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  TORINO: PALAZZO DELLE SEGRETERIE E CAVOUR
 

 

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PALAZZO DELLE SEGRETERIE E CAVOUR

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Il settecentesco Palazzo delle Segreterie a Torino, oggi sede della Prefettura, fu al tempo dei Savoia il cuore pulsante della politica italiana, uno dei luoghi in cui nacque la moderna diplomazia. Ospitava infatti uno dei quattro studioli di Camillo Benso, Conte di Cavour, che dopo lunghe ricerche condotte negli archivi è stato restaurato ed aperto al pubblico. Qui Cavour lavorava 14 ore al giorno, con il suo fido collaboratore Isacco Artom, preso dai carteggi, dai viaggi in Italia ed Europa, dalle donne, dalle ambascerie e dai colloqui quotidiani con il re, Vittorio Emanuele II.

Prima di lui altri ministri famosi della politica italiana si trattennero in questa stanza. Come il conservatore Clemente Solaro della Margarita, ministro dal 1835 al 1847, durante il Regno di Carlo Alberto di Savoia; l’eclettico Massimo Tapparelli d’Azeglio, che ricoprì la stessa carica dal 1849 al 1852 ed il professionale Cesare Balbo, primo ministro per soli tre mesi nel 1848.

Cavour aveva in contemporanea altri tre studioli, tra i quali il preferito era quello del Castello di Santena, dove nacque nel 1810. Ugualmente sobrio ed essenziale negli arredi, aveva in più, davanti allo scrittoio una dormeuse, una poltrona nella quale Cavour si stendeva a leggere, cosa che non avrebbe potuto fare nello Studiolo ufficiale. Il mobilio di Santena purtroppo andò perduto dopo la sua morte, nel 1861.

L’altro Studiolo è quello nel Palazzo di famiglia di Torino, all’angolo con via Lagrange. Lo stile impero che lo caratterizza è quello di moda all’epoca: pavimento di legno scuro e tappezzerie di broccato chiaro alle pareti. Il terzo, quello che fu il suo Ufficio di Gabinetto, ricostruito a Palazzo Carignano, sua sede originale, ospitò il primo parlamento italiano ed oggi accoglie il Museo del Risorgimento.

Sono rare invece le testimonianze scritte  relative al quarto studio, una in particolare è quella che riguarda l’uso che nel settecento veniva fatto di questo ambiente. Probabilmente aveva funzioni di servizio per la toeletta e la presenza di una scala secondaria lo rendeva utile per gli incontri ufficiali riservati e gli appuntamenti galanti del ministro.

Per ricostruire gli oggetti di cui si circondava lo statista, gli studiosi si sono ispirati al ritratto che gli fece Michele Gordigiani nel 1861, in cui Cavour appare in piedi, con le sue decorazioni, un sorriso appena accentuato e lo sguardo vivo, una posa eretta, da vero aristocratico liberale.

Questi edifici oggi costituiscono le tappe del percorso delle sedi del potere nella Torino dei Savoia, tutti strategicamente concentrati nella Piazza del Castello.

 

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