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Shoah, giorno della memoria
 

Shoah giorno della memoria 

 

Il libro che vi presentiamo per ricordare la Shoah, l'Olocausto, il genocidio di 6 milioni di ebrei, ma anche di un numero elevato di morti tra le popolazioni delle regioni orientali europee occupate dai nazisti ritenute "inferiori" (prigionieri di guerra, oppositori politici, nazioni e gruppi etnici quali Rom, Sinti, Jenisch, gruppi religiosi come i testimoni di Geova e i pentecostali, gli omosessuali, i malati di mente e i portatori di handicap) è "La banalità del male", di Hannah Arendt. Abbiamo scelto questo libro per riflettere sulla malvagità, che talvolta domina ferocemente l'animo umano, ma più spesso è il frutto del caso, della noncuranza, della mediocrità. La malvagità non è una caratteristica genetica di certi uomini e questo fa ancora più paura, e oltre a fare paura deve esserci d'insegnamento.

 

Primo Levi scrisse:

"...forse, quanto è avvenuto non si può comprendere, non si deve comprendere, perché comprendere è come giustificare... ma dobbiamo capire [da] dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre".

 

Shoah, giorno della memoriaIl libro della Arendt descrive le vicende e la personalità di Adolf Eichmann, uno dei massimi persecutori degli ebrei durante l'Olocausto nazista, catturato nel 1960. L'autrice è stata corrispondente del New Yorker proprio durante il processo al gerarca nazista, condannato per aver condotto verso la morte migliaia di persone, in viaggio sui treni diretti ai campi di concentramento. Eichmann non era in realtà un genio della malvagità, ma una nullità, un essere banale che infliggeva la sofferenza senza riflettere, provare pietà o vergogna. Un mostro che si sentiva solo un burocrate che svolgeva con zelo il proprio lavoro: il problema era che il suo lavoro consisteva nello sterminare altri esseri umani. Il gerarca nazista emerge via via che scorrono le pagine del libre come un uomo fortemente condizionato dalla società, interessato soprattutto a compiacere i propri comandanti e a guadagnarsi riconoscimenti. Questo era banalmente la Shoah per lui un'occasione di carriera ed apprezzamento.

Attraverso le parole dell'autrice comprendiamo come una tragedia come l'Olocausto non sia stata generata, come si sarebbe portati a pensare, da una malvagità d'animo immensa, ma dalla mediocrità, dalla vanità e dalla noncuranza di alcuni tristi personaggi della storia, di cui Eichmann è certo solo una delle espressioni. Nessun peso terribile da portare, nessuna responsabilità o senso di colpa nel cuore di Eichmann per lo sterminio di tanti innocenti, solo l'esecuzione passiva di ordini ricevuti da un gruppo dirigente, anch'esso di scarso spessore morale e culturale, non certo una elite intellettuale come certi libri di storia raccontano.

Anche dopo la cattura Eichmann, che fuggì in Argentina, visse all'insegna della mediocrità, privo di iniziativa e vitalità. Fece diversi lavori umilianti, esaltandosi solo nel rivivere i fasti del Reich. Catturato in segreto dal Mossad (il servizio segreto israeliano) fu processato nell'allora neonato Stato di Israele nel 1961.  L'imputato Eichmann si difese asserendo la propria impotenza nell'eseguire ordini inappellabili. Fu condannato a morte nel 1962. Da uomo qualunque a sterminatore.

Shoah, ogni giorno è il giorno della memoria

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