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IL POLITECNICO DI MILANO E LA SUA STORIA

Due anni dopo la proclamazione dell`unità d`Italia, uno degli eventi più significativi dello sviluppo innovativo di Milano fu la fondazione, il 29 novembre 1863, dell`Istituto Tecnico Superiore, presto conosciuto come Politecnico, il primo Politecnico d`Italia. Voluto e realizzato dal matematico Francesco Brioschi insieme alle amministrazioni locali, ad alcune associazioni culturali e a un gruppo di imprenditori milanesi, si ispirava al modello dei politecnici dell`area tedesca e svizzera nel promuovere una cultura tecnicoscientifica in grado di contribuire validamente allo sviluppo del Paese e della nascente industria. A Brioschi, primo rettore (1863-1897), è dedicata una statua in una nicchia della facciata della sede dell`ateneo in piazza Leonardo da Vinci, ma non fu questa la prima sede del Politecnico. Inizialmente, la nuova istituzione, con i suoi primi 36 studenti, venne ospitata nel Collegio Elvetico, nell`odierna via Senato, e nel 1866 trasferita nell`ex seminario della Canonica, in piazza Cavour: le esigenze di spazio erano infatti aumentate perché all`originaria Facoltà di Ingegneria si era aggiunta nel 1865 la sezione speciale per gli architetti civili, animata da Camillo Boito, che raccoglieva, sostituendola, l`eredità dell`Accademia di Belle Arti di Brera. Nuovo impulso venne al Politecnico dal rettore Giuseppe Colombo (1897-1921), il padre dell`ingegneria italiana. Intanto, nel 1913, era divenuta operativa una convenzione tra Stato italiano, Comune e Camera di Commercio milanese, con il concorso della Cassa di Risparmio, per decentrare e accorpare gli istituti di istruzione superiore sparsi per la città. La scelta dell`ubicazione era caduta sull`area periferica delle Cascine Doppie, dove nel 1927, a lavori terminati dopo la lunga interruzione per la guerra, il Politecnico si trasferì, nel complesso che ancora oggi è la sua sede centrale. Nel 1937 l'ateneo assunse la denominazione di Regio Politecnico di Milano e da allora non ha mai smesso di crescere, giocando un ruolo di primo piano sia nel campo ingegneristico-tecnologico sia in quello dell'architettura e del design (il primo corso di laurea italiano in Design fu istituito proprio qui, nel 1993) e contribuendo con i suoi laureati, diventati poi docenti, ricercatori e capitani d`industria, a fare la storia dello sviluppo economico e della ricerca scientifica in Italia e nel mondo. Sul versante degli spazi, un gruppo di progettisti, fra cui Gio Ponti, laureato qui in Architettura nel 1919, realizzò nel 1962-64 la nuova Facoltà di Architettura, in via Bonardi, poi ampliata nel 1982- 1986, all`inizio di via Ampère, su progetto dell`architetto Vittoriano Viganò. Nel 1987 è partito un processo di diffusione territoriale dell`ateneo, noto come Politecnico

Rete, che ha portato all`apertura delle sedi regionali di Como(1987), Lecco (1989), Cremona (1991), Mantova (1994), Piacenza (1997), con lo scopo di stabilire un rapporto più diretto con gli studenti e di interagire con le comunità e le realtà produttive locali.

L`Università Bocconi e la sua Storia
La nascita nel 1902 dell`Università Commerciale Luigi Bocconi si colloca in un periodo di forte Sviluppo economico della città, durante il quale si costruiscono le basi di quel sistema produttivo e finanziario che avrebbe portato di lì a poco Milano a diventare la capitale industriale del paese.

