Cosa vedere Conegliano

Cosa vedere Conegliano

Conegliano è un'attraente città storica nella regione vinicola vicino ai piedi delle Alpi in Veneto, provincia di Treviso. Il suo centro storico, su una collina, è compatto, e anche se la città si è più recentemente estesa sulla pianura sottostante, conserva ancora un'accogliente atmosfera da piccola città. Conegliano è una buona base in un tour del Veneto, o una piacevole giornata di visite. Il personaggio più famoso della città è Cime da Conegliano, pittore di dolci Madonne, alle cui spalle spesso si ritrovano i paesaggi proprio della sia città natale.

 Di solito c'è uno sfondo pastorale, pendii verdi e una città fortificata con torri che si ergono su una bassa collina. Giovanni Battista Cima, conosciuto come Cima da Conegliano, trascorse gran parte della sua carriera lavorativa e artistica a Venezia, e si possono vedere i suoi dipinti nelle sue chiese e nella Galleria dell'Accademia, così come in altre gallerie in Italia e nel resto del mondo (inclusa la National Gallery di Londra).

Il castello, detto Castelvecchio, primo nucleo insediativo e originaria residenza dei nobili consorti, domina spazialmente e volumetricamente il tessuto urbano su cui si impone e riunisce, all'interno di una duplice cinta muraria con interposto fossato, gli edifici civici più importanti e significativi. Gli si contrappongono a sud-est la Rocca dei Coderta, unico esempio di rocca privata sopravvissuta al definitivo assetto della fortezza, e, più a oriente, la Rocchetta del Montegano, costruita nel 1385 da Francesco da Carrara a difesa della sottostante Porta Monticano.

Un prezioso documento figurativo dell’assetto quattrocentesco della città, minuzioso e poetico al tempo stesso, è offerto dalla piccola tavoletta di Giambattista Cima, oggi alla National Gallery of Arts di Washington, in cui il paesaggio alle spalle di Sant'Elena riproduce fedelmente e con fragranza quasi cronachistica le zone del borgo, di Goderla e di Castelvecchio, collegate dalla lunga calata di mura turrite.

Con l'avvento delle armi da fuoco il castello perde progressivamente l'importanza difensiva dei secoli precedenti; iniziò per la rocca la parabola di decadenza e di abbandono, che culminerà nelle distruzioni operate nel XVIII secolo e nella successiva trasformazione dell'area in cimitero (1810). Il borgo assume struttura stabile e definita con la costruzione della cinta muraria esterna e lo scavo del Refosso, largo fossato adiacente alle mura, in cui confluiscono le acque del Monticano e del Rujo: questi interventi furono realizzati per conto degli Scaligeri da Coneglan Coronello, a partire dal 1332.

All'interno del borgo murato la direttrice principale si identificava con la Contrada Grande (odierna via XX Settembre), che misurava longitudinalmente l'intero compatto urbano, tra le già citate Porte del Rujo, ora Dante, ad ovest, e Monticano ad est. Su di essa si affacciava, in posizione quasi mediana, la piazza del Berga (ora Giambattista Cima), cuore della vita cittadina.

La Contrada Grande e la piazza del Berga concentrarono nei secoli XV e XVI gli interventi architettonici e decorativi di maggiore rilievo: tangibile testimonianza dell'importanza assunta, anche sul piano civile e culturale, da istituzioni assistenziali quali la potente Confraternita dei Battuti. Tali interventi per un altro verso evidenziavano l'affermarsi di una nuova classe sociale borghese-capitalistica, interessata all'esibizione pubblica del prestigio raggiunto. Verso la fine del XIV secolo, nel 1390 circa, la costruzione della Scuola dei Battuti, lungo il tratto occidentale della Contrada Grande, addossata alla facciata della preesistente Chiesa di Santa Maria dei Battuti (1348-1354), futuro Duomo cittadino, concentrava le attività religiose e assistenziali della confraternita nel punto nodale del tessuto urbano e ricomponeva, con l'ampio atrio a nove slanciate arcate, l'unità perticata della via. Chiesa e scuola si arricchirono in tempi successivi di opere d'arte di indiscusso valore, confermando, attraverso questa munifica e illuminata politica di dotazione artistica, il ruolo di promozione culturale svolto in città dalla ricca e potente confraternita.

Tra di esse vanno ricordate: la Sacra Conversazione, commissionata nel 1492 a Giambattista Cima per l’altar maggiore della chiesa; la decorazione a fresco della grande sala delle adunanze con Scene della vita di Cristo, realizzata dal pittore Francesco da Milano in più riprese, tra il 1510 e il 1530; e, infine, gli affreschi della facciata sopra il portico, ispirati a scene bibliche, compiuti dall'artista fiammingo Ludovico Toeput, detto il Pozzoserrato, nel 1593.

