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I giovani chiedono all'Ue più attenzione: casa e lavoro sono le priorità
a cura di Fabio Radaelli (ETAss)
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Italia:
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Le possibilità in sgabuzzino
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Autonomi o dipendenti?
L'Europa
presta molta attenzione ai giovani, tramite diversi programmi comunitari
(Gioventù Socrates) e ricerche di approfondimento (Libro bianco). Tuttavia a
chi ha meno di 30 anni continua a mancare una concreta possibilità di
autonomia: il ritardo nell'ingresso nel mondo del lavoro ed il costo
dell'affitto (o del mutuo) rendono molto difficile allontanarsi da casa e
costruirsi una famiglia. Questo genera insicurezza e una perdita di fiducia
nella politica e nelle istituzioni.
Giovane Europa
Nell'Europa dei 25 saranno circa 75 milioni i
giovani di età compresa tra i 15 ed i 25 anni. Una moltitudine che si porta
sulle spalle uno zaino carico di aspettative e di richieste concrete spesso
inevase nei rispettivi Stati nazionali. La speranza è che la nuova Europa
che uscirà dall'allargamento e sarà ridisegnata dalla Costituzione riesca a
fare qualcosa di più per loro, realizzando politiche più incisive a livello
comunitario. Oggi le principali iniziative europee che si rivolgono ai
giovani sono il programma Gioventù e il Socrates. Il programma Gioventù i
cui fondi per il periodo 2000-2006 sono di 520 milioni di Euro, si occupa di
promuovere soprattutto la mobilità e il volontariato; il programma Socrates
(in cui rientra anche l'Erasmus) dispone di uno stanziamento pari a 1.850
milioni di Euro ed è rivolto al mondo della scuola e della formazione. Altre
iniziative, come il Comenius o il Lingua, trattano la mobilità volta a
favorire la conoscenza linguistica. L'impegno delle iniziative europee è
soprattutto rivolto alla contaminazione, allo scambio, al confronto
culturale e non riesce ad entrare nel merito dei problemi che i giovani
affrontano sul territorio.
Indipendenza? Un sogno lontano
Nonostante gli investimenti significativi,
l'impegno dell'Europa per i giovani va potenziato. La scelta finora adottata
è stata quella di lasciare questo tema alla responsabilità dei singoli Stati
membri, limitandosi ad incentivare la mobilità e la formazione comunitaria.
Anche i lavori della Convenzione Europea sembrano confermare quest'ottica,
tuttavia manca ancora nella bozza del praesidium un articolo che definisca
in modo chiaro il campo
d'azione delle politiche comunitarie. I giovani
europei sono un mondo estremamente variegato, che condivide però gli stessi
problemi fondamentali: innanzitutto la difficoltà ad allontanarsi da casa.
L'autonomia è acquisita sempre più tardi: il 67% dei ragazzi europei tra i
18 e i 24 anni vive ancora con la famiglia. L'ostacolo principale è il costo
dell'affitto o del mutuo per la casa e pertanto i giovani preferiscono
utilizzare il loro stipendio per beni di consumo o per occasioni di svago.
La mancanza di una reale possibilità di autonomia indebolisce la fiducia
nelle istituzioni e causa una perdita di interesse verso la partecipazione
politica. Se l'Unione Europea deve modellarsi sugli europei, essa deve
soprattutto modellarsi sui giovani.
Le politiche giovanili in Italia
I problemi di autonomia diffusi in Europa nel
nostro Paese sono amplificati dal ritardo con cui i giovani italiani entrano
nel mondo del lavoro. Secondo i dati dell'European Community Household Panel
rispetto ai coetanei europei gli italiani incominciano a lavorare con un
ritardo medio di quattro-cinque anni. Questo si riflette sulla possibilità
di lasciare la famiglia per vivere da soli: il 95% degli italiani resta in
casa almeno fino ai 24 anni.
Ma chi si occupa delle politiche giovanili in Italia? A seguito del
decentramento amministrativo, la conduzione delle politiche giovanili è affidata da qualche anno ai comuni. Una scelta che ha portato ad esperienze
positive, specie nella seconda metà degli anni '80, grazie soprattutto agli informagiovani, ma che oggi non sembra
più sufficiente. Le politiche
giovanili oggi cercano di fornire soprattutto spazi fisici dove incontrarsi
e opportunità per esprimersi, in un'ottica in grado di integrare politiche
del disagio, del lavoro e della cultura. Tuttavia questi interventi si
preoccupano soprattutto della gestione del tempo libero, dando per scontato
che ad un ragazzo di 22 anni non verrebbe mai in mente di andare a vivere da
solo.
Tratto dal sito Jobpilot.it
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