In questa fase economica e sociale Ferdinando Bocconi, imprenditore tessile milanese e Proprietario degli importanti magazzini di abbigliamento denominati Magazzini Bocconi Aux Villes d`Italie, che diventeranno La Rinascente dal 1917, decide di fondare un`università in grado di fornire una preparazione scientifica alla vita commerciale e di formare una classe imprenditoriale capace e preparata. L`università viene dedicata alla memoria del figlio primogenito Luigi Bocconi, morto sei anni prima nella battaglia di Adua in Africa, ed è la prima facoltà dedicata agli studi Economici in Italia, che contribuì a definire un modello per l`organizzazione didattica delle facoltà di Economia e commercio che saranno create in seguito. Fondamentale l`apporto dato all`avvio del progetto dal segretario della Camera di Commercio di Milano, Leopoldo Sabbatini, che diverrà il primo rettore dell`ateneo. I primi corsi, attivati nel 1902, si svolgono in un palazzo di tre piani in via Statuto. L`ateneo si consolida nei primi decenni del Novecento e, per far fronte a un numero sempre più alto di studenti, nel 1936 matura la decisione di trasferire la sede in un nuovo edificio da realizzare in via Sarfatti, nell`area della vecchia officina del gas. Per la direzione artistica del progetto viene scelto l`architetto Giuseppe Pagano, voluto dal senatore Giovanni Gentile, allora presidente della Bocconi. Pagano realizza un edificio dalle linee essenziali, importante esempio italiano di architettura razionalista. La nuova sede viene inaugurata il 21 dicembre del 1941. Nel 1953 viene affidato a Giovanni Muzio il progetto per le strutture ricettive e per le mense studentesche, edifici che vengono terminati tre anni dopo. Del 1962 è la chiesa di San Ferdinando, interna al campus, progettata da Ferdinando Reggiori, mentre nello stesso anno ancora Muzio, con il figlio Lorenzo, viene incaricato della progettazione di un nuovo edificio in via Sarfatti per gli istituti Di Economia, per far fronte al continuo aumento di iscrizioni, con la grande Aula Magna e la biblioteca di 650.000 volumi; l`inaugurazione di quest`ultimo complesso avviene nel 1965. Occorre aspettare gli anni ottanta per una nuova fase di espansione dell`ateneo e precisamente il 1985, anno in cui viene inaugurata la nuova sede della Scuola di Direzione Aziendale (SDA Bocconi). Si tratta di due edifici a gradoni, rivestiti con pannelli metallici, progettati dall`ingegner Vittore Ceretti. Arriviamo infine ai giorni nostri con il nuovo progetto di ampliamento dell`ateneo, denominato Bocconi 2000, che si propone di rispondere a una nuova esigenza di spazi per la didattica e per la ricerca. Questo progetto si compone di due lotti: il primo, terminato nel 2001, è costituito dal nuovo edificio aule e dall`ampliamento della sede della SDA Bocconi. Progettato dall`architetto Ignazio Gardella, l`edificio ellissoidale, con tre piani di aule per la didattica e per lo studio, è divenuto l`ultima icona di riconoscimento dell`Università. La grande hall al piano terreno, resa luminosa dalla copertura vetrata, è arricchita da tre importanti opere di Arnaldo Pomodoro, I Papiri. L`ampliamento dell`edificio di via Bocconi 8, affidato all`ingegner Ceretti, ospita tre nuovi piani di uffici per docenti e ricercatori e, su una superficie di 700 metri quadrati, la nuova Libreria Egea. Rientra nel complesso bocconiano anche la nuova residenza universitaria intitolata a Giovanni Spadolini, progettata dagli architetti Valsasnini e Foresti, che si inserisce nel programma di riqualificazione urbana dell`area ex OM, in corso di completamento poco lontano dall`Università.

