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Loreto, situata su una collina marchigiana, è universalmente
nota come la città della Santa Casa, la dimora di Maria
trasportata miracolosamente nel XIII secolo dalla Palestina.
Meta di pellegrinaggio, custodisce tesori come la Basilica della
Santa Casa.
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Il colle su
cui sorge Loreto ha avuto insediamenti fin dall’età neolitica, ma la
formazione di un primo nucleo abitato stabilmente risale solo alla fine del
Duecento ed è contemporaneo alla nascita della devozione lauretana,
legata alla prodigiosa traslazione in Italia della Santa Casa di Nazareth.
La tradizione narra, infatti,, che nel 1291, dopo l’invasione musulmana
della Palestina, la casa dove aveva vissuto la Sacra Famiglia era stata
portata in volo dagli angeli sulle coste della Dalmazia.
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Dopo poco più di tre anni, il santo edificio era stato miracolosamente
rimosso dal suo luogo originario e trasportato di qua dal mare per essere
posato presso Recanati, nel mezzo di un boschetto di lauri. Essendo
il luogo infestato dai ladri, la casetta si era spostata poco lontano, in un
podere dove però era divenuta motivo di discordia tra i proprietari che
speravano di trarne vantaggi economici. La Santa Casa, allora, si era
collocata definitivamente nel punto in cui si trova tuttora.
La fama del prodigio e la diffusione della venerazione per la miracolosa
costruzione fecero accorrere ben presto pellegrini e forestieri, molti dei
quali si stabilirono nelle vicinanze formando un nucleo abitato divenuto
ancora più consistente quando, a metà del Quattrocento, si iniziò a
costruire il santuario. Esempi delle prime, modeste dimore degli antichi
abitanti di Loreto sono tuttora visibili, arroccate lungo i pendii del
colle. Il venerato edificio venne dapprima protetto con un porticato e poi
racchiuso dentro una semplice chiesetta a pianta rettangolare.
L’erezione della maestosa Basilica attuale iniziò nel 1468 per iniziativa
del vescovo Nicola d’Aste, ma in seguito ne assunse la direzione papa
Paolo II che modificò e ampliò il progetto iniziate. Non è
documentato il nome del primo architetto; tuttavia gli innumerevoli studi a
riguardo si soffermano generalmente sui nomi di Giorgio da Sebenico e
Giuliano da Maiano. Numerosi documenti attestano, invece, lo
svolgersi dei lavori e confermano la presenza, nel 1483, di Giuliano da
Maiano, cui si deve parte dell’abside e un inizio di fortificazione della
chiesa a protezione delle scorrerie dei pirati.
Nel 1487 questo compito fu ripreso da Baccio Pontelli, il cui progetto venne
materialmente eseguito dall'ascolano Pietro Amoroso; quest'ultimo
iniziò pure la costruzione di una cuspide terminale alla quale Giuliano
da Sangallo, chiamato nel 1498, sostituì la cupola di ispirazione
brunelleschiana. Il peso della grande mole causò cedimenti nelle strutture
murarie e ciò comportò lavori di rinforzo diretti prima da Francesco di
Giorgio Martini, poi dal Bramante e da Andrea Sansovino.
Ma l'intervento più significativo fu quello di Antonio da Sangallo il
Giovane, nipote di Giuliano e allievo del Bramante il quale intorno agli
anni 1531 -1535 fortificò i pilastri e modificò le linee ancora
essenzialmente gotiche dell’edificio, conferendogli una struttura pienamente
rinascimentale.
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