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Dublino fu fondata dai Vichinghi che nel IX secolo si insediarono lungo il fiume Liffey. Nel 1169 arrivarono gli anglo-normanni e nel 1171 Enrico II assunse il potere per conto della corona inglese.
L'influenza inglese ha modellato la città che conserva una impronta georgiana. Dopo l'Atto d'Unione con il trasferimento del parlamento irlandese a Westminster, cominciò la decadenza della città. La povertà si diffuse a macchia d'olio anche per la tremenda carestia del 1845 (la carestia di patate). L'inizio del 900 vide nascere il movimento nazionalista con l'indipendenza che fu conquistata nel 1916. Nel 1922 Dublino divenne la capitale del nuovo stato irlandese.
Sigmund Freud, che nei labirinti della psiche umana si muoveva come un pesce nell’acqua, dopo una visita professionale a Dublino scrisse:
“Gli irlandesi sono l’unico popolo che non può essere psicanalizzato. Sono troppo inclini alla fantasia”. Fantasiosi e geniali. Basta pensare al dublinese
Mister Guinness, che non si limitò ad inventare la densa e scura birra nazionale ma ideò anche l’ancor più famoso
Guinness dei Primati, 80 milioni di copie vendute in più di 70 paesi, il più grande successo editoriale della storia
(forse ora superato da Harry Potter).
Città di bevitori, patrioti e scrittori. I primi sono rappresentati dalla miriade di pub che offrono combinazioni inesauribili di itinerari turistico-alcolici. I secondi, fusi nell’immagine del leader dell’indipendentismo,
Michael Collins, animano l’irriducibile
anti-inglesismo irlandese, così viscerale che nell’Eire, fino al 1972, il football (che è invenzione britannica) era considerato fuorilegge e che nel tempio dello sport di Dublino, lo stadio di Croke Park, football e rugby sono ancora oggi banditi e continua a dettare legge la GAA (Gaelic Athletic Association), intransigente custode di giochi praticati solo qui, il calcio gaelico e l’hurling.
Gli scrittori dublinesi, infine, che hanno un ruolo assai rilevante nella letteratura anglosassone, fanno capolino ovunque nelle vie della città, immortalati in statue e targhe:
James Joyce, Oscar Wilde, Swift, Shaw, perfino
Bram Stoker, che neanche Freud riusciva a capire come avesse fatto a immaginare, qui, gli scenari gotici in cui aveva ambientato le gesta terrorizzanti della sua unica creazione letteraria, Dracula il Vampiro. Questione di fantasia, appunto, mai avulsa, però, da un’ironia, talvolta illeggibile di primo acchito, e da costanti riferimenti antibritannici. Un esempio, tanto per citare il più esplicito:
“Per giocare a golf non è necessario essere stupidi…Però aiuta”, scriveva G.B. Shaw a proposito di uno sport che gli inglesi non avevano inventato ma avevano fatto proprio.
Eppure, dopo l’indipendenza conquistata versando molto sangue e dopo le varie guerre civili che ne sono seguite, frutto di un movimento indipendentista diviso in molte correnti incompatibili tra loro, Dublino si presentava come una capitale depressa, povera e grigia come una città dell’Est
Europa fino a non tanto tempo fa. Ma neanche
Praga o
Budapest, che comunque un barlume di vivacità l’hanno sempre conservato.
Bucarest, piuttosto, o
Sofia. E, curiosamente, è rifiorita dopo la caduta del Muro, neanche centrasse con quella storia, come neanche è riuscito a Bucarest e Sofia.
Comincia alla fine degli anni Ottanta la rinascita di Dublino, con un inaspettato boom economico che l’ha fatta battezzare Tigre Gaelica. Una zampata che l’ha fatta tornare bella, invitante, teatro di una “movida” che ha il suo epicentro in
Temple
Bar, vecchio quartiere affacciato sul Liffey, il fiume che attraversa la città. Un lifting architettonico effettuato in tempi record, un benessere improvviso che ha trasformato la triste Grafton Street in una mecca dello shopping griffato. Inversione di tendenza dei flussi migratori. Ritorno degli emigrati che in America hanno fatto strada, prodighi di investimenti.
Ci sono star hollywoodiane (Julia Roberts, Sharon Stone, Johnny Depp) che hanno dichiarato di voler trasferire la residenza a Dublino. Certo, la legge irlandese che esenta gli artisti dagli obblighi fiscali aiuta come la stupidità nel golf secondo Shaw.
Però se fosse un posto triste come fino a solo una quindicina d’anni fa se ne terrebbero comunque alla larga. Invece oggi Dublino è la capitale d’Europa che ha l’età media più bassa e la movida impazza. E dello struggente “Sunday, bloody Sunday” degli U2 non rimane che un’eco.
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