L`Università Cattolica di Milano

La più grande delle Università private italiane venne inaugurata a Milano il 7 dicembre 1921, festa di sant`Ambrogio. L`aveva voluta con forza padre Agostino Gemelli, insieme a un gruppo di intellettuali cattolici quali Ludovico Necchi, Francesco Olgiati, Armida Barelli, Ernesto Lombardo. La Messa di inaugurazione fu celebrata dallo stesso padre Gemelli, alla presenza dell`arcivescovo di Milano, il cardinale Achille Ratti, che di lì a tre mesi sarebbe diventato Papa col nome di Pio XI. L`Università partiva con due corsi di laurea, in Filosofia e in Scienze sociali, cui erano iscritti 68 studenti, e aveva sede nel Palazzo del Canonica, in via S. Agnese, un ex convento femminile riedificato in gran parte dall`architetto Luigi Canonica agli inizi dell`Ottocento. Nel 1924 arrivò il riconoscimento da parte dello Stato come università libera e questo portò a un adeguamento delle facoltà all`ordinamento statale. L`Università si organizzò allora con le Facoltà di Giurisprudenza (con due corsi di laurea, in Giurisprudenza e in Scienze economiche, sociali e politiche) e Lettere e Filosofia (con due corsi di laurea, in Lettere e in Filosofia). Altre facoltà seguirono in breve e nell`anno accademico 1931-1932 il numero degli studenti era arrivato a 1179: la sede di S. Agnese era ormai diventata piccola. Padre Gemelli acquistò allora l`antico monastero di S. Ambrogio, reso libero dal trasferimento dell`ospedale militare che fino a quel momento vi aveva avuto sede. L`inaugurazione della nuova sede si ebbe il 30 ottobre 1932 e da allora questa è la sede centrale dell`ateneo. Una sede prestigiosa, legata strettamente alle vicende della città. Il convento, che si allungava sul lato destro della basilica di S. Ambrogio, venne eretto dai Benedettini nell`VIII secolo e ceduto nel Quattrocento dal cardinale Ascanio Sforza, fratello di Ludovico il Moro, ai frati Cistercensi di Chiaravalle. Il cardinale ordinò in quell`occasione al Bramante la ricostruzione del convento. Il progetto prevedeva un grande quadrato con quattro chiostri, di cui però furono realizzati solo due: il chiostro ionico (il più vicino alla basilica) edificato sotto la direzione di Cristoforo Solari fino al 1513, e il chiostro dorico, realizzato nel 1620-1630 sul modello bramantesco. Il monastero venne soppresso, come molti altri, nel 1797, in epoca napoleonica, e trasformato prima in magazzino e poi in ospedale militare. Quando divenne sede della Cattolica, padre Gemelli ne affidò il restauro a Giovanni Muzio, che vi lavorò per circa un ventennio, dal 1928 alla fine degli anni quaranta, passando anche attraverso la distruzione causata dal bombardamento dell`agosto 1943 e la successiva ricostruzione. Muzio restaurò dunque il complesso e insieme vi aggiunse nuovi edifici, distinguendo chiaramente parti preesistenti e parti nuove, alle quali riservò materiali e soluzioni contemporanee, come le superfici vetrate, testimonianza di una particolare attenzione al razionalismo. A Muzio si devono l`edificio di ingresso su largo Gemelli, con il portale di granito sormontato dalla nicchia contenente la statua di Cristo Re, opera di Giannino Castiglioni, e da un campaniletto; l`ala verso via Necchi; i collegi maschili Augustinianum e Ludovicianum e quello femminile Marianum; le aule che danno su via Lanzone; l`Istituto di Psicologia sul fianco sud; la mensa in via Necchi. Notevole è il suo restauro dei chiostri bramanteschi; dell`ex refettorio cinquecentesco trasformato in Aula Magna, dove egli volle riportare, da Brera, l`affresco parietale di Callisto Piazza (1545) ispirato alle Nozze di Cana; della biblioteca e della cappella, con le pareti modulate da alte sculture di Manzù. I lavori di ampliamento del complesso avviati negli anni ottanta hanno portato a notevoli sorprese archeologiche. Anzitutto sono venuti alla luce resti della necropoli romana (I e III secolo) che sorgeva qui, poco fuori dalla cinta muraria dell`insediamento urbano di Mediolanum; poi, il ritrovamento più importante: una vasta struttura circolare in laterizio risalente alla fine del Cinquecento o agli inizi del Seicento, che è stata identificata con la ghiacciaia del monastero cistercense, la ¿conserva de giazzo¿ di cui parlano i documenti d`epoca sforzesca. L`eccezionale struttura è oggi a vista nell`aula interrata dedicata al filosofo Gustavo Bontadini. Con gli anni, l`Università Cattolica ha accresciuto sia la proposta didattica (le facoltà ora sono 14 e gli iscritti oltre 42.000) sia la struttura (oggi le sedi sono cinque: oltre a quella centrale di S. Ambrogio, quelle di Roma, con la prestigiosa Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Brescia e di Piacenza-Cremona, cui si è aggiunta nel 2002 la sede di Campobasso).