L'edilizia laica, pubblica e privata, annoverò, intorno alla metà del XV secolo e nella seconda parte di esso, lungo la Contrada Grande e la piazza del Berga, una serie di costruzioni di rilievo, le cui facciate, quasi tutte in origine decorate di affreschi, oggi molto svaniti, dovevano conferire allo spazio urbano una qualificazione cromatica altamente suggestiva: Casa Biffis (ora Comuzzi), Casa Piutti o delle Pubbliche Scuole, Casa Sbarra, la Casa dei Cavalieri del Podestà (ora Colossi) e la piccola e singolare Casa Longega già Montalban.

Il patrimonio architettonico della città si arricchì ulteriormente nel XVI secolo con il Palazzo Da Collo, sul versante occidentale della piazza, con il Palazzo Sarcinelli, l'edificio del Monte di Pietà e il più tardo Palazzo Montalban Vecchio, appartenente alla più antica e nota famiglia di Conegliano, cui si deve inoltre il grandioso Palazzo Montalban Nuovo, eretto nel 1781 sulla stessa via, in posizione contigua al piccolo Oratorio della Madonna della Salute.

Gli ordini religiosi e le istituzioni assistenziali, che si stabilirono precocemente (XIII secolo) e in forma particolarmente vistosa a Conegliano, svolsero un ruolo determinante per la sua storia. Tra le fondazioni monastiche più antiche e importanti, andate tutte distrutte in seguito alle soppressioni napoleoniche si segnalano il Convento dei Monaci Pomposiani di Santa Maria del Monte, la più antica fraternità di Conegliano, presente in città fin dal 1083, che concorse ad uno sviluppo più razionale dell'agricoltura; il Monastero di Santa Maria Mater Domini, antico e grandioso complesso, tenuto da monache Clarisse e poi Benedettine fino al 1806, ricco di beni patrimoniali e opere d'arte; il Monastero di Sant'Antonio Abate dei Canonici Lateranensi, a Conegliano dal 1253, con una grande e ricca chiesa; il Convento dei Padri Umiliati di San Polo (in località Refosso, presso la medievale Porta San Polo), documentato dal 1316, sede di un importante lanificio sulle sponde del Monticano e primo centro della produzione dei pannilani, principale industria cittadina; il Convento dei Frati Minori di San Francesco, ubicato in origine (1288) sul Colle di San Biagio e trasferito nel 1371, per motivi di sicurezza, all'interno delle mura, in località Castagnera.

A queste istituzioni si aggiungono il Convento dei Cappuccini ( 1593) e il Convento di San Martino, annesso alla chiesa omonima, la cui costruzione è intrapresa dai Domenicani nel 1744. In base alle notizie fornite dalle fonti e alla consistenza attuale del patrimonio pittorico, la cultura figurativa locale risulta dominata tra Quattro è Cinquecento dalla figura del Cima (1459-1518), il più grande artista coneglianese, e da quella più modesta del Beccaruzzi ( 1492-1561/3); ad essi si aggiungono, nel corso del tempo. Dario da Treviso, Francesco da Milano, Ludovico Pozzoserrato, Antonio Zanchi, Sebastiano Ricci, Gerolamo Brusaferro e altri.

Nel XVII secolo, e soprattutto nel successivo XVIII secolo, la dominazione veneziana, sempre più pesantemente fiscale e sempre meno sollecita dei problemi della città, contribuì a dilapidare, con l'incuria e addirittura la distruzione, il patrimonio urbano consolidatosi nei primi secoli di vita della città. Risalgono a questo periodo le più consistenti e irreparabili manomissioni dell’antica rocca quali la demolizione della cappella privata del podestà (1747) e l'abbattimento del Palazzo Pretorio, effettuato dal podestà Cicogna per vendere a proprio profitto i materiali ricavati (1768). A questo stesso periodo (secoli XVII-XVIII) risalgono, però. anche alcune interessanti costruzioni di carattere sacro: la Chiesa di San Rocco, la cui facciata è stata rifatta nel primo Novecento; la Chiesa di San Martino, che faceva parte dell'attiguo convento dei Domenicani; la piccola Chiesa della Madonna delle Grazie. Della seconda metà del Settecento è un edificio civile di rilievo, il Palazzo Comunale, con una pregevole sala interna, dal soffitto affrescato.


 

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