e speculatori contribuendo a dar vita a quello che sarebbe diventato il sistema moderno del libero mercato delle opere d'arte. I primi acquirenti dei quadri dei pittori al di fuori dei circuiti ufficiali furono soprattutto commercianti, impiegati di banca o professionisti e, tra questi ultime molti medici proprio come il dottor Gachet. Era inoltre molto frequente nella Parigi degli ultimi decenni dell'Ottocento trovare i quadri degli artisti "ribelli" (anche di quelli destinati negli anni a diventare famosissimi e costosissimi) appesi alle pareti di negozi e osterie. Si trattava di gesti di generosità compiuti dai proprietari di quegli esercizi, i quali, senza neanche sognarsi di esprimere una valutazione estetica o commerciale, accettavano dipinti e disegni come pagamento per i conti che gli artisti, quasi sempre squattrinati, non riuscivano a saldare. In questo modo diventavano essi stesse i nuovi "mercanti d'arte", in un mercato parallelo dove presumibilmente i prezzi erano di gran lunga inferiori a quelli che si sentiva richiedere nelle in gallerie d'arte come quella dove lavorava Theo Van Gogh, la  Goupil & Cie. Tra questi mercanti improvvisati, o meglio mercanti per necessità, sono rimasti nella memoria il pasticciere Eugéne Murer e il venditore di colori di cui abbiamo già parlato Pere Tanguy, amico di innumerevoli clienti della sua bottega. e tra questi anche di Van Gogh, che lo ritrasse più volte nel corso dei 1887.

 

Ritratto di Joseph Roulin - Van Gogh - 1888Fu però il notaio Ambroise Vollard uno dei primi a capire il grande valore delle opere dei nuovi artisti e fu lui a rilevare, tra l'altro per una somma modesta dipinti che Theo van Gogh morendo aveva lasciato alla casa d'arte Boussod & Vaiadon, la maggior parte dei quali firmati dal fratello Vincent e da Gauguin. Van Gogh durante la sua vita riuscì vendere un solo quadro, Il vigneto rosso, acquistato nel 1890 per quattrocento franchi da Anne Boch. Ma sarà nel Novecento e in particolare nel momento euforico a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta le opere di Van Gogh raggiungeranno cifre vertiginose. Nel suo caso fece già sensazione la vendita degli Iris dipinta a Saint-Rémy nel maggio del 1889, venduta a New York nel 1987 per la cifra, senza precedenti per un dipinto contemporaneo di 54 milioni di dollari, valore che però oggi sarebbe più che triplicato secondo gli esperti (oggi si trova al Getty Museum di Los Angeles). Il quadro fu dipinta mentre Vincent Van Gogh viveva nell'ospedale per malattie psichiatriche di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence di cui abbiamo già parlato. Il primo proprietario delle Iris fu Julien "Père" Tanguy. che aveva per così dire barattato i colori e qualche pasto gratis con Van Gogh per il dipinto (così come faceva con altri artisti che poi sarebbero diventati molto famosi). Nel 1892 Tanguy vendette l'Iris per 600 franchi allo scrittore anarchico e critico d'arte Octave Mirbeau, uno dei primi sostenitori di Van Gogh.

 

Il Ritratto di Joseph Roulin (uno dei 20 ritratti che Van Gogh dipinse a Roulin e la sua famiglia) il suo amico postino ad Arles fu venduto nel 1988 per 58 milioni di dollari (oggi si trova al M.O.M.A di New York)
 

Les Alyscamps des Aluscamps - Van Gogh - 1888Non trascorrono neanche tre anni e nel maggio del 1990 un magnate giapponese acquista un Ritratto del dottor Gachet (uno dei due) per 82 milioni e mezzo di dollari (visto che c'era, il giorno seguente pagherà altri 77 milioni per entrare in possesso anche di un Mouline de la Galette di Renoir). Raggiunte cifre del genere importi anche di poco inferiori sembrano meno significativi. Passa così quasi sotto silenzio, nel novembre 1998 la vendita a New York. la vendita dell'Autoritratto senza barba del 1889 per 71 milioni e mezzo di dollari. La stima con cui il dipinto era stato presentato alla vendita non superava i due milioni e mezzo. Il quadro Les Alyscamps des Aluscamps  nel 1888 è stato venduto nel 2015 per 66 milioni di dollari.

 

Conclusione

 

La pittura di Van Gogh nelle sue varie esplicitazioni è una tipica e drammatica espressione del contrasto tra il mondo interno e il mondo esterno dell'autore, tra spiritualità e realtà oggettiva. Pur estraneo ai vari movimenti artistici ufficiali, le sua pittura può sicuramente considerarsi come il primo e potente indizio della crisi che portò l'arte alla pura espressione, indipendentemente da ogni sua funzione rappresentativa, costituendo un grande esempio per il movimento dei post-espressionisti e soprattutto dei Fauves in Francia e per l'origine dell'espressionismo in Germania con Max Liebermann. Quello che è altrettanto certo è che l'arte di Van Gogh si è incuneata nella quotidianità e nella cultura mondiale di oggi, tanto da farne cultura, allo stesso tempo, elitaria e di massa, dando per scontato, inconsciamente, che le sue opere siano, in un certo senso, sempre esistite.

 

Di M. Serra per Informagiovani Italia

 

 

Bibliografia

 

Lamberto Vitali, Vincent van Gogh, Milano, 1952

Jan Hulsker, Vincent and Theo van Gogh: a dual biography, Fuller Publications, 1990

Giulio Carlo Argan, Federica Ammiraglio, Vincent van Gogh, Milano, 2005
Steven Naifeh and Gregory White Smith: Van Gogh: the Life, Random House, 2011
Ronald Pickvance: Van Gogh In Saint-Rémy and Auvers
Wouter Van Der Veen, Axel Ruger: Van Gogh in Auvers: His Last Days, Monacelli Press, 2010
Bogomila Welsh-Ovcharov: Van Gogh in Provence and Auvers, Universe, 2008

Enrica Crispino, Van Gogh, Giunti, 2010

 

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