L`Università Statale di Milano e la sua Storia

Dall`Ospedale dei Poveri voluto dagli Sforza alla grande Università Statale

L`Università degli Studi di Milano è una università moderna. Venne infatti inaugurata il 28 agosto 1924, grazie all`opera di Luigi Mangiagalli, sindaco della città e primo rettore, che l`aveva fortemente voluta vincendo le resistenze di chi preferiva lasciare Pavia come unico grande centro universitario lombardo. All`inizio le facoltà erano quattro: Giurisprudenza, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Nel 1932 si aggiunse Veterinaria e nel 1935 Agraria. Poi fu la volta, nel 1970, delle facoltà di Scienze Politiche e Farmacia e infine, nel 1999, di Scienze Motorie. Nei suoi primi anni di vita l`Università di Milano non ebbe una sede, costretta a trovare accoglienza in diversi edifici del centro cittadino, mentre si avviavano i lavori nel cantiere di quasi 200.000 metri quadrati alla periferia orientale della città, nell`area delle Cascine Doppie, che avrebbe dovuto ospitare gli istituti superiori cittadini, la futura Città Studi.

Nel 1927 il cantiere di Città Studi venne finalmente chiuso e i suoi spazi aperti all'uso universitario, soprattutto di area scientifica, ma fu solo dopo la guerra che il Comune di Milano destinò all'Università, perché vi trasferisse il rettorato e le facoltà umanistiche, uno degli edifici più famosi, più belli e importanti della città, anche se seriamente danneggiato nel corso del bombardamento dell`agosto 1943: la Ca` Granda, lo sforzesco Ospedale dei Poveri.

Il complesso era stato voluto, come modello avanzato e moderno di ricovero e luogo di cura per malati poveri, nel 1456 da Francesco Sforza e da sua moglie Bianca Maria. Il progetto, affidato al fiorentino Filarete, venne realizzato grazie a lasciti e donazioni, prime fra tutte quelle derivate da uno speciale giubileo, istituito per l'occasione, che si celebrava ogni anno dispari. Il popolo milanese prese a chiamare questa festa Festa del Perdono: da qui il nome ancora adesso portato dalla via cittadina su cui si apre la facciata dell'Università. Il Filarete impostò la realizzazione dell'edificio in due corpi (uno per gli uomini e uno per le donne), suddivisi entrambi da quattro cortili interni quadrati e separati al centro da altri due cortili uniti da una chiesa. Egli riuscì a realizzare solo l'ala destra; in seguito i lavori vennero affidati a diverse maestranze. Si giunse quindi al Seicento, quando il cantiere costruttivo proseguì sotto la direzione dell'architetto Francesco Maria Richini, al quale si devono interventi sulla facciata, il disegno del portale d`ingresso e il grande cortile interno. I lavori andarono avanti nel corso del Settecento e dell'Ottocento, fino al 1939, quando l'Ospedale fu trasferito a Niguarda e il complesso della Ca' Granda venne destinato all'Università. Ma arrivò la guerra. I danni dovuti al bombardamento del 1943 resero necessaria una massiccia opera di ricostruzione, realizzata sotto la guida dell'architetto Liliana Grassi: fu solo nel 1958 che si giunse all'insediamento del rettorato, egli uffici e delle facoltà di Giurisprudenza e di Lettere e Filosofia. Oggi, dal portale che si apre sulla lunga facciata (ben 282 metri) in via Festa del Perdono si accede al grande complesso dove coesistono l'ala quattrocentesca (con i cortili della Legnaia, della Ghiacciaia, della Spezieria e dei Bagni e soprattutto con la suggestiva Crociera, l'antica infermeria a croce greca oggi adibita a Sala di consultazione su due piani), il grande cortile secentesco e l'ala Macchio, rifatta nel 1964. In questi spazi l'Università degli Studi di Milano ha visto passare centinaia di migliaia di studenti, attraversando gli anni caldi della contestazione e aprendosi ad altri quartieri cittadini in cerca di nuovi spazi: una politica culminata nella creazione di una seconda università statale milanese, la Bicocca, nel 1998. Intanto, accanto alla sede centrale, il polo dell'Università Statale a Città Studi diventava vera e propria cittadella delle facoltà scientifiche, con istituti, aule di studio, biblioteche, laboratori didattici, musei universitari, cui si affiancano gli orti botanici, afferenti al dipartimento di Biologia, importante risorsa non solo per la didattica e la ricerca scientifica, ma anche per la valorizzazione ambientale del quartiere.

