Abbazia Monte Olivetano

Abbazia Monte Olivetano

Nel mezzo del paesaggio aspro e tormentato delle "Crete Senesi", a una decina di chilometri da Asciano, sorge il complesso dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, luogo di origine di una congregazione benedettina, che da esso ha preso il nome di "olivetana". Ospita uno dei monumenti di maggiore interesse ambientale, architettonico, artistico e culturale della provincia di Siena.

Abbazia Monte Olivetano - AscianoLa storia di Monte Oliveto inizia con un episodio di carattere precipuamente religioso: la ricerca di un eremitaggio da parte di tre membri di nobili famiglie senesi, Giovanni Tolomei (che prenderà il nome di Bernardo), Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, che qui fondarono una comunità che aderì in seguito alla regola benedettina (1313). Oggi essa è la casa madre della Congregazione benedettina olivetana, come indica la sua denominazione. Nel 1319 la costituzione del cenobio fu approvata dal vescovo di Arezzo. L’anno seguente si cominciò a costruire il monastero, che appare oggi come una grande mole di laterizio in singolare contrasto cromatico col verde Cupo dei cipressi ai limiti delle tonalità ocra o verde pallido grigio delle "crete". Il complesso abbaziale è preceduto da un saldo torrione quadrangolare merlato, che ne evidenzia il carattere di monastero forticato. In un'edicola dell’arco di accesso si conservano due opere robbiane: una raffigurante la Madonna col Bambino e angeli; l'altra San Benedetto in trono, risalenti al XVI secolo. Nel vasto cipresseto che circonda il complesso abbaziale si trovano varie cappelle settecentesche dedicate ai fondatori dell'Ordine e a vari Santi, insieme con una grande peschiera costruita dall’architetto senese Giovan Battista Pelori (l533). La chiesa presenta esternamente i caratteri tardogotici, tipici dell'epoca della sua costruzione (1399-l417), e opera dell'abate generale Ippolito da Milano.

La facciata è a semplici spioventi, con fregio e resega che decora il coronamento, proseguendo anche nei fianchi dove s’appoggiano i contrafforti. Al centro si apre un grande oculo, decorato da una… cornice in cotto. L’interno, bianco di calce, percorso dalla luce dorata che filtra dalle finestre, venne ristrutturato nel 1772 da Giovanni Antinori. La navata della chiesa possiede il coro per i monaci in forme goticheggianti, intagliato da fra Giovanni da Verona e decorato a intarsi (negli specchi) con figure geometriche, vedute architettoniche, animali e oggetti, un esempio di grande fantasia ornamentale e di rara abilità tecnica (1503-1505). Il badalone al centro dell'ambiente è opera di fra Raffaele da Brescia (1520).

Nella cripta è dipinto un affresco di Bantolomeo Neroni detto "il Riccio", rappresentante l’Adorazione dei Magi'. Dietro l'altar maggiore è posta una grande pala d’altare con la Natività della Madonna, di Jacopo Ligozzi, gremita di attenti particolari di costume (1598). Nella Cappella del Sacramento, alla sinistra del transetto, è collocato un Crocifisso ligneo tardo duecentesco.

Il complesso abbaziale è universalmente noto per conservare nel Chiostro Grande gli affreschi con Episodi della vita di San Benedetto, illustrati, secondo la narrazione presente nei Dialoghi di San Gregorio Magno, da Luca Signorelli (l497—98) e Giovanni Antonio Bazzi detto "il Sodoma" (dal 1505). Signorelli affida la rappresentazione alle figure costruite dinamicamente; il Sodoma riempie le composizioni di ricchi e talvolta curiosi particolari e di paesaggi ampi e luminosi. L'esecuzione non segue la successione cronologica degli avvenimenti: gli episodi più antichi della vita del Santo sono opera del Sodoma (che in questa fase dipinse 19 lunette): dalla Partenza di San Benedetto per Roma alla Missione di donne tentatrici al Monastero; segue l’unico affresco del "Riccio" con l'Invio di Mauro in Francia e Placido in Sicilia (1536), mentre le lunette affrescate dal Signorelli (8 più un frammento) vanno dalla Punizione di Fiorenzo al Riconoscimento di Totila. Il Sodoma riprese la narrazione della Predizione della distruzione di Montecassino al Miracolo dello scioglimento del contadino. Un nucleo di pitture, questo, che risulta il più cospicuo della provincia di Siena, e che è considerato l’espressione più completa della capacità artistica dei due autori. Il Sodoma affrescò quindi, nello stesso ambiente, sulle pareti del passaggio alla chiesa un Cristo portacroce, dall'effetto commosso, dipinto sotto l’influsso dell’arte settentrionale italiana, e segnatamente di Andrea Solario.

Altri due chiostri si trovano nel complesso monastico: il Chiostro di Mezzo, con pianta quadrata e pilastri poligonali, e quello Piccolo, con pianta rettangolare e portico su pilastrini ottagonali. Il Refettorio è decorato da affreschi secenteschi di fra Paolo Novelli (1670), mentre altre pitture murali ornano i restanti ambienti dell’abbazia, come la Biblioteca, preceduta da un vestibolo dipinto da Antonio Müller, con Personaggi e fatti della Congregazione olivetana. Qui è collocato un candelabro pasquale dovuto a fra Giovanni da Verona, del cui intaglio è ornata anche la porta d'accesso alla Biblioteca (1515). L’ambiente di quest’ultima, di tipo basilicale, costituito da tre navate su colonne corinzie, è un ulteriore lavoro dello stesso autore (1518). Essa contiene teche con corali miniati, mentre la libreria dei monastero è ricca di incunaboli, manoscritti e opuscoli. Per una scala a due rampe si accede alla farmacia, che ospita un notevole patrimonio di vasi antichi in ceramica. Altri ambienti dell'abbazia, riccamente decorati, sono la Sala Capitolare e l’Aula di Giustizia, dove si trova un affresco con Cristo e l’adultera, opera del Riccio (1540) ll monastero è dotato di un laboratorio adibito al restauro di manoscritti e pergamene.

 

 

 


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