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MUSEO RODIN PARIGI

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Parigi
Il Museo Rodin si trova a Parigi in Rue
de Varenne 77, poco lontano da Les Invalides. Si compone di una parte interna e
di una esterna (un giardino con boschetto, fontane, passeggiate e una deliziosa
caffetteria), ambienti armonici e preziosi già di per sé, ma la cui destinazione
è la conservazione, esposizione e valorizzazione dell’opera scultorea del grande
Auguste Rodin, artista per cui ho un debole, di cui trovate già qualche notizia
nell’articolo generico sulla scultura contemporanea. Penso che il Museo sia un
vero gioiello per tante ragioni. Prima tra tutte, la bellezza dell’edificio,
l’Hotel Biron, palazzo settecentesco in stile rococò costruito da Jean Aubert
per Abraham Peyrenc de Moras. Il nome fa riferimento al maresciallo Biron, che
lo acquistò nel 1752. Dal 1911 il palazzo appartiene allo stato francese. Il
palazzo ospita il museo poiché Rodin vi abitò tra il 1908 e il 1917; un anno
prima di morire donò alla Francia tutte le sue opere con la precisa volontà di
farne fare una casa-museo. L’inaugurazione ufficiale del museo avvenne nel 1919.
Questo edificio è stata la residenza di molti artisti celebri come Henri
Matisse, Jean Cocteau, Isadora Duncan ed il poeta austro-tedesco Rilke.
La seconda ragione che ne fa un museo “speciale” secondo me è l’ampiezza e
bellezza straordinaria della collezione, che consta di 6600 sculture di Rodin,
oltre che di disegni preparatori e progetti
dello stesso e di opere di altri artisti (Monet, Van Gogh, Renoir, Munch, lo
scultore Medardo Rosso…), da lui raccolte durante la sua vita (1840-1917), e la
sua perfetta sistemazione negli spazi ariosi, verdeggianti e suggestivi
dell’esterno, come negli eleganti ambienti dell’interno.
Il museo, nonostante sia così bello, non si ferma ad autocelebrarsi, ma
organizza frequenti ed interessanti mostre, propone attività didattiche per
varie categorie di pubblico (tra cui i disabili), garantisce periodicamente una
serie di pubblicazioni di argomento artistico. Ha un bel sito web in francese ed
in inglese (http://www.musee-rodin.fr/welcome.htm
).
Tornando però alla collezione del museo, tra le opere conservate all’esterno il
celeberrimo “Pensatore”, “I borghesi di Calais”, “La porta dell’inferno”,
“Balzac”. All’interno, “Il bacio”, “Adamo ed Eva”, “L’idolo eterno”.
Le opere furono realizzate da Rodin con media, cioè strumenti o materiali
diversi: bronzo, ma anche marmo, terracotta, plastica, pece, vetro… Il grande
innovatore della scultura tra Otto e Novecento in effetti ebbe una formazione
piuttosto completa. Si formò all'Ècole Speciale de Dessin et Mathematiques,
seguendo prima corsi di disegno e poi lezioni di scultura. Tra 1864 e 1870 fu a
bottega dallo scultore Carrier Belleuse, che aiutò nella realizzazione delle
decorazioni per la Borsa di Bruxelles. Tentò di esporre al Salon senza successo.
Fu allora che decise di venire in Italia (1875), dove conobbe ed amò subito la
bruciante materia e lo spirito divino della scultura michelangiolesca. Al
ritorno in patria, cinque anni dopo, gli fu commissionata la porta in bronzo del
nuovo Museo delle Arti Decorative, per il quale Rodin scelse un soggetto
dantesco, da cui il nome “Porta dell’Inferno”. Rodin lavorò alla porta per dieci
anni, ma dovette abbandonare il lavoro quando capì che il museo non sarebbe mai
stato aperto. L’opera fu ripresa nel 1899, di nuovo interrotta e poi mostrata in
gesso alla personale di Rodin nel 1900 a Place de l'Alma. La versione che
vediamo al Museo, nel giardino, non è che il frutto di un tardo e svogliato
intervento dello stesso Rodin, mentre la fusione in bronzo fu realizzata solo
dopo la sua morte. Altre versioni dello stesso soggetto si trovano a Zurigo,
Philadelphia e Tokyo. Anche se si tratta di un'opera non finita, la Porta
dell'Inferno costituisce il punto più alto della carriera artistica di Rodin.
