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Storia di Carfizzi
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Le prime attestazioni storiche di
Carfizzi risalgono agli inizi del 1500,
essendo un paese di origine arbëreshe, risale alla fine del ‘400, quando i
soldati di
Skanderbeg arrivarono in Italia in seguito all’invasione turca.
Il paese sorse dapprima nei feudi di Santa Venera e Krisma, in seguito
abbiamo notizia dei feudi di Trivio e Carfide. In questi luoghi la gente
viveva in piccoli pagliai. |
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In
seguito avremo la denominazione di un solo feudo ovvero quello di Carfidi, che passò, dal Cinquecento, prima ai Morano,
poi ai De Filippis, ai Pisciotta, ai Caracciolo, ai Moccia, ai
Crispano e
infine ai Malena dal 1768, che lo mantennero fino all’eversione della
feudalità. Con l’istituzione dei comuni, Carfizzi fece parte del comune di
San Nicola, fino al 1905, anno in cui divenne comune autonomo.
Erano presenti tre chiese dislocate sul territorio, quella di
Santa
Veneranda, Sant’Antonio e quella della Concezione (al momento esistono solo
le prime due, la terza, si racconta che fosse situata nell’attuale
canonica). Le prime attestazioni sulla chiesa di Santa Venera ci vengono
fornite dal vescovo di Umbriatico Alessandro Filaretto Lucullo, nel 1598, in
una relazione, grazie alla quale sappiamo che nella chiesa si praticava il
rito greco, che la popolazione usava spostarsi spesso, che abitavano il
territorio circa 400 persone e che erano Albanesi.
La chiesa parrocchiale di S. Venere rimase sotto la cura di preti greci per
tutta la prima metà del Seicento. Si passò dal rito greco a quello latino
durante il vescovato di Vitaliano Marescano (1661- 1667).
All’inizio del Settecento in "Terra Carfitium" le tre chiese, sia la
parrocchiale di S. Veneranda, nella quale si conserva il SS.mo Sacramento e
vi è la fonte battesimale ed il sacrario, sia le due chiesette dedicate a S.
Antonio da Padova ed alla SS. Concezione, sono elegantemente ornate.
All’aumento della popolazione, che in pochi anni passa dai 19 fuochi della
fine del Seicento agli 80 del Settecento, fa riscontro quello dei sacerdoti,
che da due salgono a cinque; essi tuttavia, come anche la popolazione,
vivono in condizione di grande povertà.
Nonostante la popolazione
avesse già da molti anni formalmente abbandonato il rito greco, tuttavia
persiste l'attaccamento alle antiche reliquie; soprattutto alle icone.
Di tale religiosità popolare ne è testimonianza un fatto accaduto al giovane
duca di Verzino, Nicolò Cortese, il quale tentò di asportare dal paese
un immagine sacra, suscitando una sommossa popolare. Rifugiatosi nella casa
della famiglia Basta, il duca dovette ben presto cedere in quanto gli
abitanti la circondarono con fascine, minacciando di darla alle fiamme. La
protesta cessò quando il duca uscì, consegnando l'icona.
L'emigrazione verso la Germania: il paese
conta al momento 1500 abitanti, ma quasi la metà di essi risiedono
all’esterno o al nord. Anche Carfizzi, come tanti paesi calabresi ha
conosciuto, il secolo scorso, il grande dramma dell’emigrazione,
prima verso l’America, agli inizi del’900, poi in Germania, verso gli anni
’60 del ‘900; a Ludwigshfen, città industriale della Germania, vive
oltre la metà degli emigrati di Carfizzi, orami giunta alla terza
generazione. Infine, l’emigrazione più recente è quella relativa all’Italia
del Nord per motivi di studio o lavoro.
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