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Balbuzie

La balbuzie è un disturbo del linguaggio di origine prettamente psicologica. I soggetti che soffrono di balbuzie, parlano in modo esitante. ripetendo le parole o parti di esse o prolungando le sillabe. Da ciò dipende una situazione, per la persona affetta e per gli ascoltatori, di forte disagio. Il disagio fa aggravare il problema. Lo specialista delle balbuzie è il logopedista.

Abitualmente la balbuzie viene considerata un disordine del linguaggio, ma è in realtà una condizione estremamente complessa, che non si limita alla ripetizione dei suoni, al prolungamento delle sillabe e ad altre "disfluenze". La balbuzie interessa la persona nel suo insieme e potremmo definirla un insieme di disordini del linguaggio, della comunicazione e del comportamento.

La balbuzie è spesso descritta come una sorta di iceberg, del quale il disordine del linguaggio non è che la punta.

La massa dell'iceberg si trova sotto la superficie e rappresenta i disordini della comunicazione e del comportamento. Accanto alle "disfluenze" del linguaggio, sono presenti una serie di modelli comunicativi e di comportamenti anomali, che attirano inevitabilmente l'attenzione dei non balbuzienti:

  • I balbuzienti tendono a non guardare negli occhi i loro interlocutori. Probabilmente il loro atteggiamento è dettato dal desiderio di non vedere la reazione dell'interlocutore alla loro balbuzie.

  • Spesso i balbuzienti hanno una respirazione irregolare e tendono a parlare con poca aria nei polmoni o addirittura senza. Alcuni balbuzienti tendono persino a parlare durante la fase di inspirazione.

  • Alcuni balbuzienti evitano o cercano di evitare la balbuzie ricorrendo alla sostituzione dei vocaboli: se sentono che un particolare vocabolo provocherà la balbuzie, lo sostituiranno con un altro vocabolo dal significato simile. Alcuni balbuzienti sono così abili nell'utilizzo di questa tecnica che nessuno, talvolta neppure il coniuge, è a conoscenza del loro problema.

  • Spesso i balbuzienti ricorrono ad espressioni ridondanti del tipo "come sai", "vediamo", etc. Hanno l'impressione che queste espressioni possano aprire loro la strada verso la parola tanto temuta.

  • I balbuzienti tendono a reagire allo stress contraendo i muscoli delle loro corde vocali e ciò spiega probabilmente perché la balbuzie spesso peggiora in condizioni di stress.

  • Molti balbuzienti evitano di balbettare evitando di parlare.
     

Oltre a questi modelli comunicativi e comportamentali anomali, molti balbuzienti manifestano sentimenti e percezioni negative in relazione alla loro balbuzie e a se stessi:

  • Vergogna: i balbuzienti si vergognano della loro balbuzie e spesso fanno grandi sforzi per cercare di nasconderla.

  • Colpa: i balbuzienti si sentono spesso colpevoli di non saper raggiungere un obiettivo che a loro avviso sarebbe raggiungibile se solo parlassero fluentemente.

  • Frustrazione: i balbuzienti si sentono spesso frustrati dalla propria incapacità a comunicare in maniera efficace con altre persone.

  • Autostima ridotta: la balbuzie induce spesso un sentimento di inadeguatezza.

Tutti questi elementi nascosti del fenomeno balbuzie tendono a peggiorare i disordini del linguaggio ed una terapia che punti esclusivamente sul meccanismo del linguaggio è destinata a fallire. Solo un approccio olistico e globale, che affronti tutti gli aspetti del problema, può eliminare completamente la balbuzie. Nella scelta di una terapia per la balbuzie, questo è un aspetto da tenere in considerazione.


Si distinguono due diversi tipi di balbuzie, la forma clonica e la forma tonica. La prima si manifesta con una tipica ripetizione delle sillabe, mentre nella seconda si osserva un brusco arresto dell'emissione vocale, accompagnato da una reazione emotiva e da ripetuti tentativi di riprendere a parlare.

Da cosa deriva la balbuzie?

Si pensa che la balbuzie dipenda dal fatto che i balbuzienti hanno due centri del linguaggio, uno a destra e uno a sinistra, che invece di agire in armonia vanno in conflitto fra loro per la predominanza sulla parola che si sta per pronunciare, cosicché la persona balbetta. Per capire questo fenomeno bisogna riflettere sul fatto che mentre leggiamo è come se le parole venissero pronunciate nella nostra testa. Se proviamo a leggere senza sentire dentro di noi le parole non ci riusciamo perchè il centro adibito al controllo del linguaggio che si trova nella metà sinistra del cervello è sempre in collegamento con il centro dell'udito. Il nostro alfabeto infatti usa simboli che rappresentano suoni. Solo i giapponesi possono leggere in silenzio perchè oltre a un alfabeto simile al nostro, il Kana,  possono usare un altro alfabeto chiamato Kanji, dove i simboli scritti sono ideogrammi e ogni simbolo rappresenta una cosa o una idea piuttosto che un suono. In questo caso i giapponesi leggono sfruttando il cervello di destra invece di quello di sinistra.

C'è una seconda teoria circa l'origine della balbuzie e che si contrappone alla Teoria Neurofisiologica appena descritta e cioè la Teoria Psicologica. Molti psichiatri sostengono infatti che alla base della balbuzie ci sia un rapporto difficile con i genitori. I luoghi di socializzazione esterna possono costituire un fattore scatenante della patologia. La balbuzie sarebbe in questo caso un meccanismo di difesa allo stesso tempo attirando l'attenzione e l'interessamento di un adulto.

Tra queste ultime due teorie ce ne sta una terza che ne rappresenta una via di mezzo e che dice che la balbuzie sia fisiologica. Accadrebbe cioè che i centri celebrali del pensiero e quelli che coordinano l'articolazione delle parole non risultano sincronizzati, cosicché la parola non riesce a star dietro al pensiero troppo veloce.

Talora la malattia si risolve con l'età , ma nei casi gravi l'intervento di un logopedista ottiene una guarigione completa nel 25% dei casi, e comunque notevoli miglioramenti negli altri. L'importante è agire velocemente non facendo pesare al bambino il suo disturbo. Dall'adolescenza in poi i margine di guarigione si fanno più bassi, e spesso la balbuzie si complica con l'aggiunta di tic nervosi con tutto ciò che ne deriva a livello sociale. In questi casi è utile l'intervento anche di uno psicologo.

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