L`Università Iulm e la sua Storia

Sul finire degli anni sessanta i professori Carlo Bo e Silvio Baridon decidono di fondare una nuova università dedicata allo studio delle lingue e delle letterature. Nasce così nel 1968 l`Istituto Universitario di Lingue Moderne - IULM, con sede centrale a Milano, in un edificio di piazza Volontari, nei pressi dell`Arco della Pace, e con una sede distaccata a Feltre. A partire dalla metà degli anni settanta, prima sotto il rettorato del professor Alessandro Migliazza e poi con i suoi successori, professori Francesco Alberoni e Giovanni Puglisi, l`ateneo allarga i suoi confini passando a trattare anche i temi della comunicazione in tutti i suoi ambiti e in modo particolare della comunicazione d`impresa e delle relazioni pubbliche. In seguito a questi cambiamenti l`ateneo si compone oggi di due facoltà, la Facoltà di Lingue, letterature e culture moderne e la Facoltà di Scienze della comunicazione e dello spettacolo, la prima attivata in Italia. Questo processo di ridefinizione porta nel 1998 anche al cambio di nome in Libera Università di Lingue e Comunicazione - IULM, che meglio rappresenta l`ateneo, le sue nuove vocazioni e le sue aree di eccellenza. Sul finire degli anni ottanta si comincia a pensare a una nuova sede dell`Università, trasferimento che si concretizza nel 1993 con la realizzazione dell`edificio principale del campus universitario di via Carlo Bo. Progettato dall`ingegner Roberto Guiducci e dal figlio architetto Lorenzo Guiducci, l`edificio è stato costruito in soli due anni ed è composto da tre corpi di sei piani collegati tra loro (per una superficie totale di 17.000 mq), rivestiti in mattoni rosati e con un cortile chiuso da portici: due particolari che intendono legare questa moderna struttura alla tradizione architettonica milanese. L`edificio centrale ospita il rettorato, le segreterie, la biblioteca e si sviluppa attorno a un piacevole e spettacolare atrio costituito da un giardino d`inverno a tutta altezza e caratterizzato da un sistema di scale mobili che collega in modo rapido e funzionale i diversi piani. Notevoli sono anche gli arredi interni, interessanti per l`uso dei colori e i principi di ergonomia impiegati. Nel sotterraneo si trova l`Aula Magna di oltre cinquecento posti; negli altri due corpi dell`edificio, aule e laboratori.

Arriviamo così all`attualità, con l`ulteriore progetto di ampliamento sulle aree dismesse che circondano l'ateneo. In questo contesto si inseriscono i cinque nuovi edifici recentemente costruiti o riattati, ospitanti istituti universitari, aule e la libreria dell`Università, la residenza studentesca, la mensa e nuovi auditori. Con la realizzazione del progetto Knowledge Transfert Centre e la risistemazione degli spazi con verde, piazze e cortili, il campus va sempre più trovando una sua dimensione, che favorisce non solo lo studio e la ricerca ma anche lo sviluppo dei rapporti sociali nella comunità universitaria e che lo pone come punto d`incontro tra l`università e la città.