Gran parte delle figure da lui create tra il 1880 e ‘90 erano infatti pensate
come parti che dovevano confluire nella progettazione finale della porta, e
furono da lui vendute o esposte come sculture o gruppi scultorei indipendenti
solo successivamente (si veda nell’immagine della porta il “pensatore”, in alto
al centro, a noi noto come pezzo a sé, di cui parleremo tra poco).
La porta doveva raccogliere in un tutto concluso stimoli ed idee diverse, il
tema della dannazione, il nudo come status connaturato all’idea stessa di
scultura nella concezione michelangiolesca, il caos, il giudizio: Michelangelo,
Blake, Dorè, illustratore della Divina Commedia, erano i modelli a cui
consapevolmente lo stesso Rodin si rifaceva.
Come dicevo, “Il pensatore” doveva far parte della porta. Ora invece è la
scultura di Rodin più conosciuta al mondo, insieme al “Bacio”. Inizialmente
chiamata Il poeta, Il pensatore doveva raffigurare Dante davanti alle porte
dell’Inferno, meditante sulla sua grandiosa opera letteraria, ma anche sulla
vita, sulla morte,
sull’essere
umano... L’opera è diventato l’emblema stesso del pensiero, della filosofia. La
statua è nuda, poiché Rodin voleva una figura eroica, che rappresentasse insieme
intelletto e poesia. Il gesso risaliva al 1880. Il primo bronzo monumentale fu
fuso nel 1902, ma presentato al pubblico solo nel 1904.
Tra il 1885 e il ‘95 lo scultore realizzò invece la bellissima scultura
monumentale “I borghesi di Calais”. L’opera era destinata alla città di Calais e
doveva ricordare l’eroica resistenza dei cittadini all’invasione inglese nel
1300: essi decisero volontariamente di darsi in ostaggio agli inglesi per
proteggere la loro città. Il tema è patriottico, eroico e celebrativo, in linea
con gli ideali romantici, ma Rodin cercò di evitare la retorica e scelse il
pathos più sincero, reso da dettagli come le espressioni raffinatissime dei
volti, i vestiti stracciati, i ceppi della schiavitù. L’autorità di Calais
decise che l’opera fosse collocata su un piedistallo, mentre Rodin avrebbe
voluto sistemarla al livello del suolo, in modo che le persone potessero
camminarci intorno, sentendo meglio “l’antica solidarietà” che li legava a
questi eroi. Se la scelta di Rodin fosse stata rispettata l’opera ci avrebbe
sicuramente guadagnato in teatralità, ma anche in veridicità, dato che le
figure, drammatiche, ma reali, si sarebbero confuse con le persone nel loro
quotidiano passaggio.
“Il
bacio” invece risale al 1888. Una versione è conservata alla Tate di Londra,
l’altra, appunto, al Museo Rodin. Si tratta della celeberrima scultura in marmo
che contribuì a diffondere l’opinione che Rodin fosse scultore erotico.
Il tema della coppia fu in effetti per Rodin fonte inesauribile di idee e di
opere. Questo è considerata il suo lavoro più classico, anche per la fonte di
ispirazione, il V canto dell’Inferno dantesco, quello che rievoca l’amore
tragico di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini. Nonostante la grandiosità del
soggetto, l’opera è condotta con misura, ancora una volta senza retorica, con
passione e trasporto, ma senza foga, con eleganza. Una prima piccola versione in
gesso (1886) era destinata alla Porta dell’Inferno; esposta a Parigi nel 1887,
ebbe così tanti apprezzamenti che il governo francese decise di finanziarne una
trasposizione in marmo ed in forme monumentali, da presentare all’Esposizione
universale del 1889. Ma Rodin non ne fu molto soddisfatto, ritenendola un’opera
eccessivamente accademica. Il poeta austriaco Rilke, amico e segretario di Rodin,
fu altrettanto negativo nel giudizio:
«L’abbraccio del Bacio è senz’altro grazioso, ma non ho trovato niente in questo
gruppo. Si tratta di un tema trattato secondo la tradizione; un soggetto in sé
completo, ma isolato dal mondo che lo trascina».
