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Balbuzie
La balbuzie è un disturbo del linguaggio di origine
prettamente psicologica. I soggetti che soffrono di balbuzie, parlano in
modo esitante. ripetendo le parole o parti di esse o prolungando le sillabe.
Da ciò dipende una situazione, per la persona affetta e per gli ascoltatori,
di forte disagio. Il disagio fa aggravare il problema. Lo specialista delle
balbuzie è il logopedista.
Abitualmente la balbuzie viene considerata un disordine del
linguaggio, ma è in realtà una condizione estremamente complessa, che non si
limita alla ripetizione dei suoni, al prolungamento delle sillabe e ad altre
"disfluenze". La balbuzie interessa la persona nel suo insieme e potremmo
definirla un insieme di disordini del linguaggio, della comunicazione e del
comportamento.
La balbuzie è spesso descritta come una sorta di iceberg, del quale il
disordine del linguaggio non è che la punta.
La massa dell'iceberg si trova sotto la superficie e rappresenta i disordini
della comunicazione e del comportamento. Accanto alle "disfluenze" del
linguaggio, sono presenti una serie di modelli comunicativi e di
comportamenti anomali, che attirano inevitabilmente l'attenzione dei non
balbuzienti:
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I
balbuzienti tendono a non guardare negli occhi i loro interlocutori.
Probabilmente il loro atteggiamento è dettato dal desiderio di non vedere
la reazione dell'interlocutore alla loro balbuzie.
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Spesso i balbuzienti hanno una respirazione irregolare e tendono a parlare
con poca aria nei polmoni o addirittura senza. Alcuni balbuzienti tendono
persino a parlare durante la fase di inspirazione.
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Alcuni balbuzienti evitano o cercano di evitare la balbuzie ricorrendo
alla sostituzione dei vocaboli: se sentono che un particolare vocabolo
provocherà la balbuzie, lo sostituiranno con un altro vocabolo dal
significato simile. Alcuni balbuzienti sono così abili nell'utilizzo di
questa tecnica che nessuno, talvolta neppure il coniuge, è a conoscenza
del loro problema.
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Spesso i balbuzienti ricorrono ad espressioni ridondanti del tipo "come
sai", "vediamo", etc. Hanno l'impressione che queste espressioni possano
aprire loro la strada verso la parola tanto temuta.
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I
balbuzienti tendono a reagire allo stress contraendo i muscoli delle loro
corde vocali e ciò spiega probabilmente perché la balbuzie spesso peggiora
in condizioni di stress.
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Molti balbuzienti evitano di balbettare evitando di parlare.
Oltre a questi modelli comunicativi e comportamentali anomali, molti
balbuzienti manifestano sentimenti e percezioni negative in relazione alla
loro balbuzie e a se stessi:
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Vergogna: i balbuzienti si vergognano della loro balbuzie e spesso fanno
grandi sforzi per cercare di nasconderla.
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Colpa: i balbuzienti si sentono spesso colpevoli di non saper raggiungere
un obiettivo che a loro avviso sarebbe raggiungibile se solo parlassero
fluentemente.
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Frustrazione: i balbuzienti si sentono spesso frustrati dalla propria
incapacità a comunicare in maniera efficace con altre persone.
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Autostima ridotta: la balbuzie induce spesso un sentimento di
inadeguatezza.
Tutti questi elementi nascosti del fenomeno balbuzie tendono a peggiorare i
disordini del linguaggio ed una terapia che punti esclusivamente sul
meccanismo del linguaggio è destinata a fallire. Solo un approccio olistico
e globale, che affronti tutti gli aspetti del problema, può eliminare
completamente la balbuzie. Nella scelta di una terapia per la balbuzie,
questo è un aspetto da tenere in considerazione.
Si distinguono due diversi tipi di balbuzie, la forma clonica e la
forma tonica. La prima si manifesta con una tipica ripetizione delle
sillabe, mentre nella seconda si osserva un brusco arresto dell'emissione
vocale, accompagnato da una reazione emotiva e da ripetuti tentativi di
riprendere a parlare.
Da cosa deriva la balbuzie?
Si pensa che la balbuzie dipenda dal fatto che i balbuzienti hanno due
centri del linguaggio, uno a destra e uno a sinistra, che invece di agire in
armonia vanno in conflitto fra loro per la predominanza sulla parola che si
sta per pronunciare, cosicché la persona balbetta. Per capire questo
fenomeno bisogna riflettere sul fatto che mentre leggiamo è come se le
parole venissero pronunciate nella nostra testa. Se proviamo a leggere senza
sentire dentro di noi le parole non ci riusciamo parchè il centro adibito al
controllo del linguaggio che si trova nella metà sinistra del cervello è
sempre in collegamento con il centro dell'udito. Il nostro alfabeto infatti
usa simboli che rappresentano suoni. Solo i giapponesi possono leggere in
silenzio parchè oltre a un alfabeto simile al nostro, il Kana, possono
usare un altro alfabeto chiamato Kanji, dove i simboli scritti sono
ideogrammi e ogni simbolo rappresenta una cosa o una idea piuttosto che un
suono. In questo caso i giapponesi leggono sfruttando il cervello di destra
invece di quello di sinistra.
C'è una seconda teoria circa l'origine della balbuzie e che si
contrappone alla Teoria Neurofisiologica appena descritta e cioè la
Teoria Psicologica. Molti psichiatri sostengono infatti che alla base
della balbuzie ci sia un rapporto difficile con i genitori. I luoghi di
socializzazione esterna possono costituire un fattore scatenante della
patologia. La balbuzie sarebbe in questo caso un meccanismo di difesa allo
stesso tempo attirando l'attenzione e l'interessamento di un adulto.
Tra queste ultime due teorie ce ne sta una terza che ne rappresenta una via
di mezzo e che dice che la balbuzie sia fisiologica. Accadrebbe cioè che i
centri celebrali del pensiero e quelli che coordinano l'articolazione delle
parole non risultano sincronizzati, cosicché la parola non riesce a star
dietro al pensiero troppo veloce.
Talora la malattia si risolve con l'età , ma nei casi gravi l'intervento di
un logopedista ottiene una guarigione completa nel 25% dei casi, e comunque
notevoli miglioramenti negli altri. L'importante è agire velocemente non
facendo pesare al bambino il suo disturbo. Dall'adolescenza in poi i margine
di guarigione si fanno più bassi, e spesso la balbuzie si complica con
l'aggiunta di tic nervosi con tutto ciò che ne deriva a livello sociale. In
questi casi è utile l'intervento anche di uno psicologo.
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