La storia della città di Bellinzona inizia con la
scoperta di alcuni scavi archeologici negli anni '80, che
dimostrano la presenza di un villaggio neolitico risalente
al VI millennio a.C. La zona, situata all'ingresso delle
valli che conducono ai principali valichi alpini, è stata
sempre interessante per le diverse popolazioni che si sono
susseguite: neolitici, Cultura di Canegrate, Cultura di
Golasecca, Romani, tra gli altri. Durante gli scavi condotti
nel 1967 furono trovate le rovine della cinta muraria
costruita dai Romani e l'origine di Castrum Bilitio del IV
secolo. Nel medioevo, Bilitio è citata in documenti storici
come Gregorio di Tours, ma il primo riferimento ai Campi
Canini, vicini a Bellinzona, è datato al 355 d.C. e sono
stati teatro di molte battaglie documentate. Gli scavi
archeologici hanno permesso di migliorare la conoscenza
delle culture pre-romane che hanno abitato la zona, come
dimostrano la necropoli di Giubiasco e la necropoli romana
di Carasso dove è stato rinvenuto un anello digitale in
bronzo con il monogramma cristiano, una delle più antiche
testimonianze del cristianesimo nel Cantone Ticino dal IV
secolo d.C.
La zona presso l'ingresso delle valli alpine che conducono ai
passi alpini di Lucomagno, San Bernardino, San Jorio, Greina e
San Gottardo, ha sempre attirato interessi militari e strategici
da tempi antichi, dai popoli neolitici alla Cultura di Canegrate,
Cultura di Golasecca, Leponzi e Insubri, e ai Romani. Durante
gli scavi nel 1967, sono state trovate le rovine della vecchia
cinta muraria costruita dai Romani, originale del Castrum
Bilitio risalente al IV secolo. Non esistono fonti storiche
sulle popolazioni celtiche e pre-romane presenti in zona, ma le
necropoli scoperte hanno permesso di conoscere meglio le civiltà
pre-romane che hanno abitato l'area. La prima necropoli scoperta
all'inizio del XX secolo rappresenta una sorta di tesoro per
l'archeologia e la storia di Bellinzona e della regione. Nel
1969, durante uno scavo è stato trovato un anello digitale in
bronzo con il monogramma cristiano, testimonianza dei primi
cristiani a Bellinzona e nella regione almeno dal IV secolo d.C.
La prima citazione di Bilitio in fonti storiche risale al
medioevo con il commento di Gregorio di Tours, ma i Campi
Canini, vicino a Bellinzona, sono citati sin dall'epoca romana
come teatro di molte battaglie documentate dal 355 d.C. e
corrispondenti alla prima cinta muraria romana trovata sulla
rocca della città. Nel 355 d.C. l'Imperatore Costanzo II
condusse personalmente una spedizione militare ai confini della
Rezia contro i Lentiensi, come documentato dallo storico romano
Ammiano Marcellino.
Età medievale
La storia e le origini di Bellinzona sono spesso associate
con i luoghi di culto. La prima Pieve di Bellinzona
probabilmente si trovava all'interno della Corte di Castelgrande,
dove sono stati rinvenuti i resti di un cimitero medievale
durante gli scavi del 1967. La prima menzione di un luogo di
culto a Bellinzona, intitolato a san Pietro, risale al 1168,
anche se la presenza cristiana a Bellinzona è attestata già dal
IV secolo d.C. Tracce di un incendio sulle antiche mura,
risalente all'VIII/IX secolo, sono state rinvenute durante gli
scavi, coincidenti con il periodo in cui i franchi spodestarono
i longobardi. Nel periodo del Contado comasco, tra il 1002 e il
1004, i sovrani germanici cedettero il territorio di Bellinzona
al vescovo di Como. Nel 1176, Federico I Barbarossa passò
attraverso il Passo del Lucomagno, seguito da una sconfitta
contro la Lega Lombarda a Legnano nel 1176. Nel XIV secolo
Bellinzona entrò stabilmente nell'orbita milanese e viscontea.