Data, tuttavia, la fortuna immediata di cui godette il soggetto, Rodin autorizzò
una fonderia a riprodurre la scultura in bronzo in quattro diverse misure. Se si
parla di soggetti romantici, come questo, non si può non considerare
l’importanza che ebbe nell’arte di Rodin la tormentata relazione con Camille
Claudel. Camille, come lui, aveva mostrato un’attitudine per la scultura sin da
piccola, con un entusiasmo e una bravura tali che il padre acconsentì a
spostarsi a Parigi per permetterle di studiare. Rodin sostituiva il suo amico
Boucher nel corso di scultura. Lì si conobbero. Riconosciuto il talento della
giovane discepola, la invitò a seguirlo come apprendista nel suo atelier.
Camille era una giovane donna di grande bellezza, bellezza accresciuta da un
carattere molto determinato e da una grande fantasia e creatività. In breve
divenne modella, musa ed amante di Rodin. Rose Beuret, cui Rodin era legato da
più di 20 anni, ne era a sua volta stata la modella ed ora era la madre di suo
figlio, leggermente ritardato a causa di un incidente domestico avuto a tre
anni. Essendo Rose praticamente reclusa in casa, Camille sperava di poterla
sostituire nel cuore dell’amato seguendolo nelle apparizioni pubbliche, e grazie
alla perfetta armonia artistica creatasi tra loro ed alla forza bruciante della
loro passione. Nel “Bacio” alcuni studiosi hanno riconosciuto gli stessi Auguste
e Camille, anche perché le figure, pur nello slancio dell’abbraccio, appaiono
ben distinte e separate. L’uomo appare più distaccato, freddo, con la posizione
rigida del corpo da lui assunta, mentre la donna è completamente abbandonata, in
estasi, complice nel gioco folle della passione. Nelle coppie rappresentate
dalla Claudel invece le figure tendono a fondersi l’una nell’altra. Questo
confronto tra le opere dei due è anche un paragone tra le loro personalità:
Camille cercava un amore assoluto, esclusivo, mentre Rodin non poteva darglielo,
restando quindi più autonomo, meno legato. La rottura definitiva tra i due
avvenne nel 1898. Dopo un fecondo periodo di ritrovata autonomia, Rodin
sprofondò nel dolore più cieco e profondo, fino ad impazzire completamente.
Camille, oltre ad essere musa, modella, amante e fattore determinante negli
umori e nell’equilibrio dell’artista, ne fu fattiva collaboratrice, realizzando
per lui moltissimi studi di mani e piedi, utilizzati principalmente per I
borghesi di Calais tra il 1885 e il 1895.
Sul finire della stagione romantica, Rodin fu uomo di grande intensità ed
artista capace di unire la forza e lo slancio della vocazione romantica alle
innovazioni tecniche proprie di un ingegno mirabile, capace di reinterpretare in
modo originale la grande lezione di maestri del passato a cui chiunque altro
avrebbe avuto timore anche solo ad avvicinarsi idealmente. Passeggiando nelle
bellissime sale del museo, guardando l’esterno attraverso le vetrate, osservando
le sculture che si contorcono nella potenza estrema delle loro forme e nella
perfezione materica dei media utilizzati, rimanendo sospesi ad immaginare come
sarebbero le opere non-finite se invece lo fossero, o passeggiando nei viali del
giardino, perdendosi a guardare le sculture che si riflettono nelle fontane e
negli stagni, godendo del contrasto cromatico tra il verde del bronzo ed il
verde della vegetazione, sorseggiando un caffè caldo nel bel bistrot all’interno
del parco, viene difficile, una volta conosciutane la biografia, non pensare
alla vicenda romantica del grande Rodin, che così profondamente ne condizionò il
carattere, gli umori, la vita, e, inevitabilmente, l’arte e la memoria storica.
Articolo di Laura Panarese
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