L`Accademia di Brera e la sua Storia
L`Accademia di Belle Arti di Brera, istituita nel 1776 da Maria Teresa d`Austria, ha sede nel Palazzo di Brera, un edificio dalla storia lunga e articolata, ricca di interventi di ampliamento e di ristrutturazione. Il palazzo deve il suo nome al termine di origine germanica braida indicante uno spiazzo erboso; su quel terreno infatti nel XII secolo l`ordine degli Umiliati inizia la costruzione di un chiesa, S. Maria in Brera, ripresa due secoli più tardi e affrescata in seguito da artisti come il Bergognone, Bernardino Luini, il Bramantino, il Foppa. Sul finire del XVI secolo l`ordine degli Umiliati viene soppresso per volontà del cardinale Borromeo e il convento passa, nel 1572, ai Gesuiti che lo gestiranno nei quasi due secoli di dominazione spagnola. Vi apportano un`opera di ristrutturazione radicale, insediandovi la scuola teologica, una biblioteca e una specola per le osservazioni astronomiche. Nasce così l`attuale palazzo, su un primo progetto di Martino Bassi, nel 1591, ripreso e ampiamente elaborato nella prima metà del Seicento da Francesco Maria Richini. Questi disegna il grande cortile circondato dal loggiato e dallo scalone a doppia rampa, una delle parti più pregevoli del Palazzo di Brera, che verrà in seguito decorato da una serie di busti e statue di uomini illustri della città e caratterizzato dalla grande statua centrale raffigurante Napoleone in veste di Marte pacificatore, modellata da Antonio Canova ai primi dell`Ottocento. Negli anni seguenti apportano un loro contributo Gian Domenico Richini, figlio di Francesco, il Quadrio e il Rossone. Agli inizi del Settecento la città di Milano passa sotto il controllo della dinastia austriaca degli Asburgo e, specie in concomitanza con il periodo di Maria Teresa nella seconda metà del secolo, si caratterizza per una forte ripresa in tutti i settori: dall`economia al funzionamento dell`apparato statale, dalle arti alla cultura, dal sistema scolastico allo sviluppo scientifico. Nel 1773, anche la Compagnia di Gesù viene soppressa e il Palazzo di Brera, non ancora completato, passa sotto la gestione imperiale. Maria Teresa d`Austria vi mantiene le istituzioni fondate dai Gesuiti, aggiungendovi l`Orto Botanico, l`Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e infine, nel 1776, l`Accademia di Belle Arti, con l`intento di sottrarre l`insegnamento artistico a privati e artigiani conferendogli invece dignità pubblica. Il completamento dell`edificio viene affidato al Piermarini che progetta anche il nuovo solenneportale d`ingresso. Per lo svolgimento dell`insegnamento la scuola deve essere dotata di raccolte di opere d`arte che siano modelli per lo studio e il lavoro degli studenti: inizia così una raccolta che diventerà in seguito, soprattutto grazie all`impulso del segretario dell`Accademia Giuseppe Bossi, il primo nucleo della Pinacoteca, poi ingrandita e arricchita da Andrea Appiani. La Pinacoteca vede un`importante crescita, in particolare quando Milano diventa, con Napoleone, capitale del Regno Italico. In questo periodo numerose opere importanti giungono a Brera e si impone quindi un problema di spazi, risolto con la divisione in due piani della chiesa di S. Maria in Brera, nella cui parte superiore vengono ospitate le collezioni artistiche, mentre nella parte inferiore restano gli spazi dell`Accademia. Nel 1805 iniziano le esposizioni annuali, che saranno una delle maggiori manifestazioni d`arte contemporanea in Italia nel corso dell`Ottocento. In quel periodo, anche gli architetti si formano a Brera: solo con la riforma scolastica di Gentile nel 1923, l`insegnamento di Architettura viene scorporato dall`Accademia e trasferito al Politecnico.

La Pinacoteca vive un periodo di profonda crisi dopo il crollo del regime napoleonico, durante il quale viene praticamente chiusa al pubblico e perde molti dei suoi quadri; solo con l`arrivo di Vittorio Emanuele II le cose cambiano ed è sul finire dell`Ottocento che la Pinacoteca ricomincia le sue esposizioni. A inizio Novecento, una forte spinta di rinnovamento nell`insegnamento artistico viene dall`ingresso di docenti come Carrà, Funi, Manzù; negli anni quaranta sono allievi di Brera personaggi quali Dario Fo, il futuro regista cinematografico Damiano Damiani, il futuro priore di Barbiana Lorenzo Milani, mentre tutto il quartiere di Brera si apre alle ricerche di artisti come Treccani, Cassinari, De Grada.