Nel 1340, l'esercito milanese conquistò la fortezza. Durante il
XIV e XV secolo, sotto il dominio comasco dei Rusca e visconteo,
furono costruiti i tre castelli iconici della città e le cinte
murarie. Palazzi, cinte murarie, abitazioni e tombe continuano
ad essere ritrovati in alcune zone archeologicamente importanti,
come il quartiere di Giubiasco, confermando la posizione
strategica e commerciale della regione durante il tardo
medioevo.
Durante i tumultuosi tempi, i montanari svizzeri tentarono
diverse volte di prendere il potere a Bellinzona e di
controllare le vie di transito nei passi alpini. Riuscirono a
farlo nel 1419, acquistando i castelli di Bellinzona dai Signori
De Sacco, che li possedevano dal 1403. Filippo Maria Visconti,
minacciato dall'espansione, inviò Francesco Bussone Conte di
Carmagnola alla guida di un esercito di 16.000 soldati per
riconquistare Bellinzona e le valli circostanti di Riviera,
Leventina e Blenio. La battaglia di Arbedo (30 giugno 1422)
causò la sconfitta definitiva degli svizzeri e la riconquista di
Bellinzona da parte del Ducato di Milano.
Non fu l'ultimo scontro tra il Ducato e la Confederazione, che
tornarono a fronteggiarsi nel 1449 nella battaglia di Castione,
in cui gli svizzeri furono costretti a ripiegare. Anche
l'assedio di Bellinzona nel 1478, che durò 2 settimane con
saccheggi e devastazioni, causò la ritirata dell'esercito
svizzero oltre il Gottardo. Ma durante l'inverno freddo del
1478, un piccolo contingente svizzero colpì l'esercito ducale
con sassi e tronchi dall'alto, causando la sconfitta nella
battaglia dei sassi grossi di Giornico. Il Ducato allora decise
di rafforzare le difese di Bellinzona con la costruzione del
Castello di Sasso Corbaro e una nuova cinta muraria che lo
collegava ai Castelli di Montebello e Castelgrande. Il famoso
ponte della Torretta, inaugurato nel 1489 da Ludovico il Moro,
fu costruito per impedire l'aggiramento del borgo fortificato.
Età
moderna
Bellinzona fu menzionata da Leonardo da Vinci nel suo Codice
Atlantico, in cui descrive la strada del San Jorio, lasciando il
sospetto che possa essere stata percorsa da lui. Nel Codice
Windsor, Leonardo rappresentò anche la prima iconografia della "buzza
di Biasca", una catastrofe del 1515 con 600 morti causata dalla
frana del Crenone e dalla conseguente rottura di una diga.
Nel 1499, a seguito della conquista francese della Lombardia,
Bellinzona fu occupata dai francesi ma poi ribellatasi e
protetta dagli svizzeri. Nel 1503, il re di Francia riconobbe ai
tre cantoni primitivi svizzeri il possesso di Bellinzona e
divenne la testa di ponte militare per la Confederazione in
Lombardia. I Confederati consolidarono la presenza con la
costruzione di fortificazioni e Bellinzona divenne un importante
centro strategico e commerciale. Nel XVIII secolo, Bellinzona fu
incorporata nel Canton Ticino.
I Confederati, probabilmente per rafforzare la loro presenza
nel nuovo territorio a sud delle Alpi, consolidare il controllo
economico e facilitare gli scambi commerciali con i potenti
Stati del nord Italia, hanno attivato una Zecca a Città. Questa
zecca è stata operativa dal 1503, anno in cui la Francia ha
riconosciuto il dominio bellinzonese dei tre Cantoni originari,
fino al 1529 e ha coniato monete per conto di Uri, Svitto e
Untervaldo. Le monete erano ispirate a quelle utilizzate nel
Ducato di Milano, poiché erano principalmente utilizzate per gli
scambi con lo stesso Ducato e con la Repubblica di Venezia. I
pezzi più noti sono il Bissolo, che veniva anche utilizzato
nella regione, e il Grosso, un pezzo unico che faceva parte
degli esemplari rari utilizzati anche a nord delle Alpi e
acquistato nel 2018 dal Cantone.