Il Conservatorio e la sua Storia
Il Conservatorio di Milano, la cui fondazione risale al 1808 durante il Regno d`Italia creato da Napoleone, ha sempre occupato in quasi due secoli di storia l`ex-Collegiata di Santa Maria della Passione. L`edificio presenta una pianta rettangolare e inizialmente possedeva un solo chiostro, cinquecentesco, al quale venne aggiunto un secondo chiostro il cui completamento avvenne nel 1608. L`edificio non subì modifiche sostanziali durante i mutamenti di utilizzo, né quando l`ordine dei Lateranensi che lo abitava fu soppresso nel 1782 per ordine dell`Imperatore Giuseppe II e la Collegiata venne secolarizzata, né quando nel 1799 divenne un ospedale per le truppe e poi magazzino militare. Fra il 1808 e il 1850 il Conservatorio adottò una struttura mista, nella quale agli ospiti del convitto interno si affiancavano gli allievi esterni. Gli alloggi, i refettori e le camerate del convitto erano situati nel primo chiostro, quello interno, mentre nel secondo vi erano le aule e la biblioteca. A partire dal 1850 il convitto venne progressivamente abolito e gli spazi furono ridefiniti. Nel 1861, con l`Unità d`Italia, presero avvio grandi trasformazioni che si manifestarono in particolare con l`introduzione in piena autonomia di nuovi programmi e di nuovi ordinamenti e con il rafforzamento delle attività collettive, quali l`orchestra e il coro. Negli stessi anni docenti e allievi (tra cui Arrigo Boito) parteciparono da protagonisti alla cosiddetta Scapigliatura milanese. Il Conservatorio divenne anche, dal 1864, la sede dei primi esperimenti della Società del Quartetto e si intensificò il rapporto con la Scala e si costituirono e rafforzarono una serie di legami con il tessuto di una città ricca di teatri e di sale da concerto, sede di grandi editori musicali, quali Ricordi e Sonzogno. Sono anche gli anni in cui sono allievi del Conservatorio Boito, Catalani, Puccini e Mascagni e vi insegna Ponchielli. Nel 1908 venne rinnovata la precedente unica sala di concerto e gliene venne affiancata una nuova e più ampia, la Sala Grande, ottenuta con la copertura del chiostro cinquecentesco. Questa sala fu distrutta dal bombardamento del 16 agosto 1943, che incendiò e distrusse tutto il lato sud dell`edificio, ivi compresa la Sala Piccola. Rimase intatto, invece, il chiostro secentesco. La ricostruzione avvenne secondo scelte innovative, soprattutto riguardo alla Sala Grande (oggi Verdi), ridisegnata dall`architetto Reggiori con un progetto che ancora oggi desta interesse e ammirazione. Nell`edificio ricostruito ebbero sede l`Orchestra e il Coro della RAI di Milano, fino al loro scioglimento nella prima metà degli anni novanta. A partire dagli anni sessanta si dovette fare i conti, in una situazione di carenza di spazi, con un fortissimo incremento del numero degli allievi e dei professori. Il Conservatorio cominciò allora a rinnovare i piani di studio e i programmi attraverso la cosiddetta sperimentazione e creando una serie di attività che mettevano gli studenti in contatto con il mondo della professione musicale. Si arriva così, il 4 ottobre 2003, alla convalida ministeriale dei nuovi diplomi accademici di primo livello (equiparati alla laurea) al termine di corsi triennali, nonché all`avvio, il 7 gennaio 2004, dei corsi specialistici biennali per il diploma accademico di secondo livello (equiparato alla laurea specialistica). L`attività didattica si avvale di strutture artistiche, quali il Coro di voci bianche del Conservatorio e del Teatro alla Scala, l`Orchestra Filarmonica, molteplici formazioni cameristiche, gruppi per la musica antica, per la musica contemporanea e per il jazz e così via. È operante anche un Laboratorio per l`informatica musicale. Il Conservatorio, infine, possiede una straordinaria Biblioteca musicale, istituita nel 1809 e oggi ricca di 500.000 volumi, tra cui fondi di manoscritti e di edizioni antiche, nonché un Museo di strumenti, fondato nel 1898, che ospita alcuni preziosi esemplari.





 

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