La città è rimasta sotto il controllo come baliaggio (una sorta
di colonia) fino alla fine del 1700, quando l'intervento di
Napoleone e una serie di cambiamenti interni hanno portato nel
1798 alla nascita del Cantone di Bellinzona, che comprendeva
tutto il Bellinzonese e le Tre Valli, all'interno della
Repubblica elvetica. Successivamente, nel 1803 il nuovo cantone
è stato unito con il Cantone di Lugano per formare il Cantone
Ticino attuale, di cui Bellinzona divenne la capitale. Dopo il
1815 tale ruolo fu anche attribuito a turno a Locarno e Lugano.
Solo nel 1878, non senza controversie, Bellinzona divenne
definitivamente sede del governo cantonale ticinese.
Bellinzona nel XIX
secolo
Nell'Ottocento il Ticino era un'isola repubblicana e
democratica che si incuneava nella Lombardia sotto dominio
austriaco e i rapporti diplomatici non erano buoni a causa della
presenza di dissidenti anti-austriaci. La tensione aumentò
quando il Ticino espulse 22 frati cappuccini accusati di
spionaggio e gli austriaci risposero rimpatriando 6'000 ticinesi
emigrati in Lombardia e imponendo un blocco commerciale. La
Confederazione decise di investire in opere pubbliche e
fortificazioni militari per far fronte a questa difficile
situazione, prendendo forma così la linea di difesa dei "Fortini
della fame". Con l'arrivo della ferrovia nel Ticino ebbe inizio
lo sviluppo industriale. La ferrovia del Gottardo fu aperta nel
1882 e la prima tratta ferroviaria arrivò a Bellinzona nel 1874.
Le Officine, un centro specializzato nella manutenzione di carri
e locomotive ferroviarie, rappresentano il simbolo del nuovo
profilo industriale di Bellinzona. La ferrovia e le strade
diventarono le colonne di una nuova economia e trasformarono
Bellinzona in un importante porta meridionale delle Alpi
occidentali.
Dal
'900 ai giorni nostri
Durante la prima guerra mondiale, la Svizzera, pur dichiarandosi neutrale,
mobilitò l'esercito per prepararsi a un peggioramento della situazione. In
questo contesto, Bellinzona rappresentò un importante punto di forza militare
per contrastare eventuali invasioni provenienti dal Regno d'Italia. Durante la
seconda guerra mondiale, i proclami propagandistici di Mussolini e del fascismo
sull'annessione di alcuni territori alpini, e il piano di conquista della VI
armata del Po, hanno causato preoccupazione per un eventuale tentativo
d'invasione. Nel 1939 sono quindi iniziati gli studi per la creazione di una
linea di difesa chiamata "copertura LONA". La linea, costituita da
fortificazioni e uno sbarramento anticarro tra Bellinzona e Biasca, è stata
costruita a Riviera.
Oggi Bellinzona è un importante centro storico con architettura difensiva, con
castelli, mura e merli restaurati e integrati nella città vecchia. Negli ultimi
decenni, la città ha ampliato il suo territorio urbano abbracciando l'area
circostante. Nel 2012, 17 comuni del Bellinzonese e Claro hanno chiesto di
unirsi, e nel 2015, 13 di questi comuni hanno votato positivamente per la
fusione. Il Consiglio di Stato ha approvato la fusione e il Tribunale Federale
ha respinto il ricorso dei cittadini. La votazione per formare il nuovo comune e
il consiglio comunale è avvenuta nel 2017, creando una città con 42.084
abitanti, diventando la dodicesima città più popolosa della Svizzera.